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2003 09 30* La Repubblica * Calvi, Londra riapre l’inchiesta * Francesco Viviano

ROMA - Due nuovi testimoni inglesi e il lavoro della procura romana, che ha quasi ultimato le indagini sulla morte del banchiere Roberto Calvi - trovato impiccato a Londra il 18 giugno del 1982 - ipotizzando l’omicidio, hanno convinto anche i giudici britannici a riaprire l’inchiesta che avevano archiviato come “suicidio”. è stato un “coroner” londinese, di origine italiana, a dare l’incarico a uno dei più esperti detective inglesi, Trevor Smith, di ricominciare daccapo le indagini. L’inchiesta britannica si era rivelata fin qui lacunosa e, in alcuni casi, come sostiene la procura romana, “depistante”. Subito dopo il ritrovamento del corpo di Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei “Frati Neri”, gli investigatori britannici, complice anche una perizia medico legale “superficiale” se non addirittura falsa, decisero che il banchiere, che secondo gli inquirenti londinesi era invece un “barbone”, si era impiccato. Ma le cose, come ha accertato l’inchiesta dei sostituti procuratori romani, Maria Monteleone e Luca Tescaroli, non andarono così. Calvi fu impiccato, ucciso su ordine della mafia e di riciclatori inglesi che avevano ingaggiato il “faccendiere” Flavio Carboni per attirare Calvi in una trappola, facendolo fuggire dall’Italia per ucciderlo poi a Londra. E con queste motivazioni nel luglio scorso i pm romani hanno indagato Flavio Carboni, il boss della “cupola” di Cosa nostra Pippo Calò, l’imprenditore romano Ernesto Dioatallevi e Manuela Kleinszig, amica di Carboni. Tutti sono accusati «in concorso tra loro e con altri non ancora tutti identificati - scrivono i pm Maria Monteleone e Luca Tescaroli - avvalendosi delle organizzazioni di tipo mafioso (Cosa nostra e Camorra) della morte di Roberto Calvi». Come hanno rivelato alcuni pentiti di mafia, il presidente del vecchio Banco Ambrosiano, fu “punito” perché accusato di essersi impadronito di decine di miliardi di lire delle due organizzazioni mafiose, soldi che in parte furono recuperati prima dell’uccisione di Calvi e che erano stati affidati al banchiere per riciclarli. E nell’inchiesta entra a sorpresa anche l’imprendibile capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, che secondo il pentito Vincenzo Calcara partecipò con altri mafiosi e personaggi “eccellenti” ad una riunione che si sarebbe svolta agli inizi del 1982 in un paese del milanese. In quell’occasione, secondo Calcara, fu decisa la sentenza di morte nei confronti di Roberto Calvi. Calcara afferma di avere fatto queste nuove rivelazioni perché non vuole tenersi nessun segreto e perché ha paura, dopo avere rivelato di avere portato a Roma con altri mafiosi due valigie con dieci miliardi di lire destinati ad un notaio romano e all’ex presidente dello Ior (la banca vaticana), Cardinale Marcinkus. Fatto che è stato riscontrato recentemente dalle indagini della procura romana. La riapertura delle indagini è dettata anche dalle nuove rivelazioni di un testimone inglese, che nelle settimane scorse ha fatto importanti dichiarazioni sulle ultime ore di vita a Londra di Calvi. Il testimone ha parlato anche dell’“ultima cena di Roberto”, una cena alla quale avrebbero partecipato Flavio Carboni e l’antiquario romano Sergio Vaccari. Quest’ultimo fu ucciso alcuni mesi dopo l’assassinio di Roberto Calvi. Perché? Probabilmente sapeva troppo e poteva anche parlare. Ma c’è di più: gli inglesi, dopo essersi incontrati nei giorni scorsi con gli investigatori italiani della Dia e con il pm Luca Tescaroli, hanno acquisito gli esami medico legali sul cadavere di Calvi, disposti dalla procura romana, che confermano senza ombra di dubbio che il presidente dell’Ambrosiano “fu impiccato”. Un’ipotesi che adesso convince anche gli inglesi. Dopo aver compiuto il 29 agosto scorso un nuovo sopralluogo con gli investigatori italiani sotto il ponte dei “Frati Neri” , il “coroner” londinese ha acquisito le dichiarazioni dei due nuovi testimoni che confermano la tesi dei pm italiani. L’inchiesta dei magistrati romani non è comunque conclusa, e nel registro degli indagati ci sono altri quattro nomi ancora “top secret” che a vario titolo hanno partecipato all’organizzazione della morte di Roberto Calvi. Il figlio di Roberto Calvi, Carlo, che da molti anni vive in Canada, appena appresa la notizia della riapertura dell’inchiesta da parte della magistratura inglese, ha detto che «si tratta di uno sviluppo molto incoraggiante» e di essere pronto a recarsi a Londra per collaborare con gli investigatori.