Stenografico Assemblea - Sed. n. 24 di giovedì 26 giugno 2008 - 16^ Legislatura

XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 24 di giovedì 26 giugno 2008

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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

La seduta comincia alle 9,10.

MIMMO LUCÀ, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 24 giugno 2008.

Sul processo verbale (ore 9,15).

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Sul processo verbale?

FABIO EVANGELISTI. Sì signor Presidente, a norma dell'articolo 32 del Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione la lettura del processo verbale, e devo riconoscere una sostanziale aderenza al dibattito che si è svolto nei giorni scorsi.
Avrei preferito, però, che fosse stato dato maggior rilievo, in particolare, all'intervento che ieri ha svolto il collega Cicchitto, soprattutto laddove ha fatto riferimento alla situazione di oggettiva difficoltà in cui spesso ci si viene a trovare. Lo cito testualmente: «quale che sia il colore politico della maggioranza e dell'opposizione, si sarà sempre costretti a procedere faticosamente, ricorrendo ai decreti-legge e anche alla fiducia, per evitare che i provvedimenti si insabbino nella vischiosità delle attuali procedure».
Sono contento di questa resipiscenza e di questa presa di consapevolezza; peccato, però, che, nella precedente legislatura, io non abbia avuto la possibilità e il modo di apprezzare tanta saggezza. Il riferimento al collega Cicchitto, però, mi interessa soprattutto perché egli ha richiamato la lettura che lei, signor Presidente, ha voluto fare della lettera del Presidente della Repubblica, che noi tutti, non soltanto il collega Cicchitto, abbiamo accolto con il massimo rispetto.
Per quanto riguarda questa lettera, che ovviamente ha ben altro spessore e tono rispetto a missive che recentemente sono state recapitate all'altro ramo del Parlamento, le volevo anticipare, signor Presidente, che, come Italia dei Valori, alla Conferenza dei presidenti di gruppo, convocata alle 13, chiederemo che, ovviamente, si presti - come lei del resto ha già anticipato - la massima attenzione a questa autorevole missiva del Capo dello Stato, laddove si esprime la preoccupazione che, in presenza di un elevato numero di decreti-legge, vi sia il rischio di un serio ingorgo dell'attività del Parlamento e si rileva la necessità, di conseguenza, di garantire tempi sufficienti per un esame approfondito.
Signor Presidente, siccome, però, la lettera in questione chiama in causa le prerogative del Parlamento, tale riflessione non può essere lasciata all'esclusivo consesso della Conferenza dei presidenti di gruppo, perché le prerogative del Parlamento abbisognano di una riflessione anche di ciascun deputato, perché, appunto, noi tutti siamo il Parlamento.

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PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, le ricordo che il processo verbale riporta solo le deliberazioni e gli atti della Camera, secondo quanto prevede l'articolo 11 del Regolamento. Per prassi, nel processo verbale vi è la menzione degli interventi che, peraltro, non è essenziale e potrebbe, quindi, finanche essere omessa. In nessun caso, il processo verbale riporta il contenuto degli interventi, che risulta dal resoconto stenografico. Pertanto, precisazioni riferite al suddetto contenuto non possono dar luogo a rettifiche o integrazioni del processo verbale.
Il processo verbale si intende, quindi, approvato.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Angelino Alfano, Aprea, Bonaiuti, Bongiorno, Boniver, Bossi, Brambilla, Brancher, Brugger, Brunetta, Buonfiglio, Buttiglione, Caparini, Carfagna, Casero, Cirielli, Colucci, Cosentino, Cossiga, Cota, Crimi, Crosetto, Donadi, Fitto, Fogliato, Gregorio Fontana, Gelmini, Gibelli, Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, Giro, La Russa, Lazzari, Lo Monte, Lombardo, Lupi, Lusetti, Mantovano, Margiotta, Maroni, Martini, Meloni, Menia, Miccichè, Migliavacca, Molgora, Palumbo, Pescante, Prestigiacomo, Roccella, Romani, Ronchi, Rotondi, Paolo Russo, Ruvolo, Scajola, Soro, Stefani, Stucchi, Tremonti, Urso, Valducci, Vegas e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantasei, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie (A.C. 1185-A) (ore 9,20).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie.
Ricordo che nella seduta di ieri si è proceduto alla votazione della questione di fiducia sull'approvazione, senza subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'emendamento Dis. 1.1. del Governo (Vedi l'allegato A - A.C. 1185-A della seduta del 25 giugno 2008), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 93 del 2008 (Vedi l'allegato A - A.C. 1185-A della seduta del 25 giugno 2008 - per le modificazioni apportate dalle Commissioni e per le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge nel testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni vedi l'allegato A - A.C. 1185-A della seduta del 25 giugno 2008).

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1185-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 1185-A).
Avverto che dopo l'illustrazione degli ordini del giorno e il parere del Governo su di essi, avranno luogo le votazioni, previo svolgimento delle dichiarazioni di voto.
L'onorevole Evangelisti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/64.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, vi è stato un misunderstanding: non avevo chiesto di intervenire subito, ma Pag. 3raccolgo volentieri la sua disponibilità e, anzi, ne approfitto per ringraziarla per la precisazione che prima ha voluto offrire alle mie osservazioni sul processo verbale. L'ordine del giorno n. 9/1185/64 che illustro fa riferimento, in premessa, alle politiche generali concernenti le collettività italiane all'estero, alla loro integrazione, all'informazione, all'aggiornamento ed alle iniziative di promozione culturale. Si tratta di un insieme di attività per cui la spesa viene ridimensionata dal decreto-legge su cui il Governo ha posto la fiducia (in particolare, viene penalizzata la promozione culturale).
In questo ordine del giorno segnalo che si fa inoltre, riferimento agli organici del personale delle scuole all'estero, che è già stato penalizzato nelle precedenti leggi finanziarie. Ciò significa privare centinaia di ragazzi, figli di nostri connazionali residenti all'estero, di un'istruzione italiana. Quello che intendo proporre, e su cui chiederò il voto dell'Aula, è di valutare l'opportunità di adottare ulteriori provvedimenti volti a rifinanziare il fondo di cui all'articolo 2, comma 70, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008).
Signor Presidente, mi rivolgo a lei per richiamare l'attenzione di tutti i colleghi, in particolare del Popolo delle Libertà e, tra questi, dei colleghi che vengono dall'esperienza di Alleanza nazionale, di cui ho avuto modo di apprezzare negli anni l'attività, il fervore e la passione. In particolare, mi riferisco al collega Tremaglia, che si è sempre battuto per gli italiani residenti all'estero, fino ad addivenire con una sua iniziativa, allorché è stato Ministro per gli italiani all'estero, ad una modifica della nostra Carta costituzionale, per permettere il voto degli italiani residenti all'estero. Dalla precedente legislatura l'attività parlamentare si è caratterizzata e si è arricchita anche grazie al contributo di dodici deputati e di sei senatori eletti all'estero.
Sebbene non abbiamo avuto la possibilità di discutere nel merito - il Governo ha infatti posto la questione di fiducia prima ancora che ci potesse essere una riflessione approfondita - credo che questo provvedimento che vuole rilanciare il potere d'acquisto delle famiglie si caratterizzi, però, anche per essere finanziato con tagli di varia natura e in vari settori. Uno dei settori più penalizzati è, appunto, quello della promozione culturale, linguistica e scolastica degli italiani all'estero. Auspico, quindi, che su questo ordine del giorno il Governo vorrà esprimere un parere di accoglimento dell'impegno che esso reca. Qualora questo accoglimento da parte del Governo non vi dovesse essere, confido sul voto certo di tutti gli estimatori, come me, dell'attività politica dell'onorevole Mirko Tremaglia.

PRESIDENTE. L'onorevole Marchi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/88.

MAINO MARCHI. Signor Presidente, l'articolo 1 del decreto-legge n. 93 del 2008 (quello relativo all'ICI), abbinato alla manovra economica che si prospetta per il 2009, nell'ambito del triennio 2009-2011, se fosse una partita a scacchi potrebbe essere intitolato così: abolizione dell'ICI con oneri a carico dei comuni: come non rispettare gli impegni elettorali in due mosse. Totale eliminazione dell'ICI sulla prima casa senza oneri per i comuni: così recitava letteralmente il programma elettorale del PdL; ma poi quell'impegno - «senza oneri per i comuni» - non è stato rispettato. Ovviamente, da ottimi comunicatori quali sono i Ministri di questo Governo, la cosa si fa in modo fine. Nella prima fase (quella in corso) si stabilisce che lo Stato rimborsa il minor gettito ai comuni, ma in che modo? Non come prevedeva la legge finanziaria per il 2008, per la parte già ridotta, cioè con modalità e tempi certi per i comuni: ora tempi e modalità saranno stabiliti dalla Conferenza Stato-città e autonomie locali, e qui vi è un primo aspetto, vale a dire che non si prevede alcuna certezza sui tempi. La realtà è già drammatica, in quanto al 16 giugno i comuni non hanno incassato ciò che incassavano gli scorsi anni, e non hanno ancora incassato nulla come rimborso Pag. 4dello Stato, ed entro il 30 giugno devono pagare le rate dei mutui.
Con gli emendamenti e gli accordi in Conferenza Stato-città ed autonomie locali pare che il primo acconto entro un limite definito di tempo arriverà, ma è molto preoccupante che non si sia voluto accogliere nessun emendamento sulla data ultima del saldo, fatti salvi accordi diversi in Conferenza Stato-città ed autonomie locali, e sui conguagli, così come sulle procedure. Nessun comune, con le modalità definite nelle Commissioni riunite, ha certezze sul suo rimborso, e siamo a metà anno, mentre la legge finanziaria per il 2008 stabiliva - ripeto - procedure, modalità e tempi certi per tutti.
Il secondo aspetto da rilevare è la quantità del rimborso, che si basa su dati non aggiornati, fermi alla relazione tecnica della legge finanziaria per il 2008, quando ve ne sono di più recenti. Il risultato è che secondo le stime ANCI invece di 1,7 miliardi aggiuntivi ne occorrerebbero 2,1, perché la stima complessiva del gettito ICI sulla prima casa è di oltre 3 miliardi, e non di 2,6. Anche su questo, nessun emendamento è stato accolto.
Il terzo aspetto da mettere in evidenza è che la misura del rimborso resta ferma nel tempo, mentre il gettito dell'imposta in passato è cresciuto di anno in anno. Abbiamo posto delle questioni su questo punto, così come su modalità più concertate per l'autonomia impositiva, che viene bloccata con il decreto. Abbiamo proposto emendamenti, ma la maggioranza è stata sorda.
Questo è ancora ben poco, rispetto alla «fase due». Il Governo ha predisposto la manovra 2009-2011 e prevede che il contributo dei comuni alla stessa debba essere di oltre 1,3 miliardi nel 2009, mentre quello degli enti locali di oltre 1,6. Il minor gettito ICI - lo ricordo - è stimato in 1,7 miliardi. In due mosse il gioco è fatto: da «senza oneri per i comuni» si è già a: «quasi tutti gli oneri a carico dei comuni e tutti a carico degli enti locali». D'altra parte - lo dico soprattutto ai colleghi della Lega - era già tutto scritto dal Governo stesso, quando nella relazione di accompagnamento a questo decreto affermava che la manovra del prossimo triennio «comporterà l'attuazione di un piano triennale di stabilizzazione della finanza pubblica che potrà e dovrà essere operata soprattutto sul lato della riduzione della spesa pubblica. Secondo tale logica, un'importante modalità attuativa sarà costituita, nel prosieguo della azione di Governo, dal federalismo fiscale».
Quindi, i colleghi della Lega devono sapere che il Governo di cui fanno parte afferma che il federalismo fiscale non si fa per lasciare parti più consistenti di entrate nelle regioni da cui proviene il gettito, ma per ridurre la spesa pubblica. Se anche ci sarà una corsia preferenziale sarà un federalismo fiscale, dopo questo decreto e la manovra triennale, a casse vuote per i comuni. Chi pagherà tutto questo? Le famose famiglie, a cui solo nel titolo del provvedimento in esame sarebbero destinati i benefici di questo decreto. Mi riferisco alle famiglie a basso reddito, che ricevono ben poco o nulla da questo decreto e che pagheranno i tagli ai servizi e alle prestazioni o saranno chiamate a contribuire maggiormente a ciò che i comuni, con le casse vuote, non riusciranno più a fare con le modalità precedenti. Dopo aver messo le mani nelle tasche delle imprese, sottraendo 290 milioni destinati praticamente come contributo a fondo perduto ad Alitalia, ora si mettono le mani nelle tasche dei cittadini, che si troveranno appesantiti di nuove spese.
Con l'ordine del giorno n. 9/1185/88 chiedo al Governo di impegnarsi a monitorare l'ammontare effettivo del minor gettito ai fini della determinazione dell'ammontare del rimborso, anche considerando gli effetti determinati dall'articolo 3 del decreto-legge n. 81 del 2007 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Sull'ordine dei lavori (ore 9,32).

ANTONELLO SORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

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ANTONELLO SORO. Signor Presidente, noi, ieri, ci siamo astenuti - com'è giusto, com'è consuetudine e dovere - dal commento alla lettera del Capo dello Stato, e neanche adesso intendiamo esprimere alcun commento, se non acquisirla come la premessa per sollevare una questione che affidiamo alla sua sensibilità e responsabilità.
Tra qualche ora sarà attivato il lavoro delle Commissioni, in ordine all'esame del Documento di programmazione economico-finanziaria. Tale Documento, secondo la legge che da vent'anni disciplina la materia, indirizza il Governo nella predisposizione, precedendola, della legge finanziaria e dei documenti di bilancio. Ora accade che per esplicita dichiarazione del Governo, e come risulta dai documenti di Governo, da ieri è vigente un decreto-legge che attua materialmente, e non soltanto con un atto di indirizzo e programmatico, il Documento di programmazione economico-finanziaria che questa Camera e il Parlamento non hanno ancora esaminato. Va da sé che si crea una condizione di contrasto, sulla quale immagino che il Presidente della Camera vorrà poi esprimersi.
Tuttavia, insieme a questa forzatura della legge, vi è anche una forzatura del Regolamento della Camera. Infatti, un Documento di programmazione economico-finanziaria che viene esaminato dal Parlamento alla fine di questa settimana e che dovrebbe essere sottoposto all'Assemblea la prossima settimana, costringe la Camera a rinunciare ai tempi che lo stesso Regolamento della Camera prevede non solo per svolgere le audizioni, previste per consuetudine dal Parlamento su un così rilevante atto di indirizzo nei confronti del Governo, ma anche per esaminare compiutamente il Documento stesso.
Pertanto, da parte del mio gruppo, vorrei rappresentare al suo senso di responsabilità la possibilità di proporre nella imminente Conferenza dei presidenti di gruppo una proposta alternativa migliorativa rispetto a quella fin ora posta in essere.

PRESIDENTE. Presidente Soro, come ha testé ricordato, la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata alle ore 13, e in quella sede cercheremo di dare risposta alla questione da lei sollevata.

Si riprende la discussione (ore 9,35).

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 1185-A)

PRESIDENTE. L'onorevole Granata ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/4.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno n. 9/1185/4, a mia prima firma, tende a sottolineare come il Governo abbia sostanzialmente azzerato i fondi previsti per il ripristino del paesaggio italiano.
Fin dalle sue dichiarazioni programmatiche, il Governo, anche in Commissione cultura attraverso il Ministro Bondi, ha sottolineato come il paesaggio culturale italiano rappresenta probabilmente la più grande infrastruttura immateriale di cui l'Italia dispone. Avevamo opportunamente individuato un fondo, proprio per cercare di avviare, anche simbolicamente, il ripristino del paesaggio stesso, ad esempio attraverso la demolizione degli ecomostri, dell'edilizia di rapina - così alcuni la definiscono - degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta (si tratta di interventi sulle aree industriali che molto spesso hanno devastato le nostre coste).
Ci rendiamo conto della necessità di recuperare risorse, ma non ci sfugge la centralità che il tema riveste non soltanto nell'impostazione programmatica del Governo, ma anche nella sensibilità comune degli italiani, come una sorta di precondizione, di consapevolezza culturale che il paesaggio rappresenta la testimonianza di ciò che è l'Italia, probabilmente la più grande stratificazione storico-culturale dell'intero pianeta.Pag. 6
Attraverso l'ordine del giorno n. 9/1185/4 chiediamo l'individuazione di fondi adeguati per creare un meccanismo legislativo, anche attraverso una legge obiettivo, per la demolizione degli ecomostri e, nello stesso tempo, di attivare politiche attive di valorizzazione e tutela del paesaggio italiano, con particolare riferimento a quelle eccellenze rappresentate dai 41 siti iscritti nella World Heritage List dell'UNESCO, che rappresentano l'eccellenza di questo unico e straordinario paesaggio.
In questo senso riteniamo che, coerentemente con la sua impostazione programmatica e con le linee già illustrate in Commissione cultura, il Governo possa accogliere il mio ordine del giorno n. 9/1185/4 e darvi seguito soprattutto attraverso il ricorso ad una legge-obiettivo, che non deve necessariamente essere finalizzata soltanto alle grandi opere infrastrutturali: se si parte dal presupposto che il paesaggio è una grande infrastruttura immateriale, la normativa ed il meccanismo della legge obiettivo sono, a nostro avviso, individuabili anche per la tutela dello stesso paesaggio italiano.

PRESIDENTE. L'onorevole Miotto ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/104.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, con il mio ordine del giorno n. 9/1185/104 chiediamo al Governo di disporre, attraverso normative appropriate, una modifica sostanziale della previsione contenuta nel decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, che ha soppresso le agevolazioni a favore delle IPAB che si trasformano in aziende pubbliche di servizi alla persona o in fondazioni.
Come è certamente noto, nel nostro Paese le IPAB svolgono un ruolo essenziale nell'erogazione di servizi alla persona e, se con legge quadro del 2000 e con successivo provvedimento legislativo del 2001, ne è stata prevista la trasformazione, giustamente il legislatore, nel 2000 e nel 2001, ha pensato di non accollare ai bilanci delle IPAB - e quindi ai bilanci delle famiglie che pagano le rette per disabili ed anziani non autosufficienti assistiti dai servizi che sono erogati dalle IPAB - l'operazione di trasformazione delle IPAB stesse, defiscalizzandola, di fatto azzerando l'imposta sul registro, sull'incremento di valore degli immobili, e via dicendo.
Ora, inopinatamente, questa agevolazione fiscale, che peraltro si realizza una tantum, in una sola circostanza nella vita di una IPAB, è stata azzerata dal Governo con il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93.
Non posso immaginare che questa norma rimanga così anche nel passaggio successivo al Senato, perché la conseguenza sarebbe terribile: lo Stato obbliga la trasformazione delle IPAB e lucra sulla trasformazione, a carico delle famiglie che pagano le rette per i servizi erogati dalle IPAB.
Penso che l'abrogazione di tale agevolazione sia davvero una norma che contraddice - peraltro non è l'unica - il titolo del provvedimento in esame: salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie.
Ma cari colleghi, quale salvaguardia del potere d'acquisto, se con l'articolo 1 del provvedimento in esame si pensa ad estendere la riduzione dell'ICI, mentre con l'articolo 5 si sottraggono risorse alle famiglie che sono più in difficoltà?
Penso, spero e mi auguro che il Governo avrà una particolare attenzione per il mio ordine del giorno n. 9/1185/104 (peraltro voglio segnalare alla Presidenza che è firmato anche dal collega Naccarato, forse il suo nome è sfuggito nella fase di trascrizione del testo).
Spero che il Governo vorrà accogliere il mio ordine del giorno n. 9/1185/104, perché penso che sarebbe davvero un grave torto alle famiglie di quelle regioni nelle quali, per negligenza dei legislatori regionali, l'operazione di trasformazione delle IPAB non è ancora avvenuta.
In alcune regioni, se la trasformazione non è avvenuta, non è per responsabilità delle istituzioni stesse, cioè delle IPAB, ma è per responsabilità dei legislatori regionali, che non hanno ancora provveduto a recepire il decreto legislativo n. 207 del 2001, dell'allora Ministro Turco, che aveva Pag. 7disciplinato questa normativa, cioè tutta la materia di trasformazione delle IPAB.
Allora, mi chiedo: per quale ragione la negligenza di alcune regioni - fra queste, ahimé, vi è pure il Veneto - dovrebbe ricadere sulle famiglie degli anziani e dei disabili assistiti dalle IPAB?
Si tratta, quindi, davvero di un'operazione che sottrae risorse e che - come direbbe il Ministro Tremonti - mette le mani nelle tasche dei cittadini.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. Ahi voglia a sostenere che con il decreto-legge oggetto di conversione si tagliano sprechi o spese inutili! Ahimè, questo è un decreto-legge con cui si mettono le mani nelle tasche delle famiglie...

PRESIDENTE. Deve concludere.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. ...che devono pagare - ho concluso, signor Presidente - rette più elevate per assistere i propri anziani.
Per questo motivo, rivolgo un appello al Governo, affinché l'ordine del giorno a mia prima firma venga accolto.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Miotto.
L'onorevole Frassinetti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/5.

PAOLA FRASSINETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il mio ordine del giorno ho voluto porre l'attenzione sulla cronica carenza di risorse nei settori dell'università e della ricerca. Bene ha fatto il Ministro Gelmini, nelle sue linee programmatiche, a parlare di competitività tra gli atenei; bene ha fatto, inoltre, a raffigurare un sistema di fondazioni, per poter far sì che quella rivoluzione del merito, di cui tanto si parla, abbia poi le gambe per camminare.
È indubbio, che la ricerca e l'università - i dati OCSE parlano in modo molto esplicito a riguardo - in Italia rappresentino un problema. È apprezzabile che il Governo, finalmente, abbia dato la possibilità ai ricercatori di ricevere un assegno di 200 euro mensili: questo sicuramente sarà importante per chi vuole operare in Italia per il bene della nostra ricerca. Con il secondo capoverso del dispositivo del mio ordine del giorno n. 9/1185/5, si intende potenziare l'attività del CNR, anche attraverso forme organizzative decentrate: è possibile pensare alle cittadelle della scienza o della ricerca che, con un decentramento intelligente sul territorio, offrirebbero anche l'opportunità di economizzare le risorse.
Pertanto, il Governo ha tra i suoi obiettivi quello di portare l'Italia fuori dal declino: lo si può fare soltanto con una ricerca al servizio della nazione e con un'università che, una volta tanto, metta il merito al centro del suo operare.

PRESIDENTE. L'onorevole Misiti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/49.

AURELIO SALVATORE MISITI. Signor Presidente, il mio ordine del giorno ha l'obiettivo di cercare di limitare i danni in un settore fondamentale della vita italiana, che riguarda milioni di pendolari.
All'elenco di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge in esame, il Governo ha tagliato le risorse destinate al trasporto pubblico e, in particolare, a quello locale. In questo modo, si intende, forse, fronteggiare i costi delle misure fiscali che sono state varate. Nel triennio 2008-2010, erano riservati al trasporto pubblico 400 milioni di euro: essi serviranno al Governo per coprire il taglio dell'ICI.
Pertanto, si vengono a trovare in gravissime difficoltà numerose regioni, come anche Trenitalia, che dovrà rivedere la propria offerta ferroviaria, per far fronte a questi tagli e limitare i danni ai passeggeri. Naturalmente, i tagli si dirigeranno verso quei rami in perdita, che riescono a raccogliere un numero di passeggeri sensibilmente inferiore rispetto alla loro effettiva portata. Ad esempio, già a partire dal 15 giugno, sono state soppressi una Pag. 8ventina di Intercity, soprattutto in Toscana ed in Emilia Romagna.
La situazione, inoltre, viene ulteriormente aggravata dal fatto che le regioni non pagano i costi di loro spettanza, perché la legge finanziaria per il 2008 ha cancellato i trasferimenti dello Stato. Pertanto, vorremmo sapere cosa devono fare i pendolari in questa situazione drammatica per loro che già sono i viaggiatori più modesti, i più poveri, e che hanno bisogno di recarsi al lavoro utilizzando il treno?
Pertanto, il Governo si deve impegnare ad adottare iniziative che possano rifinanziare il fondo di cui all'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in modo tale che si possa fronteggiare quella che diverrà, nei prossimi mesi, un'emergenza. Si tratta di un'emergenza che costerà moltissimo alle classi disagiate, a quelle che già sono scese al di sotto della soglia di povertà e, quindi, a coloro che non hanno e a cui non si dà la possibilità di usufruire di queste offerte ferroviarie e che, quindi, dovranno ricorrere alla mobilità privata in tempi di aumenti così forti della benzina e del gasolio. Ma ci rendiamo conto di cosa significa tutto ciò?
Ritengo che questo ordine del giorno possa essere accolto dal Governo, perché impegna soltanto per il futuro a provvedere all'adozione di normative che possano rifinanziare un fondo già istituito con una legge del 2007. Pertanto, faccio appello soprattutto ai deputati della maggioranza, ma anche a quelli dell'opposizione, i quali si sono sempre dimostrati sensibili ai bisogni dei pendolari, che sono uno dei grandi problemi: non voglio parlare qui - chiaramente se ne occuperanno altri ordini del giorno - dello scippo che è stato perpetrato nei riguardi delle regioni più povere del Paese, dove il PIL è pari alla metà di quello delle regioni più ricche. La Sicilia e la Calabria sono state defraudate di investimenti sulle infrastrutture, trasformati in spesa corrente...

PRESIDENTE. Onorevole Misiti, la prego di concludere.

AURELIO SALVATORE MISITI. La ringrazio, signor Presidente, di avermi dato la possibilità di intervenire e spero che la maggioranza e il Parlamento accolgano il mio ordine del giorno n. 9/1185/49.

PRESIDENTE. L'onorevole Fiano ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Meta n. 9/1185/116, di cui è cofirmatario.

EMANUELE FIANO. Signor Presidente, l'ordine del giorno Meta n. 9/1185/116 che abbiamo presentato verte sulla questione del trasporto pubblico locale. Si tratta, infatti, di un fenomeno che interessa oltre 15 milioni di cittadini che, ogni giorno, si servono di questo mezzo di trasporto, il quale, nell'ultimo anno, ha visto un incremento di oltre il 10 per cento di passeggeri.
Il Governo precedente, con la legge finanziaria per il 2008, aveva prodotto una riforma complessiva del sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale, con l'accordo anche degli enti locali e in coerenza con la riforma del titolo V della Costituzione.
Quella riforma che il Governo Prodi fece approvare con la legge finanziaria per il 2008 portò maggiori risorse al capitolo del trasporto pubblico locale, ma cambiò sostanzialmente anche la struttura del finanziamento per gli enti locali per il capitolo del trasporto pubblico locale.
Nella legge finanziaria per il 2008 sono stati stanziati oltre 113 milioni di euro - 130 per il 2009 e 110 per il 2010 - destinati ad alimentare il fondo per gli specifici investimenti necessari a rendere più efficiente e sicuro il servizio ferroviario che interessa questo fenomeno.
Abbiamo presentato questo ordine del giorno perché il provvedimento sul quale il Parlamento ha approvato ieri la «fiducia», prevede tagli molto consistenti per le misure previste nella legge finanziaria dell'anno scorso (quelle che ho testé elencato), le quali riguardavano il trasporto pubblico locale, con gravi pericoli di ricadute su questo settore, con la certezza che verranno messe in crisi e in difficoltà le imprese pubbliche e private che a questo trasporto dedicano il loro lavoro, rendendo Pag. 9difficili e peggiorando le quotidiane condizioni di trasporto di milioni e milioni di cittadini pendolari.
Per questo motivo ci rivolgiamo al Governo, signor Presidente della Camera, perché valuti con attenzione gli effetti derivanti dai tagli che voi ci avete presentato con il decreto-legge su cui la Camera ha espresso ieri la propria fiducia, e perché vengano ripensate iniziative e provvedimenti che possano garantire al trasporto pubblico locale le risorse necessarie per non farlo «morire», per non far peggiorare il servizio e per non interromperlo: risorse per il trasporto pubblico locale ferroviario, per quello stradale, per quello lacuale e per quello marittimo, per non bloccare quella riforma, legata anche alla revisione del titolo V della Costituzione, che noi avevamo approvato con la legge finanziaria dello scorso anno e che voi, in maniera molto preoccupante, con il provvedimento in esame volete far «morire» (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Barbareschi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/18.

LUCA GIORGIO BARBARESCHI. Signor Presidente, vorrei riportare l'attenzione sui tagli al cinema, ma in generale su quanto sta avvenendo nel mondo della cultura e dell'editoria. Trovo che sia molto grave quanto sta accadendo, perché un Paese che taglia la cultura è destinato ad avere poco futuro e pochissima possibilità di crescita, anche in campo turistico.
Il nostro è un Paese in cui tutti si sono sempre messi in bocca la famosa frase sui pozzi di petrolio della cultura, dai tempi dei socialisti ad oggi, ma nessuno ha mai fatto alcunché perché fosse veramente valorizzato il nostro patrimonio culturale.
Il cinema italiano, quando ha avuto la possibilità di muoversi liberamente e in maniera forte con l'imprenditoria, è stato leader nel mondo. Si viveva un momento di crescita, un momento in cui i riflettori e le agenzie internazionali avevano gli occhi su di noi. Tagliare le gambe al cinema italiano in questo momento vuol dire «uccidere» di nuovo tutte le iniziative virtuose che possano portare il made in Italy in giro per il mondo.
Credo che tutto il mondo degli audiovisivi ricopra una grandissima centralità del nostro Paese, ma continua ad essere sottovalutato, sia dalla politica, sia dal mondo dell'industria. Se non diventiamo gli ambasciatori del made in Italy grazie ai nostri prodotti audiovisivi, non abbiamo immagine in giro per il mondo.
Quanto sta accadendo nel cinema, ma anche nello spettacolo, dove si danno consulenze a persone di dubbia professionalità che nulla hanno fatto per il teatro italiano e per il cinema italiano è un errore, un grande errore politico. Vorrei sapere, anche dalla parte politica a cui appartengo, quale sia la posizione che si intende assumere, cosa si voglia fare per il nostro Paese. Se non investiamo in prodotti culturali siamo miopi e non rimarrà nulla di questa storia politica. Dobbiamo seminare sperando che tra vent'anni i contenuti che passeranno in televisione, nel teatro e nella lirica saranno prodotti innovativi, non di restaurazione.
Quando il teatro La Scala aveva una posizione di centralità nel mondo, essa produceva l'equivalente di quello che sono i Beatles oggi: si chiamavano Verdi, Puccini, Rossini, ma ciò era possibile perché la sovrintendenza della Scala non era una nomina politica, ma una nomina ricoperta da una persona che sapeva leggere la musica e conosceva le proprie technicalities. Quando il cinema italiano è stato forte, lo è stato perché c'erano dei produttori che sapevano leggere i copioni, non erano nomine politiche, ma nomine di persone competenti.
Noi abbiamo distrutto l'automobile in Italia. Non sapendola costruire, oggi sulle autostrade circolano soltanto macchine straniere. Se distruggiamo i contenuti italiani diventeremo i casellanti di tutti i prodotti culturali che vengono da altri Paesi e la storia del nostro Paese e i nostri figli saranno completamente colonizzati da prodotti che non ci appartengono, da una storia che non apparterrà più a questo Pag. 10Paese. È irresponsabile non pensare che vadano investite risorse nella nostra storia.
Il Ministro dell'Interno tedesco ha sottolineato che un Paese in cui non funzionano i teatri e la cultura in genere presenta un incremento di violenza e di criminalità: ecco perché la Westfalia, pur essendo solo la metà del Lazio, ha più teatri funzionanti dell'Italia intera. Più in generale, l'investimento culturale in tutto il testo dell'Europa è assai alto.
Ciò vale anche con riferimento al futuro della RAI: non possiamo pensare che la televisione di Stato sia veicolo di format stranieri che sono causa di degrado per la testa degli italiani; non possiamo pensare di ridurre il nostro Paese ad un game show, convincendoci che l'intelligenza del popolo è inferiore a quella di chi stabilisce i palinsesti televisivi, i film al cinema e gli spettacoli a teatro. Già abbiamo perso quote perché abbiamo regalato agli americani le distribuzioni cinematografiche; ma se diamo via anche tutti gli spazi in televisione e nei nuovi media, finiremo in una situazione tale che ben difficilmente il Ministro Gelmini potrà riuscire a fare una riforma nel settore universitario o in quello scolastico: poiché i nuovi media e le nuove piattaforme - dalla telefonia ad Internet - avranno un impatto talmente travolgente sulla nostra società che, se i loro contenuti non saranno controllabili, ogni sforzo politico sarà vano (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. L'onorevole Bosi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/82.

FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, intervengo per illustrare un ordine del giorno che pone questioni delicate, tanto sotto il profilo del rispetto delle norme costituzionali, quanto sotto quello della questione dell'efficienza e della funzionalità degli enti locali che, nell'articolazione del nostro sistema costituzionale, costituiscono la funzione pubblica al pari dello Stato e delle regioni. Il decreto al nostro esame, che ci si aggiunge a convertire in legge, elimina un'imposta territoriale, l'ICI sulla prima casa, che costituisce una delle maggiori imposte sulle quali si regge il sistema delle autonomie locali, e in particolare dei comuni. E se è vero che lo Stato provvederà ad un rimborso, è altrettanto vero che si pone una questione di grande rilievo: vale a dire come ricostituire un sistema impositivo che dia agli enti locali la certezza dell'entrata e dunque la possibilità di organizzarsi, di promuovere e di svolgere i servizi da fornire alla collettività. Se è vero, ad esempio, che le regioni, con proprie leggi, possono stabilire nuove imposte, è altrettanto vero che non lo possono fare i comuni. Insomma, in questo periodo di confusione, proprio mentre si annuncia una riforma per il federalismo fiscale, al contempo si apre un vulnus in tale sistema.
L'ordine del giorno da me presentato si prefigge dunque lo scopo di chiarire che cosa accadrà e soprattutto di ribadire una volta per tutte che vi è un sistema delle autonomie locali. Non vorrei infatti che le autonomie locali dovessero oggi chiamarsi «ex» autonomie locali. Perché? Perché addirittura con le ultime leggi finanziarie, a partire dal 2004, si sono introdotte disposizioni legislative che sono andate ben oltre il cosiddetto patto di stabilità - che indica i parametri entro i quali le amministrazioni locali devono far rientrare la propria contabilità - ma addirittura intervengono nei modelli organizzativi e nella definizione di procedure e comportamenti, operando così una chiara, forte e palese violazione dell'articolo 119 della Costituzione, che, al primo comma, recita: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa».
Capisco che ci troviamo in una fase intermedia, andando verso un'ipotesi di riforma, che auspico addivenga nel più breve tempo possibile e sia finalmente soddisfacente, ma nell'immediato, perlomeno, si eviti di introdurre disposizioni legislative che dettano i comportamenti, anche più minuziosi, ai quali gli enti locali devono attenersi, perché, altrimenti, non sono più autonomie locali, ma uffici periferici Pag. 11dello Stato etero-diretti, che non hanno, peraltro, nemmeno più la possibilità di autoorganizzarsi.
Credo, colleghi, se la materia interessa alla Camera, che dobbiamo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bosi.

FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, non si riesce francamente a parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Bosi, i cinque minuti valgono per tutti e il suo tempo è scaduto.

FRANCESCO BOSI. D'accordo, ma sto completando il ragionamento.

PRESIDENTE. Ha avuto cinque minuti di tempo per farlo. Grazie, onorevole Bosi.
L'onorevole Bachelet ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Nicolais n. 9/1185/97, di cui è cofirmatario.

GIOVANNI BATTISTA BACHELET. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il Fondo di finanziamento ordinario delle università rappresenta la quota più consistente della parte attiva del bilancio degli atenei. Con questo fondo le università affrontano le spese per il funzionamento e le attività istituzionali, il personale docente e non docente, la ricerca scientifica universitaria e la manutenzione ordinaria.
Per una quota variabile tra l'80 e il 90 per cento, a seconda del grado di virtuosità, il Fondo di finanziamento ordinario copre lo stipendio del personale docente, tecnico e amministrativo delle università.
Il taglio di 16 milioni di euro per gli anni dal 2008 al 2010, 16 milioni di euro all'anno, previsto dal decreto ICI approvato ieri, equivale allo stipendio di 200 o 300 docenti, tecnici o amministratori, a secondo del ruolo.
I dipendenti pubblici non possono essere messi in cassa integrazione; quindi, o i tagli potranno riguardare altre spese ordinarie (i libri delle biblioteche, le attrezzature dei laboratori, nel caso di alcune università la bolletta della luce), già fortemente compresse nella composizione di spesa del Fondo ordinario, oppure l'unica sarà rinunciare a rimpiazzare i dipendenti che vanno in pensione.
Ma questo fa a pugni con le preoccupazioni del Ministro Mariastella Gelmini, espresse nell'audizione dello scorso 17 giugno presso la VII Commissione della Camera, preoccupazioni gravi sull'invecchiamento del personale docente universitario.
Solo l'1 per cento degli ordinari e l'8 per cento dei professori associati ha meno di quarant'anni, a fronte della corretta previsione, che faceva il Ministro, secondo la quale il 47 per cento dei docenti andrà in pensione nei prossimi quattro o cinque anni.
Con il taglio di 16 milioni l'anno previsto dal decreto-legge approvato ieri, verrà, insomma, con ogni probabilità, peggiorata la già drammatica distribuzione di età dei professori universitari, il cosiddetto «tsunami anagrafico», ben descritto dai saggi di Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi in una serie di articoli della rivista Le Scienze dal 2005 al 2007 e ripescabili anche sul sito «lavoce.info» del professor Giavazzi.
Se questo vale per un taglio di 16 milioni di euro l'anno, è meglio non domandarsi quali risultati avrà il taglio del Fondo di finanziamento ordinario richiesto dalla prossima finanziaria, che, sulla base del Documento di programmazione economico-finanziaria da poco approvato dal Governo, sarà da dieci a cento volte maggiore del taglio del quale abbiamo appena parlato.
Ma in proposito lascio la parola al Ministro Mariastella Gelmini, che, nell'audizione nella VII Commissione dello scorso 17 giugno, su università e ricerca dichiarava: «Dobbiamo fissare l'obiettivo di aumentare le risorse a disposizione».
E ancora: «Sarebbe suicida mantenere un'arretratezza così evidente nell'investimento più utile per la crescita di una nazione e per la promozione sociale». Noi non vogliamo suicidarci, signor Presidente, e per tale ragione vogliamo impegnare il Pag. 12Governo ad aumentare il Fondo di finanziamento ordinario fin dall'esercizio finanziario in corso.

PRESIDENTE. L'onorevole Aniello Formisano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/47.

ANIELLO FORMISANO. Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame deriva probabilmente dalla necessità di prevedere all'articolo 2 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, qualche ritocco che consenta di non creare una situazione di discriminazione che invece prima facie potrebbe apparire. Esso infatti si riferisce all'indicatore della situazione economica equivalente che, tra l'altro, è un indicatore essenziale per determinare l'accessibilità a servizi sociali e di assistenza. Il comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 risulta del seguente tenore: «I redditi di cui al comma 1 non concorrono ai fini fiscali e della determinazione della situazione economica equivalente alla formazione del reddito complessivo del percipiente o del suo nucleo familiare entro il limite massimo di tremila euro. Resta fermo il computo dei predetti redditi ai fini dell'accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali, salve restando le prestazioni in godimento sulla base del reddito di cui al comma 5».
Dall'analisi letterale della predetta disposizione - di fatto e a parità di condizioni di retribuzione ordinarie e straordinarie - sembrerebbe che un lavoratore dipendente pubblico non possa avere accesso a prestazioni o servizi sociali che, invece, sono riconosciuti, per effetto delle detrazioni previste, ad un lavoratore dipendente. Pertanto, come si vede, si tratta di una situazione di discriminazione intollerabile, a parità di condizioni economiche, in danno dei dipendenti percettori di reddito fisso. Pertanto, l'ordine del giorno impegna il Governo - credo che sia una correzione che il Governo dovrebbe accettare perché mette a disposizione dello stesso uno strumento per non dare adito a quell'interpretazione che poc'anzi illustravo - ad intervenire, utilizzando gli strumenti necessari, affinché il disposto del presente decreto-legge non produca effetti discriminanti per i cittadini e i contribuenti italiani.
In realtà, si tratta di mettere in atto alcune iniziative che correggono l'impostazione e la lettura che davo del comma 2 dell'articolo 2 del provvedimento in esame sostanzialmente non creando più le ipotesi di discriminazione che ho descritto in precedenza fra lavoratori dipendenti e autonomi. Credo che vi siano le condizioni perché l'ordine del giorno in esame che impegni in tale direzione il Governo possa essere accolto.

PRESIDENTE. L'onorevole Ceccuzzi ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno n. 9/1185/135, di cui è primo firmatario.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, ho chiesto di invertire le firme. Vorrei parlare sull'ordine del giorno n. 9/1185/31, di cui sono primo firmatario.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Ceccuzzi, qual è la sua richiesta?

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, si è verificato un errore. Sono il primo firmatario dell'ordine del giorno n. 9/1185/31. Se mi concede la parola su tale ordine del giorno proseguo il mio intervento.

PRESIDENTE. Sta bene. Pertanto, il suo intervento è relativo all'ordine del giorno n. 9/1185/31, non all'ordine del giorno n. 9/1185/135.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame si propone di proseguire il lavoro che abbiamo condotto in Commissione in ordine all'articolo 3 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, vale a dire la disposizione che disciplina la rinegoziazione dei mutui per la prima casa, dal momento che la posizione della questione di fiducia non ci ha permesso di proseguire il confronto sugli emendamenti, pochi e qualificati, che avevamo presentato, nel tentativo di correggere Pag. 13il provvedimento in esame che, come abbiamo già affermato in Commissione e nella discussione sulle linee generali, costituisce una sorta di ultima spiaggia nei confronti di quei mutuatari che, loro malgrado, sono costretti ad utilizzarlo perché sono sulle soglie della morosità o si trovano già in una condizione di contenzioso.
Infatti, si tratta di uno strumento molto pericoloso e molto oneroso per i mutuatari se non viene opportunamente corretto con alcune garanzie vere che, nel corso del dibattito in Commissione, sono state solo parzialmente introdotte. Con l'ordine del giorno in esame ci proponiamo di lavorare su tre questioni, affinché il Governo possa adottare le opportune iniziative relative alla convenzione che è già stata firmata ma che, tra le altre cose, non ha tenuto conto delle correzioni introdotte in Commissione.
In particolare, le questioni che vogliamo sollevare sono tre. In primo luogo, quella della portabilità, dal momento che, nel corso dell'audizione che ha reso l'ABI in Commissione, abbiamo appreso che soltanto 150 mila mutuatari hanno potuto utilizzare queste norme introdotte dal Governo Prodi nella scorsa legislatura. Si tratta di norme per le quali dobbiamo assicurare l'assoluta gratuità e l'assoluta circolazione libera tra una banca e l'altra. Risulta che ancora troppi istituti frappongono ostacoli, tanto da aver costretto l'Autorità per il mercato e per la concorrenza, come ha dichiarato ieri il presidente Catricalà alla fine della relazione annuale, ad aprire 23 procedimenti nei confronti di altrettanti istituti di credito. Si tratta, quindi, di adottare un provvedimento per il quale le conservatorie dei registri immobiliari annotino la surrogazione di ipoteca in carta libera, peraltro autenticata, ma senza spese, perché in questo momento questo atto viene ancora richiesto da atti notarili che comportano delle spese.
La seconda questione riguarda il regime degli interessi passivi. Infatti, nel provvedimento in esame non si è ribadito - sarebbe stato assolutamente opportuno - che dal conto corrente accessorio, in cui è stornata la rata che il mutuatario non paga nell'immediato, ma che poi pagherà alla fine dell'estinzione del mutuo, vengano stornate sia la parte capitale che la parte interessi. È evidente che la parte interessi, essendo relativa al mutuo originario, non può che essere assoggettata al regime degli interessi passivi di cui al Testo unico sui redditi.
Abbiamo anche chiesto nel corso di questa discussione che il Governo adotti un provvedimento per innalzare la detraibilità degli interessi passivi dei mutui per la prima casa dal 19 al 23 per cento e innalzare la quota detraibile da 4 a 6 mila euro. È necessario ricordare che fino allo scorso anno la quota detraibile era di 3.600 euro, è stata ferma per 13 anni ed è stato il Governo Prodi che l'ha innalzata a 4 mila euro. Tuttavia, nel corso di questi anni la prima aliquota dell'IRPEF è passata dal 19 al 23 per cento, per cui sarebbe assolutamente opportuno che si adottasse questo provvedimento, dal momento che porterebbe a poter detrarre 1.380 euro a mutuatario in luogo degli 860 di adesso.
Ciò significherebbe un vero beneficio tangibile non assoggettato a rischi, come invece sono quelli che gravano sul conto accessorio. Varrà la pena di ricordare, onorevoli colleghi, che un mutuo a vent'anni di 150 mila euro, che si trovi in una condizione di essere stato pagato per sei anni e che venga ricontrattato secondo le norme di questa rinegoziazione, è allungato di 26 rate. Quindi, provocherà certamente un sollievo immediato per circa 100 euro nei confronti di chi lo deve pagare, che non andrà in morosità e quindi ne trarrà un beneficio. Tuttavia, alla fine questo mutuatario si ritroverà a pagare nel conto accessorio circa 25 mila euro, che sono ovviamente un prezzo che si paga per la maturazione degli interessi sugli interessi.

PRESIDENTE. Onorevole Ceccuzzi, la prego di concludere.

FRANCO CECCUZZI. Chiediamo, quindi, al Governo di valutare positivamente questo ordine del giorno, perché si Pag. 14inserisce nel lavoro che abbiamo svolto in Commissione e sul quale anche i relatori hanno dato parere favorevole attorno a due correzioni del testo che a noi sembra opportuno ribadire anche nella convenzione e sulle quali è necessario continuare a lavorare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/76.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, personalmente resisto ancora e continuo a credere negli atti di indirizzo parlamentare. Ecco perché vi è questo impegno a presentare gli ordini del giorno. Tuttavia, l'altro giorno, per dire la verità, un mio ordine del giorno non è stato valutato correttamente da un membro del Governo (mi sembra il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare).
O si leggono gli ordini del giorno per dare una corrispondenza, per fare in modo che segua una certa iniziativa conseguenziale da parte del Governo oppure si vada subito ad una rivisitazione del Regolamento della Camera. A tal proposito, sarebbe anche da considerare l'ipotesi di abolire questa fase, che sembra essere seguita con grande stanchezza e sembra essere più una liturgia e un rituale che un fatto serio e concreto.
Con gli ordini del giorno, dopo il voto di fiducia su un emendamento presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, non c'è dubbio che si pongono una serie di questioni; gli ordini del giorno sono sostitutivi del mancato dibattito, del mancato confronto, per il venir meno di una serie di emendamenti con i quali ci eravamo presentati in quest'Aula, e prima ancora nelle Commissioni di merito.
Con questo mio ordine del giorno, Signor Presidente, pongo una vecchia questione che abbiamo già indicato in sede di discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione, con riferimento all'articolo 5. La vicenda tecnica riguarda la sottrazione di fondi alle infrastrutture della Calabria e della Sicilia: questa copertura è estremamente dubbia. C'è una mobilitazione da parte delle amministrazioni comunali e provinciali della Calabria per quanto riguarda il venir meno, con la sottrazione dei fondi per finanziare l'ICI, di servizi importanti e fondamentali.
Pertanto interroghiamo il Governo e proponiamo questo atto di indirizzo parlamentare per chiedere se esiste la volontà di seguire un certo disegno e un certo progetto che, per dire la verità, era iniziato nella XIV legislatura con la legge obiettivo, con gli appalti dei maxilotti e dei macrolotti, per quanto riguarda la Calabria, per la Salerno-Reggio Calabria e la strada statale Ionica n. 106, e anche con interventi concreti, per una visione intermodale dei trasporti, con un impegno per quanto riguarda le ferrovie, i porti e gli aeroporti; il tutto in una visione di carattere generale.
Noi non abbiamo voluto porre un problema meridionale con una vecchia mentalità ed una vecchia logica. Il problema della infrastrutturazione del Mezzogiorno rappresenta una politica nazionale per affermare l'Italia in un'area dell'Europa e, soprattutto, per consolidare il nostro ruolo nel Mediterraneo. Ovviamente c'è anche il vecchio progetto del Corridoio I (Berlino-Palermo), con l'attraversamento stabile dello stretto di Messina, e quindi con il ponte sullo stretto che non può essere un'opera appesa, ma deve essere accompagnato da una serie di infrastrutture. Poniamo queste questioni per capire se si intende perseguire un progetto per la modernizzazione del nostro Paese, evitando che l'Italia finisca in un certo modo, perché se fosse così, anche per quanto riguarda l'alta velocità, non ci troveremmo di fronte ad una nazione con una sua dignità e una sua identità.
Questa è la nostra proposta, con la speranza che il Governo legga con attenzione questi ordini del giorno e che ci dia una qualche valutazione, mi auguro positiva, rispetto alle iniziative che abbiamo portato avanti e che rappresentano un Pag. 15fermento per quanto riguarda la Calabria. Poi c'è il problema della sicurezza e dell'ordine pubblico, ma si tratta di un'altra questione, anche se sempre collegata a questi temi e a questi problemi; certamente li approfondiremo in un'altra sede anche al fine di scandagliare questa materia non secondaria, ma fondamentale per una prospettiva del nostro Paese e del Mezzogiorno in termini complessivi (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,20).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 1185-A)

PRESIDENTE. L'onorevole Porfidia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/50.

AMERICO PORFIDIA. Signor Presidente, con questo ordine del giorno noi dell'Italia dei Valori vogliamo porre uno dei problemi più sentiti in questo momento dai cittadini italiani, quello della casa. Ritengo che uno dei diritti fondamentali del cittadino sia quello di avere una casa. Questo Governo, però, non sta andando verso questo obiettivo.
Ritengo che esentare dal pagamento dell'ICI sulla prima casa sia stata una scelta giusta perché, come dicevo, quella della casa è un diritto fondamentale. Tuttavia, questo Governo, mentre ha pensato a coloro che, in quanto proprietari, possiedono una casa, ha dimenticato quelle persone che, tra l'altro, fanno parte invece dei ceti sociali più deboli: mi riferisco soprattutto agli affittuari. È questo il problema che vuole porre il mio ordine del giorno.
Credo che tutti i cittadini debbano essere messi dal Governo in condizione di poter acquistare una casa. Ed invece no: il Governo Berlusconi dimentica che più del 60 per cento delle famiglie italiane ormai non riesce più ad arrivare a fine mese, e di queste fanno parte proprio quelle famiglie che si trovano in condizioni economiche disagiate perché hanno delle spese in più da sostenere rispetto agli altri come, ad esempio, gli affittuari. Tutto questo, però, devo dire che con il Governo Prodi non era accaduto, perché è vero che, da una parte, il Governo Prodi aveva cominciato a comprendere che, essendo la prima casa un diritto, l'ICI era un'imposta che occorreva eliminare, però, dall'altra parte, aveva iniziato anche a prevedere delle detrazioni fiscali per gli affittuari, che andavano dai 300 ai 150 euro, chiaramente anche in base al reddito delle stesse persone. Invece, appena il Governo Berlusconi si è insediato - a mio avviso solo per mantenere una promessa populista fatta in campagna elettorale - toglie l'imposta sulla prima casa, però dimentica gli affittuari. Quindi, ciò determina anche un doppio meccanismo: è come se il Governo mettesse in condizione chi già ha una prima casa di poter iniziare a conservare qualcosa per comprarne un'altra, però, dall'altra parte, chi non ha nemmeno una casa, come gli affittuari, non riceve alcun aiuto dal Governo per poter cominciare ad avere un utile che fa parte proprio di un suo diritto.
Ritengo che il Governo abbia varato il provvedimento in esame con grande superficialità; lo stesso, tra l'altro, rappresenta anche una contraddizione interna rispetto a questioni che per l'attuale Esecutivo stanno diventando una bandiera, quale, ad esempio, quella del federalismo fiscale. Infatti, non dimentichiamo che l'ICI rappresenta per i comuni la risorsa principale attraverso cui riescono a fornire dei servizi ai cittadini e anche lo strumento Pag. 16fondamentale dell'autonomia locale. È questa la contraddizione che si evidenzia chiaramente e palesemente nell'operato di questo Governo. Pensiamo che ad oggi, i comuni non sanno nemmeno quando riceveranno i trasferimenti relativi alla perdita che hanno subito con l'esenzione dall'ICI! I cittadini, infatti, avrebbero dovuto pagare l'ICI, un'imposta sicura per i comuni, entro il 16 giugno; quindi, nelle casse dei comuni già doveva esserci la somma ad essa corrispondente. Invece, ad oggi, i comuni non sanno ancora quando arriveranno questi soldi e ciò rappresenta ancora di più un problema perché la scarsa liquidità delle casse comunali li mette maggiormente in crisi.
Ho l'impressione che questo Governo stia sfornando continuamente dei provvedimenti perché vuole depistare i cittadini da altri provvedimenti che sta utilizzando per manovre personali: mi riferisco, chiaramente, al decreto-legge «salva Retequattro», allo slittamento dei processi che stanno favorendo solo alcune persone. Fra poco, tra l'altro, dovremo discutere anche del simil lodo Schifani...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

AMERICO PORFIDIA. Concludo, signor Presidente. Con il mio ordine del giorno voglio dunque impegnare il Governo ad aumentare anche le agevolazioni fiscali per i cittadini che sono...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Porfidia.
L'onorevole Franzoso ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/9.

PIETRO FRANZOSO. Signor Presidente, intervengo per illustrare il mio ordine del giorno, che non vuole altro che assicurare delle certezze procedurali e amministrative, per quanto attiene ai comuni dissestati, che furono oggetto di interventi urgenti economico-finanziari con un contributo statale di 150 milioni di euro, ai sensi dell'articolo 24 del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159.
L'articolo 5 del provvedimento in esame (su cui il Governo ha posto la fiducia) sembra sopprimere - e mi auguro solo - il comma 3-bis della lettera b) del decreto-legge n. 248 del 31 dicembre 2007, convertito dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31. Si tratta della conversione del cosiddetto decreto-legge «mille proroghe» a cui partecipammo anche noi come opposizione.
Poiché i fondi sono stati devoluti anche ai comuni del Mezzogiorno, non vorremmo che l'azione, laddove dovesse incidere anche sul mio comune, Taranto, dovesse causare un'ulteriore mazzata (e quindi un'ulteriore ripercussione) sulla città e sui cittadini. Taranto è una città in difficoltà, ma che dà un notevole contributo all'economia del Paese per essere la prima città (o l'unica) per la produzione di acciaio e di energia con le raffinerie; sono presenti anche le Forze armate con una base navale. Ciò si verifica nel momento in cui il Governo diligentemente va incontro ai problemi - come è stato annunciato nei giorni scorsi - di difficoltà economica di una grande città come Roma con un contributo per la situazione notoria di deficit di cassa (o di situazione debitoria), che tale città ha.
Mi auguro che ciò voglia significare comunque - e su tale aspetto chiedo una certezza al Governo - che siano escluse le somme previste con il comma 1, dell'articolo 24, che rientrano giusta il disposto del comma 3. Tenuto presente che per la verità l'articolo 5 del provvedimento è riferito all'articolo 40 del cosiddetto decreto-legge «mille proroghe» che incide soltanto sull'articolo 3-bis, quindi riguardante quei comuni che hanno registrato un dissesto nel periodo 2001-2002.
Il mio ordine del giorno vuole essere un'esatta interpretazione e, comunque, una salvaguardia delle risorse finanziarie messe a disposizione dal comune per le transazioni che saranno definite dall'organo straordinario di liquidazione e che dovranno essere liquidate entro il 31 dicembre 2008.
Spero che il Governo sia disponibile a valutare quanto riportato con l'ordine del Pag. 17giorno in esame ed eventualmente fornisca una parola di chiarezza, perché nel frattempo con altrettanta feroce e inaudita celerità - e ciò mi sembra strano - il Ministero dell'interno, con nota n. 5675 del 17 giugno 2008 ha intanto invitato gli organi straordinari di liquidazione a spendere l'utilizzo delle somme attualmente accreditate sui conti di liquidazione e ancora non spesi alla data del 29 maggio 2008.
Mi auguro che su ciò vi sia - come ho affermato prima - una chiara interpretazione da parte del Governo o, comunque, l'Esecutivo ci indichi le opportune iniziative che per mantenere i finanziamenti previsti all'articolo 24, comma 1, del decreto-legge 1 ottobre 2007 n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222.

PRESIDENTE. L'onorevole Scilipoti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/51.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, faccio una battuta che si usa e si registra anche da giornali, ovvero: «Piove, Governo ladro». Che cosa voglio dire? In Sicilia gli agricoltori e, in modo particolare, coloro che si occupano di viticoltura sono stati in questi anni danneggiati da un fungo che si chiama Plasmopara viticola.
Spero che questo fungo non sia presente all'interno della maggioranza e del Governo. Ritornando al mio ordine del giorno, riteniamo che con il ricorso al voto di fiducia il Governo abbia respinto tutti quegli emendamenti che l'opposizione aveva presentato per ripristinare i finanziamenti per la Sicilia previsti nella scorsa legislatura. Si trattava di fondi destinati, in modo particolare, all'agricoltura, alla formazione, alla viabilità e alle infrastrutture.
Ritornando al concetto della viticoltura - che è un comparto estremamente importante per l'economia agricola siciliana e interessa circa 126 mila ettari di superficie coltivata a vite e oltre 20 mila ettari in corso di reimpianto - dobbiamo ricordare che l'annata agraria 2006-2007 è da considerarsi una delle peggiori in assoluto. I dati definitivi sulla vendemmia 2007, comunicati dalle associazioni dei produttori e dagli uffici dell'assessorato regionale all'agricoltura e alle foreste, sono preoccupanti, tanto da non ricordare, a memoria d'uomo, attacchi così violenti e virulenti alle piante di vite da parte di questo fungo, la Plasmopara viticola.
A mio giudizio, è importante anche citare qualche cifra: la produzione di uva per quintali nella provincia di Trapani, che era di 4,5 milioni, è passata nel 2007 a 2 milioni; nella provincia di Agrigento è passata da 1,5 milioni a 1 milione; a Palermo è passata da 1 milione 750 mila a 1 milione 100 mila, con un calo di produzione che oscilla dal 40 al 55 per cento; a Ragusa la produzione è passata da 160 mila a 90 mila; a Catania la produzione è scesa da 175 mila a 110 mila; a Siracusa da 158 mila a 126 mila; a Enna da 68 mila a 60 mila; a Caltanissetta da 564 mila a 450 mila e a Messina da 130 mila a 72 mila, con un calo di produzione che va dal 55 per cento nella provincia di Trapani a un minimo di 37 per cento nella provincia di Catania.
Perché ricordiamo ciò? Non lo dico per amore di polemica e lo sottolineo. L'ordine del giorno prevede di ripristinare l'articolo 2, comma 135, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), al fine di tutelare un indotto economico di grande importanza per la regione siciliana.
Non lo dico - lo ripeto - per amore di polemica: nella regione Lombardia, i fondi per le province di Brescia, Bergamo, Pavia, Lecco, Como, Sondrio e Varese per il comparto agropastorale lombardo, sono stati dati e riconfermati. Non intendo creare alcun tipo di problema né punti di confronto o motivi di discussione, ma non capisco perché la Sicilia debba essere privata di quel budget minimale, che potrebbe dare un supporto agli agricoltori in questo settore. Non è amore di polemica, ma soltanto una riflessione che intendo svolgere. Vorrei invitare con grande serenità il Governo ad accogliere il mio ordine del giorno, affinché non vengano ridotti i trasferimenti alla regione Sicilia, in modo Pag. 18particolare al settore agricolo, come previsto dal comma 1 dell'articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2008.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI (ore 10,35)

DOMENICO SCILIPOTI. Dunque, rivolgo un invito sia al Governo, sia alla maggioranza, al fine di impegnare il Governo a ripristinare il comma 135 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007 n. 244, per tutelare un indotto economico di grande importanza per la regione Sicilia, senza nulla togliere agli altri, ma in uno spirito di collaborazione e di rispetto fra tutte le regioni, che potrebbero essere alla pari, per discutere e aiutare coloro i quali lavorano nell'interesse di questo Paese e della propria famiglia.

PRESIDENTE. L'onorevole Vico ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/25.

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, desidero illustrare il mio ordine del giorno n. 9/1185/25, svolgendo alcune considerazioni. L'articolo 5, comma 10, lettera b), del decreto-legge che stiamo convertendo attraverso il voto di fiducia, abroga la lettera b) del comma 3-bis dell'articolo 40 del decreto-legge n. 248 del 2007, meglio noto come «milleproroghe». Si tratta del sostegno straordinario ai comuni in dissesto finanziario, che venne deciso dal precedente Governo con l'articolo 24 del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, che prevedeva che le somme destinate ai comuni in dissesto finanziario dovessero essere utilizzate per l'effettuazione dei pagamenti entro il 31 dicembre 2007, e che quelle non utilizzate venissero riversate al bilancio dello Stato con imputazione ad apposito capitolo dello stato di previsione dell'entrata. Si tratta di risorse finanziarie riversate agli organi straordinari di liquidazione per pagare i fornitori e, ovviamente, i creditori dei comuni in dissesto, e per liquidare attraverso la procedura cosiddetta semplificata i crediti, spesso antichi, con la metodologia della transazione tra il 40 e il 60 per cento del credito vantato.
Dal 1o ottobre al 31 dicembre, in particolare, il comune di Taranto ebbe la reversibilità di 120 milioni di euro. Alla data del 31 dicembre di quelle cifre, destinate a circa 450 milioni di euro di crediti vantati, ben 90 milioni di euro furono utilizzati per pagare, attraverso la transazione della procedura semplificata, una parte consistente di creditori. Scaduto il termine del 31 dicembre 2007, la cifra residuale non poteva essere transata. Successivamente, all'articolo 40 del decreto legge n. 248 del 2007, noto come «milleproroghe», si definiva la proroga di disposizioni in materia di dissesto finanziario degli enti locali, e il termine del 31 dicembre 2007 veniva prorogato al 31 dicembre 2008.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando parlo del «milleproroghe» sento il dovere di ricordare a noi tutti che la sua conversione è avvenuta in quest'Aula ad una condizione originale: ogni norma è stata sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari del Parlamento della XV legislatura. Considerato che l'articolo 5 del provvedimento in esame sopprime le norme citate, le difficoltà interpretative del combinato disposto del decreto-legge n. 159 del 2007 e del decreto-legge n. 248 del 2007, come modificato dal decreto-legge n. 93 del 2008 in sede di conversione, e le incertezze operative degli organi straordinari di liquidazione nel portare avanti le ordinarie attività di liquidazione, e segnalato al Presidente della Camera, al Governo e ai colleghi, che con la nota n. 5675 del 17 giugno 2008, il Ministero dell'interno, dipartimento affari interni e territoriali, ha inviato agli organi straordinari di liquidazione una circolare tesa a sospendere l'utilizzo delle somme attualmente accreditate sui conti della liquidazione e ancora non spese alla data del 29 maggio, la richiesta dell'ordine del giorno è che, a valle di un'interpretazione autentica, il Governo si impegni ad adottare i provvedimenti più opportuni per fornire certezza.

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PRESIDENTE. L'onorevole Ghizzoni ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/98.

MANUELA GHIZZONI. Signora Presidente, l'oggetto dell'ordine del giorno è il sistema dell'Alta formazione e specializzazione artistica, musicale e coreutica, un sistema che raccoglie le accademie nazionali di arte drammatica e di danza, le accademie di belle arti statali e quelle legalmente riconosciute, gli istituti superiori per le industrie di arti grafiche, i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati.
Signora Presidente, si tratta di un settore - non le sfuggirà - di altissima qualità formativa e di elevata potenzialità per la crescita artistica, culturale ed economica del Paese, nonché per lo sviluppo del nostro ruolo internazionale. Nel corso della passata legislatura, grazie anche all'impegno personale del sottosegretario Dalla Chiesa, le politiche in favore del settore hanno registrato un significativo cambio di passo. Sono state numerose, ad esempio, le iniziative intraprese per far uscire il sistema dalle tendenze localistiche, per conferirgli maggiore prestigio e notorietà, per diffondere nella società una nuova percezione degli studi di conservatorio ed offrire agli allievi concrete opportunità di far apprezzare i propri talenti.
Sul versante normativo, il Ministero competente si è impegnato a dare esecuzione alla riforma prevista dalla legge n. 508 del 1999. Infatti, con il decreto ministeriale n. 483 del gennaio scorso sono stati definiti i nuovi ordinamenti didattici dei conservatori di musica, mentre lo schema di regolamento per il reclutamento dei docenti e per il piano di sviluppo e di programmazione del settore, cioè l'ultimo tassello per il completamento della riforma, ha ottenuto il parere del Consiglio nazionale dell'arte e della musica, ma non ha potuto completare l'iter di approvazione per la prematura fine della legislatura.
In particolare, il piano di sviluppo previsto dal citato schema di regolamento muove dalla convinzione che le singole istituzioni debbano realizzare un proprio profilo artistico e culturale da valorizzare nella competizione nazionale e internazionale, grazie anche alla realizzazione di veri e propri poli di sinergia e vocazione. In esecuzione di tale indirizzo, ad esempio, nello scorso gennaio a Verona si è costituito il polo universitario artistico di eccellenza sul teatro musicale e coreutico, con il concorso di molte istituzioni formative appartenenti sia al sistema universitario sia alla produzione musicale e teatrale. La scelta di Verona e del veronese non è casuale e interpreta la vocazione artistica espressa dal territorio e testimoniata dalla presenza diffusa di istituzioni culturali, accademiche e teatrali. Infine, vale la pena ricordare che il sistema dell'Afam ha beneficiato di risorse aggiuntive già dalla legge finanziaria 2007, e per la prima volta sono stati stanziati fondi per gli istituti musicali pareggiati, cioè gli istituti di proprietà comunale e provinciale, che sono stati integrati nel disegno strategico nazionale relativo alla formazione dei poli previsti dal piano di sviluppo. In sintesi, nella passata legislatura l'attenzione politica al sistema dell'Afam è stata concreta e coerente, con un progetto di riassetto e di rilancio del settore. In questo avvio di legislatura, al contrario, siamo costretti a registrare con forte, fortissima preoccupazione un atteggiamento del Governo che oscilla tra la noncuranza e la vessazione.
Infatti, signora Presidente, come interpretare, se non come un'inqualificabile disinteresse, il silenzio assoluto che il Ministro Gelmini ha riservato alle istituzioni dell'Afam nella sua relazione sulle linee programmatiche del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca? Che senso dare, poi, al sostanziale azzeramento, contenuto nel provvedimento in esame, delle risorse in favore di queste istituzioni, stanziate dalla legge finanziaria per il 2008, se non come il giudizio negativo espresso dal Governo su un settore ritenuto evidentemente dispendioso, improduttivo e inutile?
Sono interrogativi ai quali forse il Governo avrebbe potuto rispondere, se invece Pag. 20di porre la questione di fiducia avesse permesso un confronto serio con l'opposizione. È comunque certo che, a fronte del silenzio del Ministro Gelmini, i tagli operati dal Governo sono invece assordanti, per le ricadute sul sistema, impossibilitato ad attuare i previsti interventi per il miglioramento dell'offerta formativa, per la formazione e l'aggiornamento del personale, per l'attivazione di contratti di collaborazione, per nuovi insegnamenti connessi alla riforma, vale a dire interventi di adeguamento del sistema Afam alle prescrizioni previste dalla legge n. 508 del 1999.
In conclusione, signora Presidente, il presente ordine del giorno chiede al Governo un impegno preciso per il potenziamento, anche attraverso lo stanziamento di fondi aggiuntivi, del sistema dell'Afam.
Nel caso l'ordine del giorno n. 9/1185/98 non venisse accolto, avremo la conferma che per questo Governo, oltre al cinema, anche la danza, la musica, il teatro e le arti figurative sono ritenuti inutili orpelli e, in tal caso, il Governo abbia il coraggio di ammetterlo a chiare lettere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Zazzera ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/54.

PIERFELICE ZAZZERA. Signor Presidente, noi dell'Italia del Valori siamo in questa sede a chiedere al Governo di accogliere l'ordine del giorno n. 9/1185/54, avente ad oggetto la riduzione di finanziamenti per 27 milioni di euro, previsti nel triennio 2008-2010, per l'Alta formazione e la specializzazione artistica e musicale, vale a dire per i conservatori e le accademie.
Precedentemente ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del collega Barbareschi e devo dire che ho condiviso per intero la sua preoccupazione, vale a dire che non siano posti al centro del «sistema cultura Italia» l'arte, la musica, la possibilità di costruire un marchio che possa girare per il mondo. Vi è soltanto una differenza sostanziale: egli fa parte della maggioranza e noi, invece, siamo all'opposizione.
La disposizione che chiediamo di abolire - l'articolo 5, comma 1, che prevede la sottrazione di risorse per le accademie e i conservatori, risorse che, al contrario, chiediamo al Governo di ripristinare - rientra nel decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante nel titolo «disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie», e che nella relazione si pone tre obiettivi: far fronte alla povertà, alla disoccupazione giovanile, alla crescente divisione tra nord e sud, sostenere la domanda, dare avvio ad un ragionamento sul federalismo fiscale.
Eppure tutte queste materie, tanto importanti e prioritarie nella discussione, avrebbero dovuto coinvolgere questa Assemblea e il Parlamento in un confronto serrato. Ma il Governo, anche su un provvedimento che noi dell'Italia dei Valori riteniamo populista e demagogico, ha preferito la via della questione di fiducia, ha preferito tagliare la possibilità di qualsiasi discussione. Così come ha tagliato sui servizi: infatti, quando si decide di emanare un provvedimento populista, come quello che abolisce la tassa sulla prima casa per tutti, per un miliardo e 700 milioni, poi è necessario cercare le risorse da qualche altra parte, ovvero le infrastrutture, i servizi e le parti più deboli, ma significative, come la cultura.
Ovviamente, come Governo, avete evitato, invece, di intervenire con coraggio, come noi dell'Italia dei Valori chiediamo da tempo, sui costi della politica, sui rimborsi elettorali ai partiti, sui trattamenti economici dei Ministri di Governo, sul numero dei consiglieri e degli assessori regionali, comunali e provinciali. Avete, invece, preferito tagliare fondi per le università, per le accademie e per i conservatori. Le accademie e conservatori - lo diceva bene la collega Ghizzoni - sono un settore competitivo che nasce su una buona legge, la n. 508 del 1999, che ha regolamentato il settore e lo ha reso paritario rispetto a quello universitario, e Pag. 21che il Governo Prodi, nel 2007 con la legge finanziaria, aveva incentivato attraverso 20 milioni di finanziamenti.
Ovviamente, la scelta di porre la questione di fiducia e di tagliare ogni possibilità di discussione al Parlamento nasce anche non tanto dalla difficoltà di far fronte all'opposizione e all'ipotesi di ostruzionismo - seppur superata dal fatto che noi dell'opposizione avevamo ridotto i nostri emendamenti - ma da una verità più reale, che è quella di far fronte al dissenso e al malessere che anche oggi, in quest'Aula, sono emersi da parte di parlamentari della stessa maggioranza, in dissenso con un'operazione finanziaria che, evidentemente, se da un lato dà l'immagine di chi toglie le tasse, dall'altro invece riduce i servizi e taglia sulla cultura.
Ricordo gli interventi in Commissione cultura, di cui faccio parte, del collega Granata, del collega Barbieri e della collega Frassinetti, che hanno giudicato negativamente gli interventi proprio del Governo di cui fanno parte (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. L'onorevole Delfino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/72.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il mio ordine del giorno n. 9/1185/72 vogliamo rappresentare la necessità di recuperare, negli interventi del Governo a sostegno dei salari, una linea di equità sostanziale tra lavoratori privati e lavoratori pubblici.
Nell'ampio dibattito elettorale, l'Unione di Centro aveva condiviso e contemplato anche nel suo programma la detassazione degli straordinari, per una risposta immediata ed urgente alle difficoltà reddituali dei lavoratori, da utilizzare in funzione di un più generale quadro di rilancio della competitività del sistema produttivo. L'adozione concreta di tale misura, pur nel suo carattere sperimentale, lascia molte perplessità e presenta molti elementi di ambiguità, perché produce un'effettiva divisione dei lavoratori pubblici e privati, promuovendo una segmentazione del mercato del lavoro per l'insufficiente entità del reddito che ne delimita l'applicabilità e perché non presenta adeguate regole per evitare una sua possibile utilizzazione elusiva.
Siamo convinti che questo intervento sarebbe dovuto maturare da un comune impegno delle parti sociali e del Governo, all'interno di un nuovo modello contrattuale nel quale la contrattazione di secondo livello assumerà certamente un decisivo ruolo nella promozione della competitività complessiva del sistema Italia e nella crescita dei salari. Da un'idea buona, purtroppo, è nato un provvedimento che genera divisione invece di larga coesione sociale, mentre il Paese ha bisogno di uno straordinario e mirato sforzo comune per la crescita economica.
Come si fa a sostenere che si tratta di una misura a sostegno del reddito, se poi a qualcuno è negata? Avere escluso dall'applicazione di questa misura il pubblico impiego, risulta di fatto un giudizio pregiudizialmente negativo verso tutti i lavoratori pubblici - dalle forze dell'ordine agli operatori sanitari, dal personale della scuola a quello degli enti locali - che non condividiamo e che avvalora nell'opinione pubblica una valutazione solo negativa dei lavoratori di questo comparto. Siamo convinti che vi sono molte categorie, a partire dalle forze dell'ordine, dalle Forze armate e dai Vigili del fuoco, che svolgono il loro lavoro con grande dedizione e sacrifici e che, sicuramente, meritano maggiori incentivi e risorse per il loro sforzo a servizio dei cittadini.
Con il mio ordine del giorno n. 9/1185/72 si impegna il Governo a riconsiderare questa situazione tempestivamente, fin dall'adozione dei provvedimenti economici che saranno all'esame del Parlamento nelle prossime settimane, estendendo tale misura a tutto il pubblico impiego, a partire da quei settori pubblici verso i quali unanimi erano stati gli impegni elettorali a riconoscere loro trattamenti salariali più favorevoli.
In conclusione, siamo in presenza di un'evidente disparità, di un provvedimento che discrimina i giovani con contratti di Pag. 22lavoro atipici e che non sviluppa prospettive adeguate a sostegno dell'occupazione femminile. L'esigenza di far crescere i salari è invece un'urgenza drammatica, stante le difficoltà che larghe fasce di lavoratori incontrano per far quadrare il loro bilancio mensile familiare (la cosiddetta questione della quarta settimana). Lo riconosceva, nelle sue dichiarazioni programmatiche, anche il Presidente del Consiglio, che testualmente ha affermato: «il reddito di chi lavora va sostenuto anche dalla fiscalità generale, soprattutto in una fase in cui il divario tra prezzi e potere d'acquisto dei salari e degli stipendi si è fatto, in certi casi, intollerabile».
Questo problema investe, quindi, tutti i lavoratori, per i quali sicuramente sarebbe stato più equo utilizzare la leva delle detrazioni fiscali, che non avrebbe prodotto le ricordate segmentazioni e divisioni.
Auspico, pertanto, signor Presidente, che il Governo voglia accettare questo nostro ordine del giorno, assicurando un esame approfondito insieme alle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, volto a valutare l'immediata estensione della suddetta normativa ai dipendenti del settore pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. L'onorevole Di Giuseppe ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/37.

ANITA DI GIUSEPPE. Signor Presidente, l'articolo 5 del presente decreto-legge, al comma 10, lettera a), prevede l'anticipazione al 30 giugno 2008 dei termini della sospensione del pagamento dei tributi e contributi per i paesi molisani che hanno subito nel 2002 il terremoto. Questi termini erano stati fissati precedentemente al 20 dicembre 2008. Lo stesso articolo ha ridotto i fondi destinati alla copertura degli oneri finanziari conseguenti, portandoli a 24 milioni di euro, a fronte degli iniziali 48 milioni di euro disposti con il decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248.
Il Ministro Tremonti ha ridotto con efficacia e tempestività i termini delle agevolazioni tributarie e contributive, distraendo fondi destinati alle popolazioni molisane. La furia dei tagli indiscriminati ha interessato, quindi, anche la voce che finanziava la sospensione dei tributi a favore della popolazione dell'area del cratere del terremoto di San Giuliano di Puglia. Si tratta di un'area tormentata, che ha avviato una faticosa opera di ricostruzione morale e materiale del territorio; un territorio in continua emergenza, che avrebbe bisogno di una legge ad hoc, che favorisca una rinascita definitiva, che blocchi, soprattutto, il continuo esodo dei giovani.
Nell'incontro che ho avuto pochi giorni fa con i sindaci di quei comuni - li elenco per farveli anche ricordare: Larino, Montorio, San Giuliano di Puglia, Ururi, Ripabottoni, Castellino, Santa Croce di Magliano, Rotello, Bonefro e Casacalenda - tutti hanno manifestato la loro preoccupazione per i destini dei loro paesi, che non vedono ancora uscire da un'emergenza durata sei anni. È evidente che tale sospensione dei tributi e di altri oneri costituiva - e costituisce - una boccata d'ossigeno per le imprese, e quando si parla d'imprese si parla di lavoro e di produttività; nel contempo, essa rappresenta una boccata d'ossigeno anche per le famiglie, che hanno dovuto - e devono - subire notevoli disagi, all'interno di un contesto territoriale che, ai vecchi problemi (l'emigrazione e l'insicurezza economica), unisce i nuovi, derivanti dai danni a strutture e ad abitazioni prodotti dall'evento calamitoso. Per l'esattezza, essi vorrebbero che la restituzione avvenisse nella misura del 60 per cento dell'ammontare dei versamenti tributari sospesi e che avvenisse, altresì, senza interessi, a partire dal gennaio 2010, con una rateizzazione pari ad otto volte il periodo di sospensione.
Signor Presidente, il mio non è campanilismo, perché il terremoto si è avuto anche in altre zone. Si tratta di considerare le regioni allo stesso modo e con pari dignità. Il Molise merita la stessa attenzione e lo stesso rispetto delle altre regioni italiane perché, fino a prova contraria, Pag. 23l'Italia è una, a meno che le carte geografiche della nostra penisola non siano sbagliate. Invito il Presidente Berlusconi a tornare in Molise, per toccare con mano e verificare la situazione dei paesi del cratere. D'altronde, non lo vediamo in Aula, figuriamoci se può venire in Molise.
Signor Presidente, vorrei svolgere un'altra considerazione. Visto che saranno sottratte risorse agli investimenti per le infrastrutture calabresi e siciliane, agli interventi di ammodernamento e di potenziamento della viabilità secondaria della Sicilia, al centro polifunzionale di Napoli, al sisma del 2002, alle aziende agricole siciliane danneggiate dalla peronospora, ci sorge un sospetto, ancora una volta lo stesso sospetto: che si voglia abbandonare il Mezzogiorno, che è considerato come la palla al piede di un nord competitivo e dinamico, a se stesso. Se questa è l'impostazione non detta ma pensata, ancora una volta - come ha dimostrato la storia - sarà pura illusione e creerà più danni che vantaggi per l'intero sistema.
Se questo è anche il pensiero del Presidente del Consiglio dei ministri, parlamentare eletto in Molise, vogliate pregarlo, signor Presidente, di non utilizzare la nostra regione solo per la sterile logica di sistemazione dei parlamentari. Sarebbe stato meglio lasciare il posto a qualche altro molisano, vicino alle problematiche della regione Molise (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. L'onorevole De Biasi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/96.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Signor Presidente, il mio ordine del giorno n. 9/1185/96 chiede il ripristino del tax credit per il cinema. Vorrei ricordare che, nell'audizione in Commissione, il Ministro Bondi ha dichiarato di essere stato a Cannes e di aver capito, lì, che il cinema italiano vale molto. Non so se vi sia stato anche il Ministro Tremonti, certo è che hanno visto due film molto diversi, perché la scelta di Tremonti, ancora una volta, è stata quella di tagliare completamente e in modo molto pesante una delle più importanti parti dell'industria culturale italiana.
Tra le altre cose, vorrei ricordare il grande imbarazzo che ha avuto la maggioranza all'interno della Commissione cultura su questi tagli e l'intervento di questa mattina del collega Barbareschi, nonché le lunghe dissertazioni stampa della collega Carlucci, che aspettiamo di vedere «incatenata» come ci ha promesso dalla stampa questa mattina.
Il punto vero è un altro: lo scippo di 150 milioni di euro previsti dalla legge finanziaria del Governo Prodi fanno sì che, di fatto, la tax credit - provvedimento che ha avuto un preliminare parere favorevole da parte della Commissione europea - metta il cinema italiano in una condizione di totale impossibilità di produzione, di sviluppo e di ripresa internazionale.
Non è un caso, ovviamente, che le associazioni di categoria - ANICA, AGIS, API e l'Associazione dei cento autori - abbiano iniziato una battaglia molto grande, culturale ed economica, nel Paese, alla quale noi, come parlamentari del Partito Democratico, ci associamo fino in fondo, affinché il cinema italiano non partecipi ad alcun festival italiano.
Infatti, bisogna sapere che il risultato del taglio di 150 milioni di euro è semplicemente che verranno favoriti il cinema americano e la ristrutturazione delle sale cinematografiche, nelle quali, ovviamente, si potrà proiettare solo cinema americano, poiché il cinema italiano non sarà più prodotto! Grazie: un bel Governo liberista! Ancora una volta, quando si parla di liberismo, di apertura e di regole del mercato, questo Governo non perde l'occasione di smentire le intenzioni e di procedere ad un ulteriore restringimento del mercato, del prodotto cinematografico e dell'industria culturale italiana!
Può darsi che al Ministro Tremonti tutto ciò non interessi, certamente pare che interessi al Ministro Bondi, ma la domanda è molto semplice: caro Ministro Bondi, lei è il Ministro, non può auspicare che venga ripresentato un provvedimento economico sul quale lei, evidentemente, ha Pag. 24taciuto, visto e considerato che il taglio dei 150 milioni di euro è lì, tutto quanto, a testimoniare quanto sia grande l'interesse della destra italiana per la cultura in generale e per l'industria culturale cinematografica in particolare.
Voglio ricordare ancora una volta che il Ministro Rutelli aveva elaborato proposte molto interessanti. Vi erano diverse proposte di legge all'attenzione del Parlamento e tutti eravamo d'accordo su un punto, e cioè che il cinema italiano, per la sua qualità, ha bisogno di un sostegno imprenditoriale maggiore di quanto non abbia avuto nel passato.
Non si può predicare di smettere con le politiche assistenziali e, contemporaneamente, tagliare 150 milioni di euro che servivano, con una manovra fiscale - ripeto, con la manovra fiscale -, a far sì che l'impresa cinematografica uscisse, appunto, dall'assistenzialismo per entrare in quello che sembra un sogno nel nostro Paese, ossia il libero mercato. Siamo ai minimi sindacali, come si sarebbe detto ovviamente in altri tempi!

PRESIDENTE. La prego di concludere.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Pertanto, il mio ordine del giorno n. 9/1185/96 chiede al Governo di ripristinare la tax credit e, vorrei anche aggiungere, chiede al Governo di guardare in faccia la realtà culturale italiana, la quale non ha bisogno di tagli, ma di aiuti, incentivi e sviluppo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. L'onorevole Messina ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/63.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, il presente ordine del giorno si pone un obiettivo fondamentale, quello di porre rimedio a una delle più gravi truffe perpetrate da questo Governo dall'inizio del proprio mandato, truffa sia nel merito sia nel metodo. Mi riferisco ai fondi che sono stati sottratti al meridione, alla Sicilia e alla Calabria, per le opere infrastrutturali. Invito a valutare l'ordine del giorno, il quale prevede espressamente l'opportunità di inserire, quindi ripristinare, le somme stornate e che erano destinate ad opere infrastrutturali già individuate come indispensabili per lo sviluppo delle due regioni Sicilia e Calabria.
Vengo a esplicitare il tema, anche se nel corso degli ultimi giorni se ne è fatto un gran parlare: 500 milioni di euro di infrastrutture, 350 milioni destinati alla Sicilia e 150 milioni alla Calabria, che a queste regioni vengono sottratti. Si tratta di denaro destinato a opere pubbliche di straordinaria importanza e delle quali il Governo ha sempre promesso la realizzazione; poi, nei fatti, sottrae le somme per attuarle. Mi riferisco alla metropolitana di Palermo, di Catania e di Messina; parlo, tra le altre, della strada Agrigento-Caltanissetta in Sicilia e della E90, la strada statale Jonica per la Calabria, opere di straordinaria importanza e in palese contraddizione, una volta sottratti i fondi, proprio con l'intera politica di Governo, considerato che l'attuale Governo è venuto in Sicilia durante la campagna elettorale (ma forse oggi parlerebbe diversamente) per intero, insieme ai suoi alleati, a sostenere come l'infrastruttura più importante per la Sicilia e per la Calabria fosse il ponte sullo stretto di Messina.
Se il ponte sullo stretto di Messina (che ovviamente non si realizzerà, perché se non si realizzano le altre infrastrutture, figuriamoci le promesse sul ponte!) è una priorità, credo che prima di farlo servano le strade per raggiungerlo e sottrarre i fondi a tale scopo, ovviamente, evidenzia con molta chiarezza una volontà di penalizzare il sud d'Italia, il meridione, e la Sicilia e la Calabria in particolare.
Parlavo di una truffa perpetrata, signor Presidente, perché l'intero provvedimento che taglia l'ICI porta una penalizzazione fortissima per il sud. Mi auguro che i colleghi meridionali, a cui faccio appello, sia di maggioranza sia di opposizione, della Sicilia e della Calabria, abbiano letto i dati. Per non pagare l'ICI in Italia (un miliardo e 700 mila euro) materialmente la popolazione della Sicilia ha risparmiato Pag. 2567 milioni di euro di ICI, cioè in Sicilia pagheremo 67 milioni di euro in meno di ICI. Per creare la copertura finanziaria del mancato introito vengono sottratti alla Sicilia e alla Calabria circa 800 milioni di euro; sostanzialmente, la Sicilia risparmia 67 e, di contro, il Governo li prende dalle risorse per le opere infrastrutturali ma non solo, anche per i danni della peronospora agli agricoltori che il collega Scilipoti bene ha illustrato: gli agricoltori aspettavano in Sicilia il ripristino della situazione di danno e invece le risorse vengono sottratte per intero, non per una parte, così come accade per le opere infrastrutturali: a fronte di 67 milioni, dall'altra parte se ne tolgono 700.
La sperequazione del provvedimento è chiara, la dimostrano i dati ISTAT. Non voglio fare un discorso meridionalista o di contrasto con il settentrione, ma non si può parlare di federalismo fiscale dando una «fregatura» soltanto al meridione d'Italia. Noi siamo favorevoli al federalismo fiscale, ma esso deve essere equo, deve significare dare possibilità a tutta l'Italia di avere pari opportunità.
Al contrario, la Lombardia, a fronte di un risparmio di 267 milioni di euro di ICI, non perde alcunché. In conclusione, signor Presidente, vorrei fare un appello a tutti i parlamentari siciliani e calabresi perché votino a favore su questo ordine del giorno, al contrario del Movimento per l'Autonomia, il quale prima ha predicato bene e poi, in Aula, ha razzolato veramente male (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. L'onorevole Gatti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/123.

MARIA GRAZIA GATTI. Signor Presidente, l'ordine del giorno da me presentato impegna il Governo a favorire la contrattazione di secondo livello, in risposta a quanto prevede il provvedimento al nostro esame all'articolo 2, comma 1, lettera c), ove si stabilisce che si riconosce l'agevolazione fiscale in relazione ad incrementi di produttività legati all'andamento economico dell'impresa. Tale previsione non specifica le modalità di accertamento e di valutazione dei suddetti incrementi, anche perché si pensa di concedere facilitazioni fiscali ai premi individuali erogati unilateralmente dall'azienda.
Su questo punto non siamo d'accordo: pensiamo invece che sia assolutamente opportuno fare riferimento alla contrattazione di secondo livello, nella quale, in sede di definizione dei premi di partecipazione e di risultato eccetera, sono fissati gli obiettivi da raggiungere, i parametri e gli elementi per valutare, e le quantità associate ai risultati raggiunti. Ciò ci sembra essenziale poiché significa riconoscere una modalità fondamentale e significa altresì riconoscere alla contrattazione quel valore fondamentale che anche la Costituzione italiana le riconosce come luogo ove si tenta collettivamente di superare il rapporto di potere ineguale che vi è nel rapporto di lavoro.
A sostegno di quest'ordine del giorno vorrei portare due elementi. Anzitutto, in Commissione lavoro, il presidente della Commissione, onorevole Saglia, ha proposto un'indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva. Ebbene, signor Presidente, nella proposta di indagine, il presidente della Commissione, che fa parte della maggioranza, afferma: nel pieno rispetto dell'autonomia delle parti sociali, si tratta quindi di compiere un approfondimento su una pluralità di aspetti: ad esempio, quali debbano essere gli obiettivi di un possibile nuovo sistema in termini di tutela dei diritti dei lavoratori, compresa la parità di trattamento tra uomo e donna, di competitività del sistema produttivo nazionale, di politiche dei redditi e di sviluppo. E ancora, quali possano essere gli strumenti attraverso i quali perseguire tali obiettivi, affrontando ad esempio la tematica della contrattazione di secondo livello, della sua estensione e qualità. Dunque, anche il presidente della Commissione lavoro riconosce la necessità che si estenda e si qualifichi ulteriormente la contrattazione Pag. 26di secondo livello (e, aggiungo io, la contrattazione di secondo livello aziendale, territoriale o di sito).
Nella proposta di indagine, il presidente della Commissione aggiunge inoltre: questo lavoro di analisi dovrebbe altresì permettere alla Commissione di comprendere quale positivo contributo le istituzioni rappresentative e di Governo - in primo luogo il Parlamento - possano dare ad una riforma del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione, in particolare attraverso forme di legislazione di sostegno. Ecco, signor Presidente: una possibilità per contribuire ad una riforma del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione attraverso forme di legislazione di sostegno è proprio dare attuazione a questo ordine del giorno, riconoscendo così all'interno di questo provvedimento l'importanza della contrattazione di secondo livello per l'individuazione dei premi cui concedere gli sgravi fiscali.
In sede di Commissione, signor Presidente, abbiamo recentemente incontrato il presidente del CNEL Antonio Marzano.
Ebbene, anche il CNEL afferma esplicitamente: «è convinzione del CNEL - finisco, signor Presidente - che per aumentare la produttività e la competitività sia indispensabile ricostruire un quadro di fattivo impegno delle forze sociali, anche attraverso un nuovo modello contrattuale che, estendendo la contrattazione di secondo livello, determini un deciso incremento della produttività».
Questo mi sembra un elemento che rafforza la richiesta che questo ordine del giorno venga approvato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Rao ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/69.

ROBERTO RAO. Signor Presidente, vorrei parlare di una curiosa copertura di questo decreto fiscale. Per fronteggiare l'emergenza penitenziaria, la finanziaria per il 2008 aveva autorizzato una spesa complessiva di 70 milioni di euro: 20 milioni per il 2008, altrettanti per il 2009 e 30 per il 2010.
Questi fondi erano necessari per l'avvio di un programma straordinario di edilizia carceraria, problema - non vi sfuggirà - sollevato da tutti i ministri della giustizia che si sono succeduti in questi ultimi anni.
Il piano prevedeva, in via prioritaria, l'adeguamento infrastrutturale degli edifici esistenti e la realizzazione di edifici nuovi. Con la decisione di tagliare 55 milioni dei 70 previsti, circa l'80 per cento delle risorse destinate a questo fine, il Governo dimostra che non sa più dove andare a ricavare i fondi per la copertura di questo decreto fiscale. L'Unione di Centro, ovviamente, non condivide questa scelta e questo è il senso del nostro ordine del giorno.
Quest'Aula discuterà nei prossimi giorni, già dalla prossima settimana, in Commissione, un decreto-legge sulla sicurezza, che ha già subito forti penalizzazioni per la presentazione di due emendamenti che lo ridimensionano fortemente, e anzi, a nostro giudizio, vanificano buona parte della sua efficacia.
Parlo della sicurezza dei cittadini e della certezza della pena. Questa, ora, mi sembra la ciliegina sulla torta! Comprendiamo che il Governo sia in difficoltà nel far seguire i fatti agli slogan della campagna elettorale, ma l'atteggiamento, a dir poco, ballerino e superficiale che l'Esecutivo sta dimostrando in questi giorni sulla questione sicurezza, nella quale rientra necessariamente l'edilizia penitenziaria, è incomprensibile.
Da una parte, il Ministro dell'interno Maroni invita a trovare l'escamotage, una specie di quadratura del cerchio, la quadra, di cui gli amici della Lega sono esperti, almeno a parole, per far sì che il reato di immigrazione clandestina non intasi carceri e tribunali; dall'altra, il Ministro della giustizia denuncia che quasi il 40 per cento della popolazione carceraria è formato da clandestini e che il dato è, per sua stessa ammissione, in crescita esponenziale.
Di fronte ad una simile contraddizione, non riusciamo a capire come il Governo possa rendere l'immigrazione un reato, escludendolo, al tempo stesso, dal circuito giudiziario-carcerario.Pag. 27
Signor Presidente, so che il problema della sicurezza non è un tema né di destra né di sinistra; sta a cuore a lei, al Governo, ai colleghi dell'opposizione. Non riusciamo a capire, allora, al di là dei proclami generici, come il Governo si comporterà con le centinaia di migliaia di immigrati clandestini che si trovano in Italia, quando renderà la loro condizione un reato.
Ma, soprattutto, ci preoccupiamo di sapere dove questo Governo intende mettere i delinquenti veri, che sono stati regolarmente processati e condannati, per far sì che essi scontino la giusta pena e non minaccino la comunità per il tempo previsto dalla pena che è stata loro comminata.
Questi fondi, a nostro giudizio, vanno ripristinati al più presto, perché è sottinteso che il problema della sicurezza comprenda anche l'espiazione della pena negli istituti di detenzione. Togliere i fondi all'edilizia carceraria, quindi, secondo il nostro giudizio, non ha senso, a meno che il Governo non ci voglia stupire nuovamente, mettendo in discussione anche questo principio generale (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. L'onorevole Razzi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/60.

ANTONIO RAZZI. Signor Presidente, premesso che l'articolo 1 del decreto-legge in esame ha abolito l'ICI sulla prima casa, i soggetti beneficiari sono tutti coloro che hanno residenza anagrafica nell'abitazione principale oppure forniscono la prova dell'effettivo utilizzo quale dimora abituale.
Il provvedimento, però, non ha tenuto conto degli italiani residenti all'estero, i quali hanno, a titolo di proprietà, immobili adibiti ad abitazione principale in Italia.
Il Governo non solo non ha esteso agli italiani residenti all'estero l'esenzione dal pagamento dell'imposta comunale, ma aveva assurdamente abrogato anche l'ulteriore detrazione fino a 200 euro, introdotta dalla legge finanziaria per il 2008.
La risoluzione, inoltre, diffusa dalla direzione per il federalismo fiscale del dipartimento delle finanze, precisa che l'esenzione si ferma al confine e non interessa gli immobili dei cittadini italiani residenti all'estero. Si tratta di una grave svista da parte del Governo o addirittura di una consapevole esclusione.
Pertanto, chiedo al Governo che si impegni ad adottare provvedimenti al fine di estendere l'esenzioni ICI per l'abolizione principale in Italia anche ai cittadini italiani residenti all'estero, iscritti regolarmente all'anagrafe degli italiani residenti all'estero.

PRESIDENTE. L'onorevole Madia ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Mattesini n. 9/1185/110, di cui è cofirmataria.

MARIA ANNA MADIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ISFOL, l'istituto per lo sviluppo della formazione professionale, è il più importante istituto di ricerca pubblico in Italia sui temi del lavoro, della formazione professionale e delle politiche attive per l'occupazione e l'inclusione sociale. Svolge funzioni importanti e articolate perché è sia un centro di ricerca scientifica sia un supporto tecnico importantissimo per gli attori istituzionali come regioni e province. Svolge anche funzioni previste da leggi nazionali che sono imposte in sede comunitaria. Penso, ad esempio, al monitoraggio delle politiche pubbliche su temi come l'apprendistato, il lavoro dei disabili, i servizi per l'impiego, l'accreditamento delle sedi formative e dei sistemi regionali di formazione professionale. Oggi l'ISFOL nelle strategie di attuazione dei piani comunitari di formazione continua e di flex-security agisce per l'Italia proprio da capofila nazionale.
Ebbene, nell'ISFOL, di fronte a poche decine di lavoratori a tempo indeterminato, la maggior parte delle attività tecnico-scientifiche sono invece affidate a lavoratori contrattualizzati anche da molti anni con contratti a termine. Si tratta, in pratica, di centinaia di ricercatori di altissimo valore scientifico che da anni hanno rapporti di lavoro di tipo precario con la pubblica amministrazione.Pag. 28
Con l'ultima legge finanziaria varata dal Governo Prodi sono stati stanziati per l'ISFOL 85 milioni di euro nel triennio di programmazione 2008-2010. Tali risorse venivano espressamente vincolate nella norma per consentire all'istituto di svolgere le proprie funzioni istituzionali e per completare i processi di stabilizzazione del personale con contratti temporanei in accordo ovviamente con le normative vigenti. Ciò significa che nei mesi scorsi i ricercatori hanno superato dei pubblici concorsi, delle prove selettive in accordo con il dettato costituzionale che vuole che nella pubblica amministrazione si entri per concorso.
Il provvedimento che stiamo esaminando oggi recava in origine, a parziale copertura finanziaria, il definanziamento completo delle risorse aggiuntive erogate all'ISFOL. Poi, per fortuna, con il maxiemendamento del Governo, le risorse sono state parzialmente reintegrate. Garantiamo così almeno la continuità stipendiale per i ricercatori, ma, d'altra parte, non riusciamo, con tale rifinanziamento solo parziale, a conseguire la stabilizzazione dell'istituto, portando avanti tutte le attività così importanti che esso svolge. In pratica, cosa facciamo? Salviamo i ricercatori, le cui intelligenze sono un bene per il nostro Paese, ma non facciamo in modo che tali intelligenze possano davvero diventare un valore aggiunto per tutto il nostro Paese.
Quando abbiamo letto nel provvedimento il taglio totale dello stanziamento a favore dell'ISFOL non abbiamo condotto solo una battaglia a difesa dei posti di lavoro e delle vite dei lavoratori precari, ma, insieme ad essa, abbiamo portato avanti, anche con la mobilitazione dei ricercatori dell' ISFOL che è stata molto forte negli ultimi giorni, una battaglia che mirava ad evidenziare che, confermando i tagli, anche solo parziali, si impedirebbe all'istituto di svolgere la propria missione. Infatti, con la conferma dei tagli il Governo prenderebbe un centro di eccellenza e lo trasformerebbe in un carrozzone.
Concludendo, penso che tutto ciò vada esattamente in senso opposto rispetto agli obiettivi che il ministro Brunetta è venuto ad illustrarci in Commissione. Per queste ragioni, signori del Governo, credo che sia giusto accogliere l'ordine del giorno del Partito Democratico e, quindi, che vi impegniate a ripristinare completamente il budget stanziato nell'ultima legge finanziaria a favore dell'ISFOL (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).

PRESIDENTE. L'onorevole Cicu ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/29.

SALVATORE CICU. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema che ho trattato in questo ordine del giorno riguarda le autostrade del mare, che vanno ad identificarsi con il trasporto realizzato secondo una modalità combinata tra strada e mare. Le notizie che ci erano pervenute non erano certamente positive o favorevoli. Sembrava che la Sardegna, in maniera particolare come isola, venisse ancora una volta penalizzata ed emarginata con riferimento all'unica possibilità che ha di collegare il suo sistema produttivo (si tratta soprattutto di una rete di piccole e medie imprese) con il resto dell'Italia e dell'Europa.
Abbiamo appreso con estremo piacere che il Governo, anche alla luce delle nostre proposte, valutazioni, rivisitazioni e considerazioni rispetto ai tagli effettuati, ha reintegrato tutta la copertura finanziaria e gli investimenti riguardanti questo settore. Chiederei al rappresentante del Governo di prestare un minimo di attenzione, in quanto sto parlando di un argomento che credo lo interessi.

PRESIDENTE. Signor sottosegretario, mi scusi, forse potrebbe ascoltare l'onorevole Cicu.

SALVATORE CICU. Grazie, Presidente. Signor rappresentante del Governo, la Sardegna - che, come lei sa, si trova al centro del Mediterraneo - gode in parte di misure che tendono a sostenere l'alternativa del trasporto su strada. Il precedente Governo Pag. 29non è stato molto sensibile su questo tema e in un question time che avevo proposto, aveva addirittura definito la Sardegna come un territorio che non aveva in alcun modo diritto a questi finanziamenti e investimenti, proprio perché mancherebbe l'alternativa al trasporto su strada, su gomma.
Comunque, attraverso diverse battaglie abbiamo ottenuto che solo il porto di Cagliari fosse coperto integralmente da questo tipo di investimenti. Noi riteniamo invece che ciò sia necessario anche per gli altri porti, in maniera particolare per quello di Oristano, l'unico collegato con la Francia e la Spagna, ma anche per il porto di Olbia, che deve essere collegato, così come è collegato con il resto dell'Italia. Insomma, vi è un problema che riguarda in maniera organica un sistema che vive una forte crisi concernente l'occupazione (una delle più alte percentuali di tutta Italia) e che deriva da una certa impostazione del piano paesaggistico che uccide gli imprenditori e gli investitori.
Si tratta, inoltre, di un sistema in cui la tassazione rappresenta l'unica leva e l'unico strumento per colpire le imprese. Insomma, non possiamo e non dobbiamo in maniera superficiale non rilevare come l'ordine del giorno in esame può in qualche modo essere un primo passaggio per cominciare a far capire come il Governo Berlusconi dia maggiore attenzione alle problematiche della Sardegna, sicuramente l'unica isola che esiste in Italia, visto e considerato il progetto del ponte. È un'isola che ancora in Europa non ha visto riconosciuta la sua condizione di insularità. Quindi, è un tema centrale che si collega anche ad altri aspetti e ad altre problematiche. Signor rappresentante del Governo, è un tema che chiediamo venga affrontato, innanzitutto con l'approvazione dell'ordine del giorno in esame che richiede al Governo un impegno anche per l'intera portualità e il sistema portuale isolano sardo.

PRESIDENTE. L'onorevole Livia Turco ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/107.

LIVIA TURCO. Signora Presidente, onorevoli colleghi, crescono nel nostro Paese le malattie connesse alla povertà, cresce il numero delle persone senza fissa dimora, migranti senza reddito, che contraggono malattie a causa della loro condizione di povertà. L'Organizzazione mondiale della sanità definisce la povertà estrema come causa principale di malattie e di morte. L'Italia ha un buon sistema sanitario, ma non sempre è capace di prendere in carico i gruppi più marginali e vulnerabili. Molte regioni stanno attivando politiche mirate verso questi gruppi di popolazione. Tra queste vi è l'attività clinica e assistenziale dell'istituto Santa Maria e San Gallicano a Roma che dal 1985 ad oggi ha accolto e curato oltre 100 mila persone nullatenenti.
Per questo nella legge finanziaria 2007 del Governo Prodi abbiamo realizzato, a partire dall'esperienza del San Gallicano, l'Istituto di alta specializzazione a carattere nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie e della povertà, con le regioni Lazio, Sicilia e Puglia; un Istituto che è centro di riferimento dell'Organizzazione mondiale della sanità e che ha programmato un'attività di ricerca, di formazione degli operatori, oltre che di assistenza. Tra i programmi già definiti vi è quello rivolto alle comunità di migranti per prevenire l'aborto tra le donne migranti, il quale costituisce una delle percentuali più elevate del ricorso all'aborto nel nostro Paese.
Consentitemi di rivolgermi, in modo accorato davvero, a tutti i parlamentari qui presenti: sarebbe una grave perdita per la nostra comunità, sarebbe una grave perdita per la salute, la sicurezza e il senso di dignità del nostro Paese, se questo istituto fosse costretto, per mancanza di fondi, a cessare la sua attività. Si tratta di un rischio molto concreto dato che, per finanziare l'abbattimento dell'ICI, si utilizzano anche i 20 milioni stanziati per questo istituto; 20 milioni stanziati per gli anni 2009 e 2010, 20 milioni che devono Pag. 30servire a curare la tubercolosi, le malattie oncologiche, quelle neuropsichiatriche che colpiscono le persone nullatenenti.
Non permettete, signori parlamentari e signori del Governo, che una struttura così preziosa e così generosa debba vedersi impedita dal curare tutte le persone che ne hanno bisogno, che sono malate in quanto povere. La povertà non è una malattia infettiva: senza dubbio è una malattia trasmissibile ma anche prevedibile, che dobbiamo prevenire. Per questo, vi chiediamo di consentire all'Istituto nazionale per la salute dei migranti e il contrasto delle malattie della povertà di proseguire la sua meritoria ed eccellente attività assistenziale, di ricerca e di formazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Cambursano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/43.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, con l'ordine del giorno 9/1185/43 - così come per tanti altri ordini del giorno illustrati fino ad ora e per gli altri a venire - i colleghi ed io vogliamo far prendere coscienza al Governo e a questa maggioranza di destra che la politica dei tagli, una politica sconsiderata attuata per dare copertura a provvedimenti proiettati, solo a parole, a far partire la crescita del nostro Paese e a salvaguardare, come dice il titolo del provvedimento, il potere di acquisto delle famiglie, è pressoché inutile: il risultato è quello di fare esclusivamente dei tagli.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore 11,35)

RENATO CAMBURSANO. L'ordine del giorno n. 9/1185/43 a mia firma parte dal taglio previsto dall'articolo 5, comma 1, elenco 1, che sopprime il finanziamento di 10 milioni per l'anno in corso, relativo alla celebrazione del 150o anniversario dell'Unità d'Italia, di cui alla legge n. 244 del 2007, articolo 2, comma 408.
Il comma 408 prevedeva che per l'anno finanziario 2008 si disponeva l'autorizzazione di spesa proprio di questi dieci milioni di euro, per realizzare opere e interventi, nonché iniziative - leggo testualmente - connesse alla celebrazione del 150o anniversario dell'Unità d'Italia. L'articolo 36 del collegato alla legge finanziaria per il 2008, prevede che entro tre mesi dalla data di approvazione del collegato e della legge finanziaria medesima, il comitato promotore del 150o anniversario dell'Unità d'Italia definisca le attività da realizzare. Per gli interventi era disposto un finanziamento complessivo iniziale di 150 milioni di euro, diventati poi 140.
Signor Presidente, con il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, ci troviamo di fronte al taglio anche di questa piccola risorsa di 10 milioni di euro, destinata ad un evento sicuramente storico, ma che ha una valenza ben superiore al ricordo dell'evento in sé. Non vorrei che questo primo taglio fosse l'anticipazione di analoghe iniziative prossime venture, per assecondare spinte antiunitarie, come quelle espresse dal sindaco di Novara della Lega Nord recentemente. Amici della Lega Nord, faccio appello davvero alla vostra intelligenza che so essere profonda e alta, non vi è contraddizione nei termini quando si parla di unità di questo Paese, dei suoi valori, dei suoi principi, con il giusto, rivendicato, federalismo fiscale di cui voi - ma non soltanto voi - fate i portabandiera.
Credo dunque che dobbiamo ripensare a questi tagli, e soprattutto non prefigurarne altri. Il comitato promotore ha già definito le opere e gli interventi da realizzare, che sono opere infrastrutturali, ma anche recuperi di beni artistici e storici, nonché interventi culturali e formativi che hanno l'obiettivo - signor Presidente - di far rinascere in tutti gli italiani, da Bolzano a Lampedusa, quei valori e quelle ragioni profonde che hanno ispirato i nostri padri della patria. Il processo di formazione della nostra patria è iniziato con i moti carbonari, con le guerre di indipendenza, con la proclamazione dell'Unità d'Italia (peraltro non ancora totalmente Pag. 31compiuta a quella data) e ha avuto ancora un prosieguo nella prima guerra mondiale. A tal proposito, non posso non ricordare che un giovane di 27 anni, il mio nonno paterno, ha «lasciato le penne» proprio in quei territori, nel Trentino-Alto Adige, per unire questo Paese. Lo faccio non soltanto per un ricordo personale, perché centinaia e centinaia di migliaia di italiani hanno perso la vita per unire il nostro Paese. Sono sicuro che voi, con noi, non vorrete disperdere questi valori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. L'onorevole Bellanova ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/115.

TERESA BELLANOVA. Signor Presidente, abbiamo presentato l'ordine del giorno n. 9/1185/115 perché stiamo discutendo su un provvedimento che reca, tra l'altro, come titolo: «salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie». Ci si aspettava, pertanto, una misura che rispondesse alle esigenze dei cittadini di questo Paese: un'enorme questione salariale, testimoniata dalla diminuzione dei consumi, persino quelli di prima necessità. Invece, avete predisposto un provvedimento - e con la fiducia ci avete impedito di migliorarlo - dove sono contenute scelte che parlano a pochi lavoratori. Infatti, dal decreto-legge implicitamente escludete, in primo luogo, le donne su cui pesa il ruolo della conciliazione e che hanno un salario che, a parità di mansioni, è mediamente inferiore del 20 per cento a quello degli uomini perché devono farsi carico della famiglia.
Con questo provvedimento escludete interi settori che hanno sviluppato una contrattazione innovativa: gli orari multiperiodali, laddove, ad esempio, si risponde alle esigenze della produzione, ai picchi produttivi, lavorando di più e recuperando tempo; orario liberato nei periodi in cui l'azienda ha minore lavoro da svolgere. Avete escluso, inoltre, le imprese che hanno svolto una contrattazione di qualità e insieme alle organizzazioni sindacali riducono il ricorso agli ammortizzatori sociali e, quindi, diminuiscono i costi per lo Stato.
Avete escluso le aziende dove vi sono operazioni di ristrutturazione e che sono in cassa integrazione, i lavoratori precari, coloro che guadagnano mediamente meno di ottomila euro l'anno e non li ritenete degni di avere una riduzione del costo del lavoro e, quindi, un incremento del salario. Esplicitamente, invece, escludete tutti i dipendenti pubblici. Il vostro messaggio ci pare basato non sulla necessità della riforma della pubblica amministrazione per aumentare la produttività e l'efficienza, ma di individuare nei pubblici dipendenti fannulloni il capro espiatorio. Tuttavia, in questa stessa Aula e nel giro di quattro giorni il vostro messaggio è assai contrastante. Infatti, con il provvedimento sui rifiuti trasformate i consulenti, coloro che non hanno superato nessuna prova selettiva in dirigenti di prima fascia a tempo indeterminato e oggi dite, invece, che gli infermieri, le forze dell'ordine, quelli a cui chiediamo abnegazione per garantire sicurezza nelle nostre città non devono ricevere nessuna detassazione dello straordinario e, quindi, nessuna possibilità di salvaguardare il loro potere d'acquisto.
Il vostro provvedimento non risponde né alla necessità di incrementare la produttività del lavoro, né all'emergenza salariale presente nel Paese: è uno spot ed è di pessima qualità, in quanto produce una lesione al diritto di pari opportunità fra i lavoratori pubblici e privati. Con l'ordine del giorno in esame vi vogliamo impegnare a riparare una scelta ingiustamente punitiva; in particolare, nell'ipotesi di conferma a carattere permanente della norma, vi chiediamo di includere i lavoratori del comparto pubblico e di presentare una dettagliata relazione sull'aumento del reddito dei lavoratori interessati e sull'incremento della produttività del lavoro derivante dalla norma.
Accogliete, amici della maggioranza, il mio ordine del giorno, affinché, non nelle vostre scelte strategiche, ma almeno nei Pag. 32vostri spot non si continui a consumare, anche nel 2009, un'ignobile discriminazione.
Signor rappresentante del Governo, il provvedimento in esame va sotto il titolo: Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie. Tuttavia, abbiamo la sensazione che in questo periodo vi siete un po' distratti dalle famiglie e vi siete concentrati su un capo famiglia che trascorre il sabato con i propri avvocati, mentre avete dimenticato le tante famiglie di lavoratori pubblici e privati che il sabato lo trascorrono girando per i negozi cercando quello dove i prodotti costano meno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Donadi, che aveva chiesto di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/48, vi rinunzia.
L'onorevole Ciccanti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/83.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, l'articolo 31 della Costituzione mira ad assicurare misure economiche e provvidenze sia per la formazione delle famiglie, sia per il loro mantenimento, soprattutto con riferimento alle famiglie numerose.
Ora in Europa l'Italia occupa, come stanziamenti di risorse finanziarie per la famiglia, nell'ambito della spesa sociale, uno degli ultimi posti. Questo decreto-legge reca in modo enfatico un titolo con il quale si mira a salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie. Noi dell'Unione di Centro abbiamo sottolineato che questa declinazione è tanto più impropria, quanto più si scruta, si legge e si valuta il contenuto del provvedimento. Infatti, con questo decreto-legge è vero che si salvaguarda il potere d'acquisto della famiglia, ma bisogna vedere di quali famiglie. Il collega che mi ha preceduto, in qualche modo, ha focalizzato un aspetto dell'interrogativo che mi pongo.
Chiaramente, l'orientamento delle misure contenute nel decreto-legge mira a sostenere le famiglie più abbienti, mentre per le famiglie meno abbienti - quelle più povere, che più di altre hanno la necessità di difendere il potere d'acquisto dei salari e delle pensioni - è previsto poco o niente, più niente che poco. Eppure, il programma del Popolo della Libertà era informato alla difesa e al perseguimento del bene comune nell'azione del Governo. Lo ricordo soprattutto a quei cattolici organizzati, a quei cattolici militanti, che sono confluiti nel Popolo della Libertà, che dovrebbero avere il principio del bene comune come stella polare per l'azione politica. Quando si parla di bene comune, non si può parlare solo del bene di alcuni privilegiati nella nostra società civile. Bisogna parlare anche di loro, ma partendo da chi ha meno, altrimenti credo che definirsi cattolici sia soltanto un'opzione di carattere ideologico, o peggio ancora elettoralistica. Le famiglie che hanno appartamenti di un certo pregio, che pagano cioè l'ICI per un importo superiore a 300 euro, sono state favorite, ma certamente non sono state favorite le famiglie che vivono in affitto, che sono 4 milioni e 300 mila, secondo i dati forniti dall'ISTAT.
Non parliamo poi del fatto che non rientrano in questo decreto-legge le persone che vivono in coabitazione, per le quali manca una politica per la casa. Da dieci anni non si rifinanzia la legge n. 457 del 1978 e non vi sono piani di edilizia economica e popolare. Non è previsto niente per le famiglie numerose, per gli asili nido, per i figli minori a carico. Voglio sottolinearlo ancora una volta: avete ripristinato i fondi contro la violenza sulle donne, ma non contro la violenza sui minori, avendo tolto i finanziamenti a Telefono Azzurro. C'è un risparmio fiscale che privilegia il mattone, ma non c'è un risparmio fiscale per i figli minori e per le persone.
Fini ha firmato, al forum per le famiglie, per il quoziente familiare e ha partecipato al Family day, come tanti esponenti del Popolo della Libertà. Ebbene, sia nel decreto in materia di controllo della finanza pubblica triennale, sia nei decreti-legge di natura economica presentati a Pag. 33questo Parlamento, non è previsto niente per il quoziente familiare. Noi avremmo almeno voluto che si tornasse alle deduzioni fiscali per i figli a carico, come elementi importanti del quoziente familiare, ma nemmeno questo è previsto.

PRESIDENTE. Onorevole Ciccanti, deve concludere.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, concludo dicendo che il mio ordine del giorno mira a conoscere gli orientamenti futuri del Governo per quanto riguarda la famiglia e, soprattutto, gli straordinari degli agenti preposti all'ordine pubblico.
Infine, signor Presidente, con il permesso dei colleghi Vannucci e Favia, vorrei sottoscrivere anche gli ordini del giorno Vannucci n. 9/1185/8 e Favia n. 9/1185/44 (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. L'onorevole Touadi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/57.

JEAN LEONARD TOUADI. Signor Presidente, l'ordine del giorno che presentiamo chiede al Governo di prendere gli opportuni provvedimenti per reintegrare le somme necessarie al Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati per l'anno 2008. Non stiamo parlando di immigrati clandestini per i quali un decreto-legge del Governo ha inserito delle misure che discuteremo nel merito la settimana prossima. Questo ordine del giorno si riferisce, invece, a quegli immigrati regolarmente soggiornanti, così come li definisce la legge, ovvero a coloro che sostanzialmente lavorano nelle nostre fabbriche e sostengono il nostro welfare sociale che senza di loro entrerebbe gravemente in crisi. Si tratta di un provvedimento che riguarda anche i bambini e gli adolescenti.
Chiedo che il mio ordine del giorno sia approvato anche in ossequio alla stessa legge Bossi-Fini nelle parti dove accoglie le grandi intuizioni della legge Turco-Napolitano e regola non solo l'ingresso e il soggiorno degli stranieri in Italia, ma prevede anche dei processi di integrazione sociale e culturale all'interno del nostro Paese. In ossequio a quel detto che diceva: «abbiamo chiamato delle braccia, ci siamo ritrovati delle persone», la vita e l'integrazione di queste persone doveva essere regolata attraverso dei processi di integrazione previsti appunto dalla stessa legge Bossi-Fini. Ma di quali categorie stiamo parlando? Stiamo parlando di bambini. In un Paese con la demografia declinante, che ha firmato il fior fiore delle Convenzioni internazionali a tutela dell'infanzia, stiamo permettendo che questi bambini, che frequentano le nostre scuole, che studiano la lingua di Dante, che tifano per l'Italia quando ci sono i campionati europei, che sono i nostri bambini, possano subire un trattamento di serie «b» nelle scuole, nei quartieri e laddove si allenano a diventare cittadini, uomini e donne italiani.
Stiamo parlando di donne perché il Fondo di inclusione sociale riguardava anche le donne. Il nostro Paese in tutte le sedi multilaterali, come l'UNICEF e l'OMS, è molto impegnato in quello che viene chiamato nel gergo internazionale internazionale gender issues ovvero su tutti quei temi che riguardano la dignità e i diritti della donne. Ebbene la cancellazione di questo Fondo attenta gravemente ai diritti di questa gender issues che è diventata parte integrante dell'agenda internazionale.
Infine, il provvedimento esclude la seconda generazione dei figli degli immigrati regolarmente soggiornanti che vivono nel nostro Paese. Si tratta di adolescenti che parlano la nostra lingua, che hanno assorbito i valori fondamentali del nostro Paese e che noi lasciamo in questa specie di limbo giuridico creando le premesse per una implosione sociale dei quartieri perché nelle immigrazioni i padri subiscono ma i figli, che giustamente frequentano la scuola e si sentono alla pari dei loro coetanei, non accettano l'esclusione. Questo Fondo obbedisce, in qualche modo, all'articolo 3 della Costituzione che si riferisce all'uguaglianza dei cittadini e che Pag. 34chiede allo Stato di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la pari dignità e l'uguaglianza tra i cittadini.
La legge Bossi-Fini stessa non ha cancellato i processi d'integrazione, quindi chiedo al Governo e alla maggioranza di predisporre gli strumenti perché il pieno rispetto della stessa legge Bossi-Fini, nelle parti che riguardano l'integrazione, sia assicurato, altrimenti stiamo ponendo le premesse per un'implosione sociale dei nostri quartieri e delle nostre città, così come si è verificata a Londra e a Parigi (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Damiano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/113.

CESARE DAMIANO. Signor Presidente, se il nostro obiettivo è quello di aumentare il reddito dei lavoratori e dei pensionati ed è quello della crescita della produttività del sistema economico, dubitiamo che le misure del Governo vadano in questa direzione, e per questo avremmo voluto discutere per illustrare le nostre valutazioni di merito.
Misure come quelle sull'ICI e sugli straordinari sono, nel primo caso, socialmente inique, in quanto riguardano gli alloggi popolari ma anche le abitazioni di lusso e signorili in modo indistinto, mentre, nel secondo caso, creano diseguaglianze tra i lavoratori: si pensi all'esclusione dei lavoratori pubblici, a partire dalle forze dell'ordine, dai benefici sugli straordinari, e - come tutti sanno - gli straordinari possono produrre non aumenti di produttività, come dice il Governo, ma, al massimo, aumenti di produzione, ove richiesto dalle aziende.
Altro discorso riguarda la produttività collegata alle retribuzioni dei lavoratori. Infatti, il Governo Prodi aveva deciso nel Protocollo del luglio scorso ben tre interventi: la decontribuzione del premio di risultato a vantaggio delle imprese; il conteggio per i lavoratori del premio di risultato ai fini pensionistici (era la prima volta che ciò accadeva); la detassazione, sempre dei premi di risultato, a favore dei lavoratori, investendo importanti risorse per questo obiettivo, portando il fondo dai precedenti 500 milioni di euro ai 650 nel triennio 2008-2010, ed investendo, per il solo 2008, 150 milioni di euro per la detassazione delle retribuzioni.
Il nuovo intervento del Governo non è omogeneo con questo meccanismo; include anche le erogazioni liberali; ignora questa base di partenza, che trae origine dal Protocollo del lontano 1993. Il fatto che il Governo non affronti anche il problema della piena applicazione delle norme contenute nella legge di attuazione del Protocollo sul welfare, nonostante i relativi decreti siano stati firmati dai Ministri del precedente Governo, porterà ad una conseguenza. La mancata attuazione di queste norme sottrae risorse, dal 1o gennaio 2008, alle imprese, per quanto riguarda la decontribuzione del costo della contrattazione aziendale e territoriale, mentre ai lavoratori verrà a costare in termini di contributi previdenziali e di minore pressione fiscale sulle retribuzioni. Ma allora ci domandiamo: non c'è una contraddizione? Cosa è questa enfasi del Governo sulla produttività e sul beneficio alle retribuzioni, quando non si interviene su quanto è già coperto ed erogato nella precedente legislatura?
Per questo, signor Presidente, con l'ordine del giorno in esame impegniamo il Governo a proseguire nel sostegno dei redditi del lavoro dipendente e delle pensioni a supporto della competitività delle imprese attraverso la piena attuazione delle norme del welfare, i cui stanziamenti sono già stati coperti, e per investire nuove risorse finanziarie verso l'obiettivo di una vera competitività del Paese e di una vera tutela dei redditi e delle pensioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Dima ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/17.

GIOVANNI DIMA. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la possibilità di Pag. 35parlare oggi, considerato soprattutto che era necessaria una discussione sul tema che mi accingo a trattare, un tema di carattere nazionale, quale è quello delle infrastrutture.
Parlo a nome mio, ma anche e soprattutto a nome di un gruppo consistente di parlamentari calabresi e siciliani che hanno voluto sostenere questo ordine del giorno, in relazione alla discussione sulle infrastrutture.
Ritengo che su questo terreno, signor Presidente, sia necessario fare molto e in fretta perché, soprattutto nelle regioni del sud, il tema delle infrastrutture e della creazione di condizioni di sviluppo sono questioni abbastanza vive ed urgenti. Quello che è accaduto nel momento in cui il Governo ha deciso di approvare il provvedimento, che rastrella anche le risorse legate alle infrastrutture del sud, ci pone finalmente nella condizione di aprire la discussione ad ampio regime e ad ampio raggio. Il Governo, infatti, nel prossimo futuro si andrà a qualificare su questo tema e, soprattutto, andrà a realizzare la promessa impegnativa che ha voluto fare in campagna elettorale, quella di creare condizioni forti per rendere più moderno e più competitivo questo Paese, e a tal fine la realizzazione delle infrastrutture rappresenta un passaggio essenziale.
Abbiamo apprezzato il fatto che il Governo Berlusconi abbia posto nuovamente al centro della discussione anche la questione del ponte sullo Stretto di Messina, elemento essenziale - lo abbiamo ripetuto più volte - per collegare la Sicilia, importante regione, con il resto del continente. Abbiamo sostenuto tale percorso convintamente, poiché riteniamo che una grande infrastruttura, come il ponte sullo Stretto di Messina, possa rappresentare un momento forte di qualificazione del nostro sistema Paese in un contesto di natura europeo.
Non possiamo, tuttavia, non sottolineare quest'oggi la necessità di dotare sia la Sicilia che la Calabria delle infrastrutture minori, quali la viabilità provinciale e la grande viabilità che segnano soprattutto le due dorsali calabresi, tirrenica e ionica. La prima è percorsa dalla famosa Salerno-Reggio Calabria, che deve essere certamente completata: anche su questo attendiamo con grande consapevolezza la rimodulazione dei piani di investimento. Accanto a questo aspetto non possiamo non considerare come elemento prioritario anche la questione della statale n. 106 Jonica, una strada non tutta ma in gran parte calabrese, che parte da Taranto e finisce a Reggio Calabria: si tratta di circa 500 chilometri di strada, che dovranno servire inevitabilmente al futuro sviluppo dell'area ionica calabrese, ma anche di quella lucana e pugliese.
Pertanto se questo ha un senso e un valore, ritengo che nei prossimi giorni e nei prossimi mesi sarebbe auspicabile da parte del Ministro delle infrastrutture, e soprattutto del Ministro dell'economia e delle finanze, venire in questa sede, in Assemblea, ad elencare le priorità che in chiave infrastrutturale servono alla nostra realtà nazionale.
Auspico, dunque, che il nostro ordine del giorno n. 9/1185/17, che spinge in avanti la discussione, possa essere accettato con lo spirito di chi ha contribuito in campagna elettorale a favorire la discussione soprattutto su questo tema e ad immaginare che attraverso questa forte politica - in quanto il centrodestra crede fortemente nella capacità di «infrastrutturizzazione» di questo nostro Paese - si possa realizzare il sogno di rendere la nostra Italia più competitiva, partendo proprio dalle regioni del sud e, nel caso specifico, da quelle due regioni all'estremo sud, Calabria e Sicilia, che oggi si vedono un po' penalizzate.

PRESIDENTE. L'onorevole Mura ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/55.

SILVANA MURA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intervengo per illustrare due ordini del giorno, che, trattando di questioni socialmente molto rilevanti, mi auguro che il Governo abbia la bontà di accogliere, quanto meno come segnale di buona volontà.Pag. 36
Purtroppo noi deputati non abbiamo avuto l'occasione di discutere nel merito il provvedimento in esame, sottolineando i molti aspetti negativi e proponendo gli opportuni correttivi. Non abbiamo potuto farlo, perché il Governo è consapevole delle lacune del decreto-legge.
Sono lacune che avevano provocato grandi malumori all'interno della stessa maggioranza, e il Governo, poiché temeva prevedibili imboscate proprio da parte dei suoi stessi sostenitori, ha deciso di blindare il provvedimento ponendo la questione di fiducia. Vi sarebbe molto da dire su questo, mi limito invece a stigmatizzare solo le parole pronunciate ieri dal Ministro Vito, perché sono di un'enormità tale che su di esse non si può sorvolare. Ieri il Ministro Vito ha rimproverato l'Assemblea della Camera e i suoi deputati per aver dato vita ad una discussione generale eccessivamente lunga. Spero sia stato solo uno dei tanti scivoloni commessi in questo avvio di legislatura, perché le ricordo, caro Ministro Vito, che questo è il Parlamento della Repubblica italiana, e non l'ufficio vidimazioni e ratifiche! Il Ministro Vito dovrebbe ben saperlo, considerata la carica che ricopre.
Colleghi, non voglio utilizzare questo mio tempo neppure per fare un elenco di critiche, che sarebbe lunghissimo, perché voglio dimostrare buona volontà: ritengo infatti troppo importanti gli argomenti degli ordini del giorno che ho firmato. Il decreto-legge in esame sottrae 4 milioni di euro al Comitato italiano paralimpico, fondi concessi dalla legge finanziaria del Governo Prodi. Il CIP è l'ente individuato dal legislatore quale distributore di benessere e quale responsabile dello svolgimento della pratica sportiva da parte della popolazione disabile. Attualmente il CIP ha 600 associazioni sportive e oltre 70 mila tesserati che praticano attività sportiva.
Da recenti indagini ISTAT risulta inoltre che, ogni anno, si hanno 2 mila disabili in più a causa di incidenti stradali, che circa un milione di persone disabili, in età compresa tra i 6 e i 40 anni, potrebbe praticare attività sportive con evidenti benefici psicologici, che 150 mila adolescenti disabili frequentano la scuola dell'obbligo e che, non ultimo, 42 mila sono i bambini disabili tra zero e cinque anni: questo è il bacino di utenza a cui il CIP si rivolge in via prioritaria. La finalità principale della sua azione, infatti, è proprio quella di diffondere al massimo l'accesso alla pratica sportiva delle persone diversamente abili. Proprio questa attività sarà di fatto paralizzata, con gravi conseguenze da un punto di vista sociale, a causa del taglio di fondi già assegnati dal precedente Governo.
Il Governo, tramite il sottosegretario Crimi, si era impegnato a non tagliare queste risorse, impegno che purtroppo non è stato onorato: con il maxiemendamento avete restituito i fondi precedentemente sottratti per l'organizzazione dei mondiali di pallavolo, ma nulla avete ridato al CIP.
Sarebbe facile accusarvi di preferire ancora una volta lo sport ricco e spettacolare dei professionisti a quello povero dei diversamente abili, ma sarebbe scorretto, e quindi me ne astengo. Ora però spetta al Governo dimostrare buona volontà, almeno accogliendo il mio ordine del giorno 9/1185/55, come mi auguro venga accolto anche quello relativo a Telefono azzurro, del quale sono cofirmataria. Si fa un gran parlare della tutela dell'infanzia: l'argomento è così rilevante che il Parlamento ha ritenuto di dover dedicare al tema un'apposita Commissione bicamerale. Peccato però che il Governo, per fare cassa, non abbia avuto scrupoli a sottrarre anche a Telefono azzurro un milione e mezzo di euro, senza considerare che, solo nel 2007, su un totale di 3.495 casi gestiti, il centro nazionale di ascolto di Telefono azzurro ha accolto 923 segnalazioni di bambini ed adolescenti vittime di abuso, individuando complessivamente 1.115 casi di abuso (ciò significa che alcuni bambini sono vittime di più violenze contemporaneamente). È un provvedimento assurdo, che con la posizione della questione di fiducia non ci avete dato modo di correggere.
In questi giorni si fa un gran parlare di Robin Hood, il ladro buono che rubava all'avido sceriffo di Nottingham per dare Pag. 37soldi ai poveri, ma nei confronti dei disabili, dei bambini abusati e di molte altre categorie deboli, Tremonti ha tolto la calzamaglia di Robin Hood e ha indossato quella nera di Diabolik, perché non si può giustificare in altro modo la scelta di coprire parte del decreto-legge in esame andando a toccare proprio i fondi di maggiore rilevanza sociale.
Ebbene, il mio ordine del giorno 9/1185/55 sul Comitato italiano paralimpico, come quello su Telefono azzurro, sono due post-it colorati che mettiamo davanti agli occhi del Governo, segnalandogli una svista molto grave - ma pur sempre una svista - che riteniamo, anche se a fatica, sia accaduta in buona fede.
Il parere e il voto su questi ordini del giorno ci diranno se abbiamo ragione noi a credere nella buona fede del Governo e della sua maggioranza, oppure se una volta di più sarà confermato lo storico motto del presidente Giulio Andreotti: a pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Onorevole Mura, le ricordo, visto che in apertura del suo intervento ha affermato che avrebbe illustrato due ordini del giorno, che a norma del Regolamento ciascun deputato può illustrare un solo ordine del giorno.
L'onorevole Rossa ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Lolli n. 9/1185/94, di cui è cofirmataria.

SABINA ROSSA. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, la legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), ha istituito il Fondo per lo sport di cittadinanza. Al comma 564 dell'articolo 2, essa prevede quanto segue: «Al fine di promuovere il diritto di tutti allo sport, come strumento per la formazione della persona e per la tutela della salute, e per la costituzione ed il funzionamento, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, dell'Osservatorio nazionale per l'impiantistica sportiva, è istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un fondo denominato "Fondo per lo sport di cittadinanza", al quale è assegnata la somma di 20 milioni di euro per il 2008, di 35 milioni di euro per l'anno 2009 e di 40 milioni di euro per l'anno 2010».
La Conferenza unificata ha già deliberato, nel gennaio scorso, il riparto delle risorse e alle regioni è stato comunicato l'importo loro destinato, così come stabilito dal comma 565. Il Fondo, di 95 milioni di euro complessivi, con il presente decreto-legge - il cosiddetto decreto-legge ICI - viene totalmente privato delle risorse stanziate. Di fatto, viene definanziata una legge già in vigore e viene annullato l'atto più significativo del Governo Prodi, nato da una concertazione tra tutti gli attori del mondo sportivo, che avrebbe permesso di sostenere il diritto allo sport per tutti, nessuno escluso.
È stato colpito lo sport dei bambini, degli anziani e dei disabili, di coloro che hanno, forse, meno talento, ma un grande bisogno di fare attività motoria e sportiva, per la salute e per la socialità. Lo «sport per tutti» esprime un obiettivo sociale, politico e culturale. La pratica sportiva viene vissuta come un diritto di cittadinanza da realizzare, superando le barriere di classe sociale, di età e condizione fisica, che ancora escludono milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva. Si tratta di un diritto che costituisce una parte essenziale del welfare e che va garantito a tutti i cittadini. Non si costruisce benessere e sicurezza nel Paese penalizzando quelle realtà che ogni giorno lavorano sul territorio per la promozione, l'integrazione e l'inclusione sociale proprio dei soggetti più deboli e svantaggiati.
La legge finanziaria, inoltre, prevede, al comma 566 dell'articolo 2, un fondo di 10 milioni di euro per il sostegno alla promozione degli eventi sportivi internazionali, già calendarizzati in Italia nei prossimi anni. Tale fondo nel 2007 ha cofinanziato 52 eventi, contribuendo in modo significativo a promuovere una cultura del cofinanziamento. Anche tali contributi vengono integralmente meno. Al comma 568 dell'articolo 2, la legge finanziaria destinava al Comitato paralimpico un Pag. 38fondo di due milioni di euro per il 2008, un milione di euro per il 2009 ed un milione di euro per il 2010.
Lo «sport disabile» è un fenomeno in crescita in tutto il mondo, anche nel nostro Paese (dalle troppe barriere architettoniche), e le paraolimpiadi sono la dimostrazione fatta evento che si può praticare sport anche da amputati, paraplegici e non vedenti. A quasi cinquant'anni dai primi giochi nello stile delle olimpiadi, oggi le paraolimpiadi rappresentano un evento sportivo di rilevanza mondiale, e l'essere disabili passa in secondo piano di fronte all'eccellenza dei gesti tecnici.
In Italia, non è mai stato investito a sufficienza in questa direzione, e l'aspetto incredibile è che, anziché migliorare ciò che è stato fatto, oggi si decida di tagliare i fondi anche in questo settore. Il taglio di quattro milioni di euro già previsti evidenzia, al di là del dato economico, il segno di un imbarbarimento e di mancanza di sensibilità e di cultura inaccettabili.
Con l'ordine del giorno Lolli n. 9/1185/94 chiediamo al Governo l'impegno effettivo di considerare tra le priorità il sostegno allo sport, prevedendo nel corso della prossima manovra finanziaria lo stanziamento di ulteriori fondi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Rota ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/46.

IVAN ROTA. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi consumatori, alla pari di tanti tartassati cittadini, questo ordine del giorno muove dalla constatazione della mancata attuazione da parte degli istituti bancari della cosiddetta legge Bersani, relativa alla portabilità dei mutui.
Il vantaggio per i consumatori, grazie all'applicazione della legge approvata dal precedente Governo, è evidente, o meglio, sarebbe stato evidente: essa avrebbe portato più competizione tra gli istituti bancari, generando una possibilità di trattare al meglio dei tassi di interesse (che, a quel punto, sarebbero andati a vantaggio dei consumatori), avrebbe semplificato le pratiche necessarie alla portabilità del mutuo e avrebbe generato maggior risparmio per i clienti, per i consumatori. In altre parole, sarebbe stata uno strumento per tutelare un mercato più libero, un mercato che, in altri settori, si basa sulla concorrenza e che, invece, siamo abituati a vedere nel sistema bancario come una sorta di cartello. In altri Paesi, in altre situazioni, saremmo davanti alla necessità di agire contro un trust.
Ebbene, che cosa è successo da allora? Nulla! Poco più di nulla! È proprio di questi giorni la verifica, anche da parte dell'Antitrust, di questa situazione. Che la legge Bersani fosse ampiamente violata dalle banche è cosa nota da tempo, ma l'evidenza dei comportamenti scorretti da parte degli istituti di credito, volti ad impedire e a scoraggiare la surroga del mutuo in favore di un altro che abbia condizioni economiche più convenienti, ha scatenato l'ira non soltanto delle associazioni di consumatori e dei clienti stessi, ma questa volta anche dell'Antitrust, Autorità garante della concorrenza e del mercato.
L'accusa mossa dall'Antitrust nei confronti delle banche è di una pratica commerciale scorretta per non aver attuato la cosiddetta legge Bersani. Ebbene, tale accusa mossa dall'Antitrust, proprio in questi giorni è stata rivolta a dieci istituti bancari, dei quali evitiamo in questo contesto di fare i nomi, ma che sono chiaramente agli atti dell'Antitrust.
Il presidente Antonio Catricalà ha dichiarato che l'Autorità ha raccolto notizie di rinunce a cambiare, solo per via di costi elevati. Pertanto, il cittadino che poteva contare su una portabilità dei mutui da un istituto all'altro a fronte di migliori condizioni economiche, si è visto impedito in questa sua facoltà da costi più alti, e già questo non sarebbe giusto.
Inoltre, vi sono numerose denunce di cittadini che lamentano l'assoluto diniego - ripeto: l'assoluto diniego - da parte Pag. 39delle banche, della surrogazione al fine di prorogare loro un contratto analogo, ma con costi insormontabili. Abbiamo evidenza che ciò sia vero e riteniamo scorretto il loro modo di agire, non per intesa tra le banche, quindi, ma per una pratica commerciale scorretta.
Onorevoli colleghi, onorevoli consumatori alla pari dei cittadini, un plauso va dato all'iniziativa dell'Antitrust, ed è giunto dalle maggiori associazioni dei consumatori, le quali, tuttavia, ricordano come, nel frattempo, le banche abbiano causato danni alla clientela per ben 5,9 miliardi di euro. Non lo dice Ivan Rota, non lo dice l'Italia dei Valori, lo dice l'Antitrust!
Pertanto, i motivi del mio ordine del giorno n. 9/1185/46 sono i seguenti: la Banca d'Italia ha censurato gli istituti di credito per aver violato, in numerosi casi, le norme sulla portabilità dei mutui, che rendono possibile la sostituzione di un istituto con un altro; inoltre, le banche, purtroppo, non adottano spesso comportamenti corretti e trasparenti, in linea con la rappresentazione dei presupposti essenziali di un mercato concorrenziale. A conferma di ciò, più volte l'Antitrust è intervenuta nei loro confronti, denunciando l'esistenza dei cartelli, la cui pratica costituisce un grave danno per la società.
Detto tutto ciò, con il mio ordine del giorno n. 9/1185/46, si impegna il Governo ad adottare iniziative normative volte a realizzare la piena portabilità dei mutui e provvedimenti al fine di favorire la piena ed effettiva concorrenza tra gli istituti bancari.
Grazie signor Presidente e grazie onorevoli colleghi consumatori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. L'onorevole Cimadoro ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/59.

GABRIELE CIMADORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, l'azione del Governo di porre il voto di fiducia riduce e comprime la democraticità del dibattito all'interno di quest'Aula. Esso si riduce ad un insieme di ordini del giorno di cui, poi, il Governo prenderà o meno atto: se alla fine dovesse render conto o accettare tutti gli ordini del giorno, avrebbe già impegnata tutta l'economia della prossima legge finanziaria, al di là di questa vicenda!
Sono convinto che, purtroppo, il Governo farà largo uso del voto di fiducia, per cui la democrazia in quest'Aula verrà sempre meno. Noi ci stiamo apprestando a condurre un'opposizione seria e costruttiva e avevamo dato anche la disponibilità ad andare incontro alle richieste del Governo su temi importanti: la risposta è stata il primo voto di fiducia nei pochi giorni trascorsi dal nostro insediamento.
In campagna elettorale lo slogan dell'ICI probabilmente ha portato qualche economia di voto, con la possibilità per il Popolo della libertà e per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di ottenere la maggioranza di cui oggi si fa scudo.
Prima di lanciare tali appelli, credo che il Governo, o probabilmente il solo Presidente del Consiglio, avrebbe dovuto fare un esame e dire agli elettori dove avrebbe preso le risorse per far fronte al «buco» di 2 miliardi e 700 milioni di euro. A tale riguardo, sarebbe stato più saggio e più giusto da parte del Presidente del Consiglio e della maggioranza intera avere già la disponibilità dell'Assemblea e avere già discusso con l'elettore su dove e su cosa intervenire.
L'ordine del giorno recita: «all'articolo 5, comma 9, (...) sopprime i finanziamenti (...) per una somma pari a 72,5 milioni di euro per i finanziamenti sulla sicurezza stradale». Credo che ciò sia pari a dire: togliamo la pensione sociale ai poveri, oppure togliamo la pensione minima a chi ha lavorato per tutta la vita. La sicurezza stradale è un tema importantissimo e credo che sulla sicurezza stradale non si possa fare alcun risparmio. L'occasione era il presente ordine del giorno, che io ritengo, come molti colleghi in quest'Aula, siano solo parole messe in un armadio che andranno ad impolverare con gli altri ordini del giorno delle precedenti legislature. Ma allora avete compiuto un'operazione che non va verso il cittadino e verso Pag. 40l'utente, perché in quest'Aula avremmo dovuto tornare a parlare di sicurezza sulle strade, signor sottosegretario, e spero si possa fare, perché oggi vi è bisogno di provvedimenti e, soprattutto, dei finanziamenti che lei toglie sic et simpliciter, in modo semplicissimo, basta dire che servono i soldi. Tagliamo sì i rami secchi, ma non quelli produttivi, perché è vero che sulla sicurezza stradale ci troviamo ad affrontare situazioni imbarazzanti. Ad esempio, al nord della nostra penisola abbiamo l'esigenza di strutture stradali e di infrastrutture che attualmente, oltre ad essere insufficienti, non sono normate e sono pericolosissime. Il numero degli incidenti stradali, come ha evidenziato l'onorevole Mura nel suo precedente intervento, sono innumerevoli. Se ciò è vero, non è corretto che, anziché finanziare la sicurezza, si operino dei tagli.
Vi sono altre strade - oltre alla Salerno-Reggio Calabria, ormai diventata il vessillo dell'inefficienza nazionale -, come l'A1 (che personalmente percorro di frequente, venendo a Roma molto spesso in automobile), che presentano situazioni di cantieri interminabili.
Per la sicurezza stradale l'unico deterrente studiato dagli addetti ai lavori e dalle autorità costituite è quello di installare degli autovelox che da un momento all'altro registrano una velocità da 130 chilometri all'ora a 90 all'ora. L'utente diventa persona da perseguire e da multare per riuscire a finanziare operazioni diverse; credo che ciò non sia corretto e spero che il Governo voglia accogliere la richiesta contenuta nel mio ordine del giorno, anche se sono convinto, in cuor mio, che servirà a poco (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. L'onorevole Duilio ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/159.

LINO DUILIO. Signor Presidente, vorrei sottoporre brevemente all'attenzione del sottosegretario - cercherò di parlare per meno di cinque minuti - una questione di cui si era parlato in Commissione e sulla quale, nel corso della passata legislatura, si era manifestata sensibilità, anzitutto in sede di Commissione bilancio, tanto da parte dei colleghi dell'allora maggioranza quanto da parte di quelli dell'allora opposizione. Si tratta della questione della quota dell'otto per mille che i cittadini, attraverso la scelta fatta nella dichiarazione dei redditi, destinano allo Stato per determinate finalità, quali gli interventi straordinari per la fame nel mondo, gli interventi dovuti a calamità naturali, l'assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. Si tratta dunque di soldi che i cittadini, nell'esercizio della loro libertà, destinano non alla Chiesa cattolica o ad altre confessioni, ma allo Stato.
Il problema è che tali fondi, che - sulla base delle valutazioni statistiche svolte negli anni - si ritengono ammontare a circa 90-100 milioni di euro l'anno, alcuni anni fa, nel 2004, furono di fatto azzerati, al punto che, all'avvio della passata legislatura, nel fondo relativo si trovò uno stanziamento di soli 4 milioni 900 mila euro, cioè quasi nulla. La questione, a mio avviso, e prego i colleghi di annotarlo, presenta anche profili di possibile incostituzionalità, in quanto non mi sembra costituzionalmente corretto che i cittadini dichiarino di devolvere le risorse dell'otto per mille allo Stato e poi il Governo (e il Parlamento in sede di ratifica di queste decisioni) azzeri i fondi relativi, così da vanificare sostanzialmente l'esercizio della loro libertà: la questione dunque, a mio avviso, presenta anche problemi di costituzionalità. Di conseguenza, nel corso della precedente legislatura, con i molti sacrifici che si possono immaginare, si è deciso di reintegrare il fondo con una cifra di 45 milioni per il solo 2007, stabilendo nel contempo che, a partire dal 2010, si doveva procedere ad una sua reintegrazione completa. Dal momento che quei fondi venivano distribuiti poiché erano stati appostati in bilancio, rimanevano evidentemente fuori quelli relativi agli anni 2008 e 2009: così, la legge finanziaria dello scorso anno predispose un nuovo stanziamento di 60 milioni di euro.Pag. 41
Ebbene, per coprire le mancate entrate dovute all'eliminazione totale dell'ICI, fra i vari altri fondi fra i quali si va a «razzolare» vi è proprio la quota dell'otto per mille: quei 60 milioni vengono così completamente azzerati. Avremo dunque questa situazione paradossale: che i cittadini continueranno a firmare sul modulo della dichiarazione dei redditi per devolvere il loro otto per mille allo Stato per le finalità che prima richiamavo (previste dalla legge n. 222 del 1985), mentre nei fatti non vi sarà alcuna possibilità di destinare tali risorse a quelle finalità.
Su questa questione - che, lo ripeto, a mio avviso presenta profili di costituzionalità - in Commissione avevamo predisposto un emendamento che ripristinava il fondo di 60 milioni; quell'emendamento ha ricevuto il parere negativo del Governo ed è stato «bocciato». Noi lo abbiamo poi riproposto in Aula ma la posizione della questione della fiducia non ha consentito di sottoporlo alla sensibilità dei colleghi. Peraltro, vorrei ricordare che, nel corso della precedente legislatura, erano proprio i colleghi dell'allora opposizione che ci raccomandavano questa esigenza: anzi, allora si era detto - potrei citare autorevolissimi figure dell'allora opposizione e dunque dell'odierna maggioranza - che anche i 60 milioni erano troppo pochi e che era necessario destinare 90 milioni di euro, poiché bisognava ripristinare integralmente il fondo.
Adesso, il fondo viene azzerato; vengono, cioè, eliminati anche i 60 milioni. Per questo, mi rivolgo al sottosegretario, che non mi ascolta, come fa, ovviamente, in modo costante e reiterato (ma c'è l'autorevole presenza del Viceministro, che conosciamo bene ed è persona che, peraltro, stimiamo molto): ho presentato un ordine del giorno con il quale si vorrebbe ottenere l'impegno, quanto meno, a garantire che nei prossimi provvedimenti siano adeguatamente tutelate le scelte dei contribuenti.
Confido su questo, perché - ripeto - è una questione bipartisan. Ringrazio dell'attenzione e spero che vi sia un parere favorevole per l'accoglimento di questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Causi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/86.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, vorrei invitare tutte le colleghe e i colleghi in Aula a riflettere su un paradosso del provvedimento che stiamo votando: non appena quest'Aula avrà varato il provvedimento in esame, avremo in automatico ridotto del 10 per cento l'autonomia finanziaria dei comuni italiani.
Oggi i comuni italiani hanno un'autonomia finanziaria intorno al 60 per cento, maggiore al nord e minore al sud; più della metà di questa autonomia si regge sul gettito dell'ICI. Togliendo all'incirca il 40 per cento del gettito dell'ICI ai comuni, riduciamo di dieci punti la loro autonomia finanziaria.
Il paradosso è che, contemporaneamente, ci aspetta nelle prossime ore, nei prossimi giorni, una discussione su un DPEF che annuncia un provvedimento sul federalismo fiscale; ci aspetta, quindi, una discussione in cui, da qui alle prossime settimane, saremo impegnati a costruire un nuovo sistema di finanza multilivello.
Mi chiedo e vi chiedo se non sia possibile, fin da adesso, dare un segnale per le prossime settimane per superare questo paradosso.
È molto semplice: in questo ordine del giorno si ritiene di dare indirizzo al Governo per presentare nelle prossime settimane, nella sede del disegno di legge sul federalismo fiscale, un'ipotesi di finanziamento dei comuni a ristoro del mancante gettito ICI sulla prima casa, che non si basi sull'aumento dei trasferimenti, e quindi sull'aumento della finanza derivata, ma sull'individuazione di tributi propri, che vanno devoluti ai comuni.
In particolare, l'ordine del giorno fa riferimento a tributi collegati a basi imponibili immobiliari: ad esempio, l'imposta di registro sulle compravendite immobiliari, le imposte ipocatastali, ogni tipo di Pag. 42imposta, già vigente nel nostro ordinamento, che può essere presa e, in quota parte, devoluta ai comuni.
Badate che in tutto il mondo la fiscalità comunale si avvale di basi immobiliari collegate allo spazio, all'esistenza reale di oggetti che non si spostano sul territorio. Negli Stati Uniti o in Francia, ad esempio, ci sono imposte del tipo ICI; negli Stati Uniti, addirittura, sono collegate al valore di mercato dell'immobile e non, come la nostra ICI, a un valore teorico, quello catastale.
In Francia sono collegate anche ai redditi delle famiglie ovvero ai redditi delle imprese che occupano spazio. L'altro strumento è quello tedesco, che prevede una compartecipazione dei comuni al gettito dell'IRPEF (abbiamo un altro ordine del giorno proprio con questa indicazione).
Ma chiedo a quest'Aula, e parlo, soprattutto, a tutte le persone che sono state e sono amministratori locali, che vengono dall'esperienza dei governi comunali e dei governi di prossimità, di dare attenzione a questo ordine del giorno.
Esso permetterebbe, mentre procediamo al paradosso di ridurre del 10 per cento l'autonomia finanziaria dei comuni italiani, di lanciare, al tempo stesso, un ponte e di impegnare il Governo affinché, nei prossimi provvedimenti, già annunciati, sulla riforma della finanza locale, vengano devolute ai comuni italiani basi imponibili di tipo immobiliare per il finanziamento dei servizi di prossimità.

PRESIDENTE. L'onorevole Palomba ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/38.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, la legge finanziaria viene considerata la legge suprema di uno Stato perché fa capire come trovare le risorse e soprattutto come allocarle nonché sulla base di quali giudizi di valore le risorse vengono destinate al soddisfacimento di determinati interessi pubblici o privati.
Ovviamente, anche le disposizioni finanziarie contenute nelle leggi non specificamente finanziarie presentano lo stesso criterio. Il Governo, con il decreto-legge in esame, ha dichiarato demagogicamente e populisticamente di voler favorire le famiglie, alleggerendole dal costo dell'ICI. Ma si è trovato nella necessità di spiegare da dove avrebbe preso i soldi e perciò di far capire ai cittadini in base a quali valori sarebbero stati tagliati i fondi stanziati in altri capitoli e destinati ad altri interessi pubblici.
Già in Commissione giustizia avevamo rilevato il fatto che fossero stati tagliati completamente i fondi relativi alla lotta contro la violenza sulle donne. Per fortuna, di fronte a tale nostra constatazione o contestazione, il Governo è tornato indietro. Ma avevamo anche fatto rilevare l'inaccettabilità del taglio di 55 milioni di euro dal Fondo attribuito all'edilizia penitenziaria. Da ciò si percepisce quale sia l'interesse del Governo per la giustizia e per la risoluzione dei problemi dell'amministrazione penitenziaria. Non sappiamo se il Governo ed in modo particolare il Ministro Alfano, che diventa a questo punto un po' inafferrabile, perché non riusciamo a capire esattamente dove sia e cosa ne pensi dei problemi sollevati, poiché non riusciamo a chiederglielo, sappia che fra pochi mesi la popolazione penitenziaria ritornerà ai livelli precedenti a quelli dell'indulto.
Vi avevamo avvertito su tale punto, quando avete voluto votare ugualmente l'indulto per uno scambio di prigionieri, come l'aveva definito Francesco Caruso. Vi avevamo avvertito che, senza una contestuale riforma dei codici, del sistema della giustizia e complessivamente dell'ordinamento penitenziario, i problemi non sarebbero stati risolti. Sarebbe stato un ennesimo grande lavacro in favore della delinquenza, ma non si sarebbero risolti i problemi penitenziari. Infatti, così è accaduto. Speriamo che il Ministro Alfano di ciò sia consapevole. Dovremmo pensare di «no», perché il taglio di 55 milioni di euro sull'edilizia penitenziaria rasenta se non addirittura varca l'irresponsabilità. Signori del Governo, vi troverete presto a gestire di nuovo una straordinaria emergenza Pag. 43penitenziaria, perché il numero dei soggetti presenti negli istituti penitenziari sta drammaticamente e pesantemente crescendo e vi ritroverete presto ad affrontare tale emergenza. Allora, per favore non veniteci a dire e a riproporre un ennesimo indulto. Su ciò davvero faremo nuovamente le barricate (come del resto abbiamo fatto fino ad ora). Ci dovrete venire a spiegare perché avete tolto 55 milioni di euro dal Fondo per l'edilizia penitenziaria. Tale dotazione era necessaria ed era prevista per l'adeguamento degli istituti presenti e per portare a compimento il piano generale dell'edilizia penitenziaria che è in atto e per il quale sono stati già stanziati dei fondi e realizzati alcuni lotti funzionali.
Signor Presidente, spero che il Governo, nell'esprimere il parere sull'ordine del giorno in esame, spieghi le ragioni di tale taglio e spieghi soprattutto quale è la strategia del Governo per affrontare l'emergenza detentiva che è già in atto e che diventerà presto drammatica. Se il Governo non fornirà spiegazioni sufficienti in ordine a tale punto, mi riservo di contestare ancora le sue decisioni in un successivo intervento. Per il momento, mi limito a rappresentare che tale scelta denota la totale irresponsabilità del Governo e la sua incapacità di percepire quali sono i veri problemi della giustizia e dell'amministrazione penitenziaria.

PRESIDENTE. L'onorevole Benamati ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1185/130.

GIANLUCA BENAMATI. Signor Presidente, la necessità di questo ordine del giorno nasce dalla decisione che ha assunto il Governo di porre la questione di fiducia sul decreto-legge n. 93 del 27 maggio 2008. Tale decreto, per certi aspetti, poteva essere positivamente emendato in Aula, proseguendo il lavoro che si era svolto in maniera costruttiva nelle Commissioni. La decisione di porre la questione di fiducia mi ha indotto a presentare questo ordine del giorno relativo ad uno dei punti più importanti, ritengo, del decreto medesimo: quello della rinegoziazione dei mutui.
Lei sa, onorevole Presidente, che l'aumento del costo del denaro (circa 2 punti dell'indice Euribor in cinque anni) ha prodotto un aumento delle rate indicizzate medie di un mutuo di circa il 20 per cento. Intendiamoci Presidente: un capo famiglia con un reddito mensile di 1.300 euro che ha un mutuo ventennale di 100 mila euro, pagava una rata fra 550 e 600 euro. Questa rata mensile oggi può aumentare anche di 120-140 euro. Di questo stiamo parlando, del fatto che alcune famiglie oggi debbono scegliere se pagare il mutuo o fare due spese mensili in meno di generi di prima necessità.
Su questo argomento il Governo è intervenuto con il presente decreto-legge, determinando una rinegoziazione di questi mutui, mediante il calcolo di una differenza fra la rata originariamente pagata e un nuovo valore ridefinito mediante un tasso medio di interesse, e addebitando questa differenza su un conto accessorio da rimborsarsi al termine della vita del mutuo originario. Onorevole Presidente, il risultato è che l'utente, di fronte ad una rata variabile e un mutuo a durata fissa, si trova oggi ad avere una rata fissa ma una durata variabile del mutuo, con tutti i costi a suo carico.
Come ha già detto l'onorevole Ceccuzzi, il gruppo del Partito Democratico aveva individuato anche altri interventi, come quello per una maggiore deducibilità fiscale degli oneri, e sopratutto la prosecuzione in maniera molto forte verso una politica di concorrenza fra gli istituti bancari che possiamo definire la politica della «portabilità» del mutuo. In questo senso, anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha formulato alcune osservazioni in sede di conversione di questo decreto che sono già state citate ma che si riducono, in buona sostanza, a tre punti. In primo luogo, l'Autorità garante considerava importante che le singole banche e gli intermediari finanziari potessero continuare ad adottare atteggiamenti e strategie di concorrenza nell'offerta, in modo da venire incontro agli utenti; in secondo Pag. 44luogo, l'Autorità riteneva importante mantenere gli stimoli che derivavano dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, sulla surrogazione dei mutui, la cosiddetta «portabilità»; in terzo luogo, l'Autorità considerava importante una informazione continua alla clientela.
Signor Presidente, da qui nasce lo scopo dell'ordine del giorno che ho presentato. Sostanzialmente intendo proporre un impegno per il Governo teso a garantire una diffusa ed ampia applicazione della portabilità dei mutui, secondo quanto previsto dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, semplificando e rendendo più fluidi e non onerosi gli adempimenti necessari. A questo riguardo, ritengo anche che vi debba essere un percorso di penalizzazione e di sanzione per quegli istituti che, come abbiamo sentito precedente, sono morosi rispetto a questa situazione, ovvero per gli istituti che frappongono problemi: sanzioni e penalizzazioni economiche sino al 20 per cento del valore del mutuo stesso che vadano poi a finanziare un fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa, già previsto all'articolo 2, comma 475, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per l'anno 2008).
Questo perché, onorevole Presidente, nella concorrenza tra istituti bancari e nella portabilità dei mutui c'è il vero sollievo per il cittadino. Credo che il mio ordine del giorno nel merito sia condiviso e condivisibile non solo dal gruppo parlamentare al quale appartengo, o da altri gruppi parlamentari dell'opposizione, ma anche da una larga parte della maggioranza. Auspico, pertanto, che sullo spirito di questo ordine del giorno si possa trovare un'ampia convergenza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Favia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/44.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, spiace non vedere ai banchi del Governo alcun rappresentante, ma tant'è. Voglio anzitutto... Mi scusi, signor Presidente, possiamo avere il Governo in Aula?

PRESIDENTE. Ecco il rappresentante del Governo, onorevole Favia. La prego di proseguire.

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Ero lì dietro.

DAVID FAVIA. Signor rappresentante del Governo, la ringrazio della sua presenza.
Voglio anzitutto ringraziare e complimentarmi con l'onorevole Barbareschi per il suo intervento di questa mattina sulla distrazione, oserei dire, di fondi per la cultura, che è uno dei tanti aspetti drammatici di questo provvedimento che, per adempiere ad uno spot elettorale - quello dell'abolizione, sostanzialmente inutile, di un'imposta odiosa come l'ICI - ma non a questo prezzo, ha falciato investimenti e finanziamenti assolutamente importanti. In particolare, dell'intervento dell'onorevole Barbareschi ho gradito l'appello all'alta cultura, contro i modelli culturali sbagliati, vacui e violenti che sono stati introdotti in questi ultimi anni; tuttavia, mi sarebbe piaciuto che il collega avesse citato chiaramente anche le televisioni del Presidente del Consiglio, che lui appoggia, che sono state tra le prime ad introdurre questi modelli culturali sbagliati che continuano ad alimentare. Ricordo, inoltre, ai colleghi che sono presenti in Aula, sia dell'opposizione sia della maggioranza, che sono tantissime le voci che vanno a sconvolgere i cosiddetti investimenti culturali: dai contributi straordinari per le sale cinematografiche, al credito di imposta alle imprese non appartenenti al settore cinematografico per investimenti nella produzione cinematografica, alle politiche di sostegno agli italiani nel mondo, per la cultura italiana, il Centro per il libro e lettura, il fondo per la diffusione della cultura delle politiche di responsabilità sociale delle imprese, nonché contributi e istituzioni culturali, quali il Festival pucciniano e il restauro archeologico dei teatri. Si è trattato, dunque, di un intervento che ho apprezzato, ma che doveva essere molto più critico nei confronti del suo Governo e della sua maggioranza.Pag. 45
Riguardo all'ordine del giorno che ho presentato, ho ascoltato prima - con piacere - la richiesta di sottoscriverlo anche da parte dell'onorevole Ciccanti e colgo, peraltro, l'occasione per manifestare che sono disponibile - spero se ne prenda nota - a sottoscrivere l'ordine del giorno Vannucci n. 9/1185/8 che richiamo. Il mio ordine del giorno - auspico che il Governo ne prenda nota - tende a far ripristinare, nel più breve tempo possibile, il finanziamento di 3 milioni di euro, che è stato stralciato, che serve ad attivare un mutuo ANAS per realizzare una tratta importante della Fano-Grosseto. Come dice la locuzione stessa, la Fano-Grosseto è la strada di collegamento tra i due mari, il Tirreno e l'Adriatico; l'arteria è già compiuta per larga parte, vi sono dei lotti in cui i lavori sono in corso, ma ora sono fermi per mancanza di finanziamenti.
Vi sono altri lotti che devono partire (in quanto la progettazione è pronta ma non si indice l'appalto) ed altri ancora che devono essere progettati. Con questo ordine del giorno chiediamo quanto meno di ricevere su questa vicenda notizie sulle intenzioni del Governo e che siano ripristinati almeno i 3 milioni di euro, ma anche tutti i fondi che mancano per il completamento di quest'arteria importantissima che francamente si sarebbe potuta finanziare, se per finanziare questo spot elettorale non si fossero stralciati i fondi per opere, investimenti e finanziamenti importantissimi, molto più importanti dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa.

PRESIDENTE. L'onorevole Laratta ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Cesare Marini n. 9/1185/155, di cui è cofirmatario.

FRANCESCO LARATTA. Signor Presidente, credo che stamattina la vicenda dei tagli alle infrastrutture del Mezzogiorno (di Calabria e Sicilia) sia stata abbondantemente trattata nel grande disinteresse del Governo che su questa vicenda fa finta di nulla, non ascolta e non sente pur avendo preso valanghe di consensi in quelle regioni, in particolare in Sicilia. È un Governo che non è interessato e accontenta l'MpA con un ordine del giorno che approverà oggi e crede che sia risolto il problema dei tagli alle infrastrutture del Mezzogiorno.
Vorrei partire da una dichiarazione del Governatore della Banca d'Italia che nelle considerazioni finali del 31 maggio scorso, sostiene che le potenzialità di espansione dell'economia meridionale sono maggiori rispetto a quelle del centro-nord, a condizione che migliori la spesa pubblica e quella dei servizi. La prospettiva di un'area di libero scambio nel Mediterraneo, decisa nella conferenza di Barcellona tra i Paesi del nord Africa e l'Unione europea, creerà un grande mercato che potrà avere come centro geopolitico l'Italia e, in particolare, il Mezzogiorno.
Fatte queste premesse, cosa vediamo? Che uno dei primi atti che il Governo compie - ricordo che il Presidente Berlusconi aveva annunciato il ritorno alle grandi opere pubbliche per rilanciare il sud - è di tagliare proprio i fondi per le strade, le ferrovie e le infrastrutture della Sicilia e della Calabria. In verità non solo ciò, visto che poco prima il capogruppo in Commissione agricoltura, Nicodemo Oliverio, parlava, invece, anche di gravi danni nel settore agricolo nazionale che mettono a rischio le casse degli agricoltori. Potremmo parlare anche degli LSU e di tutti i danni, tuttavia concentriamoci su questo aspetto.
Vogliamo lo sviluppo del Mezzogiorno e Berlusconi annuncia la ripresa delle grandi opere; il Governatore della Banca d'Italia ci dice che il Mezzogiorno ha maggiori potenzialità rispetto al nord del Paese e il primo atto che compie questo Governo, lo ripeto, è di tagliare con un decreto-legge le risorse che con il precedente Governo avevamo individuato proprio per lo sviluppo del Mezzogiorno da destinare, quindi, a strade, ferrovie e opere pubbliche. Ne potrei citare decine - è stato fatto - però il tema è uno solo: i soldi fino a ieri c'erano (e lo confermava poco prima l'allora sottosegretario alle infrastrutture, Meduri, che con Capodicasa aveva seguito molto i temi delle infrastrutture Pag. 46in Calabria e in Sicilia), mentre oggi non ci sono più. Possiamo discutere e dire tutto ciò che vogliamo, ma oggi queste risorse non ci sono più. E dove sono finite? Ecco il Robin Hood alla rovescia, il Robin Hood che si è inventato il Ministro Tremonti (che non manca di certo in quanto a fantasia), che toglie ai poveri e a chi non ha risorse, infrastrutture, strade, ferrovie (perché sono tutte ferme al secolo scorso) per darle a chi? Le risorse per il taglio dell'ICI sulla prima casa, esteso a tutta Italia, provengono per l'80 per cento dal Mezzogiorno, in particolare da due regioni.
Eliminare un'imposta patrimoniale che colpisce un bene preziosissimo come la casa, è chiaro che rappresenta un'azione popolare, dovuta e necessaria, tanto più che l'abbiamo avviata noi con il precedente Governo quando sono state compiute ampie battaglie ed è stata ridotta notevolmente l'ICI. Avevamo necessità di trovare copertura, ma questo Governo, che ha un taglio populista esasperato, che fa?
Non si preoccupa delle coperture. Fa una campagna elettorale in cui promette di abolire l'ICI, ma non si preoccupa di reperire le risorse. Quando giunge il momento della copertura, qualche promessa viene mantenuta (tutte le altre si finge di mantenerle e vengono dimenticate) ricorrendo ai fondi pronti e immediati. Quelle risorse per le infrastrutture erano già pronte per essere spese e le province erano state attivate con i progetti (lo dice anche l'allora viceministro D'Antoni, che su questi argomenti ha condotto anche tante battaglie), ma, ciò nonostante, queste risorse vengono eliminate.
Signor Presidente, con questo ordine del giorno - in Calabria e in Sicilia vi è stata una sollevazione di province e di comuni anche di centrodestra, non solo di centrosinistra - vogliamo sapere se questo Governo si impegna a realizzare un programma di interventi infrastrutturali e di servizi, con la relativa copertura finanziaria per il Mezzogiorno. Il Governo lo deve dire oggi. Il sottosegretario Cosentino non può affermare che si è trattato di un prestito, perché è allucinante: un prestito si fa se le due parti sono d'accordo; questo è stato uno scippo, perché noi non sapevamo nulla (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. L'onorevole Pisicchio ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/56.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, l'articolo 5, comma 1, elenco 1 allegato, riduce di 70 milioni di euro per il triennio 2008-2010 i finanziamenti al Fondo per la ristrutturazione della rete idrica nazionale, istituito dalla legge finanziaria per il 2008, l'ultima legge finanziaria. Onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, non credo che si debba argomentare troppo intorno alla necessità di un intervento impegnativo e articolato per far fronte a una vera e propria emergenza idrica, che da anni investe il sistema di rete chiamato a diffondere l'acqua nell'intero territorio nazionale.
Si tratta, dunque, di un sistema malato, che determina la dispersione di almeno il 50 per cento dell'acqua immessa in rete, esponendo ogni anno il Paese all'emergenza siccità, soprattutto nelle aree meridionali, nella stagione estiva in cui ci stiamo immettendo. Credo che anche gli esponenti del Governo se ne siano accorti. Ma non mi riferisco solo al sud, poiché, a causa di una mancata razionalizzazione del sistema, che si intendeva invece affrontare con il Fondo istituito con la legge finanziaria 2008, si verifica una condizione di dispersione del 44 per cento dell'acqua immessa nelle città capoluogo, in modo omogeneo e trasversale, da Belluno a Siracusa. Ma è ancora nel sud che la situazione si fa più drammatica, con dispersioni pari al 70 per cento, per esempio, in città come Cosenza e Campobasso. Nei grandi centri non va meglio: vi è il 47 per cento di dispersione a Palermo, il 42 per cento a Catania, il 35 per cento a Roma e a Bari, il 38 per cento a Napoli, creando così una condizione di disparità anche nell'accesso all'acqua potabile.
A fronte dei 106 litri di Ascoli Piceno (ogni cittadino di quella città ha a disposizione Pag. 47106 litri), il cittadino di Milano ne utilizza 360. Anche questo mi sembra un elemento su cui vale la pena spendere un momento di riflessione. L'acqua è un bene fondamentale e non è forse peregrina la posizione di chi ritiene di dover garantire un'esplicita tutela costituzionale a questo bene, che ha una valenza vitale, che non devo certamente illustrare a voi, onorevoli colleghi e onorevoli rappresentanti del Governo.
Per questa ragione, con il nostro ordine del giorno, chiediamo al Governo di non depauperare il Fondo per la ristrutturazione della rete idrica nazionale - perché, sotto questo profilo, potrebbe anche essere immaginata una sorta di articolazione in termini di federalismo idrico - e di adoperarsi per un'integrazione dei finanziamenti, per rendere possibile un adeguamento urgente, soprattutto di fronte alla stagione estiva (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. L'onorevole De Micheli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/90.

PAOLA DE MICHELI. Signor Presidente, in premessa mi permetto di ribadire che tutto il lavoro sviluppato in Commissione dal gruppo del Partito Democratico era finalizzato a migliorare il contenuto del decreto-legge in un'ottica federale e di maggiore equità. Noi siamo favorevoli all'abbassamento della pressione fiscale ma non a scapito dei numerosi servizi erogati dai comuni e non favorendo i ricchi proprietari di casa o gli oligopolisti bancari. Questa, invece, sarà la conseguenza del voto di fiducia di ieri che oltre ad aver azzerato il lavoro e il dibattito parlamentare ha anche partorito una legge che, sommata alla legge finanziaria, non allevierà la preoccupante condizione delle famiglie italiane.
Nel quadro di questa responsabile preoccupazione abbiamo riconosciuto che questo Paese è in una fase di contrazione della domanda, in presenza, anche se non avete il coraggio di riconoscerlo, di una forte spinta inflattiva. In Europa, invece, si riconosce il problema dell'inflazione e si decide di aumentare i tassi per raffreddare i prezzi motivando questa scelta con la questione dell'inflazione importata. Siamo, quindi, di fronte ad una congiuntura che dimostra quanto il problema abbia una complessità e una portata senza confronti con il passato. Da una parte vi è il vostro «raffazzonato» tentativo espansivo, dall'altra il tasso di interesse che cresce per contrarre l'inflazione; le vostre risposte sono deboli, centraliste e inique. Ci rimane l'arma spuntata degli ordini del giorno che ripuntualizziamo per i nostri obiettivi molto chiari.
Nel caso del mio ordine del giorno il richiamo è al decreto ministeriale del 2 agosto 1969, che è funzionale a un riequilibrio dell'esenzione dell'ICI. Se l'obiettivo dichiarato del Governo è quello di far pagare ancora l'ICI sulla prima casa ai proprietari di case di lusso, sapete bene che individuarle solo attraverso le categorie catastali non è sufficiente e crea forte sperequazioni tra i vari comuni; la stampa, in merito, è piena di esempi proprio in questi giorni. Il decreto ministeriale citato chiarisce, specifica e puntualizza quali realmente possano essere individuati come immobili di lusso con dovizia di particolari assolutamente attuali. Utilizzare il riferimento al decreto ministeriale uniforma per tutto il Paese la categoria degli immobili di lusso che continueranno a pagare l'ICI. Questo mi sembrava e mi sembra il «minimo sindacale». Lasciare la legge com'è, approfondirà le caratteristiche di iniquità che attraversano tutto il provvedimento che risulta essere finto sull'ICI, esclusivo sugli straordinari, corporativo e contro la libera concorrenza nella parte relativa ai mutui. Concediamoci, almeno con questi ordini del giorno, l'ennesima occasione per migliorare il provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Borghesi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/40.

Pag. 48

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, rinuncio all'illustrazione del mio ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
L'onorevole Boccia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/91.

FRANCESCO BOCCIA. Signor Presidente, il mio ordine del giorno fa riferimento agli investimenti programmati dall'INAIL riguardanti le infrastrutture sociali, per lo più ospedali, residenze universitarie e le caserme, in particolar modo quelle della Polizia di Stato. Dall'INAIL questi investimenti erano stati già programmati nel 2005 nella legislatura precedente alla scorsa ed erano stati bloccati dall'ultima legge finanziaria, «targata» Tremonti, del Governo Berlusconi.
Il tema di fondo è connesso alle modalità con le quali l'INAIL finanzia l'acquisto o la costruzione di opere infrastrutturali che hanno queste caratteristiche. L'articolo 22-quater del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, aveva introdotto proprio la possibilità per l'INAIL di ricorrere alla forma diretta per gli investimenti che traggono origine da piani di impiego già approvati dai Ministeri vigilanti, in particolar modo dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale. A seguito dell'entrata in vigore di questo articolo, l'INAIL, con lettera del 26 marzo 2008, aveva comunicato di voler procedere alla predisposizione di un accordo di programma propedeutico alla realizzazione di alcuni investimenti che richiamo in questa sede non casualmente, perché oggi questi investimenti sono stati programmati, molti di questi sono messi in cantiere, ma per effetto del provvedimento approvato dal Governo Berlusconi sono stati bloccati.
Gli investimenti riguardano la realizzazione dell'Istituto «Carlo Besta» di Milano, dell'Istituto Tumori di Milano, e poi riguardano opere per le quali erano già state avviate istruttorie (e in alcuni casi anche i lavori). Mi riferisco agli investimenti per residenze per studenti universitari presso le seguenti università: l'Università degli studi di Milano, l'Università del Sannio di Benevento, l'Università degli studi Magna Grecia - Catanzaro, l'Università di Enna, il Politecnico di Bari, il CEUR di Bologna. Nella medesima lettera l'INAIL comunicava la volontà di procedere all'immediato acquisto dell'immobile in Cona (Ferrara) per il quale si è concluso nell'anno 2007 il procedimento di valutazione di congruità tecnico-economica (in questo caso stiamo parlando di un ospedale).
Con questo ordine del giorno noi chiediamo che il Governo si impegni a valutare gli effetti applicativi del provvedimento con il quale di fatto ha bloccato questi investimenti, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a far sì che gli investimenti citati in premessa possano essere realizzati sulla base della forma diretta prevista dall'articolo 22-quater del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248.
A margine dell'illustrazione dell'ordine del giorno mi preme sottolineare che, dal provvedimento sul quale è stata posta la fiducia ieri, non si capisce più se per il Governo Berlusconi l'INAIL dovrà realizzare - così com'era fino a prima dell'ultima legge finanziaria e del provvedimento «mille proroghe» - investimenti in maniera diretta o in maniera indiretta, attraverso fondi immobiliari. In entrambi i casi era evidente che in realtà la capitalizzazione non poteva essere assolutamente garantita oltre una certa soglia per un motivo molto banale, semplicemente perché non è possibile programmare con certezza le risorse che l'INAIL raccoglie. Per questo motivo chiediamo al Governo anche chiarezza su cosa si intende fare, non solo per quanto riguarda gli investimenti, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le risorse che l'INAIL raccoglie dai contribuenti italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. L'onorevole Paladini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/61.

GIOVANNI PALADINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio ordine del Pag. 49giorno riguarda l'articolo 2 del provvedimento in esame, che prevede un'imposta sostitutiva dell'IRPEF con una aliquota fissa al 10 per cento per i redditi da lavoro dipendente nel settore privato provenienti da ore di lavoro straordinario o da premi aziendali.
Questa ICI propagandistica, che servirà ben a poco per alcuni aspetti, ha creato veramente delle situazioni di disuguaglianza. Mettendo da parte ogni ulteriore considerazione di merito si deve osservare come tale disposizione escluda il settore pubblico, inclusi settori e figure professionali per i quali il lavoro straordinario risulta particolarmente gravoso; mi riferisco a chi è sottoposto a turni rotativi, festivi e notturni, e molte volte anche a rischio della propria incolumità, come il personale delle forze dell'ordine, i vigili del fuoco o gli infermieri.
Ritengo che vi sia stata poca attenzione in questa situazione. Infatti, in una precedente occasione ho votato contro, perché non solamente vi è il problema dell'aliquota ma anche quello di non aver inserito determinate categorie fin da subito, affermando che le inserirete a dicembre o gennaio, non si sa quando, come e dove. Cercherete, dunque, di portare avanti una politica distante da quella che avete sostenuto in campagna elettorale.
L'esclusione del settore pubblico da tale agevolazione fiscale rappresenta un vulnus al principio sancito dall'articolo 3 della nostra Carta costituzionale. L'estensione dell'agevolazione, di cui al citato articolo 2 del decreto-legge in esame, al settore del pubblico impiego si poteva finanziare con tagli ad alcuni costi della politica e, in particolare, ad esempio, con la riduzione del 30 per cento della spesa per il funzionamento degli uffici di diretta collaborazione del Governo, con la previsione di rimborsi elettorali ai partiti effettuati solo sulla base dei voti effettivamente presi e per la sola durata della legislatura e anche - si tratta forse dell'elemento più importante - con la revisione del trattamento economico complessivo dei Ministri, dei Viceministri e dei sottosegretari di Stato che non sono membri del Parlamento nazionale. Non ci si preoccupa di quegli aspetti, e si dimenticano il personale delle forze dell'ordine e i dipendenti pubblici in generale.
Direi anche che sarebbe necessario abolire le comunità montane, diminuire il numero dei consiglieri, degli assessori e degli enti locali, alzare il tetto per le circoscrizioni comunali a 250 mila abitanti e stabilire per le aziende degli enti locali un consiglio di amministrazione al massimo di cinque membri e un tetto ai compensi. Ciò, a nostro avviso, può essere molto rilevante per noi.
È paradossale prevedere - mi è parso anche simpatico il suo intervento - una serie di misure contro i cosiddetti «fannulloni» - come li ha chiamati il Ministro - che sono presenti tra i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e, nello stesso tempo, discriminare tutti i pubblici dipendenti rispetto ad un'agevolazione prevista solo per i dipendenti privati. Si criminalizzano e, implicitamente, si demotivano i dipendenti pubblici: credo che non sia una buona politica quella condotta contro certe categorie, soprattutto continuando a dire che sono fannulloni e, al contempo, assegnando i fondi in determinati contesti.
Ritengo che sia necessario cercare di valutare gli effetti applicativi di questa norma e delle richiamate disposizioni, al fine di conoscere anticipatamente le conseguenze di quanto avete previsto. Infatti è veramente assurdo da parte vostra dire: poi vedremo, poi faremo, poi concilieremo; non si sa che cosa farete, cosa vedrete e dove andrete a finire!
Credo che dovrete prendere in considerazione l'esame di un'agevolazione fiscale anche a certe categorie, in particolare alle forze dell'ordine, al fine di non creare discriminazioni tra i cittadini-lavoratori, soprattutto in questo contesto.
Vi è da dire che questo è il decreto-legge dei tagli e del disinteresse, anche a vedere dai banchi del Governo...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Paladini.

GIOVANNI PALADINI. Ho concluso, signor Presidente, la ringrazio.

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PRESIDENTE. L'onorevole Di Biagio ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Picchi n. 9/1185/23, di cui è cofirmatario.

ALDO DI BIAGIO. Signor Presidente, per agevolare i lavori dell'Assemblea, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Di Biagio, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.

AMEDEO LABOCCETTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMEDEO LABOCCETTA. Signor Presidente, avrei preferito anch'io illustrare l'ordine del giorno n. 9/1185/65 da me presentato, ma prendo atto delle decisioni assunte e chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo del mio intervento

PRESIDENTE. Onorevole Laboccetta, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
La Presidenza autorizza altresì, sulla base dei criteri costantemente seguiti, la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna dell'intervento dell'onorevole Codurelli, che ne ha fatto richiesta, la quale aveva chiesto di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1185/117.
È così esaurita la fase di illustrazione degli ordini del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16, con l'espressione del parere da parte del Governo.

La seduta, sospesa alle 13,15, è ripresa alle 16,05.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alessandri, Castagnetti, Lamorte, Leo e Mazzocchi sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Annunzio della costituzione della Delegazione presso l'Assemblea parlamentare dell'OSCE.

PRESIDENTE. Comunico che la Delegazione presso l'Assemblea parlamentare dell'OSCE ha proceduto, in data odierna, alla propria costituzione, eleggendo presidente il deputato Riccardo Migliori.

Sull'ordine dei lavori (ore 16,07).

ANTONIO BORGHESI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per due brevissime questioni: in primo luogo, ieri abbiamo assistito al primo voto sulla questione di fiducia e la chiama ha evidenziato una ventina di minuti di eccezioni rispetto al normale corso della chiama dei deputati.
Per carità, immagino che siano state tutte eccezioni fondate, però vorrei pregarla, signor Presidente, di valutare - come è stato fatto nella scorsa legislatura, dopo che all'inizio le eccezioni appunto si dimostravano troppo numerose e per il Pag. 51rispetto di tutti colleghi, di una parte e dell'altra, che sono rimasti qui fino a tarda ora - l'opportunità di adottare i criteri più restrittivi che erano stati utilizzati anche nella precedente legislatura.
La seconda brevissima questione riguarda il fatto che nell'ufficio di presidenza delle Commissioni V e VI si è discusso il calendario che riguarda il decreto-legge n. 112 del 2008, la cosiddetta manovra finanziaria o anticipo di legge finanziaria.
Per poter arrivare all'esame dell'Assemblea, come chiede il Governo, il 14 luglio si impone una restrizione e un quasi soffocamento della discussione, signor Presidente, perché come lei sa, per prassi di questa Camera, quando vi è la discussione di una legge finanziaria, è sempre prevista almeno una settimana di discussione da parte delle Commissioni in presenza di una sospensione dei lavori dell'Assemblea.
Non vorrei, a questo punto, dover dire che il Governo ha preordinato l'ingolfamento dei lavori del Parlamento con i decreti-legge, per poter impedire al Parlamento di discutere sulla materia.

PRESIDENTE. Come sanno gli onorevoli presidenti di gruppo, quindi anche l'onorevole Donadi, la seconda questione che lei, onorevole Borghesi, ha sollevato è stata oggetto dell'attenzione della Conferenza dei presidenti di gruppo.
Prendo atto, invece, della prima richiesta, che personalmente considero certamente meritevole di attenzione.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 1185-A)

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la fase di illustrazione degli ordini del giorno.
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Cassinelli n. 9/1185/1 e Catone n. 9/1185/2, non accetta l'ordine del giorno Maurizio Turco n. 9/1185/3 ed esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Granata n. 9/1185/4, purché il dispositivo sia riformulato sostituendo le parole «ad individuare» con le seguenti: «a valutare l'opportunità di individuare».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Frassinetti n. 9/1185/5 purché il dispositivo sia riformulato aggiungendo, dopo le parole «allo scopo di» le seguenti: «valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Cazzola n. 9/1185/6, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di aggiungere dopo le parole: «impegna il Governo», le seguenti: «al termine del periodo di sperimentazione, a valutare l'opportunità di». In relazione a tutti gli ordini del giorno formulati con riferimento all'articolo 2, relativo alla detassazione degli straordinari, proponiamo di inserire, come riformulazione, all'inizio del dispositivo le parole: «al termine del periodo di sperimentazione», perché abbiamo dichiarato che la norma in oggetto è sperimentale e ha scadenza a fine anno.
Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sull'ordine del giorno Palmieri n. 9/1185/7, a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: alla fine del dispositivo, dopo le parole: «per usufruire della detassazione», inserire le parole: «in relazione al numero dei componenti del nucleo familiare», sopprimendo le parole: «o, in alternativa, differenziando l'aliquota d'imposta sostitutiva ad essa applicata». Questa parte viene eliminata, mentre è mantenuta solo quella riformulata precedentemente.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Vannucci n. 9/1185/8.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Franzoso n. 9/1185/9, purché sia accolta la seguente riformulazione del dispositivo: «impegna il Pag. 52Governo a valutare gli effetti della disposizione richiamata, al fine di valutare l'opportunità di adottare le opportune iniziative volte a mantenere i finanziamenti di cui all'articolo 24, comma 1, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, secondo l'interpretazione data, con l'effetto di recuperare le somme non utilizzate per l'effettuazione dei pagamenti relativi alle transazioni avvenute entro il 31 dicembre 2007, termine ultimo di liquidazione tutto compatibilmente con le esigenze della finanza pubblica».
Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sull'ordine del giorno Jannone n. 9/1185/10, purché il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole: «allo scopo», inserire le seguenti: «di valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Gregorio Fontana n. 9/1185/11 e Commercio n. 9/1185/12.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Nicco n. 9/1185/13, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire dopo le parole: «impegna il Governo», le seguenti: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Brugger n. 9/1185/14. Il Governo, invece, esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Zeller n. 9/1185/15.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Strizzolo n. 9/1185/16, a condizione che sia accolta la seguente riformulazione del dispositivo: dopo le parole: «impegna il Governo», inserire le parole: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Dima n. 9/1185/17. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Barbareschi n. 9/1185/18, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di sopprimere la parola: «tempestivamente» e le ultime tre righe: «e dell'esiguità del risparmio finanziario che tale taglio produrrebbe per le finanze pubbliche». Pertanto, secondo la riformulazione l'ordine del giorno termina con le parole: «prodotti audiovisivi».
Il Governo esprime parere favorevole sui successivi ordini del giorno Pagano n. 9/1185/19, Marinello n. 9/1185/20 e Misuraca n. 9/1185/21.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Realacci n. 9/1185/22, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire dopo le parole: «impegna il Governo», le seguenti: «a riferire alle competenti Commissioni parlamentari cosa intenda fare per rilanciare il trasporto pubblico nelle città e nei territori», per poi proseguire fino alla fine dell'ordine del giorno con l'attuale formulazione.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Picchi n. 9/1185/23.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Vico n. 9/1185/25, a condizione che sia accolta la seguente riformulazione del dispositivo: dopo le parole: «impegna il Governo», si propone di sopprimere le parole: «a valle di un'interpretazione autentica del combinato disposto del decreto-legge», fino alle seguenti «decreto-legge in esame», e di sostituire la parte restante con le parole: «a valutare l'opportunità di adottare gli adeguati provvedimenti, al fine di dare certezza all'operato degli organi straordinari di liquidazione, facendo salve le somme riversate ai suddetti organi ed ancora non utilizzate alla data del 29 maggio 2008, compatibilmente con le esigenze della finanza pubblica».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Albonetti n. 9/1185/26, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole «in premessa allo scopo di», inserire le seguenti «valutare l'opportunità di» e sopprimere la parola «tempestivamente».
Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sull'ordine del giorno Bragantini n. 9/1185/27, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative Pag. 53volte a stabilire le modalità ed i tempi per verificare la possibilità di riversare alle regioni ed ai comuni la quota di addizionale spettante, inclusa nel prelievo delle risorse derivanti dall'applicazione dell'imposta sostitutiva del 10 per cento, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica».
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Mario Pepe (PdL) n. 9/1185/28.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Cicu n. 9/1185/29, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole «in premessa allo scopo di», aggiungere le parole «valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Lorenzin n. 9/1185/30.
Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sull'ordine del giorno Ceccuzzi n. 9/1185/31, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole «ad adottare le opportune iniziative volte a», inserire le parole «valutare l'opportunità di» e sopprimere le parole «con il primo provvedimento utile»; la restante parte del dispositivo resta uguale.
Il Governo esprime, quindi, parere favorevole sull'ordine del giorno Servodio n. 9/1185/32, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole «impegna il Governo», inserire le parole «a valutare l'opportunità di».
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Brandolini n. 9/1185/33.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Fiorio n. 9/1185/34, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole «impegna il Governo a valutare», inserire le parole: «l'opportunità di» e sopprimere le seguenti «le conseguenze derivanti dalla riduzione degli stanziamenti di cui in premessa allo scopo di adottare le opportune iniziative a volte a».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Capodicasa n. 9/1185/35, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: dopo le parole «allo scopo di», inserire le seguenti «valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Sani n. 9/1185/36, a condizione, anche in questo caso, che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire dopo le parole «premessa allo scopo di», le seguenti «valutare l'opportunità di» e di sostituire la parola «opportune», con la seguente «adeguate».
Il Governo, quindi, non accetta l'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37. Tuttavia, poiché la parte relativa al pagamento dei contributi e delle fiscalità arretrate viene definita nell'ordine del giorno De Camillis n. 9/1185/163, il Governo chiede, in caso, di apporre la firma a tale ordine del giorno, poiché esso è formulato in modo migliore. Altrimenti, l'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37 andrebbe riformulato come l'ordine del giorno De Camillis n. 9/1185/163.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Palomba n. 9/1185/38, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire dopo le parole «in premessa allo scopo di», le seguenti «valutare l'opportunità di» e di sostituire le parole «opportune iniziative» con le seguenti «adeguate iniziative».
Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sull'ordine del giorno Costantini n. 9/1185/39, a condizione che il dispositivo sia riformulato sopprimendo le parole: «nel più breve tempo possibile».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Borghesi n. 9/1185/40, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: «impegna il Governo a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni di cui all'articolo 1, al fine di predisporre, avendo riguardo delle prerogative del Parlamento, ulteriori provvedimenti volti a garantire uno sviluppo del federalismo fiscale e a prevedere un'attuazione organica e reale del federalismo fiscale che valorizzi la reale autonomia impositiva e gestionale degli enti territoriali».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Piffari n. 9/1185/41, Pag. 54anche in questo caso, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire dopo le parole «in premessa allo scopo di», le seguenti «valutare l'opportunità di» e di sostituire le parole «opportune iniziative volte» con le seguenti «adeguate iniziative volte».
Il Governo esprime, quindi, parere favorevole sugli ordini del giorno Leoluca Orlando n. 9/1185/42 e Cambursano n. 9/1185/43.
Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sull'ordine del giorno Favia n. 9/1185/44, a condizione che il dispositivo sia riformulato sopprimendo le parole: «nel più breve tempo possibile».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Monai n. 9/1185/45, purché il dispositivo sia riformulato nel modo seguente «impegna il Governo, al termine del periodo di sperimentazione, a valutare la possibile estensione delle norme relative al regime fiscale agevolato per gli straordinari al settore pubblico alla presenza della determinazione di principi e metodi certi per l'accertamento della reale produttività di quei dipendenti pubblici che ne potranno usufruire».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Rota n. 9/1185/46.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Aniello Formisano n. 9/1185/47.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Donadi n. 9/1185/48, a condizione che il dispositivo sia riformulato inserendo, dopo le parole: «impegna il Governo», le seguenti: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Misiti n. 9/1185/49, a condizione che il dispositivo sia riformulato sostituendo le parole: «ad adottare le opportune iniziative» con le seguenti: «a valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Porfidia n. 9/1185/50.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Scilipoti n. 9/1185/51, purché il dispositivo sia riformulato inserendo dopo le parole: «allo scopo di» le seguenti: «valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative».
Il Governo non accetta gli ordini del giorno Giulietti n. 9/1185/52 e Porcino n. 9/1185/53.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Zazzera n. 9/1185/54, a condizione che il dispositivo sia riformulato inserendo dopo le parole: «allo scopo» le seguenti: «di valutare l'opportunità di assumere gli adeguati provvedimenti».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Mura n. 9/1185/55.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Pisicchio n. 9/1185/56, se riformulato sopprimendo la parola «tutti».
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Touadi n. 9/1185/57.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Palagiano n. 9/1185/58.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Cimadoro n. 9/1185/59, purché il dispositivo sia riformulato sostituendo le parole: «allo scopo di prendere gli opportuni provvedimenti» con le seguenti: «allo scopo di valutare l'opportunità di assumere gli adeguati provvedimenti».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Razzi n. 9/1185/60.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Paladini n. 9/1185/61.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Barbato n. 9/1185/62, anche se su questo tema la legge conferisce mandato alla Conferenza Stato-regioni, città e all'ANCI di definire le modalità, pertanto il parere è contrario.

PRESIDENTE. Signor sottosegretario, non ho ben capito: il parere è favorevole o contrario? Non deve motivare, deve solo dire se è favorevole o contrario.

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. È contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Messina n. 9/1185/63, Pag. 55Evangelisti n. 9/1185/64, Laboccetta n. 9/1185/65, Ravetto n. 9/1185/66 e Fugatti n. 9/1185/67.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Capitanio Santolini n. 9/1185/68, purché il dispositivo sia riformulato sostituendo le parole: «rendere interamente deducibili le» con le seguenti: «prevedere una maggiore deducibilità delle».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Rao n. 9/1185/69.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Poli n. 9/1185/70, se riformulato inserendo dopo le parole «impegna il Governo» le seguenti: «al termine del periodo di sperimentazione».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Tabacci n. 9/1185/71.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Delfino n. 9/1185/72, se il dispositivo è riformulato inserendo dopo le parole: «impegna il Governo» le seguenti: «al termine del periodo di sperimentazione a valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Pezzotta n. 9/1185/73, se riformulato inserendo dopo le parole: «impegna il Governo» le seguenti: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Occhiuto n. 9/1185/74 e Mannino n. 9/1185/75.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Tassone n. 9/1185/76, non accetta l'ordine del giorno Galletti n. 9/1185/77, esprime favorevole sull'ordine del giorno Cera n. 9/1185/78, purché riformulato espungendo dal dispositivo le parole «in via prioritaria».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Ciocchetti n. 9/1185/79, nonché sull'ordine del giorno Compagnon n. 9/1185/80, a condizione che il dispositivo sia riformulato inserendo, dopo le parole: «allo scopo di», le seguenti: «valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Dionisi n. 9/1185/81, esprime altresì parere favorevole sull'ordine del giorno Bosi n. 9/1185/82, a condizione che il dispositivo sia riformulato sostituendo le parole «, nel rispetto» con le seguenti: «che, se soggetti, hanno rispettato il Patto di stabilità interno, nell'ambito».
Il Governo non accetta gli ordini del giorno Ciccanti n. 9/1185/83, Marchignoli n. 9/1185/84 e Fluvi n. 9/1185/85. Il Governo esprime, invece, parere favorevole sugli ordini del giorno Causi n. 9/1185/86 e Rubinato n. 9/1185/87.
Il Governo non accetta gli ordini del giorno Marchi n. 9/1185/88 e Misiani n. 9/1185/89. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno De Micheli n. 9/1185/90, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di riferire, entro un anno dall'entrata in vigore, gli effetti applicativi del provvedimento al fine, eventualmente, di rivedere il meccanismo delle esenzioni, sostituendo il riferimento alla categoria catastale con quello relativo agli immobili di lusso come definiti dal decreto ministeriale 2 agosto 1969».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Boccia n. 9/1185/91, nonché sull'ordine del giorno Levi n. 9/1185/92, a condizione che il dispositivo sia riformulato inserendo, dopo le parole «impegna il Governo», le seguenti: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Ginefra n. 9/1185/93 e Lolli n. 9/1185/94, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a considerare, anche per il futuro, tra le proprie priorità il sostegno allo sport, provvedendo allo stanziamento di ulteriori fondi». Il Governo esprime, inoltre, parere favorevole sugli ordini del giorno Mazzarella n. 9/1185/95 e De Biasi n. 9/1185/96.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Nicolais n. 9/1185/97, a condizione che sia riformulato inserendo nel dispositivo, dopo le parole «al fine», le seguenti «di valutare l'opportunità». Il Governo esprime, inoltre, parere favorevole sull'ordine del giorno Ghizzoni Pag. 56n. 9/1185/98, a condizione che il dispositivo sia riformulato sostituendo le parole «impegna il Governo a valutare gli effetti del provvedimento, al fine» con le seguenti: «impegna il Governo a valutare l'opportunità».
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Narducci n. 9/1185/99 e Bucchino n. 9/1185/100; non accetta, invece, l'ordine del giorno Maran n. 9/1185/101.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Villecco Calipari n. 9/1185/102, a condizione che il dispositivo sia riformulato come segue: «impegna il Governo a valutare gli effetti derivanti dalla norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte a ripristinare, per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, il Fondo istituito dall'articolo 1, comma 898, della legge 27 dicembre 2006, n. 296».
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Argentin n. 9/1185/103 e Miotto n. 9/1185/104, mentre non accetta l'ordine del giorno Murer n. 9/1185/105. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Bossa n. 9/1185/106, non accetta l'ordine del giorno Livia Turco n. 9/1185/107; esprime poi parere favorevole sull'ordine del giorno D'Incecco n. 9/1185/108, mentre non accetta l'ordine del giorno Ria n. 9/1185/109.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Mattesini n. 9/1185/110, a condizione che nel dispositivo, dopo le parole «allo scopo di», siano inserite le seguenti: «valutare l'opportunità di».
Il Governo non accetta, invece, l'ordine del giorno Bobba n. 9/1185/111 ed esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Velo n. 9/1185/112, nonché sull'ordine del giorno Damiano n. 9/1185/113, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a proseguire nell'azione di sostegno dei redditi dei lavoratori attraverso il potenziamento delle risorse finanziarie già stanziate dalla legge di attuazione del protocollo del welfare». Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Schirru n. 9/1185/114, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a promuovere iniziative volte a realizzare una tempestiva attuazione ad una riduzione del carico fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti e pensionati».
Il Governo esprime parere favorevole sui successivi ordini del giorno Bellanova n. 9/1185/115, Meta n. 9/1185/116 e Codurelli n. 9/1185/117; esprime, inoltre, parere favorevole sull'ordine del giorno Iannuzzi n. 9/1185/118, a condizione che, nel dispositivo, siano soppresse le parole «, già nella manovra finanziaria che sarà a breve all'esame delle Camere,».
Il parere è favorevole sull'ordine del giorno Ginoble n. 9/1185/119, a condizione che, nel dispositivo, siano soppresse le parole «, già in occasione della prossima manovra di finanza pubblica,». Il Governo esprime, inoltre, parere favorevole sull'ordine del giorno Calgaro n. 9/1185/120, a condizione che, nel dispositivo, siano soppresse le parole «, già in occasione della prossima manovra di finanza pubblica,». Il parere è favorevole sui successivi ordini del giorno Bonavitacola n. 9/1185/121, Mosca n. 9/1185/122, Gatti n. 9/1185/123 e Siragusa n. 9/1185/124, nonché sull'ordine del giorno Madia n. 9/1185/125, a condizione che, nel dispositivo, le parole «impegna il Governo a» siano sostituite con le seguenti: «impegna il Governo, al termine del periodo di sperimentazione, a valutare l'opportunità di».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Bocci n. 9/1185/126 nonché sull'ordine del giorno Margiotta n. 9/1185/127, a condizione che, nel dispositivo, siano soppresse le parole «, già in occasione della prossima manovra di bilancio,». Il parere è, altresì, favorevole sull'ordine del giorno Mariani n. 9/1185/128, a condizione che, nel dispositivo, siano soppresse le parole «, già in occasione della prossima manovra di bilancio,». Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Scarpetti n. 9/1185/129, a condizione che, nel dispositivo, siano soppresse le parole «, già in occasione dell'esame dei documenti di bilancio,». Il Governo non accetta, invece, l'ordine del giorno Benamati n. 9/1185/130 ed Pag. 57esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Portas n. 9/1185/131, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di garantire una diffusa ed ampia applicazione della «portabilità» dei mutui mediante surrogazione del creditore, introdotta con l'articolo 8 della legge 2 aprile 2007, n. 40, semplificando e rendendo più fluidi e non onerosi tutti gli adempimenti necessari».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Froner n. 9/1185/132, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di garantire una diffusa ed ampia applicazione della «portabilità» dei mutui mediante surrogazione del creditore, introdotta con l'articolo 8 della legge 2 aprile 2007, n. 40, semplificando e rendendo più fluidi e non onerosi tutti gli adempimenti necessari». Il parere è favorevole sui successivi ordini del giorno Carella n. 9/1185/134, Quartiani n. 9/1185/135, Fogliardi n. 9/1185/136, Genovese n. 9/1185/137, Graziano n. 9/1185/138, Losacco n. 9/1185/139, Pizzetti n. 9/1185/140 e Sposetti n. 9/1185/141.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Giachetti n. 9/1185/142, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo, nel quadro definito dalla convenzione ABI-Ministero dell'economia e delle finanze, a non disincentivare la dinamica competitiva del mercato del credito, specificando nella convenzione medesima, in accordo con l'ABI, che le banche che ritengono di poter offrire alla propria clientela condizioni più vantaggiose di quelle previste dalla convenzione possono aderire pubblicizzando eventuali offerte migliorative o prospettando, in luogo della rinegoziazione, la portabilità del mutuo con surrogazione del creditore».
Il Governo esprime, inoltre, parere favorevole sugli ordini del giorno Bordo n. 9/1185/143, Federico Testa n. 9/1185/144 e Sanga n. 9/1185/145. Il parere del Governo è favorevole sull'ordine del giorno Peluffo n. 9/1185/146, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire dopo le parole: «ai possibili incrementi dei tassi di interesse e», le seguenti: «dei vantaggi di un possibile decremento e».,.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Zunino n. 9/1185/147, a condizione che il dispositivo sia riformulato sopprimendo le parole: «prevedendo opportune sanzioni e la nullità del contratto qualora la proposta di rinegoziazione non espliciti in modo chiaro tali informazioni». Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Fadda n. 9/1185/148, nonché parere favorevole sull'ordine del giorno Lulli n. 9/1185/149, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire la parola: «garantire», con la seguente: «favorire».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Miglioli n. 9/1185/150, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire, dopo le parole «impegna il Governo», le seguenti: «dopo il termine del periodo di sperimentazione a», che è la formula che inseriamo in questo genere di ordini del giorno.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Rosato n. 9/1185/151, mentre esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Baretta n. 9/1185/152 e sull'ordine del giorno Minniti n. 9/1185/153, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: «impegna il Governo, dopo il periodo di sperimentazione, a valutare gli effetti derivanti dalla norma citata in premessa al fine di valutare l'opportunità di estendere la misura al pubblico impiego, dando priorità al personale delle forze di polizia, delle forze armate ed ai vigili del fuoco».
Il Governo, inoltre, esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Calvisi n. 9/1185/154, Cesare Marini n. 9/1185/155, D'Antoni n. 9/1185/156, Nannicini n. 9/1185/157, Lenzi n. 9/1185/158, Duilio n. 9/1185/159, Bersani n. 9/1185/160 e Ventura n. 9/1185/161.
Il Governo esprime, inoltre, parere favorevole sull'ordine del giorno Speciale n. 9/1185/162, a condizione che, anche in questo caso, il dispositivo sia riformulato Pag. 58nel senso di inserire, dopo le parole «impegna il Governo», le seguenti: «terminato il periodo di sperimentazione a». Il Governo, infine, esprime parere favorevole sull'ordine del giorno De Camillis n. 9/1185/163, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «impegna il Governo a valutare gli effetti derivanti dall'applicazione delle norme del decreto-legge citate in premessa allo scopo di adottare ogni utile provvedimento volto ad eliminare ogni forma di diseguaglianza fiscale e contributiva rispetto ad altri territori che hanno subito analoghi eventi calamitosi, intervenendo con la massima urgenza per definire le modalità e i tempi di pagamento delle imposte e contributi arretrati rimasti in sospeso». Tutta la parte restante del dispositivo deve, invece, intendersi soppressa.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole rappresentante del Governo.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, intervengo per avere un chiarimento da parte del rappresentante del Governo. Le chiedo scusa, ma con riferimento all'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37 il rappresentante del Governo...

PRESIDENTE. Scusi onorevole Evangelisti, pregherei il rappresentante del Governo di prestare attenzione alla domanda che viene ora rivolta. Onorevole Damiano, per cortesia. Prego, onorevole Evangelisti.

FABIO EVANGELISTI. In merito al parere sull'ordine del giorno Di Giuseppe n.9/1185/37 il rappresentante del Governo ha espresso un parere contrario e la motivazione è stata che lo stesso contenuto era meglio definito nell'ordine del giorno De Camillis n. 9/1185/163. Tuttavia, quando si è arrivati al parere sull'ordine del giorno De Camillis n. 9/1185/163, è stata proposta una riformulazione che cambia completamente il senso e la forma dell'ordine del giorno. Pertanto, non si riesce a capire perché vi sia una tale disparità di trattamento.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, quando arriveremo all'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37 il rappresentante del Governo fornirà una risposta alla sua opportuna richiesta di chiarimento.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Cassinelli n. 9/1185/1, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Catone n. 9/1185/2, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Maurizio Turco n. 9/1185/3, non accettato dal Governo.

MAURIZIO TURCO. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Maurizio Turco n. 9/1185/3, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 492
Votanti 488
Astenuti 4
Maggioranza 245
Hanno votato
212
Hanno votato
no 276).

Prendo atto che i deputati Mazzarella e Veltroni hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che i deputati Lisi e Pag. 59Ciccanti hanno segnalato che hanno erroneamente votato a favore mentre avrebbero voluto votare contro.
Prendo altresì atto che il deputato Buttiglione ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Granata n. 9/1185/4.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Sì, Signor Presidente, accetto la riformulazione e non insisto per la votazione del mio ordine del giorno n. 9/1185/4 (Commenti).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non siamo allo stadio, quindi vi prego di mantenere un atteggiamento consono al ruolo che rappresentate.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Frassinetti n. 9/1185/5.

PAOLA FRASSINETTI. Sì, Signor Presidente, accetto la riformulazione e non insisto per la votazione del mio ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Cazzola n. 9/1185/6.

GIULIANO CAZZOLA. Sì, Signor Presidente, accetto la riformulazione e non insisto per la votazione del mio ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ricordo che il Governo ha espresso parere favorevole sull'ordine del giorno Palmieri n. 9/1185/7, a condizione che fosse riformulato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mussolini. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, intervengo per aggiungere anche la mia firma all'ordine del giorno Palmieri n. 9/1185/7 e per rilevare che vi è stata una lieve riduzione in ordine ad alcune iniziative che avevano la finalità di tutelare i minori e i disabili in situazioni di abusi, disagio e maltrattamenti.
Chiedo, quindi, al Governo un impegno concreto per ripristinare anche questi fondi nella prossima legge finanziaria o con leggi-obiettivo.
Sebbene questa non sia la sede, mi rivolgo al Governo e al Ministro Vito per informare che è uscita una notizia Ansa su un bambino sardo di tre anni, affetto da una malattia rarissima, che rischia di morire perché un farmaco che gli consente di continuare a vivere non è più in produzione e ne rimangono scorte solo fino ad agosto. Quindi, chiedo un impegno del Governo ad agire tempestivamente.

ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, sull'ordine del giorno Palmieri n. 9/1185/7 ha già parlato il sottosegretario Casero. Sulla questione specifica posta dall'onorevole Mussolini il Governo è stato informato, ringrazia l'onorevole collega ed agirà subito, nei prossimi minuti, per evitare che si possa verificare questo gravissimo episodio appena denunciato (Applausi).

PRESIDENTE. Credo che questa rassicurazione del Governo sia gradita a tutta l'Aula.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Palmieri n. 9/1185/7.

ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, il Governo ha colto la valenza culturale e politica dell'ordine del giorno presentato e il metodo che propone, cioè quello di anticipare il quoziente familiare in tutti i provvedimenti. Accetto, quindi, la riformulazione proposta e ringrazio sia lei, sia il Governo, per l'attenzione.

Pag. 60

PRESIDENTE. Sta bene. Presumo che i presentatori non insistano per la votazione dell'ordine del giorno Palmieri n. 9/1185/7.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Vannucci n. 9/1185/8 non insiste per la votazione del suo ordine del giorno su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Franzoso n. 9/1185/9.

PIETRO FRANZOSO. Signor Presidente, intervengo soltanto per invitare il Governo alla dovuta attenzione, atteso che si tratta di comuni dissestati e per una applicazione in pieno di quanto prescritto dalla lettera b) del comma 10 dell'articolo 5 del decreto-legge in esame, su cui si è già votata la fiducia, e se nella fattispecie possa influire o meno nell'applicazione del comma 3 della legge n. 31 del 2008.

PRESIDENTE. Pertanto, prendo atto che l'onorevole Franzoso accetta la riformulazione e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/9.
Prendo atto che l'onorevole Jannone accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/10.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Gregorio Fontana n. 9/1185/11 e Commercio n. 9/1185/12 su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Nicco accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/13.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Brugger n. 9/1185/14 e Zeller n. 9/1185/15.
Onorevole Strizzolo, accetta la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1185/16?

IVANO STRIZZOLO. Sì, signor Presidente, accetto la riformulazione perché è comunque migliore di un parere contrario...

PRESIDENTE. A malincuore...

IVANO STRIZZOLO. Tuttavia, ricordo che questo è un problema che abbiamo sollevato più volte in Commissione e che riguarda l'indicazione che le norme relative alla cancellazione delle ipoteche sui beni che costituiscono garanzia per i mutui ipotecari valgano come semplificazione anche nei territori e nei comuni dove vige il sistema tavolare. Molti non sanno cosa sia tale sistema: è un meccanismo e un modello ereditato ancora dall'impero asburgico e che funziona molto bene in alcune parti del territorio del nostro Paese. Non capisco perché il Governo non dà questa indicazione in maniera esplicita e si riserva di valutare. Comunque la riformulazione è migliore di un parere contrario.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Dima n. 9/1185/17 su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Onorevole Carlucci, accetta la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Barbareschi n. 9/1185/18, di cui è cofirmataria?

GABRIELLA CARLUCCI. Signor Presidente, vorrei sapere il testo della riformulazione...

PRESIDENTE. Onorevole Carlucci, la invito a prestare più attenzione ai lavori, perché la riformulazione è stata testé illustrata. Accetta dunque la riformulazione?

GABRIELLA CARLUCCI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Pagano n. 9/1185/19, Marinello n. 9/1185/20 e Misuraca n. 9/1185/21, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.Pag. 61
Prendo atto che l'onorevole Realacci accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/22.
Onorevole Di Biagio, insiste per la votazione dell'ordine del giorno Picchi n. 9/1185/23, di cui è cofirmatario, su cui il Governo ha espresso parere favorevole?

ALDO DI BIAGIO. No, signor Presidente, non insisto. Intervengo soltanto per ribadire che su questo tema le comunità italiane all'estero sono per una risoluzione immediata.

PRESIDENTE. In ogni caso, l'ordine del giorno è stato accettato dal Governo.
Onorevole Vico, accetta la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1185/25?

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, ho ascoltato la riformulazione proposta dal sottosegretario Casero. Ho apprezzato la ricerca dell'interpretazione autentica del combinato disposto. Mi sembra di aver compreso che la stessa interpretazione autentica sarà collegata alle compatibilità finanziarie, che auspico saranno trovate in occasione del dibattito sul disegno di legge finanziaria.
Intendo ribadire comunque che, con nota del 17 giugno scorso, il Ministero dell'interno ha già comunicato all'organo straordinario di liquidazione di Taranto la sospensione dell'utilizzo delle somme. Tuttavia, accetto la riformulazione.

PRESIDENTE. Prendo atto, pertanto, che accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/25, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Albonetti accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/26, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Bragantini accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/27, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Constato l'assenza dell'onorevole Mario Pepe (PdL): s'intende che abbia rinunciato al suo ordine del giorno n. 9/1185/28.
Prendo atto che l'onorevole Cicu accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/29, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Lorenzin non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/30, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ceccuzzi n. 9/1185/31, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Servodio n. 9/1185/32, su cui il Governo ha espresso parere favorevole a condizione che sia riformulato.

GIUSEPPINA SERVODIO. No, signor Presidente, non insisto per la votazione e accetto la riformulazione proposta dal rappresentante del Governo.
Il Governo ha accettato un'indicazione molto importante, quella di inserire espressamente anche il settore agricolo nella convenzione tra l'ABI e il Ministero dell'economia e delle finanze per la rinegoziazione dei mutui. Sappiamo che molte imprese e molti imprenditori agricoli, per reggere il mercato e la concorrenza, hanno adattato le proprie strutture e le proprie aziende ad un ammodernamento. Quindi, confido che nei prossimi provvedimenti il Governo tenga conto di questo importante settore. È un segnale molto importante per il mondo agricolo.

PRESIDENTE. Pertanto, l'onorevole Servodio accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/32, proposta dal Governo.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Brandolini n. 9/1185/33, non accettato dal Governo.

Pag. 62

SANDRO BRANDOLINI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione.
Questo ordine del giorno chiede che fra le poste da compensare ci sia anche l'abolizione dell'ICI per le cooperative, a partire da quest'anno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Camillis. Ne ha facoltà.

SABRINA DE CAMILLIS. Sono da questo lato, signor Presidente; lei da questa parte non guarda mai!

PRESIDENTE. Adesso che l'ho individuata posso guardarla. Prego.

SABRINA DE CAMILLIS. Intendevo intervenire sull'ordine del giorno precedente.

PRESIDENTE. Se è così, l'ordine del giorno precedente è già stato esaminato. Mi dispiace di non averla vista, le chiedo scusa.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Brandolini n. 9/1185/33, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 497
Votanti 495
Astenuti 2
Maggioranza 248
Hanno votato
229
Hanno votato
no 266).

Prendo atto che i deputati De Poli, Nirenstein e Losacco hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che il deputato Buttiglione ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Fiorio n. 9/1185/34, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Capodicasa n. 9/1185/35.

ANGELO CAPODICASA. No, signor Presidente, e insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Capodicasa. In tal caso, ricordo che il parere del Governo sull'ordine del giorno Capodicasa n. 9/1185/35 deve intendersi come contrario.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Capodicasa n. 9/1185/35, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 495
Votanti 491
Astenuti 4
Maggioranza 246
Hanno votato
223
Hanno votato
no 268).

Prendo atto che la deputata Castiello ha segnalato che non è riuscita a votare e che il deputato Buttiglione ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Prendo atto che l'onorevole Sani accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/36, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Pregherei il rappresentante del Governo di chiarire il parere sull'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37, sul quale l'onorevole Evangelisti aveva chiesto un chiarimento.

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo non accetta l'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37.

Pag. 63

PRESIDENTE. Onorevole Di Giuseppe, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/37, non accettato dal Governo?

ANITA DI GIUSEPPE. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANITA DI GIUSEPPE. Signor Presidente, il rappresentante del Governo ha giustificato la mancata accettazione del mio ordine del giorno dicendo che quello presentato dalla collega De Camillis n. 9/1185/163 era predisposto meglio e che, quindi, avrebbe potuto accorpare anche il mio ordine del giorno. Tuttavia, non è così, perché il mio ordine del giorno n. 9/1185/37 prevede il ripristino dei termini al 20 dicembre 2008, mentre nel decreto-legge i tempi sono stati abbreviati. Il precedente Governo li aveva stabiliti al 31 dicembre 2008, mentre con riguardo all'ordine del giorno De Camillis n. 9/1185/163, avete proprio estrapolato la parte a cui faccio riferimento. Quindi, signor Presidente, insisto per la votazione e mi auguro che l'onorevole De Camillis, molisana come me, che nel suo ordine del giorno ha avanzato la richiesta, esprima voto favorevole.

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo conferma il parere contrario sull'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Camillis. Ne ha facoltà.

SABRINA DE CAMILLIS. Signor Presidente, riguardo al mio ordine del giorno n. 9/1185/163, che abbiamo concordato con il Governo, viene stralciata proprio la possibilità di allungare nuovamente i termini per la sospensione del pagamento dei tributi e dei contributi, con l'impegno, però, da parte del Governo di non discriminare il trattamento nei confronti delle regioni Molise e Puglia che hanno subito un terremoto. È questo l'aspetto che interessa in modo particolare anche i sindaci dell'area «del cratere», vale a dire avere la certezza che l'emergenza del Molise e della Puglia venga trattata come l'emergenza dell'Umbria, delle Marche, della Sicilia e degli altri territori, a livello nazionale. Dal momento che nel mio ordine del giorno n. 9/1185/163 questa garanzia è presente, naturalmente, per rispetto del territorio e della collega Di Giuseppe, mi asterrò sull'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37. Ritengo che sarà determinante lo sforzo del Governo a mantenere l'impegno così come è riformulato nel mio ordine del giorno n. 9/1185/163.

PRESIDENTE. Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/1185/37, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 501
Votanti 496
Astenuti 5
Maggioranza 249
Hanno votato
226
Hanno votato
no 270).

Prendo atto che i presentatori dei seguenti ordini del giorno accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno: Palomba n. 9/1185/38, Costantini n. 9/1185/39, Borghesi n. 9/1185/40, Piffari n. 9/1185/41, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo altresì atto che i presentatori degli ordini del giorno Leoluca Orlando n. 9/1185/42 e Cambursano n. 9/1185/43, con riferimento ai quali il Governo ha espresso parere favorevole, non insistono per la votazione.Pag. 64
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Favia n. 9/1185/44 e Monai n. 9/1185/45, su cui il Governo ha espresso parere favorevole accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Rota n. 9/1185/46, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine giorno Aniello Formisano n. 9/1185/47 insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Aniello Formisano n. 9/1185/47, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti e votanti 504
Maggioranza 253
Hanno votato
231
Hanno votato
no 273).

Prendo atto che la deputata Mura ha segnalato che non è riuscita a votare.
Prendo atto che i presentatori dei seguenti ordini del giorno accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno: Donadi n. 9/1185/48 e Misiti n. 9/1185/49, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Porfidia non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/50 sul quale il Governo espresso parere favorevole.
Prendo altresì atto che l'onorevole Scilipoti accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/51, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo poi atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Giulietti n. 9/1185/52.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giulietti n. 9/1185/52, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 495
Votanti 492
Astenuti 3
Maggioranza 247
Hanno votato
225
Hanno votato
no 267).

Prendo atto che i deputati Mura e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti a votare.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Porcino n. 9/1185/53.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Porcino n. 9/1185/53, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 478
Astenuti 2
Maggioranza 240
Hanno votato
214
Hanno votato
no 264).

Prendo atto che i deputati Sbai, Contento e Nirenstein hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che i deputati Delfino e Bosi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Zazzera accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/54, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Pag. 65

Prendo atto che l'onorevole Mura non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/55, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Pisicchio accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/56, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo all'onorevole Touadi se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/57, non accettato dal Governo.

JEAN LEONARD TOUADI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

JEAN LEONARD TOUADI. Signor Presidente, ho detto stamattina, durante l'illustrazione del mio ordine del giorno (che chiede al Governo di adottare gli opportuni provvedimenti per integrare le somme necessarie al Fondo per l'inclusione sociale degli immigranti per l'anno 2008) che lo stesso ordine del giorno non tratta affatto della disciplina dell'ingresso e del soggiorno degli immigrati in Italia. Tanto per intenderci, non riguarda i clandestini, in quanto questa materia sarà oggetto della discussione che faremo sul decreto-legge in materia di sicurezza.
Vorrei ricordare a lei, onorevole Presidente Fini, che la cosiddetta legge Bossi-Fini, accogliendo in sostanza l'impianto della precedente legge cosiddetta Turco-Napolitano, ha conservato le parti riguardanti l'integrazione degli stranieri regolarmente soggiornanti. Il fenomeno dell'immigrazione, signor Presidente, è epocale, complesso e necessita da parte dell'Italia (porta dell'Europa sul Mediterraneo) delle risposte adeguate, moderne, responsabili e solidali. Ci vuole, quindi, una seria programmazione dei flussi e inflessibilità sulla legalità.
Tuttavia, ciò di cui stiamo discutendo riguarda tutt'altro, ovvero le parti riguardanti i processi di integrazione contenuti nella legge Bossi-Fini sugli immigrati regolarmente soggiornanti, cioè quell'esercito di persone - e sottolineo, persone - che lavorano per la nostra economia, che sostengono il nostro welfare sociale e che danno un contributo culturale notevole alla crescita del nostro Paese, in ottemperanza al principio costituzionale dell'uguaglianza dei cittadini (ossia quello contenuto nell'articolo 3 della Costituzione) che chiede allo Stato di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l'uguaglianza, e il Fondo suddetto va proprio nella direzione di rendere il nostro Paese accogliente, dalla tradizione accogliente.
Signor Presidente, l'immigrazione ha raggiunto il 50 per cento della media europea, con delle punte del 10 per cento in città come Roma e Milano. Sono sicuro, signor Presidente, che l'inclusione sociale paga anche in termini di sicurezza e una politica moderna dell'immigrazione deve poter pagare il costo dell'inclusione, perché l'inclusione paga anche ai fini della sicurezza.
Mi permetterà, signor Presidente, di svolgere la seguente riflessione: siamo sicuri che mettendo ai margini quattro milioni di persone (regolarmente soggiornanti, ovvero viventi e lavoranti in Italia secondo le norme vigenti) ci rende più sicuri nelle nostre città e nelle nostre strade? Penso proprio di no e dobbiamo investire sulla seconda generazione. Verranno a mancare, infatti, i progetti proprio sui bambini in un Paese a declino demografico. Non possiamo permetterci che i bambini che nascono nel nostro Paese (che imparano la nostra lingua, parlano i dialetti dei luoghi dove crescono, tifano per l'Italia e assorbono i valori fondanti della Repubblica) possano essere messi ai margini della società.
Chiedo semplicemente alla maggioranza e al Governo l'applicazione della legge cosiddetta Bossi-Fini nelle parti che riguardano l'integrazione (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Unione di Centro).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 66
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Touadi n. 9/1185/57, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 500
Votanti 497
Astenuti 3
Maggioranza 249
Hanno votato
230
Hanno votato
no 267).

Prendo atto che il deputato Granata ha segnalato che non è riuscito a votare.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Palagiano n. 9/1185/58, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Cimadoro accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/59, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Razzi non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/60, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Onorevole Paladini, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/61, non accettato dal Governo?

GIOVANNI PALADINI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI PALADINI. Signor Presidente, insisto per la votazione per un semplice motivo: nel testo del decreto-legge, per quanto riguarda le forze dell'ordine, si prevede che con successivi provvedimenti saranno adottate specifiche misure per una politica fiscale.
Quindi, praticamente si tratta di una politica dell'immagine e non dei fatti, perché lo farete quando, come e dove vorrete. In pratica, è la solita «tiritera» che ripetete anche per i 200 milioni di euro dei buoni pasto e degli straordinari, per il contratto di lavoro che le forze dell'ordine ancora non hanno visto e alle quali non riuscite a dare questi soldi. Quindi, al di là della buona volontà, avete previsto che tali misure saranno adottate più in là nel tempo, senza sapere né come né quando. Pertanto, ho presentato l'ordine del giorno n. 9/1185/61, nel quale si invita il Governo, se intende estendere anche alle forze dell'ordine il regime di cui all'articolo 2, a farlo sin da subito e non quando, come e dove vorrà.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Paladini n. 9/1185/61, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 494
Votanti 492
Astenuti 2
Maggioranza 247
Hanno votato
230
Hanno votato
no 262).

Prendo atto che le deputate De Camillis e D'Ippolito Vitale hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto contrario.

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di parlare, sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, visto che nel gruppo Italia dei Valori alla terza fila sono stati espressi quattro voti da tre persone votanti, chiedo che la seduta venga sospesa (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Pag. 67Popolo della Libertà e del deputato Evangelisti) e che siano processati in Aula; suggerisco l'impiccagione (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Onorevole Brigandì, per favore!
Onorevole Barbato, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/62, non accettato dal Governo?

FRANCESCO BARBATO. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da vecchio sindaco e da componente della ANCI Campania, ritorno dalla conferenza programmatica dell'ANCI, che si sta tenendo qui vicino. Con il provvedimento che ci accingiamo ad approvare vi è una grossa perdita di gettito per i comuni, che corrisponde quasi al 48 per cento, a causa dell'abolizione dell'ICI.
A fronte della perdita di gettito dovuta all'abolizione dell'ICI sulla prima casa, registriamo che non è espressamente prevista e garantita una corrispondente copertura per i comuni. Infatti, alla conferenza sentivo - giusto per tenere i piedi a terra e capire i problemi veri dei cittadini - che, dai bilanci consuntivi del 2006, che ormai sono dati consolidati, risulta che i proventi dell'ICI per i comuni nel 2006 ammontavano a circa 3 miliardi di euro, mentre con l'attuale provvedimento del Ministro Tremonti, vi è una ricaduta di circa 1 miliardo 700 milioni di euro.
Per effetto del ritorno che abbiamo dal provvedimento del Governo Prodi, che consentiva una ricaduta e un riequilibrio con circa 904 milioni di euro, si arriva a un totale di 2 miliardi 600 milioni di euro. Pertanto, alla fine, ci troviamo comunque con uno stanziamento insufficiente, perché mancano 400 milioni di euro. La matematica non è un'opinione!
Dunque, in questo modo, abbiamo due effetti devastanti: non solo vi è una mancata copertura per la perdita di gettito, ma soprattutto si registra che, con il provvedimento del Governo Prodi, avevamo previsto una certificazione precisa della caduta di gettito, che consentiva una altrettanto precisa costituzione del fondo di compensazione, mentre adesso con il decreto-legge n. 93 del 2008, si rimanda a un decreto del Ministero dell'interno, la possibilità, previa consultazione della Conferenza Stato-regioni, di determinare i criteri da condividere, che non significa sicuramente mettere i soldi che mancano. Dove sono i 400 milioni di euro? Noi di questo dobbiamo parlare.
Ritorniamo, quindi, sempre al solito «minuetto»: siete bravi a fare propaganda, i venditori di fumo, gli incantatori di serpenti, ma non avete una cultura di Governo, non avete senso dello Stato (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego.

FRANCESCO BARBATO. Siete incapaci a governare, siete bravi a fare i venditori di fumo, a fare propaganda, a raccogliere voti e ad illudere gli italiani, ma non sapete governare l'Italia, venite meno nel momento in cui si deve governare l'Italia!
Vi manca il senso dello Stato perché lo Stato deve intendersi come un pianoforte dove esistono tanti tasti e a ognuno deve corrispondere una nota. Se tutti i tasti funzionano e a ogni tasto corrisponde una nota è possibile avere un concerto ed allora funziona lo Stato (Applausi polemici dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Abbiamo visto in questi giorni come avete fatto funzionare il pianoforte, come avete preso 300 milioni di euro per l'Alitalia sottraendoli alle piccole e medie imprese, togliendoli allo sviluppo. Così volete realizzare lo sviluppo? Abbiamo visto come avete fatto con il decreto «salva Retequattro» dove avete abolito un altro tasto, dove avete soppresso un'altra nota importante come quella dell'informazione. Pag. 68Abbiamo visto come avete fatto ieri con i magistrati dove abbiamo scoperto che i magistrati sono l'unica associazione a delinquere in Italia (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Abbiamo visto come avete cancellato e state massacrando la magistratura dato che non vi interessa un'ingiustizia seria, vera e autentica in Italia.

PRESIDENTE. Onorevole Barbato, la prego.

FRANCESCO BARBATO. Oggi siamo arrivati all'ultimo tasto, quello dei comuni. State massacrando questo spaccato meraviglioso che abbiamo in Italia, l'Italia dei cento comuni, dei mille campanili, non vi interessa che i comuni non saranno in condizione di governare perché a bilanci già approvati non è possibile più determinare una programmazione

PRESIDENTE. Onorevole Barbato, la invito a concludere, il tempo a sua disposizione sta per esaurirsi.

FRANCESCO BARBATO. Non vi interessa che non esisteranno più le refezioni scolastiche per i bambini, i mezzi pubblici per portare i lavoratori la mattina al lavoro, non vi interessa l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Applausi polemici dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Barbato il tempo a sua disposizione è terminato.

OSVALDO NAPOLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto sull'ordine del giorno Barbato n. 9/1185/62?

OSVALDO NAPOLI. Si, Signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, certamente in merito all'ordine del giorno Barbato n. 9/1185/62 abbiamo una linea politica stabilita e voteremo in base alle indicazioni del partito. Però non posso non fare riferimento all'intervento del collega Barbato...

PRESIDENTE. Onorevole Napoli non le ho chiesto a caso a quale titolo intendeva intervenire. Avrà modo, facendo riferimento ad altri articoli del Regolamento, di fare ciò che ha in animo.

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, volevo affermare soltanto che il collega Barbato non è nemmeno capace...

PRESIDENTE. Onorevole Napoli, la prego, si sieda.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, intervengo per pregarla, prima di iniziare la votazione, di mandare qui un deputato segretario per ritirare le tessere dei deputati dell'Italia dei Valori assenti.

PRESIDENTE. Prego un deputato segretario di procedere nel senso della richiesta testé esposta dall'onorevole Evangelisti (Il deputato segretario ottempera all'invito del Presidente).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Barbato n. 9/1185/62, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 467
Votanti 461Pag. 69
Astenuti 6
Maggioranza 231
Hanno votato
213
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che i deputati Vassallo, Compagnon, Buttiglione e Ciccanti hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che la deputata Laura Molteni ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Messina n. 9/1185/63, accettato dal Governo.

AURELIO SALVATORE MISITI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AURELIO SALVATORE MISITI. Signor Presidente, volevo aggiungere la mia firma all'ordine del giorno Messina n. 9/1185/63 e chiedere che venga messo in votazione perché, se oltre al Governo anche l'Assemblea si esprimesse favorevolmente su questo ordine del giorno, sarei molto soddisfatto.

PRESIDENTE. Quindi, chiede che venga posto in votazione?

AURELIO SALVATORE MISITI. Sì, signor Presidente, ma non per una sfida, solo per avere il consenso, oltreché del Governo, dell'Assemblea su una decisione che sicuramente in Sicilia e in Calabria verrebbe apprezzata.

PRESIDENTE. Onorevole Messina, lei che è primo firmatario, chiede che il suo ordine del giorno venga posto in votazione?

IGNAZIO MESSINA. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prendo atto che presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Evangelisti n. 9/1185/64, Laboccetta n. 9/1185/65, Ravetto n. 9/1185/66 su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

GIAN LUCA GALLETTI. Chiedo di parlare sull'ordine del giorno Ravetto n. 9/1185/66.

PRESIDENTE. Le ricordo, onorevole Galletti, che l'ordine del giorno Ravetto n. 9/1185/66 è stato accolto.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere la mia firma sull'ordine del giorno Ravetto n. 9/1185/66, e per ritirare contestualmente il mio ordine del giorno n. 9/1185/77, in quanto tratta una materia analoga.

PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Fugatti n. 9/1185/67, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo al presentatore se accetta la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Capitanio Santolini n. 9/1185/68.

LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, ero attenta nel momento in cui il rappresentante del Governo ha espresso il parere sull'ordine del giorno che ho presentato. Se ho ben capito il rappresentante ha proposto di eliminare nel dispositivo le parole: «nella prossima manovra finanziaria» Vorrei una conferma.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. No, il Governo ha proposto la seguente riformulazione del dispositivo: «a valutare l'opportunità di introdurre, nella prossima manovra finanziaria, misure volte a prevedere una maggiore deducibilità delle spese sostenute dai nuclei familiari». Quindi si introducono le seguenti parole: «a prevedere una maggiore deducibilità».

Pag. 70

LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, accetto la riformulazione proposta dal Governo e non insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Rao n. 9/1185/69, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Poli accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/70 e che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Tabacci n. 9/1185/71, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo, inoltre, atto che gli onorevoli Delfino e Pezzotta accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno n. 9/1185/72 e n. 9/1185/73.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Occhiuto n. 9 /1185/74, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, io ringrazio il Governo per la sensibilità manifestata...

PRESIDENTE. Onorevole Occhiuto deve soltanto dire se insiste per la votazione o meno, perché il Governo è favorevole al suo ordine del giorno.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, insisto per la votazione del mio ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Occhiuto n. 9/1185/74, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro) (Vedi votazioni).

(Presenti 486
Votanti 475
Astenuti 11
Maggioranza 238
Hanno votato
409
Hanno votato
no 66).

Prendo atto che il deputato Garofalo ha segnalato di essersi erroneamente astenuto mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/1185/75, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Tassone n. 9 /1185/76, con il parere favorevole del Governo.

MARIO TASSONE. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione, per dare più forza nei confronti del Governo per quanto riguarda l'intendimento dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Sta bene. Capisco chiaramente il senso del suo intervento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tassone n. 9/1185/76, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 484
Votanti 478
Astenuti 6
Maggioranza 240
Hanno votato
424
Hanno votato
no 54).Pag. 71

Prendo atto che il deputato Occhiuto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Ricordo che l'ordine del giorno Galletti n. 9/1185/77 è stato ritirato.
Prendo atto che l'onorevole Cera accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/78 su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Ciocchetti n. 9/1185/79, con il parere favorevole del Governo e che l'onorevole Compagnon accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/80 su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo, inoltre, atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Dionisi n. 9/1185/81, su cui il Governo ha espresso parere favorevole e che l'onorevole Bosi accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/82.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Ciccanti n. 9/1185/83, non accettato dal Governo.

AMEDEO CICCANTI. Si, signor Presidente e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, chiedo la votazione di questo ordine del giorno per la semplice ragione che sono stati accettati degli ordini del giorno, ad esempio quello presentato dall'onorevole Capitanio Santolini n. 9/1185/68 o quello presentato dall'onorevole Palmieri n. 9/1185/7, i quali impegnano il Governo a valutare l'opportunità di prevedere eventualmente di inserire, nei prossimi provvedimenti riguardanti la manovra economica finanziaria, la misura della deducibilità fiscale per i figli minori a carico stabilendo elementi di quoziente familiare.
Ricordo a me stesso l'autorevole firma posta al forum delle famiglie, a favore del quoziente familiare, dalla sua persona, autorevole espressione politica del Popolo della Libertà, che interpretava il programma del Popolo della libertà e metteva a favore della famiglia, tra i primi punti, il quoziente familiare.
Ebbene, piuttosto che lasciare tutto all'equivocità dei termini, visto che finora sulla manovra non vi è alcun riferimento alla deducibilità come elemento di sostegno alla famiglia e ai minori a carico, chiedo che il Popolo della Libertà si esprima sul suo programma in merito all'ordine del giorno in esame, che lo riprende per quanto riguarda il quoziente familiare.
Soprattutto tengo a conoscere come voteranno i cattolici, in particolare quelli che abbandonarono l'Unione di Centro per portare avanti un programma di grande respiro, principalmente a difesa della famiglia, candidandosi nel Popolo della Libertà.
Voglio vedere come voteranno questi amici cattolici militanti, rappresentanti della componente cattolico-democratica all'interno del Popolo della Libertà, in merito a questo impegno, non vacuo, non equivoco, ma ben preciso, mirante a costringere il Governo, in questa occasione, ad assumere impegni precisi, piuttosto che labili.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ciccanti n. 9/1185/83, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 493
Votanti 486
Astenuti 7
Maggioranza 244
Hanno votato
230
Hanno votato
no 256).Pag. 72

Chiedo all'onorevole Marchignoli se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/84, non accettato dal Governo.

MASSIMO MARCHIGNOLI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMO MARCHIGNOLI. Signor Presidente, chiedo ragione al Governo, considerato che ha accolto l'ordine del giorno Fugatti n. 9/1185/67, che riguarda il rimborso integrale ai comuni del mancato gettito dell'ICI, del motivo per il quale non venga accolto il mio ordine del giorno n. 9/1185/84, visto che prende in considerazione lo stesso tema avendo ovviamente l'obiettivo di garantire integralmente ai comuni che vengano loro rimborsate, fin da quest'anno, le risorse che verranno sottratte con l'abolizione integrale dell'ICI.
Vi è molta preoccupazione tra gli amministratori locali: anche stamani il presidente dell'ANCI, alla conferenza programmatica, lo ha sottolineato con molta forza.
È certamente una buona notizia il fatto che sia stato accolto l'ordine del giorno Fugatti n. 9/1185/67, ma mi sfugge il motivo per cui non venga accolto il mio ordine del giorno, quindi insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marchignoli n. 9/1185/84, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti e votanti 481
Maggioranza 241
Hanno votato
218
Hanno votato
no 263).

Prendo atto che le deputate Di Giuseppe e Capitanio Santolini hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto favorevole.
Chiedo all'onorevole Fluvi se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/85, non accettato dal Governo.

ALBERTO FLUVI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, intervengo per chiedere conto del parere contrario del Governo. Infatti, fino ad oggi il Governo e la maggioranza, nella discussione relativa al decreto-legge in esame, hanno sempre garantito che l'abolizione dell'ICI non sarebbe stata a carico dei comuni.
Sappiamo che nel provvedimento in esame il rimborso è quantificato intorno ai due miliardi e mezzo, 2 miliardi 600 milioni, ma sappiamo che il gettito ICI, per quanto riguarda il 2008, è pari a 3 miliardi, 3 miliardi 200 milioni. Quindi, per l'anno in corso, siamo già di fronte ad una sottostima.
Sappiamo anche che annualmente le entrate da ICI nei bilanci dei comuni aumentano di circa il 3 per cento l'anno.
Quindi, senza un impegno da parte del Governo ad adeguare i trasferimenti anno dopo anno, l'abolizione dell'ICI rischia di essere a totale carico dei bilanci dei comuni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fluvi n. 9/1185/85, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 73
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 479
Votanti 477
Astenuti 2
Maggioranza 239
Hanno votato
221
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che la deputata De Pasquale ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Causi n. 9/1185/86 e Rubinato n. 9/1185/87, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione del suo ordine del giorno Marchi n. 9/1185/88, non accettato dal Governo.

MAINO MARCHI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAINO MARCHI. Signor Presidente, intervengo per chiedere al Governo un'ulteriore riflessione sull'ordine del giorno a mia firma, perché credo che la motivazione con cui è stato espresso parere contrario non possa essere quella che si riferisce alle premesse, in quanto esse sono simili ad ordini del giorno precedentemente accolti.
Per quanto riguarda, invece, il dispositivo, mi sembra del tutto logico che vi sia un monitoraggio, da parte del Governo, della situazione e dell'ammontare effettivo del minore gettito ICI che vi sarà a seguito dell'approvazione del provvedimento in oggetto: ciò, infatti, dovrebbe essere la base per determinare il rimborso stesso, se si vuole essere coerenti con un'impostazione, che è quella per cui con i rimborsi dello Stato si deve fare fronte al minor gettito dell'ICI.
Inoltre, ho aggiunto un riferimento agli effetti determinati dall'articolo 3 del decreto-legge n. 81 del 2007, riguardante proprio il recupero del maggior gettito ICI: anche su ciò vi era un impegno - certo, del precedente Governo, ma ci deve essere, in questo senso, una certa continuità istituzionale - a verificare la situazione nei suoi effetti e nei termini reali e non solo per quelle che erano le previsioni.
Per questo motivo, chiedo un'ulteriore riflessione del Governo e che, comunque, il mio ordine del giorno n. 9/1185/88 sia posto in votazione nel caso in cui il parere contrario del Governo fosse ribadito.

PRESIDENTE. Poiché il Governo ribadisce il parere contrario, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marchi n. 9/1185/88, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 489
Votanti 488
Astenuti 1
Maggioranza 245
Hanno votato
225
Hanno votato
no 263).

Prendo atto che la deputata Capitanio Santolini ha segnalato di essersi erroneamente astenuta mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione del suo ordine del giorno Misiani n. 9/1185/89, non accettato dal Governo.

ANTONIO MISIANI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO MISIANI. Signor Presidente, intervengo per invitare il Governo ad Pag. 74un'ulteriore riflessione sui contenuti dell'ordine del giorno a mia firma e, in particolare, del dispositivo.
Altri colleghi hanno ricordato le criticità che si aprono per i comuni con la conversione in legge di questo decreto-legge. Mancheranno risorse importanti, perché gli stanziamenti sono insufficienti a compensare il minor gettito ICI; vi è, inoltre, un blocco alle addizionali, che comprime l'autonomia impositiva degli enti locali. Pertanto, proponiamo una concertazione, in sede di Documento di programmazione economico-finanziaria, tra lo Stato e le autonomie territoriali, in un quadro di riforma federale del sistema fiscale. Mi sembra una proposta ragionevole, che possa essere accolta dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Misiani n. 9/1185/89, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 482
Votanti 481
Astenuti 1
Maggioranza 241
Hanno votato
224
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che il deputato Giacomoni ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Constato l'assenza dell'onorevole De Micheli: s'intende che abbia rinunziato al suo ordine del giorno n. 9/1185/90.
Prendo atto che l'onorevole Boccia non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/91, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Levi n. 9/1185/92.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ginefra n. 9/1185/93, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Lolli n. 9/1185/94.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Mazzarella n. 9/1185/95 e De Biasi n. 9/1185/96, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Nicolais n. 9/1185/97 e Ghizzoni n. 9/1185/98.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Narducci n. 9/1185/99 e Bucchino n. 9/1185/100, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione del suo ordine del giorno Maran n. 9/1185/101, non accettato dal Governo.

ALESSANDRO MARAN. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, colleghi, l'Italia tra pochi mesi e per tutto il 2009 assumerà la presidenza del G8 e coordinerà, pertanto, il tavolo dei Paesi più industrializzati e di quelli emergenti sui temi dello sviluppo e della sostenibilità.
In questi ultimi anni, il nostro Paese ha rilanciato la cooperazione come parte centrale della nostra politica estera. Nel 2007, il Governo ha varato un piano di incremento degli aiuti che potrebbe consentire - se confermato, appunto, dal presente Governo - di raggiungere l'obiettivo fissato in sede di Unione europea dello 0,51 per cento del PIL entro il 2015.Pag. 75
Con le disposizioni in esame si determina, tuttavia, una significativa riduzione delle risorse destinate all'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo. Va da sé che, per questa via, l'immagine del nostro Paese risulterà fatalmente ridimensionata dal mancato rispetto degli impegni internazionali conseguenti alla riduzione degli stanziamenti. Il nodo, in altre parole, è questo: non possiamo continuare ad assumere impegni nei diversi contesti e sedi internazionali e poi tagliare sempre le risorse a ciò destinate, perché è più facile.
Queste scelte, inoltre, sono in contraddizione con le dichiarazioni rese in più occasioni dal Ministro degli affari esteri Frattini. Ciò è quanto va ripetendo circa l'intenzione di rilanciare la cooperazione allo sviluppo e di farne una priorità, al punto che il Ministro ha voluto mantenere per sé la delega su questa materia.
Resto dell'opinione - e sollecito il Governo al riguardo - che si debbano adottare tutte le iniziative per ripristinare le risorse tagliate con la disposizione in esame (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Maran n. 9/1185/101, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 476
Votanti 475
Astenuti 1
Maggioranza 238
Hanno votato
218
Hanno votato
no 257).

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, intervengo per comunicare una correzione della riformulazione precedentemente espressa sull'ordine del giorno Villecco Calipari n. 9/1185/102.
Avevo detto che andava eliminata una frase intera; invece, nel dispositivo, le parole da eliminare sono solamente le seguenti: «anche attraverso un provvedimento specifico ed urgente». Sono fatte salve le seguenti parole: «una dotazione non inferiore a 10 milioni di euro a partire dal 2008» e poi il dispositivo resta identico fino alla fine.

PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che l'onorevole Villecco Calipari accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/102.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Argentin n. 9/1185/103, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.

ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, desidero ringraziare il Governo, ma desidero anche, in qualche modo, far presente al Governo la mia speranza che questo ordine del giorno non rimanga soltanto un documento, in qualche modo, «posto lì», perché contro i disabili non si va.
Questo è un testo importante poiché dietro vi è tutto il Comitato paralimpico italiano e, quindi, le persone diversamente abili che oggi, attraverso l'inserimento, l'integrazione e la riabilitazione sportiva, hanno avuto la possibilità di arrivare alle paraolimpiadi.
Vi ricordo che le paraolimpiadi avranno costi molto alti per queste persone ed è facile riempirsi spesso la bocca dicendo che siamo tutti uguali. Non è vero: in questo mondo siamo tutti diversi! Io Pag. 76sono molto felice di essere diversa dagli altri, perché avrei paura di un sistema di omologazione e anche perché sono convinta che trovarmi oggi in quest'Aula, per me, non significhi essere qui perché sono «una delle tante», ma perché io, la poltrona, me la porto da casa!
Ciò che intendo dire è che non sono qui per fare in modo che le paraolimpiadi diventino una sorta di «marchetta», come per arricchire il mio consenso elettorale o avere vantaggi economici. Le paraolimpiadi sono importanti e lo è il Comitato italiano paralimpico, soprattutto perché al suo interno, per la prima volta, grazie al grande lavoro del mio collega Lolli, di Giovanna e di tanti altri, abbiamo avuto l'opportunità di far entrare anche le persone con deficit cognitivo e mentale.
Per una volta mi rivolgo al Governo e al Presidente: so già di avere un'intesa diversa dal punto di vista affettivo, ma dal punto di vista politico vi chiederei che questo ordine del giorno non fosse visto come un ordine del giorno al quale non si può dire «no» perché si parla di «sfigati». Vorrei che aveste la consapevolezza dell'importanza che esso dimostra culturalmente al resto del mondo, perché il Comitato italiano paralimpico esprime la diversità facendone patrimonio e non limite di questo Paese, a differenza di quanto avviene spesso.
Non pagare, non avere l'opportunità di pagare l'ICI sulla prima casa è grande cosa dal punto di vista elettorale.
Tuttavia, dal punto di vista del merito, mi permetto di dire che sarebbe necessario ricordare che i disabili non pagano l'ICI e non l'hanno mai pagata in un sistema - purtroppo - assistenzialistico come il nostro. Riprendevi il coraggio di dire che l'ICI la pagano anche gli handicappati con i soldi e torniamo a dire, però, che il Comitato paralimpico deve disporre dei soldi necessari perché rappresenta un bisogno sociale e un elemento sportivo assolutamente straordinario (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Se ho ben compreso, onorevole Argentin, lei non chiede che il suo ordine del giorno n. 9/1185/103 venga posto in votazione e pertanto si intende accettato con parere favorevole del Governo.

GIORGIO LA MALFA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A quale titolo?

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, perché l'ordine del giorno non viene posto in votazione?

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, perché il primo firmatario non lo chiede.

GIORGIO LA MALFA. Suggerirei che il primo firmatario lo chiedesse.

PRESIDENTE. Non lo ha fatto.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, possiamo metterlo in votazione?

PRESIDENTE. Lo faccia dire all'onorevole Argentin. Onorevole Argentin, lei chiede che il suo ordine del giorno n. 9/1185/103 sia posto in votazione?

ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, chiedo scusa al mio gruppo: lo metteremo in votazione, ma non riesco a capire perché demagogicamente debbano essere usati i disabili. Chiedo la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Argentin n. 9/1185/103, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Pag. 77

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato
457
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che i deputati Tenaglia e Caparini hanno segnalato di aver erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbero voluto esprimerne uno favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Miotto non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/104, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo all'onorevole Murer se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/105, non accettato dal Governo.

DELIA MURER. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELIA MURER. Signor Presidente, considero particolarmente grave il fatto che il Governo non accetti il mio ordine del giorno, perché vi è stato un taglio quasi totale del Fondo per l'inclusione degli immigrati nel provvedimento in materia di ICI e questo ordine del giorno non faceva che auspicare che il Governo si impegnasse a finanziare politiche di inclusione degli immigrati. Si tratta di un dato ineludibile per un Paese che ha un'immigrazione strutturale, che è ormai alla seconda generazione di immigrazione e che vede presenti tante donne e bambini. È attorno a tali figure che si organizzavano i progetti che subiranno tagli nei finanziamenti con il decreto-legge sull'ICI.
Invito il Governo a ripensarci, anche se credo che non cambierà il suo parere. Non credo che le politiche sull'immigrazione non possano essere politiche di inclusione in una società globale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. Murer n. 9/1185/105, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti e votanti 468
Maggioranza 235
Hanno votato
213
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che il deputato Vannucci ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Bossa non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/106, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo all'onorevole Livia Turco se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/107, non accettato dal Governo.

LIVIA TURCO. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIVIA TURCO. Signor Presidente, chiedo al Governo di riconsiderare il suo parere e mi rivolgo ai colleghi e alle colleghe, in particolare a quelli della Commissione affari sociali, nella cui sede abbiamo discusso di questo aspetto.
Si tratta delle malattie connesse alla povertà, che sono in crescita nel nostro Paese (penso alla tubercolosi) e che colpiscono i senza fissa dimora, i nullatenenti, i più poveri e, tra questi - sì - vi sono anche gli immigrati.
L'ordine del giorno si riferisce all'Istituto nazionale che ha sede presso il San Gallicano di Roma, struttura meritoria che, nel corso degli anni, ha accolto e assistito più di 100 mila persone. A partire Pag. 78dal San Gallicano abbiamo costituito un Istituto nazionale per la prevenzione delle malattie della povertà e per la salute dei migranti, in rapporto con le regioni Sicilia, Lazio e Puglia.
Il compito di questo istituto è quello dell'assistenza, ma anche della formazione degli operatori: uno dei programmi che erano in corso era proprio quello della formazione degli operatori e delle comunità per la prevenzione dell'aborto tra le donne migranti, rispetto al quale tante parole si sono sollevate. In questo provvedimento vengono tagliati 20 milioni di euro con i quali si finanzia l'attività dell'Istituto San Gallicano, 10 milioni per il 2009 e 10 milioni per il 2011: ciò significa che questo istituto, a partire dai prossimi mesi, vede cessare la propria attività. Riconsiderate, per favore, questa misura e prendete almeno in considerazione il mio ordine del giorno n. 9/1185/107 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, volevo semplicemente far presente che stiamo votando degli ordini del giorno perché, ovviamente, con la posizione la fiducia non era possibile esaminare gli emendamenti. Poiché non mi pare che si stia svolgendo una manovra ostruzionistica, forse su una questione così di merito, specifica e anche delicata, chiedere al Governo un possibile approfondimento...

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, credo che il rappresentante del Governo abbia inteso l'intervento dell'onorevole Turco al pari di tutti quanti noi e lei sa che è esclusiva prerogativa del Governo chiedere o meno di intervenire.
Chiedo all'onorevole Casero se intenda intervenire per motivare il parere.

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Livia Turco n. 9/1185/107, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 482
Votanti 477
Astenuti 5
Maggioranza 239
Hanno votato
231
Hanno votato
no 246).

Prendo atto che la deputata Castiello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Onorevole D'Incecco, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/108, accettato dal Governo?

VITTORIA D'INCECCO. No, signor Presidente, non insisto.

PRESIDENTE. Onorevole Ria, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/109, non accettato dal Governo?

LORENZO RIA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, è facile esprimere parere favorevole su ordini del giorno con i quali il Governo è chiamato ad assumere impegni generici o addirittura su ordini del giorno che vengono «annacquati» con l'invito al Governo «a valutare», o addirittura su ordini del giorno con cui si assumono impegni rispetto ad investimenti che già il precedente Governo aveva avviato.
Mi rendo conto che è molto più difficile esprimere parere favorevole su un ordine del giorno che vuole affrontare il tema del federalismo fiscale, che penso per tutti noi rappresenti la scommessa vera del Governo e di questa maggioranza; ciò è vero soprattutto se l'ordine del giorno ha l'obiettivo di definire alcuni paletti rispetto Pag. 79al concetto della perequazione come qualità del federalismo da costruire. Perequazione non vuol dire nulla: su questo sostantivo di assoluta genericità credo che tutti i 630 colleghi parlamentari conveniamo.
Il problema vero è delineare già da ora le caratteristiche e la qualità di questa perequazione. Ritardare ulteriormente la specificazione di questo tema significa coltivare, a mio modo di vedere, un arsenale di sottintesi, di riserve mentali e di distinguo psicologici che potranno diventare assai presto delle fratture politiche: lo abbiamo visto in alcuni ordini del giorno precedenti, con cui si faceva riferimento al federalismo fiscale e al ripristino degli investimenti in opere infrastrutturali in Sicilia e Calabria, sui quali appunto la Lega ha votato contro, distinguendosi dall'intera Aula, che ha votato, in tutti gli altri schieramenti, favorevolmente.
Mi rendo, quindi, conto del fatto che il tema che questo ordine del giorno tenta di affrontare - quello di una perequazione ispirata all'equità fra territori, in modo che le aree maggiormente sviluppate possano contribuire in misura più incisiva a finanziare la perequazione a favore delle aree più deboli in ragione della maggiore capacità fiscale, oppure in modo che si adotti un modello di perequazione ottimale che preveda una componente legata al ritardo nella dotazione di infrastrutture - è un nodo che il Governo e questa maggioranza possono ritardare, ma che prima o poi deve essere sciolto ed affrontato.
Ciò detto, signor Presidente, mi rendo conto che su questo tema questa Camera dovrà avviare una discussione per unire, e mi auguro che ciò accada; così pure, mi rendo conto che questo è un tema sul quale è necessario evitare le polemiche. Di conseguenza, non insisto per la votazione dell'ordine del giorno e lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene. L'ordine del giorno Ria n. 9/1185/109 si intende ritirato.
Prendo atto che l'onorevole Mattesini accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/110.
Onorevole Bobba, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/111, non accettato dal Governo?

LUIGI BOBBA. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI BOBBA. Signor Presidente, oltre a riprendere gli argomenti già trattati dagli onorevoli Touadi e Murer, desidero sottoporre all'attenzione del Governo una considerazione aggiuntiva. Questo ordine del giorno faceva riferimento al taglio di un fondo di importo - per così dire - modesto rispetto all'enormità del problema (si trattava infatti di soli 50 milioni di euro all'anno). L'enormità del problema deriva, invece, dal fatto che il nostro Paese ha conosciuto una rapida crescita dei flussi migratori, che - proprio in quanto si vuole governare e non subire questo fenomeno - richiedono procedure, processi e progetti di integrazione sociale e culturale.
Chiedo, dunque, al Governo un ripensamento sulla scelta di tagliare anche questo modestissimo fondo poiché il problema è rilevante e decisivo per il nostro futuro, ed è tale semmai da richiedere maggiore sostegno e maggiori risorse economiche. Non credo, infatti, che saranno i soldati alle porte delle nostre città a risolvere i problemi dell'integrazione: bisogna colpire i criminali, ma la via maestra per la sicurezza resta l'integrazione sociale, il rispetto delle culture, il dialogo, la costruzione di una convivenza comune.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bobba n. 9/1185/111, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 80
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 473
Votanti 472
Astenuti 1
Maggioranza 237
Hanno votato
219
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che l'onorevole Velo non insiste per la votazione dell'ordine del suo ordine del giorno n. 9/1185/112, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano le riformulazioni proposte dal Governo e non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Damiano n. 9/1185/113 e Schirru n. 9/1185/114.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Bellanova n. 9/1185/115, Meta n. 9/1185/116 e Codurelli n. 9/1185/117, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano le riformulazioni proposte dal Governo e non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Iannuzzi n. 9/1185/118, Ginoble n. 9/1185/119 e Calgaro n. 9/1185/120.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Bonavitacola n. 9/1185/121, Mosca n. 9/1185/122, Gatti n. 9/1185/123 e Siragusa n. 9/1185/124, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Madia accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/125.
Prendo atto, altresì, che l'onorevole Bocci non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/126, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Margiotta n. 9/1185/127, Mariani n. 9/1185/128 e Scarpetti n. 9/1185/129, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo all'onorevole Benamati se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/130, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.

GIANLUCA BENAMATI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BENAMATI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per esprimere non particolare stupore sulla contrarietà al mio ordine del giorno, il quale intendeva concorrere alla diffusa ed ampia applicazione della portabilità mediante l'identificazione di due principi di base: il principio di responsabilità degli istituti bancari e degli intermediari finanziari titolari dei mutui, e il principio di tutela della parte debole in quanto, applicando sanzioni a chi produceva ostruzionismo nella portabilità, con le sanzioni così stabilite si integrava il Fondo di solidarietà per i mutui sulla prima casa.
Signor Presidente, apprezzo l'impegno del Governo, che è stato già espresso, a garantire la diffusione della portabilità, ma ritengo che questi due specifici punti del mio ordine del giorno - l'identificazione delle responsabilità, le sanzioni e il finanziamento tramite esse del Fondo di solidarietà - avessero una ragione particolare a tutela delle categorie deboli, rappresentate in questo caso dai mutuatari. Pertanto ritengo e le chiedo, signor Presidente, di mettere in votazione il mio ordine del giorno n. 9/1185/130.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Benamati n. 9/1185/130, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 81
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 466
Votanti 461
Astenuti 5
Maggioranza 231
Hanno votato
212
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Portas n. 9/1185/131 e Froner n. 9/1185/132, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole. Prendo atto altresì che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Carella n. 9/1185/134, Quartiani n. 9/1185/135, Fogliardi n. 9/1185/136, Genovese n. 9/1185/137, Graziano n. 9/1185/138, Losacco n. 9/1185/139, Pizzetti n. 9/1185/140 e Sposetti n. 9/1185/141, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Onorevole Giachetti, accetta la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1185/142?

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che accetto la riformulazione, a prescindere dal fatto che ovviamente nell'analisi delle nostre vicende bisogna sempre valutare e poi decidere in funzione di quel che è utile portare a casa, non necessariamente per la propria parte, ma magari per le iniziative che si prendono pensando anche agli altri.
Mi consenta, però, di spiegare che la filosofia con la quale accetto questa riformulazione, pur non essendo convinto, nasce dal fatto che penso appunto che abbiamo sempre la possibilità di rivedere e di analizzare le questioni. Ciò proprio perché non c'è uno scontro frontale e perché il Governo ha la possibilità di rimodulare le proposte che vengono avanzate dall'opposizione e dalla maggioranza attraverso diverse formule, come meritoriamente il Governo ha fatto oggi, chiedendo di formulare delle raccomandazioni anziché accogliendo direttamente alcuni temi o chiedendo, magari, l'aggiustamento di alcune frasi.
Mi consenta di dirle, signor Presidente, che forse ogni tanto, se ci si ascoltasse di più, si potrebbe perdere magari qualche secondo per evitare di arrivare a conclusioni, come è successo sull'ordine del giorno n. 9/1185/107 dell'onorevole Livia Turco, che riguardava il San Gallicano. Non è una lesa maestà, né nei confronti della Presidenza né dei lavori della Camera, ma forse ogni tanto bisognerebbe provare ad ascoltarsi e a venirsi incontro con quel che è possibile fare, magari chiedendo una riformulazione come si è fatto per tanti altri argomenti altrettanto importanti.
Certe volte si sciupano delle occasioni soltanto per disattenzione ed è la ragione per la quale ero intervenuto, ossia perché ritenevo utile che il Governo potesse riapprofondire quella discussione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Non avevo dubbi circa l'intenzione con cui è intervenuto. È il Governo che ha, come le ho detto prima, il diritto-dovere, se lo ritiene, di esprimersi. La Presidenza la aveva intesa e compresa.
Prendo dunque atto che l'onorevole Giachetti accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/142 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Bordo n. 9/1185/143, Federico Testa n. 9/1185/144 e Sanga n. 9/1185/145, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Peluffo accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/146 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Zunino accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del Pag. 82suo ordine del giorno n. 9/1185/147 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Fadda non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/148, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Lulli accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/149 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Miglioli accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1185/150 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Rosato n. 9/1185/151, non accettato dal Governo.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo per tentare di convincere il sottosegretario Casero a rivedere il parere espresso sul mio ordine del giorno. Signor sottosegretario, non entro nel merito del contenuto dell'ordine del giorno, ma si tratta di un accordo internazionale sottoscritto dal nostro Paese. Vorrei rammentare, su questo specifico punto, che la III Commissione (Affari esteri) all'unanimità vi ha fatto riferimento anche all'interno delle sue valutazioni per l'espressione del parere.
Il dispositivo dell'ordine del giorno è stato scritto prevedendo la possibilità e la disponibilità a valutare l'opportunità di provvedere, e in più stiamo parlando di mezzo milione di euro. Quindi, credo ci siano tutti gli estremi per rivedere la vostra valutazione, se ciò è considerato utile.

PRESIDENTE. Signor rappresentante del Governo, modifica il parere?

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rosato n. 9/1185/151, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 467
Votanti 466
Astenuti 1
Maggioranza 234
Hanno votato
212
Hanno votato
no 254).

Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Baretta n. 9/1185/152, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Minniti n. 9/1185/153 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Calvisi n. 9/1185/154, Cesare Marini n. 9/1185/155, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno D'Antoni n. 9/1185/156 sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Signor Presidente, vorrei svolgere soltanto una breve considerazione per registrare un cambiamento di posizione del Governo che accetta l'ordine del giorno e, quindi, ritiene che le opere, cancellate dal decreto-legge, debbano essere realizzate.
Ieri l'onorevole Cicchitto ha dichiarato in quest'Aula che quei soldi dovevano essere destinati innanzitutto, con la stessa logica fallimentare degli anni passati che tanto male ha fatto al Mezzogiorno, ad un Pag. 83intervento a pioggia non meglio specificato. Oggi, su un ordine del giorno simile al mio, l'onorevole Cicchitto ha votato nel senso che quelle opere si faranno.
Delle due l'una: o era un errore la dichiarazione di ieri o oggi ha votato qualcosa che non pensa. Io penso sempre al meglio, ossia che abbia votato qualcosa che pensa e che quindi quelle opere vadano fatte perché servono alla Sicilia, alla Calabria e a tutto il Mezzogiorno. Non realizzarle sarebbe un grande errore, e l'errore, comunque, è stato fatto. Infatti, con la conversione del decreto-legge il danno è stato prodotto, perché si sono interrotte le procedure. Quando si interrompono le procedure si ricomincia da capo. Abbiamo perso due anni, vi siete assunti questa responsabilità!
Questo è un grave errore e penso che dobbiamo impegnarci tutti affinché non ne facciate degli altri. Siccome vi siete impegnati qui a rifinanziare queste opere, noi vigileremo affinché ciò avvenga.
In ogni caso, voi siete contenti così perché il popolo vi vota; ma sappiate che le zone forti di un Paese hanno un futuro se crescono le zone deboli! La dimostrazione è data dalla Spagna e dalla Germania. Se non crescono le zone deboli, non c'è speranza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori )!

PRESIDENTE. Onorevole D'Antoni, il Governo ha espresso un parere favorevole sul suo ordine del giorno. Io non l'ho interrotta, tuttavia, dovrebbe dire se insiste per la votazione, al di là delle considerazioni politiche.

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. È stato già votato quello dell'onorevole Occhiuto che è uguale.

PRESIDENTE. Insiste per la votazione?

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Non insisto, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Nannicini n. 9/1185/157, Lenzi n. 9/1185/158, Duilio n. 9/1185/159, Bersani n. 9/1185/160 e Ventura n. 9/1185/161, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che i presentatori accettano le riformulazioni proposte dal Governo e non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Speciale n. 9/1185/162 e De Camillis n. 9/1185/163 sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Come convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, le dichiarazioni di voto finale e il voto avranno luogo nella seduta di martedì prossimo, 1o luglio.

Sull'ordine dei lavori (ore 17,59).

LANFRANCO TENAGLIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANFRANCO TENAGLIA. Signor Presidente, oggi dalle notizie di stampa abbiamo appreso che in un processo penale presso il tribunale di Foggia, per scadenza dei termini di custodia cautelare, saranno a breve liberati alcuni dei capi dell'organizzazione criminale che in quelle terre gravi problemi ha dato all'ordine pubblico e alla sicurezza dei cittadini.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore 18)

LANFRANCO TENAGLIA. Non abbiamo avuto la possibilità di verificare quali siano state le ragioni per le quali queste scarcerazioni...

PRESIDENTE. Onorevole Tenaglia, è una questione che dovrebbe essere posta a fine seduta. Dobbiamo ancora effettuare Pag. 84delle votazioni su un altro punto all'ordine del giorno. Comunque, se vuole concludere...

LANFRANCO TENAGLIA. Concludo, chiedendo che il Governo venga a riferire in Assemblea al più presto sulle ragioni per le quali si sono verificati questi gravi fatti e sulle iniziative che intende adottare per evitare che questa circostanza abbia ulteriori conseguenze.

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo per associarmi, a nome del mio gruppo, alla richiesta dell'onorevole Tenaglia.

PRESIDENTE. Avverto che ci sono ora alcune votazioni da effettuare. Comunico ai colleghi che hanno sollevato la questione precedente che riferirò alla Presidenza affinché si faccia carico di riferirla a sua volta al Governo.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 30 maggio 2008, n. 95, recante disposizioni urgenti relative al termine per il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria (A.C. 1212-A) (ore 18,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 30 maggio 2008, n. 95, recante disposizioni urgenti relative al termine per il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria.
Ricordo che nella seduta del 24 giugno scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali ed ha avuto luogo la replica del relatore, mentre il Governo vi ha rinunziato.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1212-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A - A.C. 1212-A), nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (Vedi l'allegato A - A.C. 1212-A).

Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (Vedi l'allegato A - A.C. 1212-A).
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A - A.C. 1212-A).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Ferranti 1.1 e 1-bis.1.

PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo?

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ferranti 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 436
Votanti 422Pag. 85
Astenuti 14
Maggioranza 212
Hanno votato
165
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che il deputato Cassinelli ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ferranti 1-bis.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 433
Votanti 418
Astenuti 15
Maggioranza 210
Hanno votato
164
Hanno votato
no 254).

Prendo atto che il deputato Papa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che il deputato Pionati ha segnalato di aver erroneamente votato contro mentre avrebbe voluto votare a favore.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

(Esame di un ordine del giorno - A.C. 1212-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A - A.C. 1212-A).
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno Vitali n. 9/1212/1, a condizione che vengano riformulate le ultime parole a partire da «astenendosi dal ricorrere», con le seguenti «in modo da evitare ulteriori proroghe dell'esistente», dal momento che il Governo è stato costretto a farlo.

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Vitali accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1212/1.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Come convenuto nella odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, le dichiarazioni di voto finale ed il voto finale avranno luogo nella seduta di martedì prossimo, 1o luglio.

Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 141 del 2008 (ore 18,04).

PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione odierna, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni, ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari, dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 141 della 2008, in relazione alla deliberazione della Camera del 2 febbraio 2005, con la quale è stata dichiarata, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, l'insindacabilità delle opinioni espresse da Guglielmo Rositani, deputato all'epoca dei fatti, nei confronti di Mauro Meli, già Sovrintendente del Teatro lirico di Cagliari.

FEDERICO PALOMBA. Chiedo di parlare.

Pag. 86

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, non impiegherò troppo tempo per riproporre una questione che altre volte abbiamo avanzato: chiediamo che la Camera non si costituisca in giudizio e che si rimetta al giudizio della Corte costituzionale. Abbiamo perso il 90-95 per cento dei giudizi in cui ci siamo costituiti, la Corte costituzionale ha sempre confermato il conflitto di attribuzioni.
In tal modo, non dico che risparmieremmo 20 milioni di euro, perché tale è il costo della costituzione in giudizio, però eviteremmo alla Camera di fare ancora una brutta figura, come il centinaio di volte che l'ha già fatta.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la deliberazione di costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 141 del 2008.
(La Camera approva).

Sull'ordine dei lavori (ore 18,05).

LUCA VOLONTÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, mi spiace intervenire in un'Aula che si sta svuotando (Commenti)...non è questione di rimanere! Lei, come me, ha avuto esperienza in quest'Aula da molti anni e leggere oggi sui giornali l'accusa generalizzata che in questa Aula ci siano tossicodipendenti o cocainomani, la ritengo una cosa indegna, lo dico francamente (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro)!
Io che non ho mai fumato nemmeno uno spinello, vedermi assimilato in maniera assolutamente generica, in un'accusa che riguarda tutti e nessuno, mi sembra una cosa francamente sbagliata, un'uscita ingenerosa da parte di chi, il Ministro Giovanardi, come me ha proposto nella scorsa legislatura un test all'avvio del lavori parlamentari, e che francamente trovo da censurare anche da parte sua, come Presidente della Camera. Perché nessuno di noi può tornare a casa, da oggi in poi, e non sentirsi irridere per una situazione soggettiva che non riguarda, per quanto ne so, nessuno di questi 630 parlamentari.
Quindi se ci sono dei nomi li si faccia. Poi mi consenta, e concludo, signor Presidente, le voglio anche dire - c'è anche il Ministro Vito - che se il Governo ha intenzione di introdurre il test obbligatorio, lo faccia! Non c'è bisogno di andare sui giornali a dire che siamo tutti dei cocainomani, perché io non lo sono e i nostri colleghi non lo sono (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico e Lega Nord Padania)!

Introduca una misura straordinaria nel prossimo decreto-legge, introduca il test obbligatorio, così almeno sarà sereno il Governo e saranno sereni e dignitosi i parlamentari italiani (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Volontè. Condivido le sue osservazioni, ma non posso far altro che prenderne atto.

GIANCARLO LEHNER. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO LEHNER. Signor Presidente, prima il collega Tenaglia ha citato il fatto increscioso accaduto a Foggia. Stranamente, però, il collega ha chiesto lumi al Governo; io direi che andrebbero chiesti lumi al pubblico ministero (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Pag. 87Libertà e Lega Nord Padania), il quale non ha voluto selezionare tra la valanga di intercettazioni, cosicché gli otto esperti chiamati a sbobinarle non hanno terminato il loro lavoro. Quindi la responsabilità è dell'accusa - va detto chiaramente - ed è inutile chiedere spiegazioni al Governo, occorre chiederle al CSM, semmai (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, chiedo la parola a norma dell'articolo 24, comma 3, del Regolamento. Purtroppo non è ancora stato comunicato all'Aula, però le agenzie di stampa già diramano notizie riguardo al calendario dei lavori del prossimo mese di luglio, che prevede, per il 28 luglio - signor Presidente - la discussione sul disegno di legge in materia di sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato, più comunemente conosciuto come il «lodo Schifani».
Signor Presidente, la questione che sorge e che francamente le sottopongo - se fosse presente il Ministro Vito sarebbe utile, tuttavia pongo comunque la questione anche al Governo, nella persona del sottosegretario Cossiga, appena nominato, che vedo seduto ai banchi del Governo - è la seguente. Abbiamo un calendario dei lavori nel quale sono stati forzati tempi e procedure, tanto che il Presidente della Repubblica ha ritenuto di inviare una lettera - ovviamente rispettosa dell'autonomia delle Camere - ma di sensibilizzazione ai Presidenti di Camera e Senato, riguardo al fatto che la pendenza di numerosi provvedimenti importanti, di decreti-legge che, notoriamente, presuppongono il requisito della necessità e dell'urgenza, per l'ingolfamento che si sarebbe determinato, rischiava in qualche modo di dar vita alla possibilità, non diciamo di coercire, ma di creare problemi all'esercizio dei diritti del parlamentare riguardo ai tempi e alle procedure di esame dei provvedimenti.
Signor Presidente, dovremo esaminare un DPEF sul quale è utile stendere un velo pietoso, perché entro venerdì prossimo dobbiamo aver presentato e votato gli emendamenti in sede di esame nella Commissione bilancio. Credo che non sia mai accaduto nella storia di questo Parlamento che in una settimana si esamini un provvedimento così importante, il quale, ancorché con tutte le difficoltà che comporta l'anticipazione della manovra economica da parte del Governo in termini di snaturamento e di svuotamento dei suoi contenuti, rimane un qualcosa di importante nel Regolamento della Camera dei deputati. Dovremo esaminare i provvedimenti che affronteremo la prossima settimana, che quindi fanno già saltare la prima settimana di luglio: quali il DPEF, che ho già ricordato e il decreto-legge sulla sicurezza, nel quale è stato inserito anche il noto emendamento, comunemente chiamato «salva-Premier». Inoltre, nel calendario sono previsti una serie di provvedimenti che, certamente, rendono impossibile tecnicamente il fatto che il «lodo Schifani» possa essere discusso entro luglio.
Ma non basta questo, signor Presidente. Il problema è che al di là degli auspici e delle dichiarazioni del Ministro Vito - che può fare alle agenzie, ma solo lì - il «lodo Schifani» non è ancora neanche stato approvato dal Consiglio dei ministri, né è previsto all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani. Ciò significa che - se va bene - il lodo Schifani verrà approvato al prossimo Consiglio dei ministri, cioè a metà luglio.
Allora signor Presidente, è possibile chiederle (senza tirare nessuno per la giacchetta), di fronte anche alle preoccupazioni che sono anzitutto nostre - e dovrebbero essere teoricamente anche di tutta l'opposizione - e che arrivano manifestamente espresse anche dal Presidente della Repubblica e dai Presidenti di Camera e Senato circa il rischio di riduzione degli spazi per potere esercitare il Pag. 88proprio mestiere in Aula da parte dei deputati, che senso ha e per quale motivo è inserito il «lodo Schifani», se non per consentire al collega Vito di potere fare delle dichiarazioni sulle agenzie che non corrispondono neanche a ciò che il Governo intende fare?
Se il Ministro Vito volesse fare qualcosa di utile, provasse a fare integrare l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani con il «lodo Schifani». Almeno si avrebbe contezza di ciò di cui parliamo. Altrimenti è semplicemente inserire dentro un contesto dei lavori della Camera dei deputati già assolutamente compresso un ulteriore elemento che non solo minerebbe ulteriormente i diritti di tutti noi, ma creerebbe confusione e, se consentito, anche una grande preoccupazione nell'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e di deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, la comunicazione circa gli esiti della Conferenza dei presidenti di gruppo sarà letta al termine della seduta.

ROBERTO GIACHETTI. Se la date prima alle agenzie non è colpa mia.

PRESIDENTE. Non è stata data dalla Presidenza. Erano presenti tutti i presidenti di gruppo nella Conferenza dei presidenti di gruppo, compreso il presidente del suo gruppo. Per cui ritengo che a fine seduta potremmo anche svolgere una puntualizzazione più precisa di ciò che ha detto.
Comunque, il disegno di legge in materia di sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato, ovvero ciò cui lei alludeva, il cosiddetto «lodo Schifani», è stato inserito nel calendario dei lavori di luglio per l'ultima settimana del mese, a seguito di una formale richiesta del Governo pervenuta alla Presidenza in vista della Conferenza dei presidenti di gruppo odierna.

ROBERTO GIACHETTI. Il Governo non l'ha messo all'ordine del giorno dei suoi lavori.

PRESIDENTE. Se vuole la parola me lo chieda, altrimenti mi faccia parlare. A tal riguardo, desidero segnalare che in sede di predisposizione del calendario si organizza un piano di lavoro talora subordinato al verificarsi di determinati presupposti, tanto che vengono utilizzate formule quali: «ove concluso dalla Commissione», «ove trasmesso dal Senato», «ove presentato dal Governo». Queste formule sono a lei ben note perché non è da oggi che si usano. Infatti, nel caso di specie, il provvedimento è stato inserito con la formula «preannunziato dal Governo, ove presentato e concluso dalla Commissione».
Ricordo a questo riguardo che la situazione non costituisce un caso straordinario, né eccezionale. Cito, solo a titolo esemplificativo, due esempi recentissimi. Nel luglio 2006 venne inserito in calendario per il 24 luglio l'esame di un provvedimento sulla manovra economica con la formula «ove presentato dal Governo al Senato, trasmesso in tempo utile alla Camera e concluso dalla Commissione». In quella circostanza, infatti, non era ancora noto se si trattasse di un disegno di legge o di un decreto-legge, il che poi si è concretizzato attraverso la formula «nei fatti». Nell'ottobre 2006 è stato calendarizzato per il 16 ottobre un decreto-legge sulla manovra economica con la formula «preannunziato al Governo, da inviare al Senato».
Ritengo che le spiegazioni che lei ha chiesto siano contenute in ciò che ho testé detto e, ove mai a fine seduta, nel momento in cui saranno comunicati all'Aula gli esiti della Conferenza dei presidenti di gruppo, potremo riprendere anche il discorso su tale argomento. Sospendo la seduta per cinque minuti, che riprenderà con lo svolgimento delle interpellanze urgenti.

La seduta, sospesa alle 18,15, è ripresa alle 18,30.

Svolgimento di interpellanze urgenti.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

Pag. 89

(Iniziative per evitare la soppressione del tribunale della procura militare della Spezia, al fine di consentire la conclusione dei processi relativi alle stragi nazi-fasciste - n. 2-00049)

PRESIDENTE. L'onorevole Mariani ha facoltà di illustrare l'interpellanza Andrea Orlando n. 2-00049, concernente iniziative per evitare la soppressione del tribunale della procura militare della Spezia, al fine di consentire la conclusione dei processi relativi alle stragi nazi-fasciste (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti), di cui è cofirmataria, per quindici minuti.

RAFFAELLA MARIANI. Signor Presidente, il tribunale militare della Spezia riveste un ruolo di grande importanza, in quanto depositario delle indagini atte a far luce sulle stragi nazi-fasciste che provocarono la morte di migliaia di civili durante la seconda guerra mondiale. Grazie all'azione dei magistrati militari della Spezia, negli ultimi anni si è potuto riscattare la memoria delle vittime, le cui vicende sono state insabbiate nel famoso «armadio della vergogna». Tale tribunale rischia ora la soppressione, provocando, di fatto, l'interruzione delle indagini in corso e dei relativi processi sulle stragi nazi-fasciste. Tale soppressione dovrebbe avvenire, assieme a quelle delle altre procure e tribunali militari, in base all'articolo 2, commi 603-611, della legge finanziaria per il 2008, che fa riferimento al contenimento dei costi della giustizia militare, a partire dal 1o luglio 2008.
Questo provvedimento, che prende origine dalla riduzione del numero di reati commessi dai militari conseguenti alla riforma della leva e, in specie, all'abolizione del servizio militare di leva, sarebbe applicato anche al tribunale e alla procura spezzina, che in questi anni hanno operato per rimediare a una ferita giudiziaria che colpisce la memoria e la dignità dello Stato italiano.
Tra il 1943 e il 1945 vennero massacrati dalle truppe nazi-fasciste più di quindicimila civili, in maggioranza donne e bambini, e i fascicoli riguardanti tali crimini furono sepolti nell'«armadio della vergogna» presso la sede della procura generale militare di Roma, dove fu rinvenuto casualmente nel 1994.
Su 695 fascicoli riguardanti le stragi nazi-fasciste, contenuti in tale armadio, ben 214 sono stati assegnati al tribunale militare della Spezia. Fra le stragi più significative per crudeltà e numero delle vittime per le quali sono stati già effettuati i processi, si ricordano Sant'Anna di Stazzema (con circa 560 vittime) Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno (con 1.830 vittime), Civitella, Cornia e S. Pancrazio (con 244 vittime), San Polo (con 65 vittime). Fra i processi ancora in corso si ricordano S. Terenzo, Vinca (con 350 vittime), Monchio (con 150 vittime), Padule di Fucecchio (con 180 vittime), Stia, Vallecciole (con 200 vittime), Fragheto nel marchigiano (con 80 vittime).
A livello internazionale l'interesse mediatico che circonda questi processi è tale che un rallentamento dei procedimenti causato dalla soppressione del tribunale competente arrecherebbe al nostro Paese notevole discredito.
A seguito delle indagini del tribunale spezzino, in Germania sono stati recentemente aperti altri sessantanove procedimenti sulle stragi nazi-fasciste in Italia, ciò a testimonianza della diffusa sete di verità su tali vicende, con il possibile e paradossale esito che i processi in Germania arrivino a sentenza mentre quelli in corso in Italia vengano insabbiati, perpetuando così la vergogna.
Noi chiediamo se non si ritenga di assumere iniziative affinché il tribunale e la procura militare della Spezia siano esclusi dagli enti da sopprimere in base all'articolo 2 della legge finanziaria per il 2008, consentendo così la conclusione dei processi relativi alle stragi nazi-fasciste, o comunque se non si ritenga necessario per gli enti suddetti provvedere ad una proroga del termine del 1o luglio 2008 fissato dal citato articolo 2, che consenta di assumere misure amministrative adeguate a garantire una continuità nell'ambito penale sulle vicende richiamate.Pag. 90
Signor Presidente, in questi anni molte delle vicende che hanno riguardato le stragi nazi-fasciste, proprio grazie al lavoro dei tribunali militari (soprattutto, nel caso in questione, del tribunale militare della Spezia), hanno potuto ottenere la dignità, il riconoscimento e anche la trasparenza, la cui mancanza era stata l'elemento più vergognoso, dopo quello dell'eccidio in quest'epoca.
Si è riusciti a determinare, oltre che le cause, anche l'efferata ferocia di queste situazioni. Vi ricordo il caso di Sant'Anna, che riguarda il nostro territorio più da vicino, ma anche per gli altri massacri, in molti casi, è già stata individuata la causa, indicata non come rappresaglia o misura di guerra, ma come vendetta. Si è trattato di puri atti terroristici, come hanno sentenziato il tribunale militare della Spezia e successivamente le sentenze confermate in appello e in Cassazione per gli episodi di Sant'Anna di Stazzema.
Tutto questo ha fornito alle famiglie, alle popolazioni, a tutta la società civile, una minima ricompensa, un ritorno alla verità che era stata negata per tutti quegli anni anche grazie all'occultamento dei fascicoli che riguardavano le stragi.
Noi chiediamo al Governo tutta la comprensione e ogni misura per far sì che di questi argomenti così delicati, rispetto ai quali vi è ancora una grande attenzione, vi sia il dovuto rispetto di tutte le istituzioni - ci auguriamo anche da parte di questo Governo - e che si possano trovare delle soluzioni affinché ogni forma di giustizia sia resa non solo alle vittime ma anche ai molti familiari ancora in vita e a tutti coloro che in questi anni si sono battuti costituendosi parte civile nei dibattimenti svolti.
Ricordo anche che in questo periodo molte trasmissioni hanno potuto documentare con importanti approfondimenti ciò che è avvenuto, il coinvolgimento di molte persone e la vergogna dell'occultamento dei fascicoli. Vorremmo che rispetto all'emersione di tutti questi fatti e alla conclusione dei processi nei tribunali vi sia la necessaria comprensione e le giuste misure affinché questo possa avvenire in maniera ordinaria e tempestiva.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, Giuseppe Cossiga, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE COSSIGA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, con l'atto ispettivo oggi in discussione, gli onorevoli interpellanti hanno chiesto al Ministro della giustizia e a quello della difesa se non ritengano di assumere iniziative affinché il tribunale e la procura militare di La Spezia siano esclusi dagli enti da sopprimere in base alle disposizioni contenute nella legge finanziaria 2008. Fornirò una risposta che avrà una parte che andrà a inquadrare la problematica generale, per poi passare alla risposta precisa dell'interpellanza e ad alcuni elementi relativi alle problematiche sottolineate dagli interpellanti rispetto ai rischi connessi alla chiusura del tribunale militare di La Spezia, anche al di là di un eventuale provvedimento di proroga.
Occorre preliminarmente evidenziare che la riforma recata all'articolo 2, commi da 603 a 611, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), nasce con l'intento di ridefinire l'intero ordinamento giudiziario militare, a fronte delle mutate esigenze di giustizia militare discendenti, come affermato dall'interpellante, dalla sospensione della leva obbligatoria e dal nuovo assetto delle Forze armate.
Nello specifico, questa normativa prevede, a far data dal 1o luglio 2008, la riduzione dei tribunali militari e delle corrispondenti procure militari alle sole tre sedi di Verona, Roma e Napoli e la contestuale soppressione delle sedi di Torino, La Spezia, Padova, Bari Palermo e Cagliari, la soppressione delle sezioni distaccate di Verona e di Napoli e della Corte militare di appello e dei relativi uffici della procura generale della Repubblica, la ridefinizione del ruolo organico dei magistrati militari (dagli attuali 103 a 58), il transito dei magistrati eccedenti nella magistratura ordinaria e, infine, l'individuazione Pag. 91da attuarsi con decreto interministeriale (da parte dei Ministeri della giustizia, della difesa, dell'economia, delle riforme e della innovazione nella pubblica amministrazione) di un contingente di dirigenti e di personale civile della difesa non inferiore alla metà di quello impiegato negli uffici giudiziari militari soppressi che transiteranno nei ruoli del Ministero della giustizia.
Fatta questa premessa per inquadrare i tratti salienti della riforma passo ad analizzare i contenuti della questione posta dagli interpellanti ovvero se esista la necessità di provvedere ad una proroga del termine del 1o luglio, fissato dal già citato articolo 2, in particolare al fine di evitare la soppressione del tribunale militare di La Spezia che riveste - come affermato dagli interpellanti - una particolare importanza in relazione ad indagini critiche su alcune gravissime stragi avvenute nella parte finale della seconda guerra mondiale.
Non possiamo che ribadire, preliminarmente, quanto già dichiarato dal Ministro della difesa ovvero che la riforma dell'ordinamento giudiziario entrerà in vigore, comunque, come previsto dal 1o luglio; da questo punto di vista non si ritiene di dovere intervenire con un cambiamento volto a posporre questa data. Su questa decisione non esistono dubbi e sono già in corso tutte le procedure per l'attuazione.
Passando però al problema del paventato rallentamento dei procedimenti, che potrebbe essere causato dalla soppressione del tribunale di La Spezia, il Governo comprende perfettamente le ragioni che sono state poste alla base di questa preoccupazione, circa i timori di una possibile interruzione o comunque di un ritardo delle indagini e delle attività processuali di competenza del tribunale spezzino, ma ritiene che queste preoccupazioni non abbiano ragione di essere, in quanto rileviamo che l'articolo 2, comma 605, della citata legge finanziaria prevede che i procedimenti pendenti alla data indicata presso gli uffici militari soppressi siano trattati dal tribunale militare che ne assorbe la competenza, con la precisazione che - cito testualmente - l'udienza fissata in data successiva alla soppressione degli uffici giudiziari di cui al comma 603 s'intende fissata davanti al tribunale o alla corte militare d'appello che ne assorbe la competenza senza nuovo avviso alle parti.
L'accettazione assoluta da parte dei ministri interpellati di questa norma non deve essere percepita come un'accettazione passiva. Siamo realmente convinti che non vi sia bisogno di modificare la data del 1o luglio 2008. Posso confermare, comprendendo le argomentazioni espresse, che in ogni caso i ministri interpellati hanno ribadito l'impegno a porre in essere, se è necessario e comunque per quanto di loro competenza, qualunque iniziativa utile ad assicurare che il lavoro fin qui svolto non vada perduto. Rimaniamo convinti che non ce ne sarà bisogno ma possiamo confermare lo stesso questo impegno.
La legge finanziaria per il 2008 ha disposto questa revisione. Comprendiamo le problematiche esposte dagli interpellanti e assumiamo l'impegno sopra illustrato, ma siamo convinti che non vi sarà bisogno di questo e che le indagini potranno continuare ad aver luogo.

PRESIDENTE. L'onorevole Orlando ha facoltà di replicare per dieci minuti.

ANDREA ORLANDO. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, naturalmente non posso che apprezzare l'espressione di volontà del sottosegretario, ma non posso altresì dichiararmi soddisfatto. Il motivo è che noi non poniamo in discussione la ratio della riforma dalla quale deriva la soppressione della procura del tribunale, e ciò si sarebbe potuto anche fare e forse sarebbe stata una discussione da svolgere in presenza di una maggioranza diversa, considerato che va dato atto all'attuale Governo che si tratta di una riforma realizzata dal Governo precedente.
Tuttavia, la questione fondamentale è: come si può evitare che l'attuazione di questa riforma produca gli effetti paventati dalla collega Mariani nell'illustrazione Pag. 92dell'interpellanza? La risposta del Governo onestamente non è all'altezza della domanda. Il motivo è che noi ci troviamo di fronte non ad un qualsiasi procedimento, bensì a procedimenti che coinvolgono spesso persone molto anziane, siano esse testimoni, parti lese o responsabili degli eccidi. Il passaggio di competenze implica anche e spesso il passaggio della responsabilità dell'azione penale, con la conseguenza evidente della necessità per qualsiasi pubblico ministero di riaggiornarsi rispetto ai procedimenti, di acquisire documentazione, insomma, in qualche modo di acquisire il know how necessario alla prosecuzione del lavoro avviato dalla procura di La Spezia.
In questo intervallo noi rischiamo di veder sfumare molti procedimenti penali che si sono aperti negli ultimi anni. In questo caso non ci troviamo di fronte ad un ordinario ritardo che spesso caratterizza la giustizia del nostro Paese. Ci troviamo di fronte ad un ritardo dovuto ad una responsabilità dello Stato italiano nel suo insieme, perché ragioni non ancora precisate fecero sì che questi procedimenti non potessero aver luogo prima del 1994, momento in cui fu rinvenuto il famoso armadio della vergogna.
Si dice che ciò è dipeso dalla ragione di Stato, oppure da questioni inerenti le relazioni internazionali, ma fatto sta che fino al 1994 su queste stragi - la collega Mariani ne ha letto l'elenco - non si è aperto nessun procedimento.
Oggi ci troviamo, nei confronti delle vittime di quegli eccidi, delle parti lese, a dovere in qualche modo rispondere ad un debito in termini di responsabilità penali, ma anche in termini di memoria che rappresenta un obbligo cui il nostro Paese deve in qualche modo adempiere.
Il fatto che non si pensi, in qualche modo, a preordinare misure organizzative che consentano appunto questa interruzione dell'azione penale, credo che denoti una mancanza di sensibilità alla questione che abbiamo posto.
Capisco anche - voglio rendere fino in fondo giustizia al Governo - che non ci si trova semplicemente di fronte ad un'esigenza di attuazione di un indirizzo di Governo: le misure organizzative passano attraverso il rispetto di un'autonomia della magistratura, rispetto alla quale naturalmente non vi poteva essere una risposta in questa sede.
Tuttavia, in questa sede si poteva porre la questione di una proroga, che avrebbe consentito appunto autonomamente alla magistratura militare di assumere le misure organizzative, che avrebbero consentito di evitare questa possibile interruzione del percorso giudiziario.
Avrò l'onore, domenica prossima, di celebrare la ricorrenza dei rastrellamenti che si tennero sugli Appennini, precisamente al passo del Rastrello, dove si incontrano tre province che furono coinvolte dagli eccidi di cui stiamo parlando.
Avrei avuto piacere e avrei sperato di poter dire che il Governo non applicava in modo cieco una riforma, ma teneva fede ad un'attenzione che negli ultimi anni, in qualche modo, ha caratterizzato i diversi Governi che hanno sostenuto l'azione della magistratura militare.
Purtroppo non lo potrò dire, tuttavia mi auguro che la manifestazione di buona volontà che alla fine ha caratterizzato la risposta del sottosegretario Cossiga trovi poi riscontro in fatti concreti, che al momento però non riusciamo ad intravedere.

(Problematiche inerenti alla cessione dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro e iniziative a sostegno del settore agroalimentare - n. 2-00046)

PRESIDENTE. L'onorevole Mattesini ha facoltà di illustrare l'interpellanza Verini n. 2-00046 (nuova formulazione), concernente problematiche inerenti alla cessione dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro e iniziative a sostegno del settore agroalimentare (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti), di cui è cofirmataria.

DONELLA MATTESINI. Signor Presidente, intervengo per dire che, da quando abbiamo presentato l'interpellanza urgente Pag. 93in esame, si sono verificate alcune importanti novità: in particolare, è già avvenuta la cessione dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro a Mastrolia.
Detto ciò, però, credo che sia utile, anche se brevemente, ripercorrere la situazione, quindi i contenuti dell'interpellanza urgente stessa.
Lo stabilimento di cui si parla si trova a Sansepolcro ed ha una capacità produttiva di circa 90.000 tonnellate l'anno - ad oggi ne vengono utilizzate la metà - ed occupa circa 470 lavoratori, con un'età media che non supera i 35 anni, quindi facendo intravedere nella preoccupazione che esprimiamo non soltanto, appunto, il timore per i livelli occupazionali, ma anche per i problemi di carattere sociale, trattandosi di persone con un'età media così bassa che, sostanzialmente, hanno costruito oggi una loro vita autonoma, con famiglie, mutui ed altro.
Oltre ai 470 lavoratori impiegati, occorre anche ricordare l'indotto che, complessivamente, coinvolge circa 800 addetti, in una zona, quella della Val Tiberina umbra e toscana, che ha una popolazione non superiore alle 40-50.000 persone, che permette di capire quanto quello stabilimento abbia un'importanza strategica, sia per il livello occupazionale sia per il livello di sviluppo della vallata stessa.
Nestlè ha iniziato, nel gennaio di quest'anno, tramite l'advisor Mediobanca, a selezionare manifestazioni di interesse da parte di intenzionati a rilevare l'azienda. Vi sono state circa 24 proposte e sono rimasti in campo due soggetti interessati.
Come ripeto, si è attuata proprio la settimana scorsa la cessione alla Tmt di Mastrolia.
In questo percorso va sottolineato quanto vi sia stato un impegno unitario delle regioni Umbria e Toscana, d'intesa con le amministrazioni locali, manifestando una concreta disponibilità a lavorare per uno sbocco positivo della vertenza, che tentasse di mantenere anche quella trasparenza e quella relazione industriale che Nestlè aveva fin dall'inizio manifestato affermando che comunque, in tutto il percorso, sarebbe stato trasparente il rapporto con le istituzioni e con le stesse parti sociali. Così non è stato.
Nella giornata di martedì 17 di questo mese, infatti, vi è stato un ultimo tentativo, presso la sede della regione Toscana, sempre in accordo con la società Nestlè, per trovare soluzioni che potessero garantire tutti i soggetti interessati, facendo riferimento al fatto che nel percorso vi era stata anche la manifestazione d'interesse da parte della Colussi, che non era stata accolta dalla Nestlè stessa.
In quella sede, nonostante la Colussi avesse manifestato l'intendimento di sottoscrivere tutti gli adempimenti richiesti da Nestlè, a fine serata, dopo una riunione durata un'intera giornata, si è manifestato in modo evidente l'intendimento di non concludere alcun accordo con la Colussi da parte di Nestlè che, già in quella sede, ha manifestato l'intendimento di avviare le procedure di cessione, ai sensi dell'articolo 47 della legge n. 428 del 1990. Pertanto, si pone anche un problema di trasparenza rispetto ad un percorso che proprio trasparente non possiamo definire.
Come ho affermato in precedenza, proprio la settimana scorsa, presso l'associazione degli industriali di Arezzo, si è conclusa la firma della cessione e Angelo Mastrolia, proprietario azionista della TMT, perlomeno a parole, ha fugato le preoccupazioni espresse sia dalle istituzioni che dalle forze sociali, impegnandosi ad investire cifre importanti. Egli, infatti, ha parlato di 20 milioni di euro per il rinnovo tecnologico dello stabilimento e di 24 milioni di euro per la pubblicità dei prodotti stessi.
Tra l'altro, l'obiettivo indicato è quello di far lavorare lo stabilimento a pieno regime per la potenzialità delle 90 mila tonnellate di pasta e le 24 mila tonnellate di prodotti da forno, quindi di fette biscottate, impegnandosi, inoltre, a far sì che gli attuali 50 mila metri quadri del sito di Sansepolcro possano essere raddoppiati per ospitare nuove linee produttive, secondo il piano industriale e l'impegno di Mastrolia, che ha parlato di un progetto denominato «Crostino»: si tratterebbe di Pag. 94un nuovo prodotto importante, sostitutivo del pane. Nel piano industriale si dice anche che il prodotto da forno, quindi le fette biscottate, saranno rilanciate, abbinandole con prodotti quali yogurt e latte, che sono prodotti dalla Giglio e Polenghi, cioè marchi di proprietà dello stesso Mastrolia.
Pertanto, se così si può dire, si è rasserenato un clima. Tuttavia resta forte da parte delle istituzioni - ed anche da parte nostra - la preoccupazione, perché esistono precedenti non certamente positivi: mi riferisco al fatto che nel 2005, l'imprenditore campano Mastrolia aveva acquistato, sempre da Buitoni, lo stabilimento di Eboli, che oggi è sostanzialmente fermo, nonostante, anche allora, le rassicurazioni e gli accordi, sia con le forze sociali che con le istituzioni locali, relativi a investimenti e al mantenimento dei livelli occupazionali.
Certamente, auspichiamo nell'interesse di tutti, del nostro territorio, del made in Italy e di un prodotto così importante come quello della Buitoni, che tali impegni, che sono ad oggi sulla carta, si traducano in un nuovo sistema industriale, fatto di relazioni condivise e continuate nel tempo, in grado davvero di garantire non solo la certezza dell'occupazione per i 450 lavoratori della Buitoni per l'indotto, ma anche per la salvaguardia e la produzione di qualità espressa da Buitoni, che è un prodotto importante del made in Italy.
Torno ad esprimere, comunque, un elemento di preoccupazione, perché oggi vi è già una contraddizione: se da un lato si anticipa nel piano industriale che verranno investiti i 44 milioni di euro a cui ho fatto riferimento in precedenza, dall'altro ci si limita a mantenere per soli tre anni la garanzia dei livelli occupazionali.
Credo che abbiamo davanti alcuni mesi, perché a settembre già potremo verificare le intenzioni vere del signor Mastrolia, che a quella data sarà proprietario a tutti gli effetti della Buitoni. Mi preme anche ricordare che le due regioni e gli enti locali interessati hanno, comunque, dato e mantenuto l'ulteriore disponibilità a mantenere il tavolo istituzionale - già aperto nelle due regioni - e, quindi, ad accompagnare e vigilare, affinché gli accordi vengano rispettati.
Detto tutto ciò, chiediamo al Governo cosa intenda fare e se intenda predisporre anche un tavolo presso il Ministero del lavoro che preveda, però, anche la partecipazione delle regioni interessate, degli enti locali e delle forze sociali, per affrontare complessivamente il tema - lo ripeto - del rispetto di tale piano industriale e del problema occupazionale che si pone. Pertanto, chiediamo quali strategie il Governo intenda sviluppare.
Chiediamo, inoltre, al Governo quali strategie intenda adottare al fine di attivare la difesa del settore agroalimentare del nostro Paese, anche alla luce della crisi dei mercati internazionali e delle pratiche commerciali messe in atto da Paesi ed aziende direttamente competitrici nel sistema italiano, date le possibili e pesanti ricadute che tale situazione sta generando sia in termini occupazionali, sia di fatturato.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Cossiga, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE COSSIGA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, naturalmente intervengo per conto del collega del Ministero per lo sviluppo economico (il quale purtroppo ha avuto un problema), evidentemente, sulla base dei ricchi elementi in risposta forniti dal Ministero competente, cui dovrò attenermi rigidamente. Da questo punto di vista, mi scuso se dovessi in alcune parti risultare ripetitivo rispetto a cose che sono state già dette nelle illustrazioni dei colleghi interpellanti.
Vogliate prendere quello che dirò come integrazione o, comunque, come conferma di alcuni degli elementi che avete già sollevato.
L'interpellanza in questione offre l'occasione di affrontare una tematica di particolare rilievo per le realtà territoriali interessate e per iniziare ad illustrare gli intendimenti del Governo in un settore Pag. 95fondamentale del sistema produttivo nazionale quale quello dell'agroindustria.
Si forniscono le informazioni richieste, anche sulla base degli elementi acquisiti presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
La multinazionale Nestlé, proprietaria del marchio Buitoni, ha deciso di dismettere la produzione di pasta e derivati da forno, produzione che impiega 450 lavoratori nello stabilimento di Sansepolcro, in provincia di Arezzo.
In ordine all'acquisto di tale sito produttivo a suo tempo furono avanzate «dichiarazioni d'interesse» da parte di diverse imprese, numero poi ridottosi nelle fasi successive della presentazione delle offerte vincolanti e della presentazione dei piani industriali.
In fase di definizione della trattativa sono rimaste in corsa solo due proposte d'acquisto, ovvero quella avanzata da una società con sede a Lugano, nella Confederazione elvetica, la TMT Group SA, e quella di una società con sede a Perugia, la Colussi Spa.
Comprensibilmente, la decisione assunta dalla multinazionale Nestlé ha ingenerato nei lavoratori uno stato di inquietudine e preoccupazione in ordine al mantenimento dei livelli occupazionali.
La vertenza è stata seguita con grande attenzione dalle amministrazioni locali, impegnate a dare soluzioni positive sia alle problematiche occupazionali sia a quelle industriali.
A livello locale si sono tenuti diversi incontri tra le parti sociali e le istituzioni locali, volti a ricercare le soluzioni più idonee per risolvere la descritta situazione di difficoltà.
In un incontro tenutosi lo scorso 12 giugno, la dirigenza della Nestlé ha comunicato alle parti intervenute di avere individuato nella citata TMT Group l'acquirente della Buitoni.
Tale volontà è stata ribadita in un successivo incontro, tenutosi il 17 giugno a Firenze presso la sede regionale, alla presenza anche dei presidenti delle regioni Toscana e Umbria.
Gli uffici del Ministero dello sviluppo economico, investiti della problematica a seguito della presente interpellanza, hanno ritenuto di dover contattare la Nestlé, che ha confermato la decisione della proprietà di cedere lo stabilimento Buitoni - sia il sito produttivo sia il marchio - al citato gruppo TMT.
I rappresentanti della Nestlé hanno dichiarato di ritenere la proposta di tale realtà industriale l'unica in grado di soddisfare i requisiti di salvaguardia delle attività, di continuità occupazionale e di sviluppo del sito produttivo e del marchio, essendosi impegnato il gruppo TMT a effettuare investimenti per circa 40 milioni di euro in cinque anni.
Recentemente, venuti a conoscenza di un accordo firmato presso l'associazione industriali di Arezzo, il Ministero dello sviluppo economico ha interpellato la predetta associazione apprendendo che in data 24 giugno è stato raggiunto, in quella sede, un accordo tra il gruppo TMT ed i sindacati per la cessione, con decorrenza dal 1o settembre 2008, dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro da parte della Nestlé alla società Industrie alimentari riunite Spa, appartenente, appunto, al gruppo TMT.
Tale accordo prevede che il marchio Buitoni resterà legato al sito di Sansepolcro per altri dieci anni e che i livelli occupazionali saranno salvaguardati almeno per i prossimi 36 mesi. Infine, l'accordo prevede un piano di investimenti di 44,5 milioni di euro, di cui 5 da utilizzare già dal prossimo settembre.
Con riferimento, inoltre, alla richiesta relativa alle strategie generali che il Governo intende adottare per la difesa del settore agro-alimentare, si manifesta la ferma intenzione del Governo ad operare nella direzione della promozione dal settore.
È noto, al riguardo, che l'industria alimentare rappresenta il secondo settore manifatturiero nazionale e porta con sé un patrimonio di valori sociali, culturali e di immagine, simbolo di eccellenza del nostro Paese in tutto il mondo.Pag. 96
Non ci si nasconde, tuttavia, che la particolare struttura della nostra industria alimentare comporta alcune debolezze strutturali.
Infatti, la ridotta dimensione media dell'impresa non aiuta la crescita dell'export, indebolisce il potere contrattuale nei rapporti con la grande distribuzione organizzata e rappresenta un ostacolo agli investimenti in ricerca ed innovazione. A ciò si deve aggiungere la crisi innescata nell'ultimo anno dalla crescente scarsità e dall'aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime agricole sui mercati internazionali.
Ciò premesso, il Governo intende prestare grande attenzione al settore agro-industriale, con iniziative volte, in particolare ad agevolare gli investimenti in ricerca e sviluppo, considerati prioritari al fine di incrementare la competitività, particolarmente delle piccole e medie imprese, nonché la loro capacità di presidio stabile nei mercati internazionali di riferimento, rendendo accessibili quelle soluzioni tecnologiche che consentano l'innovazione di prodotto e di processo, ad interventi in sede comunitaria per ridurre la regolamentazione comunitaria e per difenderne la nostra produzione contro la concorrenza, alla predisposizione di normative specifiche sui distretti industriali, sulle filiere produttive e sulle reti di impresa, alla salvaguardia degli interessi italiani in Europa, alla difesa e valorizzazione del prodotto italiano mediante l'indicazione obbligatoria dell'origine geografica, alla valorizzazione dei prodotti tipici, alla riduzione degli squilibri esistenti tra la filiera alimentare e la grande distribuzione organizzata.
Ancora più nello specifico, è da aggiungere che, nell'ambito del progetto di innovazione industriale per il made in Italy in corso di elaborazione, è allo studio una specifica azione per la filiera alimentare nazionale, specificamente finalizzata all'innovazione di prodotti e processi, nonché del sistema stesso di commercializzazione, all'efficienza della logistica, allo sviluppo di reti distributive specializzate e di canali di vendita di natura telematica. A tale intervento si affiancheranno, infine, le necessarie azioni di tutela delle produzioni nazionali da pratiche illegali e dal fenomeno della contraffazione.

PRESIDENTE. L'onorevole Verini ha facoltà di replicare.

WALTER VERINI. Signor Presidente, credo si possa prendere atto della risposta che gentilmente il sottosegretario Cossiga ha letto in quest'Aula in sostituzione del collega allo sviluppo economico. Siamo stati cortesemente avvertiti dagli uffici del sottosegretario della sua assenza, dovuta alla difficoltà di programmare gli orari in seguito ai lavori dell'Aula. È la seconda volta che ciò accade, tuttavia rileviamo come altri esponenti del Governo, nonostante le improvvise e non prevedibili variazioni degli stessi orari, abbiano comunque garantito la loro presenza in Aula.
Noi, tuttavia, nel ringraziare il sottosegretario Cossiga per la sua presenza e per la lettura della risposta, abbiamo ritenuto di mettere questa discussione agli atti dell'Assemblea, perché, se è vero che rispetto alla presentazione dell'interpellanza la vicenda ha avuto l'evoluzione che la collega Mattesini ricordava (nel senso che, ormai, il gruppo Nestlè ha ceduto stabilimento e marchio al gruppo TMT Mastrolia), alcuni interrogativi e alcune preoccupazioni rimangono.
Le notizie provenienti da Confindustria che il sottosegretario ha riferito in quest'Aula non sciolgono tutti i dubbi e gli interrogativi che quella comunità - e non solo quella comunità locale - si pone. Veniva poc'anzi ricordato come lo stabilimento Buitoni di Sansepolcro interessi una vasta area interregionale e come riguardi complessivamente, tra addetti e indotto, quasi 1.200 persone, 1.200 famiglie.
Al tempo stesso, noi chiediamo davvero qualcosa di più al Governo; chiediamo un impegno forte a vigilare, con gli strumenti a sua disposizione, insieme alle istituzioni, in particolare alle regioni Toscana e Umbria, e alle istituzioni locali che, in un Pag. 97clima davvero concorde, davvero bipartisan, hanno seguito l'evoluzione della vicenda. Chiediamo al Governo di vigilare, di usare tutti gli strumenti perché l'atto di vendita e l'impegno assunto ad Arezzo siano portati avanti con scrupolo, rigore e coerenza. La nostra preoccupazione è che dietro le cessioni di marchio, di stabilimenti e di attività, più che piani industriali e iniziative davvero industriali, possano anche celarsi iniziative di natura prevalentemente finanziaria.
Non sarebbe la prima volta che il gruppo che ha acquisito lo stabilimento di Sansepolcro si esercita in queste attività: noi vorremmo che invece gli impegni che riguardano gli investimenti, che riguardano il mantenimento dei livelli occupazionali, certamente non per trentasei mesi ma evidentemente a tempo indeterminato, venissero rispettati. Naturalmente conosciamo le difficoltà del mercato, ma sappiamo anche che quello stabilimento, quella manodopera di grande qualità, quel know how che esiste, quella grande tradizione hanno un futuro davvero di competitività, non solo sul mercato nazionale ma anche in quello internazionale.
Aggiungo un'ultima considerazione, se vogliamo di natura morale: il gruppo Nestlè acquisì quello stabilimento nel 1985. Si tratta di un gruppo multinazionale, che risponde a logiche per le quali le relazioni sindacali, le relazioni industriali non sempre riescono a intervenire adeguatamente. E tuttavia, questo gruppo multinazionale ha avuto molto da quel territorio, in termini di sacrificio della manodopera, di facilitazioni ambientali, di collaborazione piena di tutte le istituzioni.
Mi preme rilevare come particolarmente intenso ed accorato sia stato un appello che, insieme ai comuni interessati, insieme alle regioni, hanno rivolto in questa vicenda anche i due vescovi di Arezzo e di Città di Castello: un appello congiunto davvero di grande spessore e di grande valore morale. Credo che se una vicenda come questa non avesse lo sbocco che tutti auspicano, cioè rafforzare i livelli produttivi, i livelli occupazionali, qualificando sempre di più quell'attività, daremmo un brutto segnale, facendo prevalere logiche che non hanno nulla a che vedere con le esigenze di sviluppo economico, a cui tende anche la risposta che il sottosegretario Cossiga ci ha dato.
Per questi motivi prendiamo atto della risposta e chiediamo, però, al Governo di non abbassare la guardia su una vicenda per noi così rilevante (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Rinvio dell'interpellanza urgente Bosi n. 2-00060)

PRESIDENTE. Dovremmo ora passare all'interpellanza urgente Bosi n. 2-00060, concernente orientamenti del Ministro della difesa in merito all'ampliamento della base militare americana di Vicenza, anche alla luce della recente sentenza del tribunale amministrativo regionale del Veneto.
Avverto che, su richiesta dei presentatori e con il consenso del Governo, lo svolgimento dell'interpellanza è rinviato ad altra seduta.

(Problematiche relative all'istituto del 5 per mille, con particolare riguardo all'erogazione delle somme dovute e alla platea dei beneficiari - n. 2-00059)

PRESIDENTE. L'onorevole Bobba ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00059, concernente problematiche relative all'istituto del 5 per mille, con particolare riguardo all'erogazione delle somme dovute e alla platea dei beneficiari (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

LUIGI BOBBA. Signor Presidente, prendo la parola brevemente perché il tema è noto e io stesso me ne sono occupato anche durante la scorsa legislatura insieme ad altri colleghi al Senato.
In sostanza, credo che il punto chiave di questa interpellanza è riassunto nel fatto che il meccanismo introdotto per la prima volta con la legge finanziaria del 2006, detto del 5 per mille, che consente Pag. 98ai cittadini di destinare appunto il 5 per mille delle loro tasse a delle finalità di carattere sociale, no profit, di ricerca o sanitarie, ha avuto un successo largamente non previsto, tale da configurare una vera e propria domanda da parte dei cittadini di orientare e destinare risorse al mondo del no profit, della ricerca e della sanità. Sono stati quasi due terzi i contribuenti italiani che hanno scelto questa possibilità, o in termini generali, indicando una finalità di quelle previste dalla legge, oppure indicando specificatamente anche un'organizzazione a cui destinare la parte di tasse del 5 per mille. Da dati più recenti sulla campagna fiscale di quest'anno, da dati ancora ufficiosi delle dichiarazioni trattate dai CAF, si parla di un probabile raggiungimento di circa il 70 per cento dei contribuenti.
Questo successo, insperato e straordinario, richiede dunque che le istituzioni trasformino tale meccanismo da quella forma annuale sperimentale che vi è stata negli anni 2006, 2007 e 2008, ad una forma stabile, con una legislazione appropriata, con un'indicazione precisa delle finalità e con un sistema di controlli più accurato: insomma, con un impianto che si avvicini a quanto avviene in quei Paesi europei - segnatamente l'Inghilterra - dove esiste un meccanismo collegato al sistema delle deduzioni liberali che potrebbe consentire di rafforzare questa gamba del no-profit come elemento positivo e propositivo nei confronti di finalità che riverberano positivamente sull'intera compagine sociale.
In particolare, le richieste sono quattro. In primo luogo, come si è detto, si chiede la stabilizzazione di questo meccanismo con una legislazione appropriata. In secondo luogo, chiediamo che sia resa nota quale sarà la tempistica effettiva dell'erogazione dei fondi già destinati dai cittadini negli anni 2006 e 2007: nonostante gli annunci più volte fatti dall'Agenzia delle entrate, anche nei mesi passati, infatti, l'unica notizia finora apparsa è che solo gli enti di ricerca hanno cominciato a ricevere l'erogazione dei fondi che i cittadini avevano loro destinato; peraltro, da una mia personale - sia pur informale - indagine su molte realtà associative del no profit risulta non vi è ancora stata alcuna erogazione (mi riferisco naturalmente all'anno 2006, poiché in quel caso sono trascorsi oltre due anni da quando il cittadino ha effettuato la destinazione).
In terzo luogo, molte associazioni - soprattutto piccole - hanno visto respinta la loro domanda di inserimento negli elenchi dei possibili beneficiari del 5 per mille a causa di ragioni meramente formali. Ad esempio, a causa dell'assenza di qualche documentazione: peraltro, si tratta di documentazione che per legge non è necessaria, in quanto tutti questi soggetti sono già iscritti ad altri albi delle cooperative sociali, del volontariato, delle associazioni di promozione sociale o delle ONG, e dunque la documentazione è già in possesso della pubblica amministrazione e non si vede perché esse siano state escluse. Domandiamo se, laddove si ravvisi la presenza delle caratteristiche formali previste dalla legge, si intenda riammettere questi soggetti.
Infine, se sarà scelta la strada della stabilizzazione (ma anche nell'ottica della gestione di quello che già è avvenuto), sarebbe estremamente necessario e utile stabilire un dialogo con tutte le realtà associative interessate e in particolare con quella che raggruppa la grandissima maggioranza delle organizzazioni no profit associative, cioè il Forum del terzo settore: ciò al fine di creare un dialogo fra amministrazioni, istituzioni e organizzazioni del civile che permetta di dare effettivamente seguito operativo ad una così larga, convinta e duratura volontà dei cittadini.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali, onorevole Roccella, ha facoltà di rispondere.

EUGENIA MARIA ROCCELLA, Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signor Presidente, per rispondere all'interpellanza proposta e illustrata dall'onorevole Bobba mi sembra importante fornire alcune informazioni preliminari sull'evoluzione dell'istituto del Pag. 995 per mille. Tale istituto, finalizzato al sostegno di determinate categorie di soggetti operanti in attività di particolare rilievo sociale, è stato introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento, a titolo sperimentale, dalla legge finanziaria per il 2006; da allora, è stato disciplinato con l'inserimento di specifiche disposizioni all'interno di successive leggi finanziarie, senza che venisse mai regolamentato in maniera organica.
Nel corso dei tre anni di operatività, l'istituto è stato interessato da significative modifiche circa i soggetti ammessi al beneficio. Per l'esercizio finanziario 2006 potevano essere destinatari del 5 per mille gli enti del volontariato e le altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, nonché le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri di livello nazionale, regionale e provinciale, gli enti della ricerca scientifica, gli enti della ricerca sanitaria, i comuni di residenza, per le loro attività di carattere sociale.
Per l'esercizio finanziario 2007, sono stati esclusi i comuni e le fondazioni riconosciute, con una contrazione degli enti beneficiari. Tuttavia, a fine 2007, a valere nel medesimo esercizio finanziario, sono state ammesse al riparto le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ai fini sportivi e le fondazioni nazionali di carattere culturale.
Infine, per l'esercizio finanziario 2008, oltre ai settori del volontariato, della ricerca scientifica, dell'università e della ricerca sanitaria è stato confermato il settore delle associazioni sportive dilettantistiche già riconosciute dal CONI.
Peraltro, il settore del volontariato è stato significativamente modificato. Come già detto, sono state inserite le fondazioni nazionali di carattere culturale, mentre è stato ristretto il criterio di ammissione per le associazioni riconosciute, in quanto possono accedere al beneficio solo quelle che svolgono determinate attività senza scopo di lucro ed in modo esclusivo o prevalente.
In mancanza della stabilizzazione dell'istituto del 5 per mille, e pertanto sulla base dei concreti provvedimenti attuativi, l'Agenzia delle entrate ha predisposto, per ciascun anno, l'elenco degli enti del volontariato che successivamente sono stati pubblicati su Internet. La stessa Agenzia ha poi provveduto a effettuare le operazioni di controllo amministrativo delle dichiarazioni sostitutive prodotte dagli enti interessati, nonché a porre in essere i riscontri presso le diverse pubbliche amministrazioni detentrici di albi e registri nei quali le associazioni e i vari enti risultavano iscritti.
Le strutture dell'Agenzia hanno operato numerose esclusioni a causa o del mancato possesso dei requisiti richiesti oppure del mancato rispetto di adempimenti procedurali, dando luogo ad un consistente contenzioso. Successivamente, l'Agenzia ha proceduto alla fase di ricognizione delle dichiarazioni fiscali prodotte dai contribuenti, ai fini dell'individuazione delle scelte dagli stessi effettuate.
Per quanto riguarda l'esercizio 2006, questi adempimenti si sono conclusi nel mese di settembre 2007 e, successivamente, l'Agenzia ha provveduto a divulgare - mediante pubblicazione sul proprio sito Internet - i risultati finali delle elaborazioni.
Ultimate le elaborazioni contabili, l'Agenzia ha trasmesso al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato i dati necessari a stabilire gli importi delle somme spettanti a ciascun soggetto. Inoltre, sono stati inviati ai Ministeri interessati gli elenchi di rispettiva competenza. Per effetto di tale comunicazione, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha provveduto, alla fine del mese di dicembre 2007, all'accreditamento dei fondi negli stati di previsione delle amministrazioni coinvolte, per consentire alle stesse di procedere al pagamento materiale in favore degli aventi diritto.
Al fine di consentire al Ministero della solidarietà sociale, ora Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, un'efficace e tempestiva erogazione dei contributi in argomento, la legge finanziaria per il 2008 ha previsto lo stanziamento di 500 mila euro a favore della stessa amministrazione, affinché possa avvalersi - mediante stipula di apposita convenzione - del supporto di intermediari per la distribuzione delle risorse.Pag. 100
Nei primi mesi del corrente anno, il Ministero della solidarietà sociale ha avviato le procedure per la sottoscrizione di una specifica convenzione, individuando nella stessa Agenzia delle entrate l'intermediario più idoneo. Di conseguenza, l'Agenzia ha elaborato uno schema di procedura operativa per il pagamento del 5 per mille, individuando le attività, i tempi e i costi dell'operazione.
In vista del perfezionamento dell'intesa, l'Agenzia ha avviato una serie di iniziative finalizzate alla raccolta dei dati necessari all'effettuazione dei pagamenti, come ad esempio l'elaborazione dei modelli in formato elettronico per accedere per via telematica al 5 per mille, relativamente all'esercizio finanziario 2008, ovvero per trasmettere e ricevere i dati necessari alle stesse operazioni di pagamento.
Per addivenire alla definizione della procedura tecnico-amministrativa oggetto della suddetta convenzione, si è reso necessario attivare un tavolo tecnico per valutare la compatibilità delle soluzioni proposte con la normativa in materia di contabilità pubblica.
Agli incontri, svolti a partire dal mese di aprile, hanno partecipato rappresentanti del Ministero della solidarietà sociale, della Banca d'Italia, del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato e dell'Agenzia delle entrate.
Le problematiche di carattere amministrativo-contabile sono state definite in modo unitario e condiviso con apposita Conferenza di servizi, tenutasi il 12 giugno 2008. Non appena tale convenzione potrà essere definitivamente stipulata, l'agenzia fornirà al Ministero l'elenco dei soggetti, corredato dalle coordinate IBAN, affinché venga validato e possa essere, di conseguenza, emesso immediatamente l'ordine di pagamento a favore dei beneficiari.
Relativamente alle specifiche questioni sollevate nell'interpellanza si precisa che c'è sicuramente, da parte del Governo, l'intenzione di emanare un provvedimento legislativo che stabilizzi l'istituto del 5 per mille e si conferma l'attenzione del Ministero nella ricerca della semplificazione organica e normativa dell'istituto, anche in ordine alla capacità delle amministrazioni di operare in modo efficiente ed efficace per il buon esito dell'intero processo di cui le stesse sono responsabili e per semplificare le procedure, cosa di cui, anche da questa relazione, si avverte la necessità.
Per quanto concerne poi la tempistica relativa alla conclusione dell'iter di erogazione del 5 per mille per gli anni 2006 e 2007, la competente direzione generale del nostro Ministero ha assicurato che, sulla base della convenzione con l'Agenzia delle entrate, le somme relative ad entrambe le annualità saranno versate in varie tranche, comunque non oltre la fine del 2009.
In particolare, per quel che riguarda l'erogazione delle somme dovute alle quasi 21 mila organizzazioni che costituiscono la platea dei beneficiari della prima annualità, nel corso del corrente mese la direzione generale per il volontariato, l'associazionismo e le formazioni sociali del Ministero ha già provveduto ad emettere, nel complesso, decreti di pagamento per circa 80 milioni di euro, pari a poco più del 40 per cento delle somme destinabili a organizzazioni ufficialmente riconosciute (nel totale, circa 193 milioni).
Nelle prossime settimane, per effetto della convenzione, è prevista l'erogazione delle somme di pertinenza di ulteriori 16 mila organizzazioni, le quali hanno provveduto a trasmettere all'Agenzia delle entrate i necessari codici bancari o postali.
In merito alle quasi 5 mila organizzazioni che non hanno ritenuto o che non sono state finora nella condizione di comunicare le coordinate bancarie o postali necessarie al versamento delle somme, l'Agenzia, tramite le sue sedi territoriali, ha programmato un contatto diretto con tali organizzazioni, per rilevare le informazioni indispensabili e portare a buon fine i versamenti. A questo scopo la citata direzione generale ha concordato formalmente con tutte le amministrazioni coinvolte una specifica procedura di pagamento che consenta di effettuare nel modo più efficace possibile tutte le erogazioni, anche quelle destinate a organizzazioni prive di riferimenti bancari e/o postali.Pag. 101
Tuttavia, almeno in parte, la conclusione della procedura dipenderà anche dalle informazioni messe a disposizione e dalle condizioni operative riscontrate presso le organizzazioni coinvolte. Per quel che attiene alla seconda annualità (2007), gli elenchi completi dei beneficiari e delle relative somme da attribuire, non sono ad oggi ufficialmente disponibili. In proposito, è opportuno osservare che per effetto dell'articolo 20, comma 2 del decreto-legge n. 159 del 2007, sono state riammesse alle erogazioni anche le organizzazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del CONI, di conseguenza è stato necessario predisporre un nuovo decreto per definire i requisiti dell'ammissibilità che, anche per le sportive, prevedevano lo scorso mese di maggio come termine per presentare la richiesta per l'ammissione al contributo. Sulle richieste così pervenute l'Agenzia delle entrate sta effettuando adesso i necessari riscontri.
Inoltre, relativamente alla possibilità di riammettere al beneficio quei soggetti che nella prima annualità ne sono stati esclusi per cause riconducibili o alla mancata trasmissione di documenti a supporto delle autocertificazioni fornite, ovvero a incongruenze temporali nella presentazione delle domande in rapporto alla data di entrata in vigore dei già citati decreti, il Ministero ha avviato le valutazioni opportune per verificare la problematica e trovare le soluzioni più appropriate per venire incontro alle richieste delle associazioni.
Per quel che attiene, infine, alla possibilità di coinvolgere ed interpellare le associazioni interessate al 5 per mille, si ritiene che, nel momento in cui si procederà alla definizione del testo normativo di cui sopra, il Ministero, fatte salve le prerogative del Parlamento, non mancherà di individuare occasioni e modalità per portare avanti un dialogo costruttivo con il fondamentale settore delle organizzazioni no profit, al fine di valorizzarne le relative funzioni e di accoglierne le istanze.

PRESIDENTE. L'onorevole Bobba ha facoltà di replicare.

LUIGI BOBBA. Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto, in particolare per quello che mi pare sia l'orientamento del Governo circa la necessità, oltre che l'opportunità, di arrivare ad una stabilizzazione del meccanismo per via legislativa, onde evitare anche che la legislazione si accumuli e cambi ogni anno rendendo poi le procedure particolarmente farraginose e troppo lunghe. Vi è, inoltre, la necessità di una disponibilità al coinvolgimento delle organizzazioni di riferimento, proprio per costruire questa stessa legislazione, in ordine ad una stabilizzazione efficace e duratura del meccanismo.
Ovviamente non metto in dubbio le parole del sottosegretario, circa il fatto che siano stati disposti i decreti di pagamento per 80 milioni di euro per un 40 per cento delle organizzazioni coinvolte. Potrebbe essere che la procedura sia avvenuta in queste ore, considerando la data del 12 giugno citata dal sottosegretario Roccella circa la definizione completa delle modalità di esercizio della convenzione con l'Agenzia delle entrate e che la procedura necessiti perlomeno ancora di un mese di tempo prima che dal decreto si arrivi all'effettiva erogazione della somma all'organizzazione beneficiaria.
Rimango, invece, del tutto perplesso rispetto al fatto che il Governo indichi un termine molto lontano per il completamento di tutte le erogazioni, visto che il sottosegretario Roccella ha parlato di varie tranche non oltre la fine del 2009. Mi sembrerebbe un termine assolutamente troppo lontano, considerando che - definita la procedura e la convenzione con l'Agenzia delle entrate - il meccanismo, una volta entrato a regime, dovrebbe consentire nel giro di pochi mesi, essendo somme tutte già disponibili nel bilancio dello Stato, di arrivare ad una completa erogazione anche e non solo per l'anno 2006, ma anche per l'anno 2007, in tempi significativamente più ravvicinati di quanto sono stati indicati.
Mi sembrerebbe questo un gesto di coerenza verso i cittadini che, in qualche modo, volendo destinare il 5 per mille a Pag. 102delle organizzazioni, anche nominativamente individuate, non possono vedere che tra la loro scelta, la loro opzione, e l'efficacia di questa stessa azione possano passare dai due ai tre anni. Quindi, su questo aspetto continuo ad insistere con il Governo affinché acceleri, attraverso gli organismi tecnici, le procedure in modo più rapido rispetto a quanto è stato dichiarato in quest'Aula.
Un ultimo aspetto: credo che sarebbe un atto di buonsenso facilitare tutte quelle organizzazioni - il sottosegretario Roccella ha parlato di 5 mila - che hanno commesso degli errori di carattere formale, onde evitare che le stesse si debbano rivolgere al TAR con una procedura di ricorso, considerato che, nella grandissima maggioranza dei casi, si tratta non di organizzazioni prive delle caratteristiche indicate dalla legge, ma semplicemente di organizzazioni che, lo ripeto, hanno commesso degli errori formali od omesso di allegare una determinata documentazione. Quindi, anche su questo aspetto, chiederei al Governo una procedura più rapida e più semplificata, onde arrivare rapidamente a risolvere questo contenzioso che si va accumulando da tempo.

(Rinvio dell'interpellanza urgente Schirru n. 2-00058)

PRESIDENTE. Dovremmo ora passare all'interpellanza urgente Schirru n. 2-00058, riguardante iniziative a sostegno dell'operato della regione Sardegna per il rispetto dei vincoli paesaggistici. Avverto che, su richiesta del Governo e con il consenso dei presentatori, lo svolgimento dell'interpellanza urgente è rinviato ad altra seduta.
È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

Annunzio della costituzione della delegazione presso l'Assemblea parlamentare dell'INCE (ore 19,35).

PRESIDENTE. Comunico che la delegazione presso l'Assemblea parlamentare dell'INCE ha proceduto, in data odierna, alla propria costituzione, eleggendo Presidente la deputata Laura Ravetto.

Calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di luglio 2008 e conseguente aggiornamento del programma (ore 19,36).

PRESIDENTE. A seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo è stato predisposto, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del Regolamento, il seguente calendario dei lavori per il mese di luglio 2008:

Lunedì 30 giugno (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna):
Discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 1250 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, recante disposizioni urgenti per l'adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell'articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Approvato dal Senato - scadenza: 15 luglio 2008).
Discussione sulle linee generali della mozione Evangelisti ed altri n. 1-00001 sulle iniziative per la liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi sequestrati dalle Farc.

Martedì 1o luglio (antimeridiana): Riunioni delle Commissioni per l'esame del Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 (Doc. LVII, n. 1).

Martedì 1o (dalle ore 15, con eventuale prosecuzione notturna), mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni):

Seguito dell'esame dei disegni di legge:
n. 1185 - Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante Pag. 103disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie (da inviare al Senato - scadenza: 27 luglio 2008);
n. 1212 - Conversione in legge del decreto-legge 30 maggio 2008, n. 95, recante disposizioni urgenti relative al termine per il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria (da inviare al Senato - scadenza: 29 luglio 2008);
n. 1250 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, recante disposizioni urgenti per l'adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell'articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Approvato dal Senato - scadenza: 15 luglio 2008).

Seguito dell'esame della mozione Evangelisti ed altri n. 1-00001 sulle iniziative per la liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi sequestrati dalle Farc.

Nella seduta di mercoledì 2 luglio, alle ore 12, avrà luogo l'esame delle questioni pregiudiziali preannunziate al decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica (Approvato dal Senato - scadenza: 25 luglio 2008), di cui al disegno di legge di conversione n. 1366.

Lunedì 7 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna):

Discussione sulle linee generali del documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 (Doc. LVII, n. 1).

Discussione sulle linee generali della mozione Vico ed altri n. 1-00007 concernente iniziative in materia di marchio d'origine ed etichettatura dei prodotti.

Martedì 8 luglio (pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni):

Seguito dell'esame del documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 (Doc. LVII, n. 1).

Seguito dell'esame della mozione Vico ed altri n. 1-00007 concernente iniziative in materia di marchio d'origine ed etichettatura dei prodotti.

Mercoledì 9, giovedì 10 e venerdì 11 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni):

Esame del disegno di legge n. 1366 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica (Approvato dal Senato - scadenza: 25 luglio 2008) (ove concluso dalla Commissione).

Nel corso della settimana avrà luogo l'eventuale seguito dell'esame di argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Lunedì 14 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna):

Discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 1386 - Conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (da inviare al Senato - scadenza: 24 agosto 2008).

Discussione sulle linee generali della mozione Vietti ed altri n. 1-00011 sull'introduzione nel sistema fiscale di misure a favore dei nuclei familiari, in relazione alla petizione popolare firmata da oltre un milione di cittadini.

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Martedì 15, mercoledì 16, giovedì 17 e venerdì 18 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni):

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 1386 - Conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (da inviare al Senato - scadenza: 24 agosto 2008).

Seguito dell'esame della mozione Vietti ed altri n. 1-00011 sull'introduzione nel sistema fiscale di misure a favore dei nuclei familiari, in relazione alla petizione popolare firmata da oltre un milione di cittadini.

Nel corso della settimana avrà luogo il seguito dell'esame di argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Lunedì 21 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna):

Discussione sulle linee generali della proposta di legge S. 265 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (Approvata dal Senato - ove conclusa dalla Commissione).

Discussione congiunta sulle linee generali del conto consuntivo della Camera dei deputati per il 2007 (Doc. VIII, n. 1) e del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati per il 2008 (Doc. VIII, n. 2).

Discussione sulle linee generali del disegno di legge collegato in materia economica (ove presentato dal Governo e concluso dalla Commissione).

Martedì 22, mercoledì 23, giovedì 24 e venerdì 25 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni):

Seguito dell'esame della proposta di legge S. 265 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (Approvata dal Senato - ove conclusa dalla Commissione).

Seguito dell'esame congiunto del conto consuntivo della Camera dei deputati per il 2007 (Doc. VIII, n. 1) e del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati per il 2008 (Doc. VIII, n. 2).

Seguito dell'esame del disegno di legge collegato in materia economica (ove presentato dal Governo e concluso dalla Commissione).

A partire da martedì 22 luglio avrà luogo l'esame del disegno di legge S. 735 - Conversione in legge del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, recante disposizioni urgenti in materia di monitoraggio e trasparenza dei meccanismi di allocazione della spesa pubblica, nonché in materia fiscale e di proroga di termini (ove trasmesso dal Senato - scadenza: 2 agosto 2008).

Nel corso della settimana avrà luogo il seguito dell'esame di argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Lunedì 28 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna):

Discussione sulle linee generali dei disegni di legge:
in materia di sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato (preannunziato dal Governo - ove presentato e concluso dalla Commissione);

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2007 e Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Pag. 105Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2008 (ove presentati dal Governo e conclusi dalla Commissione);

S. 759 - Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007 (ove trasmesso dal Senato e concluso dalla Commissione).

Martedì 29, mercoledì 30 e giovedì 31 luglio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna e nel calendario di agosto) (con votazioni):

Seguito dell'esame dei disegni di legge:

in materia di sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato (preannunziato dal Governo - ove presentato e concluso dalla Commissione);

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2007 e Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2008 (ove presentati dal Governo e conclusi dalla Commissione);

S. 759 - Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007 (ove trasmesso dal Senato e concluso dalla Commissione).

Nel corso della settimana avrà luogo il seguito dell'esame di argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (question time) avrà luogo il mercoledì (dalle 15 alle 16 circa).

Lo svolgimento di interrogazioni, di interpellanze e di interpellanze urgenti potrà essere inserito secondo l'andamento dei lavori dell'Assemblea.

Il Presidente si riserva di inserire nel calendario l'esame di ulteriori progetti di legge di ratifica licenziati dalle Commissioni e di documenti licenziati dalla Giunta per le autorizzazioni.

L'organizzazione dei tempi per l'esame degli argomenti in calendario sarà pubblicata in calce al resoconto stenografico.

Il programma si intende conseguentemente aggiornato.

Il termine per l'espressione del parere da parte delle Commissioni competenti in sede consultiva sul Documento di programmazione economico-finanziaria, già stabilito per il 1o luglio, è differito al 2 luglio 2008.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Lunedì 30 giugno 2008, alle 14,30:

1. - Discussione del disegno di legge:
S. 585 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, recante disposizioni urgenti per l'adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell'articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Approvato dal Senato) (1250).
- Relatori: Mannino e Stracquadanio.

2. - Discussione delle mozioni Evangelisti ed altri n. 1-00001 e Biancofiore ed altri n. 1-00017 sulle iniziative per la liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi sequestrati dalle Farc.

La seduta termina alle 19,40.

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INTERVENTO DEL DEPUTATO ALDO DI BIAGIO IN SEDE DI ILLUSTRAZIONE DELL'ORDINE DEL GIORNO PICCHI N. 23 PRESENTATO AL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 1185-A

ALDO DI BIAGIO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, con questo ordine del giorno intendiamo dare forza e sostegno ad un diritto dei nostri connazionali residenti all'estero che deve necessariamente essere tutelato, cioè quello di veder riconosciuta la propria unità immobiliare, posseduta a titolo di proprietà o usufrutto in Italia, come abitazione principale, ai fini dell'esenzione ICI.
A tal riguardo appare opportuno in questa sede segnalare che le disposizioni recate dall'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 93, non estendendo l'esenzione dall'ICI anche agli immobili di proprietà degli italiani residenti all'estero, creano il presupposto, tangibile ed inaccettabile, di un sistema discriminatorio nei confronti dei nostri connazionali, che vincola il godimento di diritti imprescindibili, riconosciuti a ciascun cittadino italiano, alla residenza in un territorio diverso da quello nazionale.
Appare doveroso quanto opportuno affermare in questa sede il principio di uguaglianza in termini di diritti e doveri tra gli italiani residenti all'estero e gli italiani in Patria, anche per quanto riguarda l'imposta comunale sugli immobili.
In virtù di tali aspetti chiediamo al Governo di prendere in considerazione da subito un'interpretazione della norma che sia in favore anche degli italiani residenti all'estero.
Mi preme in questa sede accendere un riflettore di analisi e di discussione su alcuni aspetti che a mio parere appaiono di natura piuttosto critica e che coinvolgono i nostri connazionali residenti oltre confine, nei confronti dei quali l'attenzione è apparsa piuttosto labile negli ultimi anni.
Infatti, tenendo presente che il decreto in oggetto, ai sensi dell'articolo 5, comporterebbe una riduzione degli stanziamenti che riguardano il Ministero degli affari esteri, queste dinamiche di contenimento colpiranno inevitabilmente le comunità dei nostri connazionali oltre confine, poiché le risorse destinate ai medesimi dal quadro normativo andranno inevitabilmente sfoltite.
Nella fattispecie tale contenimento previsto dal decreto andrebbe a riflettersi in particolar modo sulla tutela assistenziale rivolta ai cittadini italiani indigenti, soprattutto in quelle realtà nazionali dove non sussistono accordi bilaterali o la regolamentazione comunitaria in materia, e sulla sussistenza delle realtà scolastiche italiane, che sono espressione chiara e dinamica della nostra cultura e degli strumenti per promuoverla oltre confine.
Esprimo viva preoccupazione in virtù del fatto che tali decurtazioni andranno ad influenzare in modo critico il legame che unisce i nostri connazionali al nostro sistema.
Appare doveroso quanto opportuno che il Governo esprima il proprio supporto e la propria attenzione sulla questione dell'indigenza di cittadini italiani all'estero, e su quella della sopravvivenza vera e propria delle scuole italiane oltre confine, tenendo presente i riflessi che il provvedimento potrà avere su questi settori in modo tale da creare le basi per l'adozione di provvedimenti e interventi normativi orientati all'attivazione di quelle risorse economiche in grado di agevolare le dinamiche di vita sociale, integrazione e promozione culturale portata avanti dagli italiani all'estero.

INTERVENTO DEL DEPUTATO AMEDEO LABOCCETTA IN SEDE DI ILLUSTRAZIONE DEL SUO ORDINE DEL GIORNO N. 65 PRESENTATO AL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 1185-A

AMEDEO LABOCCETTA. L'impegno attribuito al Governo trae le sue giustificazioni da ordini diversi di motivi che vorrei illustrare sinteticamente.
Il decreto-legge in corso di conversione delinea una serie di interventi volti ad Pag. 107introdurre cambiamenti migliorativi su alcune delle principali criticità che affliggono il nostro Paese, criticità che tutti i principali istituti di ricerca, dall'Eurispes all'Istat non hanno mancato di evidenziare nei loro recenti Rapporti: mi riferisco alla difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese, mi riferisco al fatto che nel corso degli ultimi dieci anni il rendimento economico dei lavoratori italiani, a parità di ore lavorate, è cresciuto meno di un terzo di quanto è cresciuto mediamente nei paesi dell'Unione europea (circa il 4,7 per cento dell'Italia contro il 18 per cento in media dell'Unione europea a 15).
I dati elaborati dall'Istituto centrale di statistica e presentati all'interno del Rapporto sulla distribuzione del reddito rivelano, in forma schietta e cruda, che il Paese si trova di fronte ad una vera emergenza sociale ed economica, come recentemente sottolineato anche dal ministro Sacconi. Non si può qualificare diversamente una situazione sociale in cui il 15 per cento degli italiani non riesce ad arrivare a fine mese, in cui una famiglia su tre non è in grado di affrontare spese impreviste e la metà vive con meno di 1.900 euro al mese.
Orbene, qualsiasi classe politica, e ancor di più un Governo di centrodestra che, per tradizione e cultura riconosce nella famiglia il nucleo fondamentale della società, di fronte alla situazione attuale non ha semplicemente il dovere morale e politico di prendere provvedimenti, ma ha la grande e irrinunciabile responsabilità di vigilare o se vogliamo di supervisionare, nelle forme e nelle modalità previste dalle norme vigenti, affinché qualsiasi provvedimento, sia esso una singola norma o un articolato programma, sia interpretato e attuato conformemente alla ratio ultima che lo ha ispirato.
L'ordine del giorno da me presentato, relativo alle norme che consentono ai cittadini di trasformare i mutui a tasso variabile in mutui a rate di importo fisso, persegue la finalità di catalizzare, nei mesi a venire, l'attenzione dell'esecutivo (e del Ministero dell'economia in particolare) sulla capacità (o volontà) del sistema bancario italiano di dare corretta, regolare e tempestiva applicazione alle disposizioni fissate nella convenzione definita di concerto con l'ABI, senza dimenticare mai che scopo della rinegoziazione è la tutela del potere di spesa delle famiglie.
All'auspicio che il riconoscimento della possibilità della banca di proporre ai clienti condizioni anche più favorevoli di quelle previste ex lege in convenzione favorisca l'attivazione di quei meccanismi libero concorrenziali di cui hanno bisogno non solo i mutuatari ma, mi permetto di dire, l'intero settore bancario italiano. A tale auspicio fa da contraltare il rischio, da scongiurare, che il momento della rinegoziazione sia percepito dalle banche come l'ennesima occasione per rivedere l'intero rapporto tra cliente e banca, eludendo o contravvenendo, direttamente o indirettamente, allo spirito che anima questo provvedimento del Governo, ad esempio introducendo nuovi ed impropri oneri a carico del correntista.
Ponendo ora in secondo piano tale rischio, ritengo doveroso collocare le richieste inoltrate al Governo in una prospettiva più ampia: se è vero che nessuno di noi ritiene che questioni sociali di tale rilevanza e complessità possano essere risolte con un semplice provvedimento, di fronte alla «percezione» di un bisogno o di un problema sociale, un Governo responsabile, quale quello attuale, non deve limitare la propria «reazione» alla emanazione di un provvedimento o di un sistema organico di provvedimenti ma deve adoperarsi affinché siano monitorati tanto i processi attuativi di quei provvedimenti, quanto gli impatti generati dallo stesso, al fine di correggerne le modalità attuative, di rilevare eventuali gap tra effetti attesi ed effetti realizzati e per intervenire sulle cause che hanno determinato effetti inferiori alle attese.
In una prospettiva più ampia, la necessità che il Governo acquisisca dati ed elementi informativi utili a monitorare l'attuazione della norma in esame, oltre che funzionale all'informazione di questo Parlamento, trova quindi giustificazione nella opportunità di orientare l'azione dell'esecutivo Pag. 108verso principi e metodologie che vedono nella valutazione e misurazione dell'impatto dell'azione di governo uno strumento fondamentale per la progressiva ottimizzazione dell'efficacia della propria attività.
La assoluta centralità delle problematiche sociali affrontate con le misure previste dal decreto in esame e la necessità di ridurne la gravità nel minor tempo possibile giustificano, a mio avviso, gli impegni richiesti all'Esecutivo.

INTERVENTO DEL DEPUTATO LUCIA CODURELLI IN SEDE DI ILLUSTRAZIONE DEL SUO ORDINE DEL GIORNO N. 117 PRESENTATO AL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 1185-A

LUCIA CODURELLI. Signor Presidente, l'ordine del giorno n. 117 che illustro affronta l'utilizzo dei fondi cumulati da alcuni enti gestori previdenziali in questi anni (primo fra tutti l'INAIL). La legge finanziaria del 2008, senza appesantire l'indebitamento netto, ha previsto che gli enti potessero procedere a investimenti in forma indiretta: finanziamenti di progetti per l'abbattimento delle barriere architettoniche o l'adeguamento delle strutture alle vigenti disposizioni in tema di sicurezza e igiene del lavoro, ricerca e università.
L'INAIL grazie a questo provvedimento del precedente Governo, dopo tre anni, si è trovato finalmente nella possibilità di effettuare, in forma diretta, tutti gli investimenti deliberati nel 2005, per un totale di 3.618 milioni di euro, di cui 876 concernenti la sanità, 1.027 il pubblico interesse, 1.715 l'università; in particolare, l'INAIL ha recentemente comunicato al Ministero vigilante di voler procedere, in via prioritaria, alla realizzazione dell'Istituto neurologico «Carlo Besta» in Milano e dell'Istituto tumori in Milano, del Centro polifunzionale della Polizia di Stato di Napoli e di un centro di ricerca sul cancro e sulla ricerca biomedica al Polo universitario di Lecco del Politecnico di Milano, nonché a una serie di investimenti, di fatto in stato avanzato, in residenze per studenti nelle Università di Milano, Benevento, Catanzaro, Enna, Bari e Bologna.
Questo vostro intervento contenuto nel decreto in esame blocca la possibilità di realizzare la quasi totalità dei citati investimenti immobiliari con gravi effetti sui territori in termini di investimenti di grande rilevanza sociale. Dunque, a favore delle famiglia, degli studenti e della ricerca verrebbero meno investimenti di grossa rilevanza socio-economica per i territori, quali strutture ospedaliere e di ricerca nel campo della medicina, nonché nuove opere di edilizia universitaria. Una situazione di stallo, dunque, con l'impossibilità di dare corso alla realizzazione di importanti investimenti infrastrutturali di carattere sociale ed economico per molte realtà territoriali e con le conseguenti ricadute occupazionali (in contrasto totale con quanto dite sulla volontà di far ripartire il volano dell'economia).
Pertanto, siamo a chiedere al Governo di ripensare seriamente a questa sua posizione accogliendo l'ordine del giorno proposto per ripristinare le condizioni previste dalla finanziaria 2008, rispettando così soprattutto chi si vede in questo modo beffato due volte, pagando la quota per l'ente assicurativo e vedendo oggi la sua quota dirottata per finanziare l'esenzione dall'ICI e non per finalità di rilevanza sociale, mettendo così, sì, le mani in tasca agli italiani.

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ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME DI ARGOMENTI IN CALENDARIO

Mozione n. 1-00001 -Liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi delle Farc

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).

Governo 25 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora (con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 4 ore 20 minuti
Popolo della Libertà 1 ora e 17 minuti
Partito Democratico 1 ora e 6 minuti
Lega Nord Padania 36 minuti
Unione di Centro 31 minuti
Italia dei Valori 30 minuti
Misto 20 minuti
Movimento per l'Autonomia 15 minuti
Minoranze linguistiche 5 minuti

(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 5 minuti per l'illustrazione della mozione.

Doc. LVII, n. 1 - Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013

Tempo complessivo: 10 ore.

Relatore per la maggioranza 30 minuti
Eventuali relatori di minoranza 20 minuti(complessivamente)
Governo 30 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Pag. 110
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 37 minuti (con il limite massimo di 9 minuti per ciascun deputato)
Gruppi 6 ore e 48 minuti
Popolo della Libertà 2 ore e 6 minuti
Partito Democratico 1 ora e 48 minuti
Lega Nord Padania 58 minuti
Unione di Centro 50 minuti
Italia dei Valori 48 minuti
Misto 18 minuti
Movimento per l'Autonomia 13 minuti
Minoranze linguistiche 5 minuti

Mozione n. 1-00007 - Marchio d'origine ed etichettatura dei prodotti

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).

Governo 25 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora (con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 4 ore 20 minuti
Popolo della Libertà 1 ora e 17 minuti
Partito Democratico 1 ora e 6 minuti
Lega Nord Padania 36 minuti
Unione di Centro 31 minuti
Italia dei Valori 30 minuti
Misto 20 minuti
Movimento per l'Autonomia 15 minuti
Minoranze linguistiche 5 minuti

(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 5 minuti per l'illustrazione della mozione.

Pag. 111

Mozione n. 1-00011 - Misure a favore dei nuclei familiari in relazione alla petizione popolare firmata da oltre un milione di cittadini

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).

Governo 25 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora (con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 4 ore 20 minuti
Popolo della Libertà 1 ora e 17 minuti
Partito Democratico 1 ora e 6 minuti
Lega Nord Padania 36 minuti
Unione di Centro 31 minuti
Italia dei Valori 30 minuti
Misto 20 minuti
Movimento per l'Autonomia 15 minuti
Minoranze linguistiche 5 minuti

(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 5 minuti per l'illustrazione della mozione.

Pdl S. 265 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali

Discussione generale: 6 ore e 30 minuti

Relatore 15 minuti
Governo 15 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 4 minuti (con il limite massimo di 15 minuti per ciascun deputato)
Gruppi 4 ore e 46 minuti
Popolo della Libertà 1 ora e 17 minuti
Partito Democratico 1 ora e 7 minuti
Lega Nord Padania 40 minuti
Pag. 112
Unione di Centro 37 minuti
Italia dei Valori 35 minuti
Misto 30 minuti
Movimento per l'Autonomia 22 minuti
Minoranze linguistiche 8 minuti

Doc. VIII, n. 1 - Conto consuntivo
Doc. VIII, n. 2 - Bilancio interno della Camera

Esame congiunto

Tempo complessivo: 15 ore, di cui:

  Discussione generale Seguito esame
Deputati questori 1 ora e 30 minuti 40 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti 10 minuti
Tempi tecnici   15 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 3 minuti (con il limite massimo di 15 minuti per ciascun deputato) 1 ora e 14 minuti (con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 4 ore e 47 minuti 5 ore e 11 minuti
Popolo della Libertà 1 ora e 18 minuti 1 ora e 35 minuti
Partito Democratico 1 ora e 8 minuti 1 ora e 22 minuti
Lega Nord Padania 40 minuti 44 minuti
Unione di Centro 36 minuti 38 minuti
Italia dei Valori 35 minuti 37 minuti
Misto: 30 minuti 15 minuti
Movimento per l'Autonomia 22 minuti 11 minuti
Minoranze linguistiche 8 minuti 4 minuti

VOTAZIONI QUALIFICATE
EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. ddl 1185-A - odg 9/1185-A/3 492 488 4 245 212 276 63 Resp.
2 Nom. odg 9/1185-A/33 497 495 2 248 229 266 62 Resp.
3 Nom. odg 9/1185-A/35 495 491 4 246 223 268 63 Resp.
4 Nom. odg 9/1185-A/37 501 496 5 249 226 270 62 Resp.
5 Nom. odg 9/1185-A/47 504 504 253 231 273 61 Resp.
6 Nom. odg 9/1185-A/52 495 492 3 247 225 267 61 Resp.
7 Nom. odg 9/1185-A/53 480 478 2 240 214 264 61 Resp.
8 Nom. odg 9/1185-A/57 500 497 3 249 230 267 61 Resp.
9 Nom. odg 9/1185-A/61 494 492 2 247 230 262 61 Resp.
10 Nom. odg 9/1185-A/62 467 461 6 231 213 248 60 Resp.
11 Nom. odg 9/1185-A/74 486 475 11 238 409 66 60 Appr.
12 Nom. odg 9/1185-A/76 484 478 6 240 424 54 60 Appr.
13 Nom. odg 9/1185-A/83 493 486 7 244 230 256 60 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M= Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. odg 9/1185-A/84 481 481 241 218 263 61 Resp.
15 Nom. odg 9/1185-A/85 479 477 2 239 221 256 61 Resp.
16 Nom. odg 9/1185-A/88 489 488 1 245 225 263 60 Resp.
17 Nom. odg 9/1185-A/89 482 481 1 241 224 257 59 Resp.
18 Nom. odg 9/1185-A/101 476 475 1 238 218 257 59 Resp.
19 Nom. odg 9/1185-A/103 460 459 1 230 457 2 59 Appr.
20 Nom. odg 9/1185-A/105 468 468 235 213 255 59 Resp.
21 Nom. odg 9/1185-A/107 482 477 5 239 231 246 59 Resp.
22 Nom. odg 9/1185-A/111 473 472 1 237 219 253 59 Resp.
23 Nom. odg 9/1185-A/130 466 461 5 231 212 249 59 Resp.
24 Nom. odg 9/1185-A/151 467 466 1 234 212 254 60 Resp.
25 Nom. ddl 1212-A - em. 1.1 436 422 14 212 165 257 60 Resp.
26 Nom. em. 1-bis.1 433 418 15 210 164 254 60 Resp.