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1984 05 26 * La Repubblica * Gli spinosi lasciti del Banco Ambrosiano * Massimo Riva

A DUE ANNI dal fragoroso "crac" la sistemazione della pesante eredità di debiti lasciata da Roberto Calvi sta raggiungendo alcuni punti fermi. I liquidatori del Vecchio Ambrosiano hanno firmato giusto ieri a Ginevra un laborioso compromesso con i creditori esteri. Gli amministratori del Nuovo Banco si stanno dando da fare per sciogliere il nodo della finanziaria Centrale: il controllo del Credito Varesino è stato ceduto ad altra banca, mentre è in trattativa il passaggio di mano anche della Cattolica del Veneto. Tuttavia, se qualcosa si definisce, molto altro ancora resta da chiarire in questa storia scandalosa. Ad esempio, è certo un bene che si sia trovato un punto di mediazione con i creditori esteri del Banco, tanto più che si è riusciti a coinvolgere nella transazione il rinomato Ior (Istituto opere di religione) con un versamento di 250 milioni di dollari. Contabilmente si è voltata una pagina importante. Ma, sul terreno delle questioni di principio, rimangono aperti parecchi interrogativi. Quei 250 milioni di dollari pagati dallo Ior sono, al tempo stesso, troppi e troppo pochi. Infatti, essi risultano assai esigui se si pensa che l' allora ministro del Tesoro, Andreatta, imputò alla banca vaticana un debito verso il "crac" Ambrosiano stimato sui 1.200 milioni di dollari. Ma la cifra 250 appare enorme quando si consideri che il Vaticano ha sempre escluso una corresponsabilità del suo istituto nei traffici di Calvi. Chi fosse tanto sicuro della propria estraneità ben difficilmente si lascerebbe convincere a pagare una lira soltanto. Quindi, versando 250 milioni di dollari, il Vaticano riconosce di fatto che lo Ior ha avuto in questa brutta vicenda un ruolo che va molto al di là di una mera corresponsabilità morale o colposa. Ciò ripropone in tutta la sua integrità la questione di fondo dei privilegi operativi consentiti alla banca vaticana e da questa ripetutamente usati in danno degli interessi economici dello Stato italiano (casi Immobiliare Roma, Sindona, Pesenti, oltre che Calvi). Neppure con l' occasione del nuovo Concordato fra Italia e Santa Sede, il governo della Repubblica ha ritenuto di dover mettere ordine in materia. Questa inerzia è grave ed alimenta soltanto dubbi malevoli. INTERROGATIVI altrettanto inquietanti accompagnano pure la sistemazione dei pasticci interni della "eredità" Calvi. Come si è detto, il nodo principale riguarda la finanziaria Centrale, ora controllata dal Nuovo Banco Ambrosiano. Dentro questa scatola della Centrale c' era fino all' altro giorno il Credito Varesino e ci sono tuttora un rilevante pacco azionario della Banca Cattolica del Veneto nonchè il 40 per cento della Rizzoli Editore Spa. Queste partecipazioni ponevano allora Calvi e oggi pongono il Nuovo Banco in uno stato di oggettiva violazione del codice disciplinare stabilito dalle autorità monetarie quanto ad esercizio dell' attività creditizia. Prima violazione: una banca può possedere un' 01069 altra banca, ma solo direttamente e non attraverso il paravento di una finanziaria come, nel caso specifico, la Centrale. Seconda violazione: in base a una delibera del Comitato interministeriale per il credito (gennaio ' 81) e ad una circolare applicativa della Banca d' Italia (giugno ' 81), gli istituti di credito non possono detenere, in forma diretta o indiretta, partecipazione azionaria alcuna in aziende editoriali. Che hanno fatto gli amministratori del Nuovo Banco per regolarizzare questa situazione? Francamente, non molto: finora è intervenuta soltanto la cessione ad altra banca del Credito Varesino. Si sa, però, che è in corso una trattativa con un "pool" di istituti veneti per il passaggio di mano della Banca Cattolica. Salvo che questa operazione sembra destinata a complicare un quadro già imbrogliato. Intanto, l' offerta delle banche venete sarebbe di rilevare non direttamente la Cattolica ma la Centrale: cosicchè la violazione al divieto di partecipazioni bancarie indirette muterebbe di soggetto ma non di sostanza. Contro una simile ipotesi c' è il veto della Banca d' Italia, che non potrebbe mai concedere la relativa autorizzazione se non smentendo se stessa. Ma, posto pure che i "veneti" e il Nuovo Banco si accordino per una cessione diretta della Cattolica, ciò renderebbe ancora più insostenibile la posizione della Centrale. Senza più Varesino nè Cattolica, questa finanziaria controllata dall' Ambrosiano si troverebbe ad avere in mano la più impropria delle partecipazioni: quella nella Rizzoli Editore, che significa - come tutti sanno - controllo anche del gruppo Corriere della Sera. CIRCA un anno fa, agli amministratori del Nuovo Ambrosiano fu sottoposta dal "patron" dell' Olivetti, Carlo De Benedetti, una ipotesi di intervento su questo nodo. Essa prevedeva il rilevamento da parte di De Benedetti della Centrale con retrocessione al Nuovo Banco e del Varesino e della Cattolica. In tal modo le partecipazioni bancarie da indirette sarebbero diventate dirette, mentre la presenza in campo editoriale sarebbe stata sciolta del tutto. Ogni cosa al suo posto, secondo il disciplinare dell' attività bancaria. Quell' ipotesi fu fatta cadere. Qualcuno disse per ragioni politiche: non si voleva che la Rizzoli e, dunque, il "Corriere della Sera" finissero nell' orbita di un personaggio autonomo e incontrollabile come il presidente della Olivetti. Chissà, probabilmente tutte fantasie. Comunque, gli amministratori del Nuovo Banco giudicarono quell' ipotesi impraticabile perchè non vantaggiosa sotto il profilo dei realizzi contabili. In verità, mancano elementi per dire che non avessero ragione. Fatto sta, però, che i loro comportamenti successivi li lasciano - per altri versi - dalla parte del torto. Ceduto il Varesino e quand' anche la Cattolica, essi restano con in mano la questione più scottante, quella della Rizzoli-Corriere, e neppure ai più candidi può sfuggire la delicatezza del problema. Oltre tutto, più il tempo passa, più le cose si complicano. Va ricordato che - partecipazione nella Rizzoli a parte - Ambrosiano-Cattolica-Varesino si tengono in corpo, come pegno su crediti, parte delle azioni della Editoriale del Corriere della Sera. Che è accaduto di questi pacchetti, ad esempio, con la cessione del Varesino? Che accadrà di quelli di pertinenza della Cattolica se anche questa verrà passata ad altre mani? Molti interrogativi 01120 di ogni genere restano - come si vede - sospesi nella vicenda anche dopo l' annuncio di alcune operazioni di aggiustamento di questo o quel singolo capitolo. Si sente l' esigenza che qualcuno faccia autorevolmente il punto della situazione. Con tutto il rispetto per i diritti degli azionisti ed amministratori del Nuovo Ambrosiano, siamo su un terreno di preminente interesse pubblico: sia perchè il contribuente ha subìto non piccoli danni da questa vicenda, sia perchè - dietro la questione Rizzoli-Corriere - è in gioco quel valore di libertà della stampa che è patrimonio di tutti.