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2005 10 07 * La Repubblica * Da Solidarnosc al clan della Magliana tutti i segreti del banchiere di Dio * Alberto Statera

Ventitrè anni dopo la tragica morte, impiccato sotto il Ponte di Frati Neri a Londra, il fantasma di Roberto Calvi, il "banchiere di Dio", torna nell' aula giudiziaria di Rebibbia, dove si svolge il processo contro i presunti assassini. Quel morto, dopo quasi un quarto di secolo, non ha pace, mentre le spoglie funebri di Enrico De Pedis, detto Renatino, boss della Banda della Magliana assassinato nel 1990 a Roma, riposano in pace nella prestigiosa cripta di Sant' Apollinare. Renatino, tra i pochi privilegiati nella storia della Chiesa romana, giace vicino al grande musicista del Seicento Giacomo Carissimi, che colà fu seppellito per «il suo alto magistero a servizio della Chiesa e dell' arte». L' anima - se c' è - del "Banchiere di Dio", che fece grande e distrusse il Banco Ambrosiano in un' orgia dissipatoria di migliaia di miliardi di lire, nella quale ebbe complici alti prelati e politici, vaga invece tra le aule di tribunale come Calvi Roberto. Un nome ormai impronunciabile nel Torrione vaticano di Niccolò V, dove ha sede lo Ior, l' Istituto per le Opere di Religione. Una banca, ma una banca speciale, forse unica al mondo, perché da un lato è una banca "off shore", che opera nella più totale extraterritorialità, dall' altra è "on shore", nel senso che, chi è adeguatamente presentato - sono pochi, ma contano molto - può entrarvi portando una valigia piena di euro o di dollari di qualunque provenienza e uscirne, senza ricevuta, con la certezza che il suo denaro andrà dove deve andare, lasciando poche tracce. è qui, all' ombra del Torrione di Niccolò V e della tormentata finanza vaticana - squassata fin da Sindona da alcuni tra i più gravi scandali finanziari che il paese ricordi - che s' intrecciano le vite del grande banchiere cattolico, che si vantava - a ragione - di aver concretamente aiutato il Papa nelle operazioni finanziarie pro-Solidarnosc in Polonia, e la Banda della Magliana: De Pedis, Diotallevi, Balducci, Proietti, Fabiola Moretti, Danilo Abbruciati, il killer freddato nel 1982 durante il fallito attentato a Roberto Rosone, vicepresidente di Calvi al Banco Ambrosiano. La holding criminal-politica, dedita a scommesse clandestine, usura, falsificazione di titoli di credito, droga e riciclaggio, aveva esordito alla grande sul mercato del crimine con i rapimenti Bulgari e Ortolani, il figlio del defunto cameriere del Papa Umberto Ortolani, che con Licio Gelli era a capo della Loggia P2 e poi era entrata in qualche modo in tutte le più oscure vicende nazionali. Compreso l' omicidio di Calvi «al fine di punirlo - sostiene l' accusa nel processo che si sta aprendo - per essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro...; conseguire l' impunità, ottenere e conservare il profitto dei crimini commessi..., impedire a Calvi di esercitare il potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico - istituzionali della massoneria, della Loggia P2 e dello Ior, con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di denaro». Lo Ior: Calvi sapeva benissimo che l' immenso buco delle consociate estere che facevano capo all' Ambrosiano, un miliardo e 200 milioni di dollari di allora, era in realtà della banca del Vaticano, e andava ripetendo: «I preti saranno la nostra fine. Loro credono che tanto, se uno muore, sopravvive l' anima e, dunque, non è un gran male». Quando vide che di lì non veniva l' aiuto dovuto, cominciò a lavorare rischiosamente sulle presunte contrapposizioni interne alla Santa Sede, fino ad arrivare a scrivere direttamente al Papa. Dei giorni del disastro si trova una ricca documentazione nel libro «Poteri forti-La morte di Calvi e le misteriose trame della finanza internazionale» del giornalista Ferruccio Pinotti, di imminente uscita per Rizzoli. Il tentativo del banchiere, ormai disperato, era di estromettere monsignor Marcinkus, considerato esponente dell' ala massonico-curiale, dalla presidenza dello Ior, di affidare la banca papalina all' Opus Dei e di far rilevare dallo Ior una quota societaria del 10-15 per cento del banco Ambrosiano per 1.200 milioni di dollari. Ma l' uomo è ormai bruciato e comincia - anzi continua - a muoversi disordinatamente e pericolosamente. Il 30 maggio 1982 scrive al cardinal Palazzini, considerato uomo dell' Opus Dei: «Eminenza reverendissima.... la credibilità morale ed economica del Vaticano è già gravemente compromessa; come mai nessuno vuole intervenire? ... all' interno del Vaticano esiste un complotto che, in connivenza con le forze laiche e anticlericali nazionali e internazionali, mira a modificare l' attuale assetto del potere all' interno della Chiesa stessa. Che il Cardinale Casaroli e Monsignor Silvestrini siano complici e soci è provato, tra le altre cose, da una serie di tangenti che si spartivano per operazioni effettuate da Sindona; e io stesso potrò indicare, se Lei lo desidera, le circostanze in cui avvenivano tali spartizioni, entità delle somme e numeri dei conti correnti! Ma a cosa mirano costoro? Del resto, molti finanziamenti e tangenti concessi dal Banco Ambrosiano a partiti e uomini politici hanno origine su loro indicazione. Eppure costoro sanno che io so...». Un linguaggio che non si saprebbe definire se non ricattatorio. Non molto più temperato nella lettera che il figlio di Calvi ha trovato nell' archivio paterno e consegnata a Pinotti, destinata al Papa con data 5 giugno 1982: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior, comprese le malefatte di Sindona....; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell' Est e dell' Ovest; sono stato io che, di concerto con autorità vaticane, ho coordinato in tutto il Centro-Sudamerica la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l' espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato proprio da queste stesse autorità...». Poi giù sul nemico Casaroli: «... non m' interessa soffermarmi sulle tante chiacchiere che si fanno su alcuni prelati e in particolare sulla vita privata del segretario di Stato cardinale Casaroli (....), ma m' interessa moltissimo segnalarLe il buon rapporto che lega quest' ultimo ad ambienti e personaggi notoriamente anticlericali, comunisti e filocomunisti, come quello del ministro democristiano Nino Andreatta, col quale sembra abbia trovato l' accordo per la distruzione e spartizione del Gruppo Ambrosiano». Un Gruppo pieno di buchi, ma con alcuni preziosissimi gioielli: la Rizzoli-Corriere della Sera (che non manca mai nelle grandi partite) la Toro Assicurazioni, la Banca Cattolica del Veneto, il Credito Varesino. Nessuno saprà mai se Giovanni Paolo II lesse l' ultima lettera del "Banchiere di Dio". Tredici giorni dopo Roberto Calvi fu trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati neri. Di certo fu lo stesso Papa ad autorizzare l' allora segretario dello Ior, monsignor Donato De Bonis, a firmare l' assegno di 242 milioni di dollari con cui il Vaticano risarcì in parte il vecchio Ambrosiano. Del tesoro del Banco (un paio di migliaia di miliardi?) da allora non c' è traccia. De Pedis riposa a Sant' Apollinare perché - dice il priore monsignor Piero Vergari - era buono, portava il vino ai poveri. E il fantasma del "Banchiere di Dio" torna in un' aula di Tribunale 23 anni dopo.