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2008 06 26 * il Corriere della Sera * Giovanni Bianconi

IL FIGLIO DI CALVI: LA ORLANDI RAPITA PER INTIMIDIRE LA SANTA SEDE…

Un segmento dell’indagine ancora aperta sull’omicidio di Roberto Calvi — il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati neri a Londra — porta alla scomparsa di Emanuela Orlandi, e all’intreccio tra i due fatti avvenuti a un anno di distanza uno dall’altro. Il banchiere fu ucciso il 18 giugno 1982, la ragazza fu sequestrata il 22 giugno 1983.

Carlo Calvi, figlio di Roberto, ha dichiarato ai magistrati che tuttora cercano la verità sull’omicidio del padre: «Il rapimento della Orlandi è un messaggio teso a intimare al Vaticano il silenzio su certe questioni molto delicate, come quelle di natura finanziaria, che hanno visto il coinvolgimento di banche, mafia, partiti politici. Queste oscure vicende, come il rapimento di Emanuela Orlandi, risulteranno sempre legate alla nostra vicenda, alla morte di mio padre e alla fine dell’Ambrosiano».

Prendendo spunto da questa dichiarazione e da altri elementi emersi nel corso di un procedimento che dura da anni, due mesi fa la Direzione investigativa antimafia ha ricevuto una delega dalla Procura di Roma per approfondire un’ipotesi che non solo tiene insieme i due fatti, ma chiama di nuovo in causa Flavio Carboni, il faccendiere già assolto dall’omicidio Calvi nel giudizio di primo grado, in attesa del processo d’appello. Gli accertamenti richiesti muovono dall’ipotesi, già affacciata in passato, che nel sequestro di Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente vaticano, ci sia stato un errore di persona: la vittima avrebbe dovuto essere Raffaella Gugel, una ragazza che assomigliava molto a Emanuela e abitava nello stesso palazzo e allo stessa piano.

Il padre della giovane che solo per caso sarebbe sfuggita al rapimento è Angelo Gugel, assistente personale di papa Giovanni Paolo II e in precedenza - per quanto risulta ai magistrati romani - «stretto collaboratore di Marcinkus», il monsignore ex presidente dello Ior, la banca vaticana. Già «aiutante di camera» di papa Luciani, pontefice per 33 giorni del 1978, tra Paolo VI e Giovanni Paolo II, Gugel è stato anche al fianco di Benedetto XVI.

Qual è l’ipotetico collegamento con la morte di Calvi e la vicenda dell’Ambrosiano? Il fatto che in diverse società a cui è interessato Flavio Carboni - ancora imputato per l’omicidio del banchiere nonostante l’assoluzione in primo grado - figuri tra i soci tale Rita Gugel: identico cognome dell’assistente del papa, peraltro poco diffuso in Italia. La richiesta giunta alla Dia è di accertare se quella Rita Gugel socia di Carboni sia parente di Angelo, attraverso verifiche anagrafiche e nelle camere di commercio.

L’ipotesi investigativa è dunque nell’eventuale intreccio tra Carboni e un uomo - o una famiglia - molto vicino al papa, alle mosse di monsignor Marcinkus e quindi della finanza vaticana tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando lo Ior si mescolò con la vicenda di Calvi e dell’Ambrosiano. Nel caso dell’errore di persona, il sequestro della Orlandi avrebbe dovuto essere un segnale lanciato in quell’ambiente.

Sabina Minardi, l’ex amante del bandito della Magliana Enrico De Pedis che alcune settimane fa ha reso dichiarazioni alla polizia sul rapimento (e a suo dire l’uccisione) della ragazza, non fa alcun accenno a uno sbaglio dei rapitori. Ma tira in ballo monsignor Marcinkus (morto nel 2006), che dice di aver conosciuto al pari di Carboni e Calvi. In maniera confusa e contraddittoria, sommando indicazioni riscontrabili ad altre già smentite, la nuova testimone ha detto che l’arcivescovo sarebbe il mandante del sequestro, eseguito da De Pedis e i suoi amici.

Sul movente riferisce ricordi vaghi, che vanno da imprecisati documenti in possesso del padre della ragazza al denaro della banda della Magliana affidato al prelato-banchiere. Affermazioni che gli investigatori della squadra mobile considerano la parte più debole di un racconto già traballante. Con maggiore precisione la donna ha rivelato di aver portato a casa di Marcinkus delle prostitute, descrivendo l’appartamento del monsignore e fornendo altri particolari.

Se il coinvolgimento «della Magliana» nel sequestro Orlandi è ancora un’ipotesi, quello nella vicenda Ambrosiano-Calvi è invece una realtà certificata dalla morte di uno dei «testaccini» della banda, ucciso a Milano dopo aver sparato al vice-presidente della banca Roberto Rosone. «Era un avvertimento per Calvi, considerato non più affidabile», spiegò il suo amico e sodale De Pedis, secondo il racconto del pentito Maurizio Abbatino. Due mesi dopo Calvi fu ucciso, e un anno più tardi sparì Emanuela Orlandi: la nuova indagine proverà a verificare eventuali collegamenti mai accennati da Abbatino e dagli altri pentiti della banda.