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2010 05 18 * Corte di Appello di Genova * Motivazioni della sentenza sui fatti accaduti nella caserma Diaz tra il 21 e il 22 luglio 2001 in occasione del G8

Sentenza n.                          

 

 

 del  18.05.2010

 

R.G.C.A.  2511/09

R.G. Trib 1246/05 + 5045/05 + 1079/08

 Rgnr  14525/01 

 

Annotazioni

 

Avviso – art. 151 C.P.P.

 

il  _____________________

 

                            Il  Cancelliere

 

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Redatt  _______  sched  ____

 

il  ______________________

 

                               Il  Cancelliere

 

________________________

 

Art.  __________________

         Campione penale

 

il  _____________________

                          Il  Cancelliere

Estratto esecutivo a

 

Procura Generale _________

 

Questura  _______________

 

Comune  _______________

il  _____________________

 

     Il  Cancelliere

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE DI APPELLO DI GENOVA

 Terza Sezione Penale

 

Composta dagli Ill.mi  Signori:

Dott. Salvatore Sinagra                                         Presidente

Dott. Francesco Mazza Galanti                             Consigliere

Dott. Giuseppe Diomeda                                        Consigliere rel

 

ha pronunziato la seguente

S E N T E N Z A

Nel procedimento penale

contro

1)            Luperi Giovanni, nato alla Spezia il 03/01/1950, difeso dall’avv. Carlo Di Bugno del Foro di Lucca e dall’avv. prof. Enrico Marzaduri del foro di Lucca,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Carlo Di Bugno, studio in via S. Croce 64 Lucca

LIBERO CONTUMACE

2)            Gratteri Francesco, nato a Taurianova il 25/02/1954, difeso dagli avv. Nico D’Ascola del Foro di Reggio Calabria e dall’avv. Marco Valerio Corini del foro della Spezia,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Marco Valerio Corini, studio in viale S. Bartolomeo 169 La Spezia

LIBERO CONTUMACE

3)            Caldarozzi Gilberto, nato a Roma il 20/03/1957 ed ivi residente in via G. Valmarana 63, difeso dall’avv. Marco Valerio Corini del foro di La Spezia e dall’avv. Gilberto Lozzi del foro di Torino,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Marco Valerio Corini, studio in viale S. Bartolomeo 169 La Spezia

LIBERO CONTUMACE

4)            Ferri Filippo nato a Firenze l’11/01/1968, residente in Pontremoli (MS), via Ricci Armani 7, difeso dall’avv. Marco Valerio Corini del foro della Spezia e dall’avv. Gilberto Lozzi del foro di Torino,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Marco Valerio Corini, studio in viale S. Bartolomeo 169 La Spezia

LIBERO CONTUMACE

5)            Ciccimarra Fabio, nato a Napoli il 14/12/1970, difeso dell’avv. Marco Valerio Corini del foro della Spezia e dall’avv. Carlo Di Bugno del Foro di Lucca

domicilio dichiarato in Napoli, via Nicolari 52

LIBERO CONTUMACE

6)            Dominici Nando, n. a Napoli il 07/03/1951, residente in Brescia, viale Europa 78, difeso dell’avv. Romano Raimondo del Foro di Genova e dall’avv. Maurizio Mascia del Foro di Chiavari, elettivamente domiciliato presso l’avv. Romano Raimondo, in salita S. Caterina 1/5 Genova

LIBERO CONTUMACE

7)            Mortola Spartaco, nato a Parma il 23/04/1959, difeso dall’avv. Alessandro Gazzolo del foro di Genova e dall’avv. Piergiovanni Junca del Foro di Genova; elettivamente domiciliato presso l’avv. Piergiovanni Junca, in via XII Ottobre 2/131 sc. B Genova

LIBERO PRESENTE

8)     Di Sarro Carlo, nato a Campobasso il 24/07/64, difeso dall’avv. Giuseppe Michele Giacomini del Foro di Genova e dall’avv. Piergiovanni Junca del Foro di Genova,

elettivamente domiciliato presso l’avv. G.M. Giacomini, in viale Padre Santo 5/11 Genova

LIBERO PRESENTE

9)     Mazzoni Massimo, nato a Roma il 28/11/1964, res. Roma Via Chiabrera 57, difeso dall’avv. Sergio Usai del foro di Roma, presso il quale è elettivamente domiciliato in Largo della Gancia 5 Roma

LIBERO CONTUMACE

10)    Cerchi Renzo, nato a La Spezia il 9/2/1961, res. Beverino (SP) Via Lorenzo Costa 28, difeso dall’avv. Marco Valerio Corini del foro di La Spezia,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Marco Valerio Corini, in viale S. Bartolomeo 169 La Spezia

LIBERO CONTUMACE

11)     Di Novi Davide, nato a Genova il 17/8/1961, res. a La Spezia Via Bragarina 82, difeso dall’avv. Marco Valerio Corini del foro di La Spezia e dall’avv. Giovanna Daniele del Foro di La Spezia

elettivamente domiciliato presso l’avv. Marco Valerio Corini, in viale S. Bartolomeo 169 La Spezia

LIBERO CONTUMACE

12)   Canterini Vincenzo, nato a Roma il 20/02/1947, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del Foro di Chiavari e dall’avv. Rinaldo Romanelli del Foro di Genova,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Silvio Romanelli, in Genova, via Galata 36/9

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha eletto nuovo domicilio presso la residenza in Pisa, Via San Francesco 3

LIBERO CONTUMACE

13)    Fournier Michelangelo nato a Roma il 29/7/1963 difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari e dall’avv. Rinaldo Romanelli del Foro di Genova

domicilio dichiarato in Roma,  via Alfredo Casella 11

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha eletto nuovo domicilio c/o Mario Fournier in Roma, Via Nerola 16 

LIBERO PRESENTE

 

14)     Basili Fabrizio nato a Roma il 9/3/1966, res. in Roma Via Ardea 27, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari e dall’avv. Rinaldo Romanelli del Foro di Genova elettivamente domiciliato presso il primo in Genova, via Galata 36/9

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha nominato, in sostituzione  dell’Avv. Rinaldo Romanelli, nuovo difensore l’Avv. Domenico Battista del foro di Roma, eleggendo nuovo domicilio in Nettuno (Roma), Via della Liberazione 163

LIBERO CONTUMACE

15)     Tucci Ciro, nato a Napoli il 28/9/1954, res. in Roma Via Portuense 1680/4 A c/o 1° Reparto Mobile di Roma, Polizia di Stato, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari e dall’avv. Rinaldo Romanelli del Foro di Genova elettivamente domiciliato presso il primo in Genova, via Galata 36/9

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha nominato, in sostituzione  dell’Avv. Rinaldo Romanelli, nuovo difensore l’Avv. Domenico Battista del foro di Roma, eleggendo nuovo domicilio in Roma, Via del Risaro 191

LIBERO CONTUMACE

16)   Lucaroni Carlo nato a Ronciglione (VT) il 19/11/1954, res. in Roma Via Portuense 680/4 A c/o 1° Reparto Mobile di Roma, Polizia di Stato, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari e dall’avv. Rinaldo Romanelli del Foro di Genova elettivamente domiciliato presso il primo in Genova, via Galata 36/9

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha nominato, in sostituzione  dell’Avv. Rinaldo Romanelli, nuovo difensore l’Avv. Gaetano Pecorella del foro di Milano, eleggendo nuovo domicilio in Capranica (VT), Via degli Anguillara 16

LIBERO PRESENTE

17)   Zaccaria Emiliano, nato a Terracina (LT) il 3/9/1974, res. a Priverno (LT) Via Marittima II nr. 153, difeso dall’avv. Piero  Porciani del Foro di Milano e dall’Avv. Costantino Cardiello del foro di Salerno, presso il primo elettivamente domiciliato in viale Majno 34 Milano

LIBERO PRESENTE

18)    Cenni Angelo, nato a Roma il 18/5/1959, res. in Roma Viale Leonardo Da Vinci 280, difeso dall’avv. Piero Porciani del foro di Milano e dall’Avv. Franco Cardiello del foro di Salerno, presso il primo elettivamente domiciliato in viale Majno 34 Milano

LIBERO PRESENTE

19)    Ledoti Fabrizio, nato a Tivoli (Roma) il 15/6/1973, res. in Cineto Romano (Roma) Via Adua 40,

difeso dall’avv. Piero  Porciani del Foro di Milano e dall’Avv. Costantino Cardiello del foro di Salerno, presso il primo elettivamente domiciliato in viale Majno 34 Milano

 LIBERO PRESENTE

20)   Stranieri Pietro, n. a York (Canada) il 13/7/1972, res. a Roma Via Calmiera 127, difeso dall’avv. Piero Porciani del foro di Milano e dall’Avv. Franco Cardiello del foro di Salerno, presso il primo elettivamente domiciliato in viale Majno 34 Milano

LIBERO CONTUMACE

21)   Compagnone Vincenzo, nato a Ceccano (FR) il 12/1/1958, res. in Roma Via Portuense 1680/4 A c/o 1 Reparto Mobile di Roma, Polizia di Stato, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari e dall’Avv. Rinaldo Romanelli del foro di Genova, elettivamente domiciliato presso il primo in Genova, via Galata 36/9

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha nominato, in sostituzione  dell’Avv. Rinaldo Romanelli, nuovo difensore l’Avv. Gaetano Pecorella del foro di Milano, eleggendo nuovo domicilio in Roma, c/o I° Reparto Mobile di Roma, Via Portunese  1680/4  

LIBERO CONTUMACE

22)    Nucera Massimo, nato a Roma 11/02/73, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari, presso il quale è elettivamente domiciliato in Genova, via Galata 36/9

successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha nominato, in sostituzione  dell’Avv. Rinaldo Romanelli, nuovo difensore l’Avv. Piero Longo del foro di Padova, eleggendo nuovo domicilio in Roma, Via Virginia Agnelli 58

LIBERO CONTUMACE

23)    Panzieri Maurizio, nato a Vicenza il 16/06/54, difeso dall’avv. Silvio Romanelli del foro di Chiavari, domicilio dichiarato  presso la residenza in Caserta Via Barducci 8; successivamente alla lettura della sentenza in data 21/07/2010 ha confermato la nomina  dell’Avv. Silvio Romanelli ed ha nominato nuovo difensore l’Avv. Piero Longo del foro di Padova, eleggendo nuovo domicilio in Caserta, Via Barducci – Parco Primavera 8

LIBERO CONTUMACE

 

24)   Troiani Pietro, nato a Roma il 15/12/65, difeso dall’avv. Alfredo Biondi del foro di Genova e dall’avv. Giorgio Zunino del Foro di Genova, elettivamente domiciliato presso il primo, in via Assarotti 7/6  Genova

LIBERO CONTUMACE

25)  Burgio Michele, nato ad Alassio (SV) il 10/3/1968, ivi res. in Via Virgilio 45/2, difeso dall’avv. Alessandro Cibien del foro di Savona, domicilio dichiarato in Via Virgilio 45/2 Alassio (SV); domiciliato presso il difensore ex art. 161, 4° comma c.p.p.

LIBERO CONTUMACE

26)   Gava Salvatore, n. a Roma il 21/7/1970, difeso dall’avv. Marco Valerio Corini del Foro di La Spezia  e dall’avv. Enrico Marzaduri del foro di Lucca, elettivamente domiciliato presso il primo in viale S. Bartolomeo 169 La Spezia

LIBERO CONTUMACE

27)   Fazio Luigi, nato a Savelli (CE) il 25/2/1952, difeso dall’avv. Gianfranco Pagano del foro di Genova e dall’avv. Giovanni Destito del foro di Roma, domicilio eletto in Roma, via Vincenzo Diamare 1

LIBERO CONTUMACE

28)   Di Bernardini Massimiliano, nato a Roma il 31/01/1966, difeso dall’avv. Massimo Lauro del Foro di Roma e dall’avv. Massimo Biffa del foro di Roma, elettivamente domiciliato presso il primo, in Via Ludovisi 35 Roma

LIBERO CONTUMACE

 

IMPUTATI

 

1) GRATTERI Francesco

2) LUPERI Giovanni

A) del delitto di cui agli artt. 110, 61 n. 2, 479 c.p. perché, partecipando, con funzioni di controllo e comunque, per la qualità rivestita, di responsabilità di comando, all’organizzazione e alla conseguente esecuzione di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) dell’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, sito in Genova, Via Battisti, con l’impiego di oltre duecento operatori, tutti appartenenti a vari Reparti ed Uffici della Polizia di Stato, operazione che si concludeva con l’arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso, al fine di costruire un compendio probatorio a carico di tutti i predetti arrestati e, quindi, per commettere i reati di cui al capo d’accusa sub b) ed e), nonché per giustificare la violenza usata nei confronti dei medesimi arrestati in occasione dell’irruzione all’interno dell’istituto e la causazione di lesioni (molte delle quali gravi) alla quasi totalità di costoro e, pertanto, per assicurare l’impunità dei reati commessi ai pubblici ufficiali che avevano posto in essere tali condotte, in concorso tra loro e con il Prefetto La Barbera Arnaldo, direttore dell’Ucigos, nonché con gli Ufficiali ed Agenti di P.G., materiali redattori e/o sottoscrittori degli atti trasmessi all’A.G. in relazione all’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone che venivano denunciate per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie (relazioni di servizio, verbali d’arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato), attestavano fatti e circostanze non corrispondenti al vero.

(Nella fattispecie, costituendo per posizione gerarchica assunta il livello apicale di riferimento per i diversi reparti ed uffici della Polizia di Stato, concretamente presenti ed impiegati nell’operazione predetta ed esercitando, di fatto, i poteri connessi a tale funzione gerarchica superiore:

-                di dirigente superiore e vice direttore dell’Ucigos Luperi, da considerarsi riferimento per gli operatori appartenenti alle Digos,

-                 di dirigente superiore e direttore del S.C.O Gratteri, da considerarsi riferimento per quanti appartenevano alle Squadre Mobili ed al Reparto Prevenzione e Crimine;

essendo presenti sui luoghi mentre si svolgevano le operazioni di irruzione all’interno dell’edificio scolastico oggetto della programmata perquisizione, durante le successive operazioni di raccolta degli oggetti e materiali che venivano appresi per essere sottoposti a sequestro, nonché durante la collocazione, sempre all’interno del medesimo istituto, del reperto costituito da due bottiglie incendiarie c.d. Molotov, avendo quindi constatato:

-                l’effettiva impossibilità di attribuire a tutte ed a ciascuna delle persone occupanti l’edificio i singoli reperti posti in sequestro durante l’operazione, anche per le modalità stesse con le quali la perquisizione era stata condotta;

-                l’impossibilità di attribuire agli occupanti dell’edificio il possesso delle due bottiglie Molotov, provenienti da luogo diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento, consegnate in loro presenza mentre si trovavano unitamente ad altri funzionari nel cortile antistante l’edificio;

-                infine la palese mancanza dei presupposti per operare un arresto in flagranza di tutti gli occupanti dell’istituto, non essendo, fra l’altro, soggettivamente riferibili i reati ipotizzati di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, tentato omicidio ed associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio;     

consapevoli pertanto di quanto nella realtà accaduto, determinavano e inducevano gli Agenti ed Ufficiali di PG presenti, alcuni dei quali loro diretti sottoposti, materiali redattori e sottoscrittori degli atti sopra indicati, ad attestare falsamente, e comunque ne rafforzavano e agevolavano il proposito, non opponendosi, avendone l’obbligo ed il potere, a che attestassero falsamente:

di aver incontrato violenta resistenza da parte degli occupanti consistita in un fittissimo lancio di pietre ed oggetti contundenti dalle finestre dell’istituto per impedire l’ingresso delle forze di polizia;

di aver incontrato resistenza opposta anche all’interno dell’istituto da parte degli occupanti che ingaggiavano violente colluttazioni con gli agenti di polizia, armati di coltelli ed armi improprie;

che quanto rinvenuto all’interno dell’istituto e costituito da mazze, bastoni, picconi, assi, spranghe ed arnesi da cantiere era stato utilizzato come arma impropria dagli stessi occupanti, anche per commettere gli atti di resistenza sopra descritti e comunque indicato nella disponibilità e possesso degli arrestati;

di aver rinvenuto due bottiglie incendiarie con innesco al piano terra dell’istituto perquisito, vicino all’ingresso, in luogo visibile ed accessibile a tutti, così attribuendone la disponibilità ed il possesso indistintamente a tutti gli occupanti l’edificio;

In Genova nella notte del 21 e 22 luglio 2001

(così rettificato all’udienza del 23.09.04)

 

B) del delitto di cui agli artt.110,  368, comma I e II, 61 n. 2, 81 cpv c.p. perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il reato di cui sub e) nonché per assicurare l’impunità del delitto di cui sub h), nelle medesime qualità di cui al precedente capo ed in concorso con i soggetti ivi menzionati, nonché con le persone di cui al capo o), facendo emergere, con le condotte ivi descritte, gli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri novantadue indagati in stato di arresto, diretta alla A.G in data 22.7.2001, incolpavano, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro  ascritti (i.e. associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie),  simulando tracce od elementi materiali di prova a carico delle stesse persone incolpate,  procedendo al sequestro come corpi di reato di numerosi oggetti (fra cui 16 coltellini multiuso ed a serramanico, attrezzi provenienti in larga parte dal cantiere esistente presso l’istituto, barre metalliche costituenti supporti di zaini estratte nell’occasione) strumentalmente descritti e qualificati come armi improprie utilizzate dagli indagati o nella loro disponibilità,oltre che di due bottiglie Molotov, provenienti da luogo esterno all’istituto e comunque diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento nei verbali di perquisizione e di arresto, non riconducibili pertanto ai predetti indagati singolarmente o collettivamente considerati,nonché di vari capi di abbigliamento di colore nero o scuro,nella consapevolezza della impossibilità, anche dolosamente preordinata, di poterne parimenti attribuire ad alcun soggetto il possesso ovvero,   determinando,inducendo e comunque consentendo  le false attestazioni indicate nel capo di accusa che precede, circa gli  atti di resistenza armata e di massa o condotte di resistenza attiva e violenta,  tali da giustificare l’uso della forza da parte degli operatori di Polizia che avevano proceduto alla irruzione nell’edificio e il conseguente elevatissimo numero di feriti presenti tra gli arrestati;

in Genova 22.7.2001

 

3) CALDAROZZI Gilberto

4) MORTOLA Spartaco

5) DOMINICI Nando

6) FERRI Filippo

7) CICCIMARRA Fabio

8) DI SARRO Carlo

9) MAZZONI Massimo

10) DI NOVI Davide

11) CERCHI Renzo :

C) Del delitto di cui agli artt. 110, 61 n. 2, 479 c.p. perchè, partecipando all’organizzazione (Caldarozzi, Ferri, Mortola, Dominici, Ciccimarra e Di Bernardini) e alla conseguente esecuzione di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, sito in Genova Via Battisti, con l’impiego di oltre duecento operatori, tutti appartenenti a vari Reparti ed Uffici della Polizia di Stato, operazione che si concludeva con l’arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso, al fine di costruire un compendio probatorio a carico di tutti i predetti arrestati e, quindi, per commettere i reati di cui ai capo d’accusa sub d) ed e), nonché per giustificare la violenza usata nei confronti dei medesimi arrestati in occasione della irruzione  all’interno dell’istituto e la causazione di lesioni (molte delle quali gravi) a ottantasette di costoro e, pertanto, per assicurare l’impunità dei reati commessi ai pubblici ufficiali che avevano posto in essere tali condotte, in concorso tra loro, ciascuno come sottoscrittore dei verbali di arresto e/o perquisizione (Mortola e Dominici anche della comunicazione notizia di reato) e con altro ignoto operatore sottoscrittore del verbale di arresto, nonché con gli altri funzionari dirigenti della Polizia di Stato indicati al capo a) e con la persona di cui al capo f), negli atti trasmessi alla A.G. il 22.7.2001, in relazione all’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone che venivano denunciate per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie (verbali di arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato), attestavano fatti e circostanze non corrispondenti al vero.

(Nella fattispecie, nelle rispettive qualità e ruoli operativi :

Caldarozzi di primo dirigente, vice direttore del Servizio Centrale Operativo

Mortola di primo dirigente, dirigente della Digos della Questura di Genova,

Dominici di primo dirigente, dirigente della Squadra Mobile della Questura di Genova,

Ferri di vice questore aggiunto, dirigente della Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova,

Ciccimarra, di vice questore aggiunto, in servizio presso la Squadra Mobile di Napoli,aggregato alla Questura di Genova,

 Di Bernardini, di vice questore aggiunto in servizio presso la Squadra Mobile di Roma, aggregato alla Questura di Genova;

Di Sarro, di vice Questore aggiunto  in servizio presso la Digos della Questura di Genova

Mazzoni, di ispettore capo in servizio presso il Servizio Centrale Operativo;

 Di Novi, di ispettore superiore della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova          

Cerchi, di sovrintendente della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova essendo presenti sui luoghi mentre si svolgevano le operazioni di irruzione all’interno dell’edificio scolastico oggetto della programmata perquisizione, durante le successive operazioni di raccolta degli oggetti e materiali che venivano appresi per essere sottoposti a sequestro,nonché durante la collocazione, sempre all’interno del medesimo istituto, del reperto costituito da due bottiglie incendiarie c.d. Molotov, avendo quindi constatato:

-                l’effettiva impossibilità di attribuire a tutte ed a ciascuna delle persone occupanti l’edificio i singoli reperti posti in sequestro durante l’operazione, anche per le modalità stesse  con le quali la perquisizione era stata condotta;

-                l’impossibilità di attribuire agli occupanti dell’edificio il possesso delle due bottiglie Molotov, provenienti da luogo diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento nei verbali di perquisizione e di arresto;

-                infine la palese mancanza dei presupposti per operare un arresto in flagranza di tutti gli occupanti dell’istituto, non essendo, fra l’altro, soggettivamente riferibili i reati ipotizzati di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio;     

attestavano falsamente (Ciccimarra, Ferri e Di Bernardini, anche come materiali estensori del verbale di arresto, Mazzoni del verbale di perquisizione e sequestro ): 

-                di aver incontrato violenta resistenza da parte degli occupanti consistita in un fittissimo lancio di pietre e oggetti contundenti dalle finestre dell’istituto per impedire l’ingresso delle forze di polizia;

-                di aver incontrato resistenza opposta anche all’interno dell’istituto da parte degli occupanti che ingaggiavano violente colluttazioni con gli agenti di polizia, armati di coltelli ed armi improprie;

-                che quanto rinvenuto all’interno dell’istituto e costituito da mazze, bastoni, picconi, assi, spranghe ed arnesi da cantiere era stato utilizzato come  arma impropria dagli stessi occupanti, anche per commettere gli atti di resistenza sopra descritti e comunque indicato nella disponibilità e possesso degli arrestati;

-                di aver rinvenuto due bottiglie incendiarie con innesco al piano terra dell’istituto perquisito, vicino all’ingresso, in luogo visibile ed accessibile a tutti, così attribuendone la disponibilità ed il possesso indistintamente a tutti gli occupanti l’edificio;

e comunque, benché consapevoli della non corrispondenza dei fatti descritti nei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro e nelle informative di reato a quanto nella realtà accaduto,non si opponevano in tutto o in parte alla falsa rappresentazione in tali atti contenuta;

infine i sottoscrittori del verbale di perquisizione falsamente attestavano la circostanza che durante tale operazione “gli occupanti erano stati resi edotti della facoltà di farsi assistere da altre persone di fiducia”.

In Genova 22.7.2001

 

D) delitto p. e p. dagli artt.110,  368, comma I e II, 61 n.2 c.p., 81 cpv c.p. perchè, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui sub e) nonché per assicurare l’impunità del delitto di cui sub h), in concorso con i soggetti menzionati al capo b), nella medesima qualità di cui al precedente capo, facendo emergere, anche con la condotta ivi descritta, gli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati in stato di arresto, diretta alla A.G in data 22.7.2001, incolpavano, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro rispettivamente ascritti (i.e. associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie), simulando tracce od elementi materiali di prova a carico delle stesse persone incolpate, procedendo al sequestro come corpi di reato di numerosi oggetti strumentalmente descritti e qualificati come armi improprie utilizzate dagli indagati o nella loro disponibilità (fra cui coltellini multiuso ed a serramanico, attrezzi provenienti in larga parte dal cantiere esistente presso l’istituto, barre metalliche costituenti supporti di zaini estratte nell’occasione), nonché di due bottiglie molotov, provenienti da luogo esterno all’istituto e comunque diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento nei verbali di perquisizione e di arresto, non riconducibili pertanto ai predetti indagati singolarmente o collettivamente considerati,ovvero ancora sequestrando capi di abbigliamento di colore nero o scuro, nella consapevolezza della impossibilità, anche dolosamente preordinata, di poterne parimenti attribuire ad alcuno un possesso, infine attraverso le false attestazioni indicate nel capo di accusa che precede, circa gli  atti di resistenza armata e di massa o condotte di resistenza attiva e violenta,  tali da giustificare l’uso della forza da parte degli operatori di Polizia, che avevano proceduto alla irruzione nell’edificio e il conseguente elevatissimo numero di feriti presenti tra gli arrestati;

 in Genova 22.7.2001

 

Luperi

Gratteri

Caldarozzi

Ciccimarrra

Ferri

Mazzoni

Cerchi

Di Novi

Di Sarro

Mortola

Dominici

E) Delitto p. e p. dagli artt. 110, 323 c.p., perché, nelle rispettive qualità e ruoli descritti ai precedenti capi di accusa e nello svolgimento delle loro funzioni, all’esito della operazione di polizia, richiamata nei medesimi capi,  nel corso della quale veniva eseguita una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, sito in Genova, Via Battisti, in dolosa violazione di norme di legge (artt. 13 e 27 Cost., 380, 381, 382, 389 c.p.p.), in concorso tra loro, pervenivano alla decisione e, conseguentemente, eseguivano l’indiscriminato arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso,  per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie, in macroscopica assenza di  elementi che giustificassero l’adozione di tale misura nei confronti di ciascuna delle predette persone, pur indicando titoli di reato che astrattamente avrebbero consentito l’arresto ad iniziativa della P.G., così intenzionalmente cagionando alle stesse un danno ingiusto consistito nella privazione della libertà personale. (Nella fattispecie, anche avvalendosi delle condotte descritte nei precedenti capi di accusa, veniva eseguito l’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone, tutte senza distinzione denunciate come responsabili dei delitti loro ascritti in concorso (i.e. associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie), senza disporre per ognuno di loro di concreti elementi su cui fondare una responsabilità personale, in particolare:

-  deliberatamente omettendo di attribuire a ciascuno il possesso dei vari reperti che  venivano posti in sequestro e considerati elementi di prova a carico di tutti gli arrestati;

- strumentalmente qualificando reperti come armi improprie in possesso illegale  degli arrestati;

- deliberatamente omettendo di specificare le circostanze concrete dell’arresto di Mark Covell,  fermato e gravemente ferito da operatori di Polizia non identificati  all’esterno dell’edificio, in fase addirittura antecedente alla irruzione e quindi alla commissione dei reati di resistenza aggravata e violenza a pubblico ufficiale, ovvero le circostanze in cui altri soggetti venivano arrestati, alcuni al di fuori dell’edificio, altri colti nel sonno, comunque nella evidente situazione di estraneità quantomeno ad azioni di resistenza;

- dolosamente  omettendo di considerare circostanze in fatto concretamente valutabili e quelle sopra indicate, che  avrebbero comportato comunque l’obbligo di disporre l’immediata liberazione degli  arrestati in particolare l’assoluta non riferibilità a tutti ed a ciascuno della flagrante commissione dei reati contestati  .   

In Genova 22.7.2001

 

12) CANTERINI Vincenzo :

F) Del reato di cui agli artt., 110, 61 n. 2, 479 c.p. per avere, in concorso con le persone menzionate  ai capi a), c), partecipando in veste di comandante del VII Nucleo Sperimentale appartenente al I Reparto Mobile di Roma della Polizia di Stato, all’organizzazione e alla conseguente esecuzione  di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, con l’impiego di oltre duecento operatori, tutti appartenenti a vari Reparti ed Uffici della Polizia di Stato, operazione che si concludeva con l’arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso,al fine di costruire un compendio probatorio a carico di tutti i predetti arrestati e, quindi, per commettere il reato di cui al capo d’accusa sub g), nonché per giustificare la violenza usata nei confronti dei medesimi arrestati durante le fasi d’ingresso all’interno dell’istituto e la causazione di lesioni (molte delle quali gravi) a ottantasette di costoro, inferte in massima parte da appartenenti al Reparto di cui aveva il diretto comando  e, pertanto, per assicurare a se stesso e ad altri pubblici ufficiali l’impunità dei reati così commessi, attestato fatti o circostanze non corrispondenti al vero nella relazione di servizio diretta al Questore di Genova ed allegata agli atti trasmessi all’A.G. in relazione all’arresto di Albrecht Thomas ed altri 92, che venivano denunciati per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie (verbali di arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato). 

(Nella fattispecie, nella relazione personalmente sottoscritta ed allegata al verbale di arresto trasmesso alla A.G., attestava falsamente che gli appartenenti al Nucleo e Reparto dal medesimo comandato:

-                incontravano violenta resistenza da parte degli occupanti, consistita in un fittissimo lancio di pietre e bottiglie dalle finestre dell’istituto per impedire l’ingresso delle forze di polizia;

-                incontravano resistenza opposta anche all’interno dell’istituto da parte degli occupanti, che ingaggiavano violente colluttazioni con gli agenti di polizia, armati di coltelli, bastoni ed armi improprie, alcune delle quali rinvenute in tali circostanze;

in Genova 22.7.2001

G) delitto p. e p. dagli artt.110,  368, comma I e II, 61 n. 2, 81 cpv c.p. perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire o far conseguire ad altri l’impunità per i delitti di cui al capo h), in concorso con tutte le persone menzionate al capo sub b) e nella medesima qualità di cui al precedente capo, facendo emergere, anche con la condotta ivi descritta, gli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati in stato di arresto, diretta alla A.G in data 22.7.2001, incolpava, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro rispettivamente ascritti (i.e. associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie), formando le false attestazioni indicate nel capo di accusa che precede circa gli  atti di resistenza armata e di massa o condotte di resistenza attiva e violenta  tali da giustificare l’uso della forza da parte degli operatori di Polizia che avevano proceduto alla irruzione nell’edificio e il conseguente elevatissimo numero di feriti presenti tra gli arrestati;

in Genova 22.7.2001

 

CANTERINI  Vincenzo

13)      FOURNIER Michelangelo

14) BASILI Fabrizio

15) TUCCI Ciro

16) LUCARONI Carlo

17) ZACCARIA Emiliano

18) CENNI Angelo

19) LEDOTI Fabrizio

20) STRANIERI Pietro

21) COMPAGNONE Vincenzo

H) Delitto p. e p. dagli arrt. 110, 40, 81 cpv., 61 n. 9, 582, 585, 583 c.p. perchè, nelle rispettive qualità di comandante,vice comandante e capi squadra del VII Nucleo del 1° Reparto Mobile di Roma, nel corso di una operazione di perquisizione ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 ( TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, sito in Genova Via Battisti, in concorso con altri Ufficiali ed Agenti appartenenti al medesimo e ad altri reparti ed uffici della Polizia di Stato, parimenti impegnati nella predetta operazione per ordine di servizio (in particolare appartenenti al Servizio Centrale Operativo, alle Squadre Mobili di Genova, Roma, L’Aquila, Napoli, Padova, Parma, La Spezia, Nuoro alle Digos di Genova, Torino, Firenze, Napoli, Padova) nonché con altro personale della Polizia di Stato, non meglio identificato e comunque intervenuto all’interno del predetto edificio scolastico, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, cagionavano lesioni personali varie, anche gravi, alle persone presenti all’interno del predetto edificio, colpite con sfollagente in dotazione o con altri atti di violenza, commettendo il fatto  direttamente o comunque agevolando o non impedendo ad altri tale condotta, dolosamente eccedente, nel contesto operativo,  i limiti del legittimo uso di mezzi di coazione fisica eventualmente occorrenti e che pertanto  avevano, nella qualità e nel ruolo rivestiti, l’obbligo giuridico di impedire,  così abusando della qualifica di pubblico ufficiale (nella fattispecie,  gli operatori di Polizia appartenenti ai vari reparti e, fra questi, in prima posizione  il VII Nucleo del 1° Reparto Mobile di Roma in cui agivano inquadrati, facevano irruzione in massa all’interno dell’edificio da perquisire, ove al loro  sopraggiungere si trovavano ospitati  gli occupanti e irrompevano, dapprima in gran parte in un ampio locale al piano terra, temporaneamente adibito  a dormitorio, ove erano presenti numerose persone  e, in rapidissima  successione, si portavano ai piani superiori dell’edificio, raggiungendo altre persone ivi  rifugiate, in particolare al piano primo, in ogni occasione colpendo con violenza le persone predette,tutte  in palese atteggiamento di non offensività e di resa, in talune occasioni infierendo più volte sulle stesse già colpite, a terra, sanguinanti e ferite, utilizzando i manganelli rispettivamente in dotazione o sferrando calci ed in particolare cagionando  lesioni a :

Albrecht Thomas Daniel, colpito con manganellate alla testa e in tutto il corpo e con calci al petto e alle gambe (trauma cranico epidurale, ferite lacero contuse multiple, in regione parietale sinistra, occipitale sinistra e coronarica destra, contusione emitoracica sinistra, ricoverato dal 22/7 al 01/08/01, con operazione di craniotomia frontale sinistra);

Aleinikovas Tomas, colpito con manganellate (contusione spalla destra e sinistra, contusione alla piramide nasale);

Allueva Fortea Rosana, colpita con manganellate e con mobilia scagliata dagli agenti (contusione piramidale nasale, contusione alla spalla sinistra, ginocchio e gomito destri, ematoma alla coscia  sinistra) ;

Bachmann Britta Agnes, colpita mentre si trovava a terra con manganellate (contusione al gomito e avambraccio destro, vasto ematoma alla coscia e al gluteo destro);

Balbas Ruiz Aitor, colpito con manganello, con calci e pugni e attinto da una sedia scagliatagli addosso (contusione ecchimotica alla caviglia sinistra, alla coscia sinistra e all’avambraccio sinistro, contusione in regione dorsale e spalla sinistra, escoriazione sottoascellare sinistra) 

Baro Wolfgang Karl, colpito con calci e manganellate (frattura cranica in  sede parietale superiore, ematoma del vertice, emorragia intratoracica, vertigini postraumatiche, contusioni multiple con suggellazione parzialmente estesa ed ematomi su tutte le quattro estremità, costole, fianchi, viso e schiena, sospetta infrazione dell’esterno superiore del femore sinistro);

Barringhaus Georg, colpito con numerosi colpi di manganello e con un calcio al volto (trauma cranico facciale con ferita lacero contusa al naso, trauma tibiale anteriore destro con ferita lacero contusa);

Bartesaghi Gallo Sara, colpita con manganello alla testa, alle gambe alla spalla e al braccio sinistri (trauma cranico, con ferita lacero contusa, contusione alla coscia destra);

Bertola Matteo, colpito con manganello alla testa al dorso e alla fronte (trauma cranico, ferita sopracciglio destro e cuoio capelluto, dorsalgia);

Blair Jonathan Norman, colpito con manganellate mentre era a terra coperto dal corpo di altra persona (ematomi vari, contusione escoriata al ginocchio sinistro)

Bodmer Fabienne Nadia, colpita con manganellate e calci alla schiena, alle mani, alle braccia e alle costole (frattura del dito indice della mano sinistra, frattura IX vertebra destra, contusioni varie alla schiena, contusione dito medio e anulare mano destra);

Baumann Barbara, colpita con manganellate e un calcio al fianco   (trauma cranico, con ferita lacero contusa, contusioni multiple, contusioni ecchimotiche in regione dorsale ed emitorace sinistro, ematoma in regione lombare destra, contusione ed ematoma alla mano sinistra, flc in regione parietale sinistra)  

Bruschi Valeria, percossa con manganellate (ecchimosi varie, ematoma all’avambraccio sinistro, gluteo sinistro e polpaccio destro)

Buchanan Samuel, colpito con manganellate alle braccia, alla testa e alle gambe (contusione in sede sovratemporale sinistra escoriata con ematoma, contusione escoriata al vertice, contusione con ecchimosi al braccio, spalla e avambraccio sinistro)

Cederstrom Ingrid Thea, colpita con manganello (contusione ecchimotica in regione dorsale);

Cestaro Arnaldo, colpito con manganellate alla testa, al braccio e alla gamba (frattura scomposta con distacco osseo del III distale dell’ulna destra, distacco del processo stiloideo, frattura lievemente scomposta del II distale del perone destro, fratture costali multiple a destra, ricoverato dal 23 al 27/7/01, lesioni gravi con conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, nonché indebolimento permanente dell’organo della prensione e della deambulazione); 

Chmielewski Michael, colpito con manganellate (trauma cranico, ferita da taglio al   padiglione auricolare sinistro, escoriazioni multiple);

Coelle Benjamin, colpito con manganellate prima in testa e poi, caduto a terra, all’anca, sulle gambe, al volto (frattura doppia di mandibola e condilo sinistri, frattura zigomatica  destra, ricoverato dal 22 al 30/7/01, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, indebolimento permanente dell’organo della masticazione);

Cunningham David John, colpito ripetutamente con manganellate e calci (trauma cranico in politraumatizzato);

Digenti Simona, colpita con manganello alla testa e alla schiena (contusioni ecchimotiche alla base posteriore del collo, alla spalla destra e sinistra, regione scapolare, regione dorsale, escoriazione all’arcata sopraccigliare sinistra, ematoma dorso mano destra) ;

Doherty Nicola Anne, colpita con manganello in più parti del corpo (trauma cranico, frattura distale  radio destra, ematoma gluteo sinistro, contusioni viso e braccio destro, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Dreyer Jeannette Sibille, colpita con manganello alla mano destra e al braccio sinistro (frattura composta III metacarpo mano destra, contusione avambraccio sinistro);

Duman Mesut,  colpito con calci e manganellate alle spalle, alle braccia, alla schiena e alle gambe (contusione ecchimotica coscia destra, frattura dell’ulna sinistra,  lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Felix Marcuello Pablo, colpito con manganello, con calci e pugni, alla testa, alla schiena e alla gamba destra (trauma cranico con ferita lacero contusa in regione occipitale;)

Galloway Ian Farrel, colpito ripetutamente con manganello (trauma cranico non commotivo, contusioni multiple, contusione emitorace sinistro e regione retroauricolare sinistra, contusione ecchimotiche multiple al dorso e regione lombare,escoriazione ginocchio sinistro);

Gieser Michael Roland, colpito con calci e manganellate (policontusioni in sede occipitale zigomo sinistro, labbro superiore, braccio e dorso mano sinistra, fianco sinistro, glutei, caviglia sinistra e gamba sinistri

Giovannetti Ivan Michele, colpito ripetutamente con manganellate e calci (trauma cranico, ferita lacero contusa al cuoio capelluto, contusioni alla schiena e arti superiori, ematomi plurimi ai glutei, coscia destra e faccia);

Gol Suna, colpita con manganellate e calci alla testa, alla schiena e alla gamba (trauma cranico, contusione spalla destra, contusioni toraciche, glutei e polpaccio destri);

Guadagnucci Pancioli Lorenzo, colpito con manganellate (frattura dello scafoide, contusioni addominali e toraciche, ferita lacero contusa all’avambraccio destro e ginocchio sinistri);

Hager Morgan Catherine, colpita con un calcio al volto e successivamente con manganellate  (trauma cranico, trauma colonna cervicale, nonché spalle, emitorace sinistro, mani e polsi, ginocchio destro, frattura metacarpo destro, I falange V dito destro, frattura costale X costa sinistra, contusione ecchimotica in sede lombare, glutei, coscia, gamba e piede sinistro);

Haldimann Fabian,  colpito con manganelli e calci (trauma cranico con ferita lacero contusa, contusione ecchimotica emitorace destro e lombare sin., ritenzione acuta di urina, infrazione ulnare sinistra, contusione lombare, stato di stress postraumatico, lesioni gravi con conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg) ; 

Heglund Cecilia, colpita con manganello (ematoma al braccio destro);

Herrero Villamor Dolores, colpita con manganellate al braccio destro e occipite sinistro (trauma cranico, frattura scomposta distale ulna destra);

Hermann Jochen,  colpito con manganellate alla testa al volto e al braccio (trauma cranico commotivo, frattura ossa nasali, trauma contusivo mascellare superiore, ferita lacero contusa al capo, contusione ecchimotica diffusa emitoracica sinistra);

Hermann Jens,  colpito con manganellate e numerosi calci alle mani, alla testa, al torace (trauma cranico, ferita lacero contusa in regione frontale, danno all’apparato uditivo destro reversibile, contusioni multiple al torace, vasto ematoma alla spalla destra e braccio destro, al braccio sinistro, alla coscia sinistra, al ginocchio destro, al gluteo laterale destro); 

Hinrichmeyer Thorsten, percosso con manganello al petto, alla schiena, al bacino, alle gambe e alle mani (contusioni spalle, fianco sinistro, coscia sinistra, fianco destro);

Jonasch Melanie, colpita con manganellate alla testa e in varie parti del corpo, presa a calci nel petto, nella pancia già ferita alla testa e sanguinante, nuovamente colpita, a terra immobilizzata, con calci alla testa (trauma cranico cerebrale, con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, policontusioni al dorso, spalla e arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche, ricoverata in prognosi riservata dal 22/7 al 1/8 del 2001); 

Kerkmann Dirk, colpito ripetutamente con manganello  al volto, alla schiena e ai reni (ferita sanguinante alla guancia e in regione occipitale, contusioni alla schiena ed ai reni);

Kress Holger, percosso con manganellate e calci (trauma cranico, ferita lacero contusa alla fronte e filtro nasale, trauma facciale,contusione alla spalla sinistra, ferita lacero contusa al labbro superiore e contusione escoriata alla regione tibiale);

Kutschkau Anna Julia, colpita con manganellate e ripetutamente con calci   (frattura margine anteriore del mascellare, trauma cranico facciale, perdita traumatica dentale 13 e 21, sublussazione 12, 11, lesioni gravi per il conseguente indebolimento permanente dell’organo della masticazione, con postumi da valutare ulteriormente);

Lanaspa Claver Antonio, percosso con manganellate  (contusione spalla sinistra, avambraccio e polso sinistri con piccolo distacco processo stiloideo ulnare);

Lelek Stella, colpita con manganellate e un calcio (contusioni in regione dorsale e addominale);

Luthi Nathan Raphael, colpito ripetutamente sulla testa, spalle e alle costole (contusione regione scapolare destra diagnosticata);

Martensen Niels colpito con manganellate, colpito ripetutamente a calci già a terra e ferito e investito dal getto di polvere di estintore sulle ferite sanguinanti (ferita lacero contusa al mento, contusione cranio facciale, contusione spalla e gamba destra, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Martinez Ferrer Ana, colpita con manganellate e attinta da una sedia scagliatale addosso (frattura IV metacarpo mano sinistra, policontusioni,  ricoverata dal 22 al 26/7/01, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Massò Guillelmo, colpito con manganellate e calci alla testa, al collo, alle spalle e alle mani (trauma cranico commotivo, contusione cervicale, ricoverato dal 22 al 23/7/01)

Mc Quillian Daniel, colpito ripetutamente con manganellate (trauma cranico, ferita lacero contusa al cuoio capelluto, frattura processo stiloideo ulna sinistra, contusioni multiple)

Mirra Christian, colpito con manganello e con calci alle braccia, alle gambe e alla testa (trauma cranico, ferita lacero contusa al cuoio capelluto e sopracciglio destro, ricoverato dal 22 al 24.7.01),

Moret Fernandez David, colpito ripetutamente con manganello (frattura del III dito della mano sinistra,  frattura del condilo del gomito destro, trauma cranico, ematoma al fianco destro, gluteo e coscia destri, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Moth Richard Robert, colpito con manganellate e calci (trauma cranico, ferite al cuoio capelluto e gamba destra) 

Nathrat Achim, colpito con manganello (contusione  al braccio e fianco destro)

Nogueras Corral Francho, colpito con manganellate e con mobilia scagliata addosso (trauma cranico, infrazione perone destro, contusioni multiple al braccio e avambraccio sinistri, spalla, fianco e caviglia  sinistri, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Olsson Hedda Patarina, colpita con manganello (contusione regione dorsale);

Ottovay Katarin Daniela, colpita con manganello, al collo, gola, alle braccia e alla schiena (contusione escoriata regione mentoniera, frattura scomposta al IV distale ulna sinistra, escoriazione al mento, mialgia cervicale, ricoverata dal 24 al 29.7.01 );

Patzke Jan, colpito con manganello alla schiena e alla nuca e al fianco destro (contusione escoriata cavo ascellare destro, spalla destra, dorso e spalla sinistra, base del collo posteriormente);

Patzke Julia, colpita con manganello (trauma cranico, contusione mano sinistra, contusione coscia e dorso destro);

Perrone Vito, colpito con manganello alle braccia, spalle e testa (trauma cranico, traumi contusivi alla spala sinistra, emitorace, arto superiore sinistro e mano destra);

Petrone Angela, colpita con manganello ad una gamba (contusione coscia sinistra);

Pollok Rafael Johann, percosso con manganello, calci e pugni su tutto il corpo (trauma cranico, frattura III distale ulna destra, contusione toracica, contusioni multiple, ferita lacero contusa al cuoio capelluto, alla gamba destra, ricoverato dal 22 al 23.7.01);

Primosig Federico, colpito con manganellate e calci in particolare alle gambe e alla testa (trauma cranico, ferite lacero contuse multiple al cuoio capelluto, escoriazioni multiple agli arti e al tronco e al gluteo sinistro, frattura della falange prossimale del V dito, distorsione polso sinistro, ricoverato dal 22.7 al 1.8.01);

Provenzano Manfredi, ripetutamente percosso con manganello alla testa e alla schiena (trauma cranico, sospetta infrazione del processo stiloideo ulnare, trauma facciale, ferita lacero contusa alla fronte e filtro nasale, padiglione auricolare destro, trauma contusivi multipli al dorso, ricoverato dal 22 al 25.7.01);

Reichel Ulrich, colpito con manganello e calci alla testa, alle mani, braccia, spalla, fianco e gamba destra (trauma cranico, ferita lacero contusa cuoio capelluto, dorso naso, infrazione distale del radio-frattura del II e IV dito della mano destra, frattura ossa proprie del naso, multiple contusioni alla scapola destra, arcata costale e coscia destra);

Resche Kai Manfred, colpito con manganello alla schiena e con un pugno allo stomaco (diagnosticato trauma contusivo in regione posteriore del torace, contusioni in regione scapolare, spalla destra e dorso);

Samperiz Francisco Javier, colpito con manganello  (contusione spalla e omero destro, ferita lacero contusa al ginocchio sinistro, contusione toracica);

Sanz Mandrazo Francisco Javier, colpito con manganello (contusioni escoriate agli arti inferiori, contusione ecchimotica in regione occipitale, ematoma braccio e costato destro, ferita lacero contusa alla gamba e cresta tibiale sinistra);

Scala Roberta, colpita con manganello e con una sedia scagliata al braccio destro (contusione alla gamba destra, in regione dorsale e avambraccio destro);

Schleiting Mirco, colpito con manganellate e calci alla testa, alla schiena e alle gambe  (diagnosticati trauma cranico, ferita lacero contusa in regione frontale, contusioni alle braccia );

Schmiderer Simon, colpito con manganellate alla testa e agli arti superiori (trauma cranico con ferita lacero contusa, contusioni multiple);

Sibler Steffen colpito con manganellate (trauma cranico con ferita lacero contusa,  ferita sanguinante alla tibia destra ed ematomi sparsi su tutta la parte destra del corpo);

Sicilia Heras Jose Luis, colpito con manganellate alla testa e benché sanguinante ancora colpito allo stesso modo e con calci  (trauma cranico, trauma contusivo emitorace sinistro con vasto ematoma sottocutaneo parete posteriore, contusioni multiple, frattura di archi costali VIII e IX destri, ferita lacero contusa al cuoio capelluto, ricoverato dal 22 al 26.7.01, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Sievewright Kara, colpita con calci e manganellate (trauma cranico, contusione alla gamba sinistra, ematomi multipli alla coscia, anca e braccio sinistri);

Sparks Sherman David, colpito con manganellate e calci  (trauma cranico con ferita lacerocontusa al cuoio capelluto, contusione all’emitorace sinistro, contusioni multiple, trauma testicolare destro);

Tomelleri Enrico, colpito con manganello e con una sedia scagliata allo zigomo sinistro (trauma facciale e gamba destra);

Von Unger Moritz, colpito con manganellate alla nuca, alla spalla e al gomito sinistro e con calci alle gambe (contusioni gomito sinistro e gamba);

Wiegers Daphne, colpita con manganellate e con calci  (ferita lacero contusa al sopracciglio superiore sinistro, trauma cranio facciale, frattura stiloideo ulnare sinistra, frattura scomposta ossa nasali proprie, lesioni gravi per la conseguente incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 gg, con postumi da valutare ulteriormente);

Zapatero Garcia Guillermina, colpita con manganellate (contusione alla spalla destra ed ematoma spalla destra);

Zehatschek Sebastian, colpito con manganellate (trauma cranico orbita destra,spalla destra e torace);

Zeuner Anna Katharina, colpita con manganello (escoriazione labbro superiore e contusione al braccio destro);

Zuhlke Lena, percossa ripetutamente con manganellate alla testa e alle spalle, caduta a terra percossa con calci alla schiena e al petto, presa per i capelli e sollevata, calciata in mezzo alle gambe, sbattuta contro un muro, manganellata ancora e presa a calci al petto e al ventre, successivamente trascinata per i capelli lungo alcune rampe di scale, colpita ancora da tutti i lati con manganelli (trauma toraco-addominale, fratture costali con pneumotorace a destra e contusione polmonare – trauma cranico – contusioni multiple, ricoverata dal 22 al 31/7/01, lesioni gravi per il  conseguente indebolimento del 30% della funzione respiratoria e della locomozione del braccio e collo, con postumi da valutare ulteriormente); 

in Genova nella notte del 21 e 22 luglio 2001

 

22) NUCERA Massimo

I) Del delitto di cui agli artt. 479, 110, 61 n. 2  c.p. perché,   in qualità di agente in servizio presso il VII Nucleo del 1° Reparto Mobile di Roma  della Polizia di Stato, in concorso con l’ispettore capo Panzieri Maurizio, aggregato al  medesimo Nucleo e con il comandante Canterini Vincenzo, nonchè con gli Agenti e Ufficiali di PG sottoscrittori e redattori degli atti trasmessi alla A.G. relativi all’arresto di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati (verbale di arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato) e con le persone di cui al capo sub a),  redigendo annotazione di servizio in cui descriveva il proprio operato durante l’intervento di irruzione all’interno dell’edificio  scolastico Diaz Pertini sito in Genova Via Battisti, oggetto di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS),  falsamente attestava di essere stato attinto da ignoto aggressore con una coltellata vibrata all’altezza del torace, che provocava lacerazioni alla giubba della divisa indossata e al corpetto protettivo interno, cosi avvalorando quanto descritto negli atti di arresto e di perquisizione e sequestro circa il comportamento di resistenza armata posta in essere dagli arrestati  e le altre false attestazioni menzionate nel capo sub f), essendo altresì formale sottoscrittore dei predetti verbali; fatto aggravato perché commesso al  fine di costruire un compendio probatorio a carico di tutti i predetti arrestati e, quindi, per commettere il reato di cui al capo d’accusa sub l), nonché per giustificare la violenza usata nei confronti dei medesimi arrestati durante le fasi d’ingresso all’interno dell’istituto e la causazione di lesioni (molte delle quali gravi) a ottantasette di costoro, inferte in massima parte da appartenenti al proprio Reparto  e, pertanto, per assicurare a se stesso o  ad altri pubblici ufficiali l’impunità dei reati così commessi.

In Genova il 21 ed il 22.7.01

 

L) Del delitto di cui  agli artt. 368, comma I e II, 110,  81 c.p.v , 61 n. 2 c.p. perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire o far conseguire ad altri l’impunita per i delitti di cui al capo h), in concorso con le persone di cui al capo sub b) e nella qualità di cui al precedente capo , facendo emergere, anche con la condotta ivi descritta, gli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati in stato di arresto, diretta alla A.G in data 22.7.2001, incolpava, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro rispettivamente ascritti (i.e. associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie) ed in particolare nella annotazione di servizio a sua firma, trasmessa in allegato alla predetta comunicazione di notizia di reato, incolpava, sapendola innocente, persona non identificata ma compresa tra i predetti indagati, del delitto di tentato omicidio in suo danno, commesso con le modalità in tale atto descritte, nonché simulava tracce ed elementi materiali di prova a carico della stessa persona incolpata, provocando lacerazioni da taglio agli indumenti nell’occasione indossati (corpetto protettivo e giacca della divisa di ordinanza) o facendo da altri compiere la predetta operazione, con un coltello che veniva poi sequestrato in quanto corpo del reato ed il cui possesso era attribuito al presunto aggressore. 

In Genova il 21 ed il 22.7.01

 

23) PANZIERI Maurizio :

M) Del delitto di cui agli artt. 479, 110, 61 n. 2 c.p. perché,   in qualità di ispettore capo, aggregato al  VII Nucleo del 1° Reparto Mobile di Roma  della Polizia di Stato, in concorso con l’agente Nucera, in forza al medesimo Nucleo e con il comandante Canterini Vincenzo, nonchè con gli Agenti e Ufficiali di PG sottoscrittori e redattori degli atti trasmessi alla A.G. relativi all’arresto di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati (verbale di arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato) e con le persone di cui al capo sub a), redigendo annotazione di servizio in cui descriveva  il proprio operato durante l’intervento di irruzione all’interno dell’edificio  scolastico Diaz Pertini sito in Genova Via Battisti, oggetto di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773  (TULPSS),  falsamente attestava di aver  assistito ad un episodio in cui l’agente Nucera, entrato assieme a lui e ad altro personale in una stanza posta al secondo piano dell’edificio in questione, “avanzava e  fronteggiava una persona munita di un oggetto, con il quale ingaggiava una colluttazione”, ed inoltre che “a seguito dell’intervento dell’altro personale componente la squadra” tale soggetto “veniva accompagnato nel punto di raccolta”, essendo successivamente venuto a conoscenza che “il summenzionato giovane era munito di arma da taglio” con la quale aveva posto in essere l’aggressione ai danni dell’agente, cosi avvalorando quanto descritto nei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro circa il comportamento di resistenza armata posta in essere dagli arrestati  e le altre false attestazioni menzionate nel capo sub f), essendo altresì formale sottoscrittore dei predetti verbali; fatto aggravato perché commesso al  fine di costruire un compendio probatorio a carico di tutti i predetti arrestati e, quindi, per commettere il reato di cui al capo d’accusa sub n), nonché per giustificare la violenza usata nei confronti dei medesimi arrestati durante le fasi d’ingresso all’interno dell’istituto e la causazione di lesioni (molte delle quali gravi) a ottantasette di costoro, inferte in massima parte da appartenenti al proprio Reparto  e, pertanto, per assicurare a se stesso o  ad altri pubblici ufficiali l’impunità dei reati così commessi.

In Genova il 21 ed il 22.7.01

 

N) Del delitto di cui  agli artt. 368, comma I e II, 110,  81 cpv, 61 n. 2 c.p. perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire o far conseguire ad altri l’impunita per i delitti di cui al capo h), nella qualità di cui al precedente capo ed in concorso con le persone ivi menzionate, facendo emergere, anche con la condotta ivi descritta, gli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati in stato di arresto, diretta alla A.G in data 22.7.2001, incolpava, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro rispettivamente ascritti (i.e. associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie) ed in particolare nella annotazione di servizio a sua firma, trasmessa in allegato alla predetta comunicazione di notizia di reato, incolpava, sapendola innocente, persona non identificata ma compresa tra i predetti indagati, del delitto di tentato omicidio in danno dell’agente Nucera, commesso con le modalità in tale atto descritte, nonché, simulava tracce ed elementi materiali di prova a carico della stessa persona incolpata, provocando lacerazioni da taglio agli indumenti nell’occasione indossati (corpetto protettivo e giacca della divisa di ordinanza) o facendo da altri compiere la predetta operazione, con un coltello che veniva poi da lui sequestrato in quanto corpo del reato ed il cui possesso era attribuito al presunto aggressore

In Genova 22.7.2001

 

24) TROIANI Pietro

O) Del delitto di  cui agli artt. 110, 368 c. 1 e 2 c.p. perché, in concorso con le persone indicate nel capo di cui sub b)  e con l’assistente  Burgio Michele, suo diretto sottoposto, facendo emergere alcuni degli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 coindagati in stato di arresto, per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di armi da guerra ed  esplosivi,   diretta all'A.G. in data 22.7.01, incolpava, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati, simulando tracce materiali costituenti elementi di prova a carico di costoro. (Nella fattispecie, nella qualità di vice Questore aggiunto, al comando di operatori appartenenti al Reparto Mobile della Polizia di Stato non meglio identificati, fra cui l’Assistente Burgio, del I° Reparto Mobile di Roma, essendo intervenuto con funzioni di supporto e comunque per assicurare le condizioni di sicurezza esterne nei luoghi  ove era in corso una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 ( TULPSS) presso l’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, consegnava, per il tramite dell’assistente Burgio da lui all’uopo diretto, due bottiglie incendiarie del tipo c.d. Molotov a colleghi e funzionari  di polizia superiori per grado, intenti alle operazioni di perquisizione ed in particolare alla ricerca di armi che riconducessero agli occupanti dell’edificio la responsabilità degli scontri avvenuti con le forze dell’ordine nei giorni precedenti e l’appartenenza al gruppo definito “Black Bloc”, così fornendo la prova sotto la specie del rinvenimento del corpo di reato a carico  degli occupanti l’edificio in cui era in atto la perquisizione, o comunque consentendo  che ne fosse  evidenziata, nei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro,  la disponibilità in capo ai soggetti perquisiti, nella consapevolezza della innocenza di costoro,  avendo infatti egli stesso constatato o esattamente appreso il rinvenimento delle medesime bottiglie da parte di altro personale di polizia in luogo e contesto anche temporale  assolutamente diversi).

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22.7.01

 

P) delitto p. e p. dagli artt. 2 e 4 L. 2 ottobre 1967 n. 865, 110, 61 n. 2 e  9 c.p. per avere, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede e nella qualità ivi menzionata, in concorso con l’assistente Burgio Michele, detenuto e portato illegalmente in luogo pubblico due bottiglie incendiarie tipo “molotov”, da considerarsi arma da guerra (nella fattispecie, operando senza alcun legittimo titolo, portava le predette armi, rinvenute nel pomeriggio del 21.7.2001 in Genova, nelle adiacenze di Corso Italia e mai sottoposte formalmente a sequestro quale corpo di reato per essere messo a disposizione della A.G., a bordo di un automezzo  di servizio, trasportandole dalla Questura di Genova a Piazza Merani e da lì all’istituto  scolastico Armando Diaz- Pertini, ove poi le consegnava ad altri colleghi e funzionari); fatto commesso abusando delle qualità di pubblico ufficiale ed in violazione dei doveri inerenti alla funzione esercitata.    

 In Genova il 21 e 22 .7. 2001

 

25) BURGIO Michele

Q) Del delitto di  cui agli artt. 110, 368 c. 1 e 2 c.p. perché, in qualità di assistente della Polizia di Stato  in servizio presso il I°  Reparto Mobile di Roma ed  in concorso con Troiani Pietro, suo diretto superiore gerarchico e con le persone indicate nel capo di cui sub b), facendo emergere alcuni degli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 coindagati in stato di arresto, per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di armi da guerra ed  esplosivi,   diretta all'A.G. in data 22.7.01, incolpava, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati, simulando tracce materiali costituenti elementi di prova a carico di costoro.  (Nella fattispecie, agendo al comando del superiore Troiani, essendo intervenuto con altro personale appartenente al I Reparto Mobile di Roma, non meglio identificato, con funzioni di supporto e comunque per assicurare le condizioni di sicurezza esterne nei luoghi  ove era in corso una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, consegnava due bottiglie incendiarie del tipo c.d. Molotov a colleghi e funzionari  di polizia superiori per grado, intenti alle operazioni di perquisizione, in particolare alla ricerca di armi che riconducessero agli occupanti dell’edificio la responsabilità degli scontri avvenuti con le forze dell’ordine nei giorni precedenti e l’appartenenza al gruppo definito “Black Bloc”, così fornendo la prova sotto la specie del rinvenimento del corpo di reato a carico  degli occupanti l’edificio in cui era in atto la perquisizione, o comunque consentendo  che ne fosse  evidenziata, nei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro,  la disponibilità in capo ai soggetti perquisiti, nella consapevolezza della innocenza di costoro,  avendo infatti egli stesso previamente ricevuto a bordo di un automezzo da lui condotto le medesime bottiglie da parte di altro personale di polizia in luogo e contesto anche temporale  assolutamente diversi).

In Genova, il 21 e 22. 7.01

 

R) del delitto di cui agli artt. 2 e 4 L. 2 ottobre 1967 n. 865, 110, 61 n. 2 e 9 c.p. perché, in concorso con Troiani Pietro, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede, deteneva e portava illegalmente in luogo pubblico due bottiglie incendiarie tipo “molotov”, da considerarsi arma da guerra (nella fattispecie, operando senza alcun legittimo titolo, portava le predette armi a bordo del proprio mezzo di servizio, quale agente della Polizia di Stato, dalla Questura di Genova a Piazza Merani e da lì le portava per un ulteriore tragitto fino a consegnarle a funzionari che si trovavano nei pressi del complesso scolastico Armando Diaz); fatto commesso abusando delle qualità di pubblico ufficiale ed in violazione dei doveri inerenti alla funzione esercitata.    

 In Genova il 21 e 22.7. 2001

 

26) GAVA Salvatore:

S) del reato di cui agli artt. 609, 615 c.p. , 61 n. 2 c.p. perché, al fine di commettere i delitti di cui sub u) e  v), – in qualità di Commissario Capo della Polizia di Stato aggregato alla Questura di Genova al comando di più reparti composti complessivamente da oltre cinquanta appartenenti alla Polizia di Stato - eseguiva, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni ed al di fuori dei presupposti di legge, la perquisizione  locale del complesso scolastico denominato “Diaz – Pascoli“ sito in Via Cesare Battisti 6 in uso temporaneo al gruppo denominato “Genoa Social Forum“ e la conseguente perquisizione personale di gran parte degli occupanti l’edificio con contestuale arbitraria e violenta apprensione delle cose mobile rinvenute (tra l’altro, apparecchi telefonici portatili, macchine fotografiche, videocamere, rullini, videocassette, parti interne di personal computers).

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22/7/2001

 

T) del reato di cui agli artt. 110, 40, 610, 61 n. 9 cp perché – durante le operazioni di perquisizione e nella qualità di cui al capo A, in concorso con non identificati esecutori materiali appartenenti ai reparti di cui al capo che precede   o comunque non impedendo un evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire – costringeva con minaccia  - consistita nell’urlare ordini in tal senso, brandendo i manganelli in dotazione – gran parte degli occupanti  l’edificio a sedersi,  inginocchiarsi o anche sdraiarsi a terra e a mantenere tale posizione per almeno mezz’ora.

Con l’aggravante di avere commesso il fatto con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22/7/2001

 

U) del reato di cui agli artt. 110, 40, 635 c. 1 e c. 2 n. 3 in relazione all’art. 625 n. 7, 61 n. 9 c.p. perché – durante le operazioni di perquisizione e nella qualità di cui al capo S, in concorso con non identificati esecutori materiali appartenenti ai reparti di cui al capo che precede   o comunque non impedendo un evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire – distruggeva e rendeva inservibili (spaccandoli a colpi di manganello e scaraventandoli a terra) alcuni personal computers ed alcuni apparecchi telefonici di proprietà del Comune di Genova  ed in uso temporaneo all’interno del complesso scolastico “Diaz – Pascoli “ ai gruppi denominati “Genoa Social Forum “ ed “ Associazione Giuristi Democratici “.

Con l’aggravante di avere commesso il fatto su cose esistenti in edifici pubblici ed abusando dei poteri  inerenti alle sue funzioni.

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22/7/2001

(così rettificato all’udienza del 23.09.2004)

 

V)  del reato di cui agli artt. 110, 40, 314 c.p. perché – all’esito delle operazioni di perquisizione e nella qualità di cui al capo S, in concorso con non identificati appartenenti ai reparti di cui al capo che precede   o comunque non impedendo un evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire – si appropriava  di parti interne (hard disk) di alcuni  personal computers di proprietà del Comune di Genova  ed in uso temporaneo all’interno del complesso scolastico “Diaz – Pascoli “ al gruppo denominato “Associazione Giuristi Democratici“, apprese nel corso della perquisizione e delle quali quindi  aveva il possesso o comunque la disponibilità per ragioni del suo ufficio.

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22/7/2001

(così rettificato all’udienza del 23.09.2004)

 

28) FAZIO Luigi:

Z1) del reato di cui agli artt. 581, 61. n. 9 cp perché – strattonandolo, piegandogli un braccio dietro la schiena e colpendolo con delle manate al volto – percuoteva Huth Andreas.

Con l’aggravante di avere commesso il fatto in qualità di Sovrintendente Capo della Polizia di Stato e nel corso delle operazioni di perquisizione eseguite nella scuola “Diaz-Pascoli“ di Genova e quindi con abuso dei poteri inerenti ad una pubblica funzione.

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22/7/2001

 

PROC. Riunito N. 5045/05 R.G. TRIB, N. 8341/04 GIP, n. 14525/01 NR

 

29) DI BERNARDINI

In concorso con Caldarozzi Gilberto, Mortola Spartaco, Dominici Nando, Ferri Filippo, Ciccimarra Fabio, Di Sarro Carlo, Mazzoni Massimo, Di Novi Davide e Cerchi Renzo

1)            (già capo C) della Richiesta di rinvio a Giudizio – da qui in avanti R.r.g.)

Del delitto di cui agli artt. 110, 61 n. 2, 479 c.p. perchè, partecipando all’organizzazione (Caldarozzi, Ferri, Mortola, Dominici, Ciccimarra e Di Bernardini) e alla conseguente esecuzione di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, sito in Genova Via Battisti, con l’impiego di oltre duecento operatori, tutti appartenenti a vari Reparti ed Uffici della Polizia di Stato, operazione che si concludeva con l’arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso, al fine di costruire un compendio probatorio a carico di tutti i predetti arrestati e, quindi, per commettere i reati di cui ai capo d’accusa sub d) ed e) R.r.g., nonché per giustificare la violenza usata nei confronti dei medesimi arrestati in occasione della irruzione  all’interno dell’istituto e la causazione di lesioni (molte delle quali gravi) a ottantasette di costoro e, pertanto, per assicurare l’impunità dei reati commessi ai pubblici ufficiali che avevano posto in essere tali condotte, in concorso tra loro, ciascuno come sottoscrittore dei verbali di arresto e/o perquisizione (Mortola e Dominici anche della comunicazione notizia di reato) e con altro ignoto operatore sottoscrittore del verbale di arresto, nonché con gli altri funzionari dirigenti della Polizia di Stato indicati al capo a) R.r.g. e con la persona di cui al capo f) R.r.g., negli atti trasmessi alla A.G. il 22.7.2001, in relazione all’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone che venivano denunciate per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie (verbali di arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato), attestavano fatti e circostanze non corrispondenti al vero.

(Nella fattispecie, nelle rispettive qualità e ruoli operativi :

Caldarozzi di primo dirigente, vice direttore del Servizio Centrale Operativo

Mortola di primo dirigente, dirigente della Digos della Questura di Genova,

Dominici di primo dirigente, dirigente della Squadra Mobile della Questura di Genova,

Ferri di vice questore aggiunto, dirigente della Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova,

Ciccimarra, di vice questore aggiunto, in servizio presso la Squadra Mobile di Napoli,aggregato alla Questura di Genova,

 Di Bernardini, di vice questore aggiunto in servizio presso la Squadra Mobile di Roma, aggregato alla Questura di Genova;

Di Sarro, di vice Questore aggiunto  in servizio presso la Digos della Questura di Genova

Mazzoni, di ispettore capo in servizio presso il Servizio Centrale Operativo;

 Di Novi, di ispettore superiore della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova          

Cerchi, di sovrintendente della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova essendo presenti sui luoghi mentre si svolgevano le operazioni di irruzione all’interno dell’edificio scolastico oggetto della programmata perquisizione, durante le successive operazioni di raccolta degli oggetti e materiali che venivano appresi per essere sottoposti a sequestro,nonché durante la collocazione, sempre all’interno del medesimo istituto, del reperto costituito da due bottiglie incendiarie c.d. Molotov, avendo quindi constatato:

-                l’effettiva impossibilità di attribuire a tutte ed a ciascuna delle persone occupanti l’edificio i singoli reperti posti in sequestro durante l’operazione, anche per le modalità stesse  con le quali la perquisizione era stata condotta;

-                l’impossibilità di attribuire agli occupanti dell’edificio il possesso delle due bottiglie Molotov, provenienti da luogo diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento nei verbali di perquisizione e di arresto;

-                infine la palese mancanza dei presupposti per operare un arresto in flagranza di tutti gli occupanti dell’istituto, non essendo, fra l’altro, soggettivamente riferibili i reati ipotizzati di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio;     

attestavano falsamente (Ciccimarra, Ferri e Di Bernardini, anche come materiali estensori del verbale di arresto, Mazzoni del verbale di perquisizione e sequestro ): 

-                di aver incontrato violenta resistenza da parte degli occupanti consistita in un fittissimo lancio di pietre e oggetti contundenti dalle finestre dell’istituto per impedire l’ingresso delle forze di polizia;

-                di aver incontrato resistenza opposta anche all’interno dell’istituto da parte degli occupanti che ingaggiavano violente colluttazioni con gli agenti di polizia, armati di coltelli ed armi improprie;

-                che quanto rinvenuto all’interno dell’istituto e costituito da mazze, bastoni, picconi, assi, spranghe ed arnesi da cantiere era stato utilizzato come  arma impropria dagli stessi occupanti, anche per commettere gli atti di resistenza sopra descritti e comunque indicato nella disponibilità e possesso degli arrestati;

-                di aver rinvenuto due bottiglie incendiarie con innesco al piano terra dell’istituto perquisito, vicino all’ingresso, in luogo visibile ed accessibile a tutti, così attribuendone la disponibilità ed il possesso indistintamente a tutti gli occupanti l’edificio;

e comunque, benché consapevoli della non corrispondenza dei fatti descritti nei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro e nelle informative di reato a quanto nella realtà accaduto,non si opponevano in tutto o in parte alla falsa rappresentazione in tali atti contenuta;

infine i sottoscrittori del verbale di perquisizione falsamente attestavano la circostanza che durante tale operazione “gli occupanti erano stati resi edotti della facoltà di farsi assistere da altre persone di fiducia”.

In Genova 22.7.2001

 

2) (già capo D) della R.r.g.)

Delitto p. e p. dagli artt.110,  368, comma I e II, 61 n.2 c.p., 81 cpv c.p. perchè, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui sub e) R.r.g. nonché per assicurare l’impunità del delitto di cui sub h) R.r.g, in concorso con i soggetti menzionati al capo b) R.r.g., nella medesima qualità di cui al precedente capo, facendo emergere, anche con la condotta ivi descritta, gli elementi di responsabilità evidenziati nella comunicazione di notizia di reato a carico di Albrecht Thomas ed altri 92 indagati in stato di arresto, diretta alla A.G in data 22.7.2001, incolpavano, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro rispettivamente ascritti (i.e. associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie), simulando tracce od elementi materiali di prova a carico delle stesse persone incolpate, procedendo al sequestro come corpi di reato di numerosi oggetti strumentalmente descritti e qualificati come armi improprie utilizzate dagli indagati o nella loro disponibilità (fra cui coltellini multiuso ed a serramanico, attrezzi provenienti in larga parte dal cantiere esistente presso l’istituto, barre metalliche costituenti supporti di zaini estratte nell’occasione), nonché di due bottiglie molotov, provenienti da luogo esterno all’istituto e comunque diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento nei verbali di perquisizione e di arresto, non riconducibili pertanto ai predetti indagati singolarmente o collettivamente considerati,ovvero ancora sequestrando capi di abbigliamento di colore nero o scuro, nella consapevolezza della impossibilità, anche dolosamente preordinata, di poterne parimenti attribuire ad alcuno un possesso, infine attraverso le false attestazioni indicate nel capo di accusa che precede, circa gli  atti di resistenza armata e di massa o condotte di resistenza attiva e violenta,  tali da giustificare l’uso della forza da parte degli operatori di Polizia, che avevano proceduto alla irruzione nell’edificio e il conseguente elevatissimo numero di feriti presenti tra gli arrestati;

in Genova 22.7.2001

In concorso con Luperi Giovanni, Gratteri Francesco, Caldarozzi Gilberto, Mortola Spartaco, Dominici Nando, Ferri Filippo, Ciccimarra Fabio, Di Sarro Carlo, Mazzoni Massimo, Di Novi Davide, Cerchi Renzo

 

3) (già capo E) della R.r.g.)

Delitto p. e p. dagli artt. 110, 323 c.p., perché, nelle rispettive qualità e ruoli descritti ai precedenti capi di accusa e nello svolgimento delle loro funzioni, all’esito della operazione di polizia, richiamata nei medesimi capi,  nel corso della quale veniva eseguita una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPSS) all’edificio scolastico A.Diaz-Pertini, sito in Genova, Via Battisti, in dolosa violazione di norme di legge (artt. 13 e 27 Cost., 380, 381, 382, 389 c.p.p.), in concorso tra loro, pervenivano alla decisione e, conseguentemente, eseguivano l’indiscriminato arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso,  per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie, in macroscopica assenza di  elementi che giustificassero l’adozione di tale misura nei confronti di ciascuna delle predette persone, pur indicando titoli di reato che astrattamente avrebbero consentito l’arresto ad iniziativa della P.G., così intenzionalmente cagionando alle stesse un danno ingiusto consistito nella privazione della libertà personale. (Nella fattispecie, anche avvalendosi delle condotte descritte nei precedenti capi di accusa, veniva eseguito l’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone, tutte senza distinzione denunciate come responsabili dei delitti loro ascritti in concorso (i.e. associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie), senza disporre per ognuno di loro di concreti elementi su cui fondare una responsabilità personale, in particolare:

-  deliberatamente omettendo di attribuire a ciascuno il possesso dei vari reperti che  venivano posti in sequestro e considerati elementi di prova a carico di tutti gli arrestati;

- strumentalmente qualificando reperti come armi improprie in possesso illegale  degli arrestati;

- deliberatamente omettendo di specificare le circostanze concrete dell’arresto di Mark Covell,  fermato e gravemente ferito da operatori di Polizia non identificati  all’esterno dell’edificio, in fase addirittura antecedente alla irruzione e quindi alla commissione dei reati di resistenza aggravata e violenza a pubblico ufficiale, ovvero le circostanze in cui altri soggetti venivano arrestati, alcuni al di fuori dell’edificio, altri colti nel sonno, comunque nella evidente situazione di estraneità quantomeno ad azioni di resistenza;

- dolosamente omettendo di considerare circostanze in fatto concretamente valutabili e quelle sopra indicate, che  avrebbero comportato comunque l’obbligo di disporre l’immediata liberazione degli  arrestati in particolare l’assoluta non riferibilità a tutti ed a ciascuno della flagrante commissione dei reati contestati  .   

In Genova 22.7.2001

 

PROC. riunito N. 1079/08 DIB, n. 6115/05 GIP, 2774/04 NR

 

TROIANI PIETRO

del delitto di cui agli artt. 110, 479 c.p. perché, in concorso con le persone indicate nel capo di cui sub b) nel procedimento connesso 14525/01 per cui si procede separatamente, nella qualità di vice Questore aggiunto, al comando di operatori appartenenti al Reparto Mobile della Polizia di Stato non meglio identificati, fra cui l’Assistente Burgio, del 1° Reparto Mobile di Roma, essendo intervenuto con funzioni di supporto e comunque per assicurare le condizioni di sicurezza esterne nei luoghi ove era in corso una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18.06.1931 n. 773 (TULPSS) presso l’edificio scolastico A. Diaz-Pertini, con la condotta di cui al capo o) del procedimento sopra richiamato, avendo consegnato, per il tramite dell’assistente Burgio da lui all’uopo diretto, due bottiglie incendiarie del tipo c.d. Molotov a colleghi e funzionari di polizia superiori per grado, intenti alle operazioni di perquisizione ed in particolare alla ricerca di armi che riconducessero agli occupanti dell’edificio la responsabilità degli scontri avvenuti con le forze dell’ordine nei giorni precedenti e l’appartenenza al gruppo definito “Black Bloc”, consentiva che ne fosse evidenziata, da parte degli estensori e sottoscrittori dei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro, la disponibilità in capo agli occupanti l’edificio in cui era in atto la perquisizione, con la falsa attestazione nei predetti atti del rinvenimento delle bottiglie incendiarie nel contesto descritto, all’interno della scuola perquisita o nelle pertinenze della stessa, avendo invece egli stesso constatato o esattamente appreso il rinvenimento delle medesime bottiglie da parte di altro personale di polizia in luogo e contesto anche temporale assolutamente diversi.

In Genova, nella notte tra il 21 ed il 22.07.01.

 

GAVA Salvatore:

del reato di cui all’art. 479 c.p. per avere in qualità di Commissario Capo della Polizia di Stato aggregato alla Questura di Genova, attestato, in maniera non conforme al vero, sottoscrivendo il relativo verbale di perquisizione e sequestro, trasmesso alla A.G. il 22.07.2001, in relazione all’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone che venivano denunciate per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie, di aver “proceduto alla perquisizione ex art. 41 TULPPSS dei locali della scuola Diaz sita in Via Cesare Battisti ed al conseguente sequestro di armi, strumenti di offesa ed altro materiale”;

In Genova, 21-22.07.01

 

CON LE PARTI CIVILI:

 

1. ALBERTI MASSIMO, nato a Brescia il 07/04/1978

C.F. = LBR MSM 78D 157R

Residente a Brescia, Via Cerca 12

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Manlio VICINI del Foro di Brescia, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

2. ALBRECHT  DANIEL THOMAS, nato a DRESDEN (RFT) il 9/11/1979 

C.F. = LBR DLT 79S 09Z 112Z

Residente a Berlino, Koepenickerstrasse n. 93

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

3. ALEINIKOVAS TOMAS, nato a SIAULIAI (Lituania) il 3/2/1981

C.F. = LNK TMS 81B 03Z 146P

Residente a Siauliai in Lituania, Darbininku g. 37

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Fabio TADDEI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza dibattimentale del 19/05/2005 e all’udienza dibattimentale del 12/10/05 nel procedimento nr.  5045/05 DIB poi riunito al presente

4. ALLUEVA FORTEA ROSANA, nata a TERUEL (E) il 16/09/1980

C.F. = LLV RSN 80P 56Z 131H

Residente in Monreal del Campo, Calle Saragoza n. 1 (Spagna)

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Emanuele TAMBUSCIO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale del 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

5. ASSOCIAZIONE GIURISTI DEMOCRATICI DI GENOVA

C.F. = 95105040109

In persona del legale rappresentante pro tempore,

con sede in Genova, Salita Salvatore Viale 5/8 s

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Emilio ROBOTTI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

6. BACHMANN BRITTA AGNES, nata a RHEINFELDEN (Germania) il 15/07/1977

C.F. = BCH BTT 77L 55Z 112A

Residente a Berlino (Germania) Weserstrasse 56

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Filippo GUIGLIA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

7. BACZAK GRZEGORZ, nato a NOWY TOMYSL (Polonia) il 3/3/1982

C.F. = BCZ GZG 82C 03Z 127H

Residente in Szczelin (Polonia) Vl Jasna 95/7

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gianluca VITALE del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

8. BALBAS RUIZ AITOR, nato a PAMPLONA (ES) IL 9/10/1970

C.F. = BLB TRA 70R 09Z 131I

Residente in Pamplona, Travercia de Acella 6

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Ezio MENZIONE del Foro di Pisa, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr.  8341/04 GIP poi riunito al presente

9. BARO WOLFGANG KARL, nato a GIENGEN AN DER BRENZ (RFT) il 27/11/1970

C.F. = BRA WFG 70S 27Z 112I

Residente a Berlino (RFT) Liegnitzerstrasse 10

Domiciliato presso lo studio dell’Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza dibattimentale del 06/04/2005

10. BARRINGHAUS GEORG, nato a Recklinghausen  (GERMANIA) il 26/11/1981

C.F. = BRR GRG 81S 26Z 112V

Residente a Colonia (Germania) Nussbaumer Strass 252

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Raffaella MULTEDO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

11. BARTESAGHI ENRICA (madre di Bartesaghi Gallo Sara) nata a Mandello del Lario (Lc) il 15/11/1954

C.F. = BRT NRC 54S 55E 879W

Residente ad Abbadia Lariana, Via Parrocchiale 22

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

12. BARTESAGHI GALLO SARA, nata a Lecco 7/5/1980

C.F. = BRT SRA 80E 47E 507K

Residente ad Abbadia Lariana, Via Parrocchiale 22

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente, all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr. 6115/05 GIP poi riunito al presente

13. BERTOLA MATTEO, nato a Lecco il 4/7/1971

C.F. = BRT MTT 77L 04E 507R

Residente in Lecco, Via dell’Eremo 28d

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Mirko MAZZALI del Foro di Milano, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

14. BIANCO PAOLA nata a Torino il 12/04/1963

C.F. = BNC PLA 63D 52L 219G

Residente in Torino, Lungodora Savona 16

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Maria D’ADDABBO del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

15. BLAIR JONATHAN NORMAN, nato a NEW PORT (GB) il 31/3/1963

C.F. = BLR JTH 63C 31Z 114G

Residente a Londra (Gb) 37 Honover Road

Procuratore  speciale avv. Richard Parry di Londra

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Maria D’ADDABBO del Foro di Roma

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza dibattimentale  del 29/06/05 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

16. BODMER FABIENNE NADIA,  nata a ZURIGO (Svizzera) il 26/10/1979

C.F. = BDM FNN 79R 66Z 133T

Residente a Zurigo (Svizzera), Trichtenhausenstrasse  144

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Lorenzo TRUCCO del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

17. BRAUER STEFAN, nato a  Berlino (Germania) il 24/07/1971

C.F. = BRR SFN 71L 24Z 112D

Residente a Berlino (Germania) Fehrbelliner Strasse 6

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Fausto GIANELLI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza dibattimentale del 06/04/2005

18. BRIA FRANCESCA nata a Roma l’11/11/1977

C.F. = BRI FNC 77S 51H 501U

Residente a Roma in Via Cortina d’Ampezzo 60

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simone SABATTINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

19. BROERMANN GROSSE MIRIAM, nata a FRANKFURT AM MAIN (Germania) l’8/11/1979

C.F. = BRR MRM 79S 48Z 112T

Residente a Berlino, Lichtenrader Strasse 11

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Laura TARTARINI  del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

20. BRUSCHI VALERIA, nata a FERRARA il 26/2/1975

C.F. = BRS VLR 75B 66D 548X

Residente a Berlino (Germania) Mulacksrasse 18

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Emanuele TAMBUSCIO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

21. BRUSETTI RONNY nato a Milano il 10/03/1976

C.F. = BRS RNY 76C 10F 205N

Residente a Seregno (Mi), Via B. Brecht 18

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

22. BUCHANAN SAMUEL, nato a PARAPARAUMU (Nuova Zelanda) il 2/06/1965

C.F. = BCH SML 65H 02Z 719Q

Residente in Peakakariki (Nuova Zelanda) 34 Ocean Road

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

23. CEDERSTROM INGRID THEA HELENA, nata a JONKOPING (Svezia) il 29/11/1976

C.F. = CDR NRD 76S 69Z 132F

Residente in Malmo (Svezia) in Amiralsgatan 1

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Sandro CANESTRINI del Foro di Rovereto, procuratore speciale 

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

24. CESTARO ARNALDO, nato ad AGUGLIARO (Vi) l’11/5/1939 

C.F. = CST RLD 39E 11A 093A

Residente in Agugliaro (Vi) Via Roma 1

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Aurelio DI RELLA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 03/07/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

25. CHMIELEWSKI MICHAL, nato a OSTROW WIELKOPOLSKI  (POLONIA)  il 25/10/1979

C.F. = CHM MHL 79R 25Z 127H

Residente a Lewkow (Polonia) ul. Kwiatkowska 4/10

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Fabio TADDEI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

26. CIRIO DANIELE nato a Firenze l’01/11/1978

C.F. = CRI DNL 78S 01D 612G

Residente in Firenze, Via Vittorio Emanuele 126

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Federico MICALI del Foro di Firenze, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

27. COBAS (CONFEDERAZIONE DEI COMITATI DI BASE)

Nella persona del legale rappresentante e Presidente Domenico Teramo nato a Roma il 16/01/1962

C.F. = TRM DNC 62A 16H 501Y

Corrente in Via Sannio 61 - Roma

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Simonetta CRISCI del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza dibattimentale del 06/04/2005 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

28. COELLE BENJAMIN, nato a FILDERSTADT (Germania) il 3/2/1980

C.F. = CLL BJM 80B 03Z 112H

Residente a Berlino (Germania) Auguststrasse 91

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Fabio TADDEI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP  poi riunito al presente e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr. 6115/05 GIP poi riunito al presente

29. CORDANO ENRICO nato a Genova il 25/06/1948

C.F. = CRD NRC 48H 25D 969W

Residente in Genova, Salita Superiore San Gerolamo 55 A/1

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

30. COSTANTINI MASSIMO nato a Savona il 29/06/1956

C.F. = CST MSM 56H 29I 480C

Residente in Genova Piazza Boccanegra 1/6

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

31. COVELL MARK WILLIAM, nato a Londra (GB) il 17/8/1967

C.F. = CVL MKW 67M 17Z 114D

Residente a Londra (Gb) 98 Queen’s Park Court

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Massimo PASTORE del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

32. CUNNINGAM DAVID JOHN, nato a Stratford-Ontario (CANADA)  il 4/7/1978

C.F. = CNN DDJ 78L 04Z 401Z

Residente in 406-251 Union Street, Vancouver (Canada)

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Fausto GIANELLI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza dibattimentale del 19/05/2005

33. DIGENTI  SIMONA, nata a DIELSDORF (Svizzera) il 9/3/1980

C.F. = DGN SMN 80C 49Z 133W

Residente in Rumlang (Svizzera) Obermattenstrasse 25

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Emanuele TAMBUSCIO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB  poi riunito al presente

34. DI PIETRO ADA ROSA, nata a Brescia il 21/10/1976

C.F. = DPT DRS 76R 61B 157V

Residente in Darfo Boario Terme (Bs) Vicolo S. Gaudenzio 10

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Patrizia MALTAGLIATI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 14/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

35. DOHERTY NICOLA ANNE, nata a ELGIN (Scozia) il 24/7/1974

C.F. = DHR NLN 74L 64Z 114Z

Residente a Londra (Gb) Mercers Road 97B

Procuratore speciale avv. Matthew Isaac Foot di Londra

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza dibattimentale 6/4/05 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

36. DREYER JEANNETTE SYBILLE, nata a WEINHEIM (Germania) il 19/01/1970

C.F. = DRY JNT 70A 59Z 112P

Residente a Weinheim (Germania) Stettinerstrasse 18

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

37. DUMAN MESUT, nato a KIEL (Germania) il 19/11/1975

C.F. = DMN MST 75S 19Z 112N

Residente in Schopfheim (Germania) Haupstrasse n. 120/d

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gianluca VITALE del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

38.ENGEL  JAROSLAW JACEK, nato a WROCLAW (Polonia) il 5/7/1972

C.F. = NGL JCK 72L 05Z 127E

Residente in Wroclaw (Polonia), via Pilawska 8/7

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

39. FASSA LILIANA  (madre di Di Pietro Adarosa) nata a Brescia il  15/02/1949

C.F. = FSS LLN 49B 55B 157A

Residente in Darfo Boario Terme (Bs) Vicolo S. Gaudenzio 10

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Alessio CONTI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza dibattimentale del 06/04/2005 e all’udienza dibattimentale 14/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

40. FLETZER ENRICO nato a Treviso il 22/10/1956

C.F. = FLT NRC 56R 22L 407C

Residente in Venezia, San Marco 1776

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simone SABATTINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

 Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

41. FNSI (FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA)

C.F. 01407030582

Nella persona del legale rappresentante pro tempore

Corrente in Roma, Corso Vittorio Emanuele II n. 349

Difesa da avv. Bruno DEL VECCHIO del Foro di Roma, procuratore speciale

Domiciliata presso lo studio dell’avv. Laura Tartarini del Foro di Genova

Costituitasi all’udienza dibattimentale del 19/05/2005

42. FORTE MAURO nato a Portici (Na) il 03/09/1966

C.F. = FRT MRA 66P 03G 902X

Residente a Napoli in Via Monteoliveto 86

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Luca MOSER del Foro di Modena

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

43. GALANTE STEFANIA, nata a Padova il  09/01/1972

C.F. = GLN SFN 72A 49G 224B

Residente a Padova in Via Germiniani 7

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Aurora D’AGOSTINO del Foro di Padova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

44. GALEAZZI LORENZO nato a Milano il 25/11/1977

C.F. = GLZ LNZ 77S 25F 205X

Residente a Bologna, Via della Salita 21

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Francesco ROMEO del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

45.GALLOWAY IAN FARREL, nato a BALTIMORA (USA) il 21/3/1975

C.F. = GLL NRR 75C 21Z 404K

Residente in 1/2  W. Marchall Street Richmond VA (USA) 7PN

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Dario ROSSI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 23/09/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

46. GANDINI ETTORINA nata ad Albenga (Sv) il 22/11/1945

C.F. =  GND TRN 45S 62A 145Z

Residente in Cornaredo (Mi) Via Colombo 90

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano

Costituitasi il 10/03/2005 con deposito in cancelleria e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB  poi riunito al presente

47. GATERMANN CHRISTIAN, nato ad AMBURGO il 13/10/1971

C.F. = GTR CRS 71R 13Z 112F

Residente in Amburgo (Germania) Borselstrasse 11

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Filippo GUIGLIA del foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

48. GENOA SOCIAL FORUM

Nella persona del suo portavoce e presidente pro-tempore Vittorio Agnoletto, nato a Milano il 06/03/1958

C.F. = GNL VTR 58C 06F 205S

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Dario ROSSI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costitutitosi all’udienza dibattimentale del 06/04/2005 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

49. GIESER MICHEL ROLAND nato a Solentuna (Svezia) il 12/11/1965

C.F. = GSR MHL 65S 12Z 132W

Residente a Brugge in Belgio, Diksmuidse Heerweg 328

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Massimo PASTORE del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

50. GIOVANNETTI IVAN, nato a Milano l’1/12/1977

C.F. = GVN VMC 77T 01F 205C

Residente in Cornaredo (Mi) in via C. Colombo 90

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gianluca SACCO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

51. GÖL SUNA, nata a ICEL (Turchia) il 16/5/1965

C.F. = GLO SNU 65E 56Z 243D

Residente ad Allshwill, Basilea (Svizzera) Bettenstrasse 10

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Massimo PASTORE del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

52. HAGER MORGAN KATHERINE, nata a Portland in Oregon  (USA) 12/5/1981

C.F. = HGR KHR 81E 52Z 404B

Residente a Portland in Oregon (USA) 9211 S.W. 36th

Procuratore speciale Susan Hager (madre)

Domiciliata presso lo studio del difensore avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

53. HALDIMANN FABIAN, nato a Basilea (CH) il 20/04/1979

C.F. = HLS FBN 79D 20Z 133U

Residente ad Arisdorf (Ch) Hauptstrasse 38

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Piero AGUSTONI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

54. HEGLUND CECILIA, nata a STOCCOLMA il 29/01/1975

C.F. = HGL CCL 75A 69Z 132Y

Residente a Bandhagen - Stockholm (Svezia), Läggestavägen 23 - C.A.P. 12431.

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Nicola CANESTRINI del Foro di Rovereto, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/04 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

55. HEIGL MIRIAM, nata a MONACO di BAVIERA  (Germania) il 17/11/1975

C.F. = HGL MRM 75S 57Z 112Q

Residente  Monaco di Baviera (Germania) Semmeringstrasse 7

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

56. HERRERO VILLAMOR DOLORES, nata a MADRID (E) il 31/1/1937

C.F. = HRR DRS 37A 71Z 131R

Residente a Brema (Germania) Berlinerstrasse 4

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Filippo GUIGLIA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr. 6115/08  GIP poi riunito al presente

57. HERRMANN JENS, nato a WEHRDA (RFT) il 13/10/1972

C.F. = HRR JNS 72R 13Z 112Z

Residente a Berlino (RFT) Brunnenstrasse 183

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

58. HERRMANN JOCHEN, nato a RUSSELHEIM (Germania) il 8/09/1981

C.F. = HRR JHN 81P 08Z 112Y

Residente a Bensheim (RFT) Darmstaedterstrasse 245

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

59. HINRICHSMEYER THORSTEN, nato ad AMBURGO (Germania) il 4/6/1973

 C.F. = HNR TRS 73H 04Z 112E

Residente ad Amburgo (Germania) Ludwigstrasse 8

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Marco CAFIERO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr.  8341/04 GIP poi riunito al presente

60. HUBNER TOBIAS, nato a MONACO (Germania) il 12/1/1976

C.F. = HBN TBS 76A 12Z 112G

Residente a Monaco (Germania)  Georgenstrasse 102

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Liana NESTA del Foro di Napoli, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

61. HUTH ANDREAS nato a Magdeburgo (Germania) il 28/03/1973

C.F. = HNT NRS 73C 28Z 112E

Residente in Berlino (germania) Schwedter Strasse 262

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Francesca COSTA del Foro di Genova

Costituitosi all’udienza dibattimentale del 06/04/2005

62. JAEGER  LAURA, nata a LAUTERBACH (Germania) il 15/02/1981

C.F. = JGR LRA 81B 55Z 112T

Residente in Calle Marina 132, Barcellona (Spagna)

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia avv. Claudio NOVARO del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/04, all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr.  6115/05 GIP poi riunito al presente

63. JONASCH MELANIE, nata a KEMPTEN ALLGAU (RFT) il 12/01/1973

C.F. = JHS MLN 73A 52Z 112B

Residente a Berlino (RFT)  Brunnenstrasse 7

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

64. KRESS HOLGER, nato a PUERTO ORDAZ (Venezuela) il 25/7/1979

C.F. = KRS HGR 79L 25Z 614J

Residente ad Amburgo (Germania) Hebebrandstrassen 2a

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Filippo GUIGLIA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

65. KUTSCHKAU ANNA JULIA, nata a BERLINO (Germania) il 23/6/1980

C.F. = KTS NJL 80H 63Z 112C

Residente a Berlino (Germania) Reichenbergerstrasse 125

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Riccardo PASSEGGI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr.  6115/05  GIP poi riunito al presente

66. LELEK STELLA nata a Herne in Germania il 28/09/1981

C.F. = LLK SLL 81P 68Z 112Z

Residente a Oer Erkenschwick 45739 (Germania), Johannesstrasse 30

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Dario ROSSI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

67. LUPPICHINI MANOLO nato a Roma il 25/10/1963

C.F. = LPP MNL 63R 25H501W

Residente a Roma in Lungo Tevere dei Mellini 30

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simone SABATTINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

68. LUTHI NATHAN RAPHAEL, nato a WOHLEN (Svizzera) il 25/8/1978

C.F. = LHT NHN 78M 25Z 133U

Residente a Zurigo in Svizzera, Brauedstrasse 9

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Lorenzo TRUCCO del Foro di Torino, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

69. MARCUELLO FELIX PABLO, nato a SARAGOZZA (E) il 5/11/1965

C.F. =MRQFXP65S05Z131D

Residente in Saragozza, Calle Josè De Ancheta 1

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Alessandro GAMBERINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

70. MARTENSEN NIELS, nato a KAPPELN (Germania) l’8/1/1977

C.F. = MRT NLS 77A 08Z 112D

Residente ad Amburgo (Germania) Ebertalle 30

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Francesca COSTA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr.  8341/04 GIP poi riunito al presente

71 .MARTINEZ FERRER ANA, nata a  BARCELLONA (E) il 20/10/1975

C.F. = MRT NAA 75R 60Z 131Y

Residente in Tarazona, Fueros De Aragon 54, 2/a (Spagna)

Procuratore speciale avv. Laia Serra Perellò di Barcellona

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Emanuele TAMBUSCIO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza dibattimentale del 6/4/05 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr.  5045/05 DIB poi riunito al presente

72. MASSO’ PAZ GUILLERMO, nato a FERROL (ES) il 28/9/1976

C.F. = MSS GLR 76P 28Z 131U

Residente in Saragozza, Via Ateca 38/3°

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Emanuele TAMBUSCIO, Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento  nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr.  6115/05 GIP poi riunito al presente

73. MASU ANDREA nato a Cremona il 02/08/1970

C.F. = MSA NDR 70M 02D 150T

Residente a Bologna in Via Alessandrini 13

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Luca MOSER del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

74. MC QUILLAN DANIEL MARC THOMAS nato a  NORTHAMPTON (GB) il 23/9/1963

C.F. = MCQ DLM 63P 23Z 114I

Residente a Londra (Gb) 69 Tower Garden Road N17 7PN

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Gilberto PAGANI del Foro di Milano , procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento  nr.  5045/05 DIB poi riunito al presente

75. MESSUTI RAFFAELE nato a Maratea (Pz)  il 18/06/1979

C.F. = MSS RFL 79H 18E 919R

Residente a Nemoli (Pz) in Via Lago Sirino 101

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simone SABATTINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

76. MIRRA CHRISTIAN, nato a BENEVENTO il 14/6/1977

C.F. = MRR CRS 77H 14A 783Y

Residente a Benevento, Via Manfredi di Svevia 15

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Fabio TADDEI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

77. MORET FERNANDEZ DAVID, nato a LLEIDA (E) il 7/11/1971

C.F. = MRT FNN 71S 07Z 131G

Residente in Lleida (Spagna)  C/Rambla de Ferran 52, 5°-3^

Procuratore speciale avv. David Burgos Marco di Saragozza

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Ermanno DALLORTO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza dibattimentale 6/4/05 e all’udienza dibattimentale 14/10/05 del procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

78. MOTH RICHARD ROBERT, nato a PORTSMOUTH (GB) il 9/11/1968

C.F. = MTH RHR 68S 09Z 114O

Residente in 97b Mercers Road, Londra

Procuratore speciale avv. Matthew Isaac Foot di Londra

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simonetta CRISCI del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 del procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

79. NANNI MATTEO nato a Genova il 28/12/1970

C.F. = NNN MTT 70R 28D 969N

Residente a Freiburg Germania, Neubergweg 2

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

80. NATHRATH ACHIM, nato a MONACO DI BAVIERA (Germania) il 31/12/1969

C.F. = NTH CHM 69T 31Z 112D

Residente a Monaco di Baviera (Germania) in Waldhornstrasse 101

Difeso da avv. Michael Hofmann del Foro di Monaco di Baviera (D), procuratore speciale,  di concerto con l’avv. Dario ROSSI del Foro di Genova, ex art. 6 lett. B legge 31/1982

Domiciliato presso lo studio dell’Avv. Dario ROSSI del Foro di Genova

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

81. NOGUERAS CHABIER FRANCHO CORRAL, nato a SARAGOZZA (E) il 14/02/1965

C.F. = NGR FNC 65B 14Z 131P

Residente in Saragoza (Spagna) Anselmo Gascon de Gotor 9/3 izda

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Antonio LERICI del foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr.  8341/04 GIP poi riunito al presente

82. OLSSON  HEDDA KATARINA, nata a  AKKHLGONA  (SVEZIA) il 1/5/1981

C.F. = LSS HDK 81E 41Z 132U

Residente a Malmo (Svezia) in Amiralsgatan 1

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Nicola CANESTRINI del Foro di Rovereto, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 del procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

83. OTTOVAY KATHRIN, nata a MUNCHEN (GERMANIA) il 9/11/1978

C.F. = TTV KHR 78S 49Z 112Y

Residente a Berlino in Urbanstrasse 67 - Germania

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Andrea VERNAZZA del Foro di Chiavari, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

84. PANCIOLI GUADAGNUCCI LORENZO, nato a PESCIA  (PT) il 3/12/1963

C.F. = PNC LNZ 63T 03G 491K

Residente in Firenze via Ugo Foscolo 11

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Alfredo GALASSO del Foro di Palermo, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

85. PATZKE JULIA, nata a  DANNENBERG ELBE (RFT)  il  5/7/1980

C.F. = PTZ JLU 80L 45Z 112T

Residente a Langendorf, Elbuferst 5 29484

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simone SABATTINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 del procedimento nr.  5045/05 DIB poi riunito al presente

86. PAVARINI FEDERICO nato a Parma il 18/02/1977

C.F. = PVR FRC 77B 18G 337U

Residente a Guidonia Montecello (Roma) Via del Cigno 11

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Francesco ROMEO del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

87. PERRONE VITO, nato a FOGGIA il 20/12/1977

C.F. = PRR VTI 77T 20D 643L

Residente in Foggia, Via Papa Leone XIII n. 79

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Felicia (detta Licia) D’AMICO del Foro di Roma, procuratore specale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 12/10/05 del procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

88. PETRONE ANGELA, nata a FOGGIA il 19/6/1980

C.F. = PTR NGL 80H 59D 643E

Residente a a Foggia in Via Borrelli 47

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Mino CAVALLO del Foro di Taranto, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

89. PODOBNICH GABRIELLA nata a Trieste il 18/06/1959

C.F. = PDB GRL 59H 58L 424V

Residente in San Pietro in Casale (Bo) Via Massumatico 4121B

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simone SABATTINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

90. POLLOK  RAFAEL, nato a Klausberg/Beuthen (Polonia) il 3/1/1976

C.F. = PLL RFL 76A 03Z 127

Residente a Berlino (Germania) Boxhagenerstrasse 22

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Fabio TADDEI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente e all’udienza preliminare del 3/12/07 nel procedimento nr. 6115/05 GIP poi riunito al presente

91. PRIMOSIG FEDERICO, nato a ROMA il 28/12/1978

C.F. = PRM FRC 78T 28H 501D

Residente a Roma, Via A. D. Gabbiani 60

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Giuseppe Maria NADALINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

92. PROVENZANO MANFREDI, nato a PALERMO il 28/3/1982

C.F. = PRV MFR 82C 28G 273O

Residente in Roma,Via Monte delle Gioie n. 24

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Paolo Angelo SODANI del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale del 12/10/05 nel procedimento nr. 5045/05 DIB  poi riunito al presente

93. RADIO ONDA D’URTO ASSOCIAZIONE CULTURALE

C.F. = 02084620174

Con sede in Brescia, Via Luzzago 2/b, nella persona del Presidente pro tempore

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Manlio Vicini del Foro di Brescia, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

94. RESCHKE  KAI MANFRED, nato a DETTELBACH (GERMANIA) il 26/2/1982

C.F. = RSC KNF 82B 26Z 112F

Residente a Mannheim in Germania,  Werftstrasse n. 19

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Carlo MALOSSI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

95. SAMPERIZ BENITO FRANCISCO JAVIER, nato a SARAGOZZA il 14/5/1976

C.F. = SMP FNC 76E 14Z 131U

Residente a Saragozza (E) Calle Maria Zambrano 10/3b

Procuratore speciale avv. Riccardo Passeggi del Foro di Genova

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Ermanno DALLORTO del  Foro di Genova

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

96. SANZ MADRAZO FRANCISCO JAVIER, nato a PINEL DE ABAJO (ES) il 3/12/1963

C.F. = SNZFNC63T03Z131M

Residente in Saragozza (Spagna) Calle Fueros de Aragò 54

Procuratore speciale avv. Ramon Campos Garcia di Saragozza

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Andrea VERNAZZA del Foro di Chiavari, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale 6/4/05

97. SCALA ROBERTA, nata a CAPRINO VERONESE (VE) il 19/11/1974

C.F. = SCL RRT 74S 59B 709E

Residente a CAPRINO VERONESE Via Gamberon 1/a, domicilio dichiarato

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Andrea SANDRA del Foro di Udine, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

98. SCHIAVI GLORIA nata a Clusone (BG) il 03/06/1955

C.F. = SCH GLR 55H 43C 800W

Residente a Torino Via S. Ottavio 56

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Maria D’ADDABBO del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

99. SCHLEITING MIRCO, nato a DUISBURG (GERMANIA) il 25/5/1976 

C.F. = SCH MRC 76E 25Z 112B

Residente in Kettelerstrasse 26 – Oberhausen - Germania

Domiciliato presso lo studio dell’Avv. Andrea SANDRA del Foro di Udine, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

100. SCHMIEDERER SIMON, nato a OBERKIRCH (GERMANIA) il 28/06/1978

C.F. = SCH SMN 78H 28Z 112S

Residente a Berlino in Germania, in Rigaerstrasse 83

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia avv. Stefano BIGLIAZZI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

101. SCRIBANI GIUSEPPE, nato a Genova il 16/10/1972

C.F. = SCR GPP 72R 16D 969K

Residente a Genova, Vico San Luca 2/4

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

102. SIBLER STEFFEN, nato a BERLINO (GERMANIA)  il 31/01/1978

C.F. = SBL SFF 78A 31Z 112J

Residente a Berlino in Germania, Gorlitser Strasse 37

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv.  Fabio TADDEI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

103. SICILIA JOSE’ LUIS, nato a BUENOS AJRES (ARGENTINA) il 17/11/1959

C.F. = SCL JLS 59S 17Z 600M

Residente in Saragozza, Cores De Aragon 24/6c

Procuratore speciale avv. Michela Miraglia del Foro di Genova

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Alessia VASSALLO del Foro di Genova

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

104. SIEVEWRIGHT KARA nata a Vancouver-British Columbia in CANADA il 10/8/1977

C.F. = SVW KRA 77M 50Z 401Z

Residente a Vancouver in 657 East 12th Street (Canada)

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Fausto GIANELLI del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitasi parte civile all’udienza dibattimentale del 19/05/2005

105. SOC. COOP LABORATORIO 2001

Nella persona del procuratore speciale sig.ra MORANDO Daniela

C.F. = MRN DNL 69D 69H 501L

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Simonetta CRISCI del Foro di Roma, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale del 12/10/05 del procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

106. SVENSSON JONAS TOMMJ, nato a Tofteryd (SVEZIA) il 12/10/1971 

C.F. = SVN JNS 71R 12Z 32J

Residente a Malmo (Svezia) in Amiralsgatan 1

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Nicola CANESTRINI del Foro di Rovereto, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza dibattimentale del 12/10/05 del procedimento nr. 5045/05 DIB poi riunito al presente

107. SZABO JONAS, nato a NURNBERG (GERMANIA) il 24/2/1980

C.F. =  SZB JNS 80B 24Z 112P

Residente a Nurnberg (Germania) in Knauerstrasse 3

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza dibattimentale 06/04/05

108. TOMELLERI ENRICO, nato a ISOLA DELLA SCALA (VR) il 16/1/1979

C.F. =TML NRC 79A 16E 349C

Residente a Buttapietra, ViaCarducci 1

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Andrea SANDRA del Foro di Udine, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

109. TREIBER THERESA, nata a MONACO di BAVIERA (GERMANIA) il 9/8/1967

C.F. = TRB TRS 67M 49Z 112Q

Residente in Kirchenstraβe 26, 81675 Monaco di Baviera (Germania)

Procuratore speciale  avv. Michael Hofman del Foro di Monaco di Baviera

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Giorgio BONAMASSA del Foro di Milano

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

110. URGEGHE MARTA nata a Genova il 21/5/1981

C.F. = RGG MRT 81E 61D 969Y

Residente a Roma in Via G. Solino 13/4

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Ezio MENZIONE del Foro di Pisa, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

111. VALENTI MATTEO MASSIMO nato a Erice (Tp) il 10/05/1976

C.F. = VLN MTM 76E 10D 423E

Residente a Bologna in Via Procaccino 13

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Alessandro GAMBERINI del Foro di Bologna, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

112. VON UNGER MORITZ KASPAR KARL, nato ad HANNOVER (GERMANIA) il 9/5/1974

C.F. = VNN MTZ 74E 09Z 112U

Residente a Berlino, Sredzkistrasse 44

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Raffaele CARUSO del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

113. WAGENSCHEIN KIRSTEN nata a HILDESHEIM (GERMANIA) il 12/5/1968

C.F. = WGN KRS 68E 52Z 112B

Residente a Berlino in Germania in Graefestrasse 16

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Elena FIORINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

114. WEISSE TANJA, nata ad AMBURGO il 23/9/1978

C.F. = WSS TNJ 78P 63Z 112Q

Residente ad Amburgo (Germania) Emil Jansen Strasse 17

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Luca MOSER del Foro di Modena, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr.  8341/04 GIP poi riunito al presente

115. WIEGERS DAPHNE nata ad ASSEN (OLANDA) il 15/12/1973

C.F. = WGR DHN 73T 55Z 126H

Residente a Berlino in Germania in Cuvrystrasse 32

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004

116. ZAPATERO GARCIA GUILLERMINA nata a MADRID (E) il 9/3/1974

C.F. = ZPT GLR 74C 49Z 131C

Residente a Berlino in Germania, Ackerstrasse 149

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004, all’udienza dibattimentale 6/4/05 e all’udienza preliminare 3/12/07 nel procedimento nr. 6115/05 GIP poi riunito al presente

117. ZEHATSCHEK  SEBASTIAN nato a NEU-ULM (GERMANIA) il 23/1/1981

C.F. = ZHT SST 81A 23Z 112Y

Residente a Berlino (Germania) Hermannstrasse 226

Domiciliato presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Filippo GUIGLIA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitosi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr. 8341/04 GIP poi riunito al presente

118. ZEUNER ANNA KATHARINA nata a BERLINO il 4/9/1978

C.F. = ZNR NKT 78P 44Z 112U

Residente a Berlino (Germania) Habelschwerdter Allee 10

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Laura TARTARINI del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004

 

119. ZÜHLKE LENA nata ad Amburgo (GERMANIA) il 14/2/1977

C.F. = ZNL LNE 77B 54Z 112I

Residente ad Amburgo in Germania, Ebertalle 30

Domiciliata presso lo studio del difensore di fiducia Avv. Filippo GUIGLIA del Foro di Genova, procuratore speciale

Costituitasi all’udienza preliminare del 26/06/2004 e all’udienza preliminare del 9/5/05 nel procedimento nr.  8341/04 GIP poi riunito al presente

.-.-.-.

APPELLANTI

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova e il Procuratore Generale;

gli imputati TROIANI Pietro, CENNI Angelo, LEDOTI Fabrizio, STRANIERI Pietro, ZACCARIA Emiliano, CANTERINI Vincenzo, FOURNIER Michelangelo, BASILI Fabrizio, TUCCI Ciro, LUCARONI Carlo, COMPAGNONE Vincenzo, NUCERA Massimo, PANZIERI Maurizio, FAZIO Luigi e BURGIO Michele;

il responsabile civile MINISTERO DELL’INTERNO

le parti civili:

HINRICHSMEYER Thorsten, MARTENSEN Niels, HUTH Andreas, GALANTE Stefania, WAGENSCHEIN Kirsten, BACHMANN BRITTA Agnes, GATERMANN Christian, KRESS Holger, VILLAMOR HERRERO Dolores, ZEHATSCHEK Sebastian, ZUHLKE Lena, BERTOLA Matteo, BARRINGHAUS Georg, GALEAZZI Lorenzo, PAVARINI Federico,  ALEINIKOVAS Tomas, CHMIELEWSKI Michal, CÖELLE Benjamin, MIRRA Christian, POLLOK Rafael Johann, SIBLER Steffen, ALLUEVA FORTEA Rosana, BRUSCHI Valeria,  DIGENTI Simona, MARTINEZ FERRER Ana, MASSO’ PAZ Guillermo, BROERMANN Miriam Grosse, ENGEL Jaroslaw Jacek, HAGER MORGAN Katherine, HEIGL Miriam, SZABO Jonas,  WIEGERS Daphne,  ZAPATERO GARCIA Guillermina, ZEUNER Anna Katharina, SCRIBANI Giuseppe, CORDANO Enrico, COSTANTINI Massimo, NANNI Matteo, KUTSCHKAU Anna Julia, SCHMIEDERER Simon, GALLOWAY Jan Farrel, NATHRATH Achim, PETRONE Angela, TREIBER Teresa HUBNER Tobias, CESTARO Arnaldo, MORITZ VON UNGER Karl Kaspar, WEISSE Tanya, COVELL William Mark, GOL Suna, BACZAK Grzegorz, DUMAN Mesut, BALBAS Aitor Ruiz,

ALBRECHT Thomas Daniel, BARO Karl Wolfgang, DREYER Sybil Jeannette, HERRMANN Jens, HERRMANN Jochen, JONASCH Melanie, RESCHKE Manfred Kai, LUTHI Nathan Raphael, BODMER Fabienne Nadia, SVENSSON Jonas Tommy, OLSSON Katarina Hedda, HEGLUND Cecilia, CEDERSTRÖM Ingrid Thea Helena, OTTOVAY Kathrin, JAEGER Laura, VALENTI Matteo Massimo, FORTE Mauro,  MASU Andrea, BRIA Francesca, FLETZER Enrico, PODOBNICH Gabriella, LUPPICHINI Manolo, MESSUTI Raffaele, MARCUELLO Felix, PATZKE Julia, BARTESAGHI GALLO Sara, BARTESAGHI Enrica, BRUSETTI Ronny, BUCHANAN Samuel, DOHERTY Nicola Anne, GANDINI Ettorina, MC QUILLAN Daniel, GENOA SOCIAL FORUM, URGEGHE Marta, ASSOCIAZIONE GIURISTI DEMOCRATICI DI GENOVA, Moret Fernandez David, SAMPERIZ Benito Francisco Javier, GIOVANNETTI Ivan Michele, PROVENZANO Manfredi, NOGUERAS CHABIER Francho Corral;

in via incidentale dalla parte civile FASSA Liliana

avverso la sentenza  del Tribunale di Genova 13 novembre 2008 che così decideva:

“Visti gli artt 533 e 535 c.p.p.,

dichiara

CANTERINI Vincenzo, responsabile dei reati sub F) e G), limitatamente a quanto attestato in ordine alla resistenza all’interno dell’edificio, nonché del reato di cui al capo H), esclusa l’imputazione in danno di Heglund Cecilia, tutti unificati sotto il vincolo della continuazione e ritenuto più grave il primo;

FOURNIER Michelangelo, BASILI Fabrizio, TUCCI Ciro, LUCARONI Carlo, ZACCARIA Emiliano, CENNI Angelo, LEDOTI Fabrizio, STRANIERI Pietro e COMPAGNONE Vincenzo responsabili del reato continuato di cui al capo H), esclusa l’imputazione in danno di Heglund Cecilia e ritenuto più grave il fatto nei confronti di Lena ZHULKE;

 

TROIANI Pietro e BURGIO Michele responsabili dei reati loro rispettivamente ascritti, riuniti sotto il vincolo della continuazione e  ritenuto più grave il reato di porto d’armi;

FAZIO Luigi responsabile del reato ascrittogli;

concesse a tutti le attenuanti generiche, ritenute prevalenti sulle aggravanti contestate per FOURNIER, TROIANI e BURGIO ed equivalenti per gli altri, li condanna alle seguenti pene:

- CANTERINI Vincenzo, anni quattro di reclusione; 

- BASILI Fabrizio, TUCCI Ciro, LUCARONI Carlo, ZACCARIA Emiliano, CENNI Angelo, LEDOTI Fabrizio, STRANIERI Pietro e COMPAGNONE Vincenzo, anni tre di reclusione, ciascuno;

- FOURNIER Michelangelo:  anni due di reclusione;

- TROIANI Pietro: anni tre di reclusione ed € 650,00 di multa

- BURGIO Michele: anni due e mesi sei di reclusione ed € 650,00 di multa;

- FAZIO Luigi: mesi uno di reclusione;

condanna i suddetti imputati in solido al pagamento delle spese processuali comuni nonché delle altre in solido tra i concorrenti nel reato cui la condanna si riferisce.

Visti gli artt. 28 e 31 c.p.,

dichiara

FAZIO  temporaneamente interdetto dai pubblici uffici per la durata di anni uno e tutti gli altri  per la durata delle rispettive pene.

Visti gli artt. 163 e 175 c.p.,

concede

i benefici della non menzione della condanna e della sospensione condizionale della pena a FAZIO Luigi e a FOURNIER Michelangelo, sotto le comminatorie di legge.

Visto l’art. 1 della  Legge 31.7.2006, n. 241

dichiara

condonate interamente le pene inflitte a BASILI, TUCCI, LUCARONI, ZACCARIA, CENNI, LEDOTI, STRANIERI, COMPAGNONE, TROIANI e BURGIO e nella misura  di anni tre di reclusione la pena inflitta a  CANTERINI.

Visti gli art. 538 e segg. c.p.p.,

condanna

in solido fra loro e con il responsabile civile, Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, gli imputati CANTERINI, FOURNIER, BASILI, TUCCI, LUCARONI, ZACCARIA, CENNI, LEDOTI, STRANIERI e COMPAGNONE al risarcimento di tutti i danni patiti dalle seguenti parti civili, costituite in relazione al capo d’imputazione sub H):

Albrecht Thomas Daniel, Aleinikovas Tomas, Allueva Fortea Rosana, Bachmann Britta Agnes, Balbas Ruiz Aitor, Baro Wolfgang Karl, Barringhaus Georg, Bartesaghi Gallo Sara, Bertola Matteo, Blair Jonathan Norman, Bodmer Fabienne Nadia, Bruschi Valeria, Buchanan Samuel, Cederstrom Ingrid Thea, Cestaro Arnaldo, Chmielewski Michal, Coelle Benjamin, Cunningam David John, Digenti Simona, Doherty Nicola Anne, Dreyer Jeannette Sibille, Duman Mesut, Felix Marcuello Pablo,  Galloway Jan Farrel, Gieser Michael Roland, Giovannetti Ivan, Gol Suna, Guadagnucci Lorenzo, Hager Morgan Katherine, Haldimann Fabian, Herrmann Jens, Herrmann Jochen, Hinrichs Meyer Thorsten, Jonasch Melanie, Kress Holger, Kutschkau Anna Julia, Lelek Stella, Luthi Nathan Raphael, Martensen Niels, Martinez Ferrer Ana, Massò Guillermo Paz, Mc Quillan Daniel, Mirra Christian,  Moret Fernandez David, Moth Richard Robert, Nathrath Achim, Nogueras Chabier Francho Corral, Olsson Hedda Katarina, Ottovay Kathrin, Patzke Julia, Perrone Vito, Petrone Angela, Pollok Rafael, Primosig Federico, Provenzano Manfredi, Reschke Kai Manfred, Samperiz Francisco Javier, Sanz Madrazo Francisco Javier, Scala Roberta, Schleiting Mirco, Schmiederer Simon, Sibler Steffen, Sicilia Heras Josè Luis, Sievewright Kara, Tomelleri Enrico, Villamor Herrero Dolores, Von Unger Moritz Kaspar Karl, Wiegers Daphne, Zapatero Garcia Guillermina, Zehatschek Sebastian, Zeuner Anna Katharina e Zhulke Lena;

danni da liquidarsi in separato giudizio, concedendo loro le seguenti provvisionali:

- € 50.000,00 a Albrecht, Coelle, Jonasch e Zulke;

- € 30.000,00 a Baro, Cestaro, Doherty, Dreyer, Duman, Hager, Hermann Jochen, Kutschkau, Martinez, Mc Quillan, Moret, Nogueras, Ottovay, Pollok, Provenzano, Villamor Herrero e Wiegers;

-         € 15.000,00 a Chmielewski, Guadagnucci, Haldimann, Mirra e Sicilia;

- € 5.000 ad Aleinikovas, Allueva, Bachman, Balbas, Barringhaus, Bartesaghi Gallo, Bertola, Blair, Bodmer, Bruschi, Buchanan, Cederstrom, Cunningham, Digenti,   Felix Marcuello, Galloway, Gieser, Giovannetti, Gol, Hermann Jens, Hinrichs Meyer, Kress,  Luthi, Martensen, Massò, Moth, Nathrath, Olsson, Patzke Julia, Perrone, Petrone, Primosig, Rescke, Samperiz, Sanz Madrazo, Scala, Schleiting, Shmiederer, Sibler, Sievewright, Tomelleri, Von Unger, Zapatero, Zehatschek e Zeuner;

condanna

CANTERINI in solido con il responsabile civile a risarcire tutti i danni patiti dalle parti civili costituite in relazione al reato di cui al capo G), ad eccezione di  Fassa Liliana, e pertanto a tutte quelle sopra indicate, con esclusione di Gieser e Lelek, nonché a Baczak Grzegorz, Brauer Stefan, Broermann Miriam Grosse, Covell Mark William, Di Pietro Ada Rosa,  Engel Jaroslaw Jacek, Galante Stefania, Gatermann Christian, Heglund Cecilia, Heigl Miriam, Hubner Tobias, Jaeger Laura, Svensson Jonas,  Szabo Jonas, Treiber Teresa, Wagenschein Kirsten e Weisse Tanja;

danni da liquidarsi in separato giudizio, concedendo a ciascuna di loro una provvisionale di € 2.500,00;

condanna

altresì BURGIO e TROIANI in solido tra loro e con il responsabile civile a risarcire tutti i danni, da liquidarsi in separato giudizio, patiti in relazione ai reati di cui ai capi O) e Q) dalle parti civili già indicate in riferimento al capo G), concedendo a ciascuna di loro una provvisionale di € 2.500,00;

condanna

FAZIO Luigi, in solido con il responsabile civile, al risarcimento di tutti i danni patiti da Huth Andreas, che liquida in € 1.000,00.

Visto l’art. 541 c.p.p.,

condanna

in solido fra loro e con il responsabile civile, gli imputati CANTERINI, FOURNIER, BASILI, TUCCI, LUCARONI, ZACCARIA, CENNI, LEDOTI, STRANIERI, COMPAGNONE, TROIANI e BURGIO  a rifondere alle parti civili le spese di costituzione rappresentanza e difesa, che liquida nelle somme sotto specificate, comprensive delle spese forfettarie, oltre a C.P.A., I.V.A. ed a quelle oggetto di liquidazione a carico dello Stato da parte del GUP:

Albrecht,     1.639,50

Aleinikovas,            € 15.334,76

Allueva Fortea, € 16.872,29

Bachmann,            € 10.883,62

Balbas Ruiz,               4.428,22

Baro,               3.808,39

Barringhaus, € 24.421,50

Bartesaghi Gallo, € 2.757,45

Bertola, € 7.682,33

Blair,            € 2.504,90

Bodmer, € 5.288,62

Bruschi, € 11.565,90

Buchanan,    1.943,56

Cederstrom,               3.501,00

Cestaro, € 12.672,00

Chmielewski, € 10.817,25

Coelle, € 11.431,76

Cunningam,              2.344,12

Digenti, € 16.872,29

Doherty,    1.943,56

Dreyer,    3.808,39

Duman,    4.399,31

Felix Marcuello, € 14.849,30

Galloway,    7.305,74

Giovannetti,               6.844,21

Gol,            € 7  .347,38

Guadagnucci,    6.716,25

Hager, € 12.286,50

Haldimann,    9.902,81

Herrmann Jens,    1.639,50

Herrmann Jochen,    3.808,39

Hinrichsmeyer,    7.017,75

Jonasch,    3.808,39

Kress, € 13.963,39

Kutschkau,            € 29.629,12

Luthi,               5.288,62

Martensen,             € 27.165,93

Martinez, € 16.872,29

Masso, € 11.565,90

Mc Quillan,               2.757,45

Mirra,  € 15.546,93

Moret, € 22.027,82

Moth,               1.851,01

Nathrath,    9.692,64

Nogueras Chabier, € 18.167,62

Olsson,    3.885,65

Ottovay, € 13.366,35

Patzke,    7.537,35

Perrone,    6.259,21

Petrone,    4.789,68

Pollok,   € 11.431,76

Primosig,    5.644,68

Provenzano,     6.728,90

Reschke,    3.808,39

Samperiz, € 15.851,02

Sanz Madrazo, € 18.515,80

Scala,    2.140,95

Schleiting,    1.213,27

Schmiederer, € 23.980,50

Sibler, € 15.546,93

Sicilia Heras,               9.469,68

Sievewright,               2.344,12

Tomelleri,    2.140,95

Villamor Herrero, € 10.883,62

Von Unger,            € 22.325,62

Wiegers, € 12.286,50

Zapatero, € 12.286,50

Zehatschek,  € 10.883,62

Zeuner, € 12.286,50

Zhulke, € 13.963,39

condanna

CANTERINI, TROIANI e BURGIO, in solido fra loro e con il responsabile civile, a rifondere alle parti civili nei loro confronti costituite, le spese di costituzione rappresentanza e difesa, che liquida, nelle somme sotto specificate, comprensive di spese forfettarie, oltre a C.P.A., I.V.A. ed a quelle oggetto di liquidazione a carico dello Stato da parte del GUP:

Baczak,    4.399,31

Brauer,    1.875,30

Broermann,            € 12.286,50

Covell,    4.541,77

Di Pietro, € 15.016,50

Engel, € 12.286,50

Galante,    3.467,81

Gatermann,            € 13.963,39

Heglund,    3.885,65

Heigl,            € 12.286,50

Hubner,    5.677,02

Jaeger,    6.023,25

Svensson,    3.885,65

Szabo, € 12.286,50

Treiber,    4.851,56

Wagenschein,    4.181,62

Weisse,    2.169,30

 

condanna

FAZIO Luigi, in solido con il responsabile civile, a rifondere a Huth Andreas, le spese di costituzione rappresentanza e difesa, che liquida, nella somma di € 19.454,17, comprensiva di spese forfettarie, oltre a C.P.A., I.V.A. ed a quelle oggetto di liquidazione a carico dello Stato da parte del GUP;

condanna

in solido fra loro e con il responsabile civile, CANTERINI, FOURNIER, BASILI, TUCCI, LUCARONI, ZACCARIA, CENNI, LEDOTI, STRANIERI e COMPAGNONE, a rifondere alle parti civili  Gieser e Lelek le spese di costituzione rappresentanza e difesa, che liquida, rispettivamente in € 7.347,38 ed in € 9.692,64, comprensive di spese forfettarie, oltre a C.P.A. ed I.V.A.

Visto l’art. 110, comma 3, D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115,

dispone

il pagamento in favore dello Stato delle somme liquidate a titolo di rimborso per le parti civili ammesse al patrocinio a carico dello Stato.

Visto l’art. 93 c.p.c.,

distrae

le spese, come sopra liquidate, in favore dei patroni di parte civile, che ne hanno fatto richiesta dichiarandosi antistatari.

Visto l’art. 530, comma 1 e 2,  c.p.p.,

assolve

CANTERINI Vincenzo dai reati di cui ai capi F) e G), limitatamente alle contestazioni per le quali non è intervenuta condanna, perché il fatto non sussiste;

CANTERINI Vincenzo, FOURNIER Michelangelo, BASILI Fabrizio, TUCCI Ciro, LUCARONI Carlo, ZACCARIA Emiliano, CENNI Angelo, LEDOTI Fabrizio, STRANIERI Pietro e COMPAGNONE Vincenzo dal reato di cui al capo H), limitatamente alle lesioni in danno di Heglund Cecilia;

LUPERI Giovanni, GRATTERI Francesco, NUCERA Massimo e PANZIERI Maurizio dai reati loro ascritti, perché il fatto non sussiste;

CALDAROZZI Gilberto, FERRI Filippo, CICCIMARRA Fabio, DOMINICI Nando, MORTOLA Spartaco, DI SARRO Carlo, MAZZONI Massimo, CERCHI Renzo, DI NOVI Davide dal reato di cui al capo C) perché il fatto non costituisce reato e da quelli di cui ai capi D) ed E),  perché il fatto non sussiste;

DI BERNARDINI Massimiliano dal reato di cui al capo 1), già capo C), perché il fatto non costituisce reato e da quelli di cui ai capi 2), già capo D) e 3), già capo E),  perché il fatto non sussiste;

GAVA Salvatore dai reati di cui al capo S) e da quello di falso perché il fatto non costituisce reato nonché da quelli di cui ai capi T), U) e V) per non aver commesso il fatto;

FABBROCINI Alfredo dal reato di cui al capo X) perché il fatto non sussiste e da quelli di cui ai capi Y), W) e Z) per non aver commesso il fatto.

Visto l’art. 240 c.p.,

ordina

salvi i provvedimenti concorrenti, la restituzione degli oggetti in sequestro a coloro già identificati come aventi diritto e la confisca degli altri, nonché la vendita di quelli commerciabili e la distruzione dei rimanenti.

Visto l’art. 544 c.p.p,

riserva il termine di giorni novanta per il deposito della motivazione.”

.-.-.-.-.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

In occasione del vertice dei Capi di Stato denominato G8 tenutosi a Genova nel luglio del 2001 si verificarono numerosi episodi di sconvolgimento dell’ordine pubblico e fatti delittuosi di diversa natura ed origine, che diedero vita a molteplici procedimenti penali.

Quello che ci occupa si riferisce alla irruzione eseguita dalla Polizia di Stato nel plesso scolastico di Genova denominato “Diaz”, consistente in due edifici che si fronteggiano su Via Cesare Battisti, uno adibito a sede della scuola Pertini, l’altro a sede della scuola Pascoli.

La sentenza di primo grado oggi appellata è strutturata nel seguente modo:

dapprima il Tribunale ha riportato il contenuto delle deposizioni testimoniali utilizzate per la decisione raggruppandole per temi secondo l’evoluzione temporale dei principali avvenimenti;

poi ha riferito l’esito delle indagini condotte da periti e consulenti di parte;

quindi ha riportato il contenuto degli esami e delle dichiarazioni spontanee degli imputati.

Sulla base di tali premesse istruttorie ha poi sviluppato la sezione dedicata alla ricostruzione dei fatti e quella dedicata alla valutazione delle responsabilità. A seguire sono state decise le questioni civili.

La parte argomentativa in fatto e diritto della sentenza, collocabile fra le pagine 241 e 339, si può sintetizzare nei seguenti termini.

Il Tribunale esordisce inquadrando i fatti oggetto del presente processo - avvenuti nella notte tra il 21 ed il 22 luglio, quando ormai tutte le manifestazioni di protesta contro il vertice G8 erano praticamente terminate ed i manifestanti si accingevano a ritornare nelle loro città - nel contesto dei numerosi gravi episodi precedentemente verificatisi in città, quali:

1) la morte di Carlo Giuliani, attinto da un colpo di pistola, il fatto più tragico verificatosi nel pomeriggio del venerdì 20;

2) i gravi disordini avvenuti nei giorni precedenti e nello stesso sabato 21, in parte oggetto di un altro procedimento penale per i reati di devastazione e saccheggio.

Il giorno 20, secondo diverse testimonianze apprezzate dal Tribunale, un gruppo di giovani individuabili dall’abbigliamento e dal comportamento quali appartenenti al c.d. black - bloc si era avvicinato al complesso scolastico Diaz cercando di entrare negli edifici; la presenza nella zona prossima al complesso scolastico Diaz di giovani riferibili al c.d. black bloc o comunque non pacifici nelle giornate di venerdì e sabato risultava altresì, secondo il primo giudice, dalle numerose telefonate giunte al 113 della Questura di Genova da parte di diversi cittadini ivi residenti.

Per quanto attiene agli avvenimenti del sabato 21, il Tribunale esordisce richiamando la deposizione del teste Prefetto Ansoino Andreassi, vice capo vicario della Polizia, che aveva riferito: “La giornata del sabato si annunciava difficile in particolare per quanto accaduto il giorno prima. I problemi iniziarono già al mattino quando un elicottero vide un furgone che distribuiva mazze e bastoni ai manifestanti. Mi arrivò poi una telefonata dal capo della polizia che mi disse di affidare al dr. Gratteri (del Servizio Centrale Operativo) l’incarico di dirigere la perquisizione alla scuola Paul Klee, nel corso della quale vennero rinvenuti anche pezzi di autoradio della polizia e vennero arrestate circa una ventina di persone”. “La direttiva di affidare l’incarico al dr. Gratteri preludeva a mio parere a voler passare ad una linea più incisiva con arresti, per cancellare l’immagine di una polizia rimasta inerte di fronte agli episodi di saccheggi e devastazione. In questa linea, a mio parere, si pone anche l’invio del Pref. La Barbera per dirigere le operazioni. La manifestazione era ormai terminata quando arrivò La Barbera verso le ore 16. Ufficialmente il suo incarico era quello di contattare gli ufficiali di collegamento stranieri per identificare gli arrestati stranieri, ma per questo era già presente Luperi. Io pensai quindi che fosse stato inviato nell’ambito della direttiva di cui ho detto. Il capo della polizia voleva che venissero fatti dei pattuglioni, affidati non alla polizia locale, ma a funzionari della squadra mobile e dello SCO.  I pattuglioni erano diretti a trovare ed arrestare i black - bloc. Io avevo molte perplessità anche perché ritenevo che ormai le manifestazioni erano terminate e che la popolazione era stufa di disordini, mentre i pattuglioni potevano soltanto portare ad ulteriori disordini. Non manifestai peraltro le mie perplessità, ma disposi in conformità”.

Ricorda il Tribunale che anche il teste Antonio Manganelli, allora Direttore centrale della Polizia Criminale, ha riferito le medesime circostanze.

Nel tardo pomeriggio vennero quindi disposti i c.d. “pattuglioni”.

Enucleando un primo tema oggetto di indagine istruttoria definito

Aggressione alla pattuglia in via Battisti

il Tribunale prosegue riferendosi ancora alla deposizione del teste Andreassi:

I pattuglioni vennero subito organizzati; quello affidato al dr. Di Bernardini passò davanti alla Diaz e venne fatto oggetto di un fitto lancio di bottiglie ed altri oggetti da parte di un numero consistente di black – bloc, di persone cioè vestite di nero che gridavano: “Sono pochi, diamogli addosso". Secondo quanto riferito dal dr. Di Bernadini e dal dr. Caldarozzi, tale aggressione era stata talmente violenta che gli operatori dovettero allontanarsi velocemente per non essere sopraffatti. Ricordo che un mezzo era stato danneggiato; se a suo tempo esclusi di aver sentito qualcosa in proposito, probabilmente il ricordo di oggi dipende da qualche evento successivo”.

Argomenta al riguardo il Tribunale che tale episodio, posto poi a fondamento della decisione di procedere alla perquisizione della scuola Diaz (secondo quanto affermato dagli imputati e dai testi presenti alle successive riunioni che si svolsero in Questura), viene descritto da numerosi testi, ma in modo poco preciso e spesso discordante.

Ed infatti, a dire del Tribunale, tanto le dichiarazioni rese dai manifestanti, quanto quelle degli agenti che si trovavano sui mezzi della polizia e di coloro che, trovandosi sul posto, vi assistettero sono piuttosto confuse e in parte contraddittorie in ordine sia all’ora in cui sarebbe avvenuto il passaggio della pattuglia, sia alla sua composizione, sia al numero e alle reazioni dei presenti. Peraltro ritiene il Tribunale che “dal complesso delle dichiarazioni rese dai testi, nonostante le già accennate divergenze e imprecisioni, può ritenersi accertato che in effetti al passaggio della pattuglia della polizia, composta da quattro veicoli di cui i primi due privi di insegne d’istituto, avvenuto nella prima serata, vi fu una reazione piuttosto accesa da parte dei giovani che si trovavano su via Battisti davanti alla Diaz, non solo verbale, con grida, minacce  e insulti, ma anche con il lancio di almeno una bottiglia e qualche spinta e colpo al Magnum”. Conclude al riguardo il primo giudice che tali fatti possono aver indotto i dirigenti delle forze dell’ordine a ritenere che all’interno della scuola non si trovassero soltanto manifestanti pacifisti, no global, vicini al Genoa Social Forum, ma anche facinorosi e appartenenti al c.d. black bloc.

Il successivo tema di indagine è identificato dal Tribunale come

Decisione di intervenire presso la scuola Diaz

A tale proposito il Tribunale richiama le deposizioni del teste Colucci, all’epoca Questore di Genova, del Pref. Andreassi e del Dott. Costantino, incaricato del supporto al Pref. Andreassi: in una prima riunione alla presenza di Colucci, Andreassi, La Barbera, Gratteri, Murgolo e forse Luperi, il dr. Caldarozzi ed il dr. Di Bernardini dissero di essere stati aggrediti con un lancio di sassi durante il passaggio della pattuglia davanti al complesso scolastico Diaz. I suddetti dirigenti si interrogarono sul da farsi, e incaricarono il dr. Mortola, Capo della DIGOS genovese, di recarsi sul posto per verificare la situazione al fine di decidere se intervenire. Il dr. Mortola si recò sul posto in motocicletta, passando davanti all’edificio e al suo ritorno disse che sul posto vi era una situazione pesante: persone vestite di nero e con aspetto poco raccomandabile ed aggressivo. Il dr. Mortola su indicazione di Colucci telefonò anche a Kovac, che era il referente del GSF a cui il Comune aveva affidato la struttura scolastica; Kovac disse telefonicamente che avevano abbandonato quella sede perché era iniziato il deflusso e che non sapeva chi vi fosse entrato. Ciò Kovac disse telefonicamente al dr. Mortola, che mentre parlava al telefono alla presenza del Colucci ripeteva a voce alta il contenuto delle frasi pronunciate dall’interlocutore.

Secondo il teste Colucci proprio in base a tale risposta i partecipanti alla riunione decisero l’intervento; se Kovac avesse detto che la scuola era ancora a loro disposizione non sarebbero intervenuti, perché sarebbe stato un atto politicamente controproducente. Nessuno espresse perplessità se non il dr. Mortola che temeva le conseguenze dell’operazione, anche tenuto presente che ormai la manifestazione era terminata. Nella riunione si decise quindi in pieno accordo di intervenire per identificare gli aggressori e l’eventuale presenza di armi e quindi di effettuare una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPS). Certamente Colucci era piuttosto condizionato dalla presenza dei vertici della polizia; capì che l’intervento era ben gradito, ma ritenendosi da parte di tutti che in effetti sussistessero i presupposti per disporlo, così venne deciso.

Il Tribunale esamina, quindi, la deposizione del teste Kovac coordinatore del GSF, il quale ha confermato di aver ricevuto verso le 21,30 - 22 una telefonata dal dr. Mortola, ma ha negato di aver detto che la situazione all’interno della scuola Pertini (quella adibita ad accoglienza dei manifestanti per trascorrere la notte) non fosse più sotto controllo. In particolare il teste affermava:  Coordinavo l’organizzazione del GSF. Nella serata di sabato, mentre ero in piazzale Kennedy, ricevetti verso le 21,30 - 22 una telefonata dal dr. Mortola, che mi chiese come erano utilizzate le due scuole e chi vi si trovasse; dopo la mia risposta, alla mia domanda di che cosa stesse succedendo, mi disse che un paio di volanti erano state oggetto di un lancio di bottiglie vuote; insospettito, gli dissi: “Non fate cazzate!” ed egli mi rispose: “Stai tranquillo”. Non ho mai detto che la situazione all’interno della scuola Pertini non era più sotto controllo; sul posto vi erano praticamente quasi tutti i rappresentanti e portavoce del GSF, tra questi Massimo Morettini. Riferii anche che diverse persone che si trovavano nei posti più colpiti dalla piogge, stadio Carlini, via Albaro, Sciorba, si erano trasferite nella scuola Pertini. Cercai a lungo di capire se nella prima telefonata con il dr. Mortola potessi aver detto qualcosa che avesse potuto influire su quanto accaduto; mi sentivo responsabile per la mia inazione dopo la telefonata, per non aver avvisato che poteva arrivare una perquisizione; potevamo far venire giornalisti e parlamentari; mi rimproverai di essermi fidato della parola del dott. Mortola”.

Valorizzando la risposta “non posso…” data da Kovac alla domanda del P.M. se poteva escludere di aver dichiarato a Mortola che la situazione alla scuola Pertini non fosse più sotto il controllo del GSF, il Tribunale argomenta sostanzialmente sulla inattendibilità del teste sostenendo che ben difficilmente, dopo quanto accaduto, avrebbe ammesso in udienza di aver manifestato a Mortola riserve sulla identificazione delle persone presenti nella scuola; inoltre per il Tribunale il rincrescimento manifestato dal Kovac per il dubbio di avere in qualche modo contributo involontariamente a giustificare l’irruzione confermerebbe che qualche sua frase poteva essere stata legittimamente interpretata dal Mortola come conferma che il GSF aveva perso il controllo della scuola, come del resto desumibile anche dalla circostanza che nell’edificio erano confluiti altri manifestanti provenienti da diverse zone della città divenute inagibili per le piogge.

Ma per il Tribunale rileva principalmente il fatto che la telefonata sia avvenuta, atteso che la stessa non avrebbe potuto avere altro scopo logico e plausibile se non quello di accertare se all’interno della Pertini si trovassero persone estranee al GSF e da questo non controllate, verifica che, a detta del primo giudice, doveva condurre a risposta positiva.

Nella riunione in Questura viene dunque deciso l’intervento presso la Diaz, fortemente voluto dal Pref. La Barbera e nonostante, assai probabilmente, le perplessità del Questore Colucci e del dr. Mortola. Si telefonò a Donnini che disse che era disponibile la squadra speciale del reparto mobile di Roma.

Intervenne, quindi, una seconda riunione con gli operativi; erano presenti Canterini, comandante del I° Reparto Mobile di Roma in seno al quale era stato costituito il VII° Nucleo Sperimentale Antisommossa, ed i Carabinieri, oltre ai partecipanti alla prima riunione, ad eccezione del Pref. Andreassi. Secondo la strategia elaborata in tale riunione, dovevano formarsi due colonne che sarebbero giunte davanti alla scuola da opposte direzioni (una da nord e l’altra da sud, con manovra “a tenaglia”); prima sarebbe intervenuto il VII Nucleo del dr. Canterini per “mettere in sicurezza” l’edificio e quindi la Digos avrebbe eseguito la perquisizione. I Carabinieri avevano il compito di controllare la zona con idonea cinturazione. Il dr. Murgolo aveva il compito di coordinare i diversi reparti.

Sempre secondo quanto riferito dal teste Colucci, Canterini avrebbe voluto usare i lacrimogeni per fare uscire tutti dalla scuola, ma il pref. La Barbera e lo stesso Colucci esclusero tale opzione, indicando l’opportunità di un intervento più “tranquillo”.

Segue la descrizione da parte del Tribunale della fase definita

Arrivo delle forze dell’ordine presso il complesso scolastico Diaz

che viene ricostruita nei seguenti termini:

Vengono formate le due colonne che dovevano raggiungere la scuola. Secondo quanto riferito dall’imputato Mortola (v. verbale s.i.t. 10/8/2001), le due colonne giunsero insieme fino in via Saluzzo, da dove presero direzioni diverse: la prima si diresse in via Trento e piazza Merani e la seconda in via Nizza, raggiungendo quindi via Battisti rispettivamente da monte e da mare.

Le due colonne si ricompattano davanti alla scuola: le persone che erano in cortile si rifugiano all’interno, viene chiuso il cancello che invano la polizia cerca di sfondare a spinta.

Nella fase di avvicinamento al cancello del cortile della scuola Diaz - Pertini avvengono i primi fatti violenti in danno di Francesco Frieri, consigliere comunale di Modena, ed in particolare del giornalista inglese Mark Covell. Il Tribunale riporta passi della deposizione di Covell “Abbiamo cercato di rientrare nella Pascoli e così siamo usciti di corsa dalla Pertini: venni circondato; io urlavo “stampa”, ma un poliziotto, sventolandomi davanti il manganello, mi disse in inglese “tu non sei un giornalista, ma un black bloc e noi ammazzeremo i black bloc…. Venni colpito ripetutamente da quattro poliziotti con gli scudi, che mi spinsero indietro verso il muro di cinta della Pertini. Cercai di correre verso il lato sud della strada ma non c’era modo di fuggire. Venni colpito con i manganelli sulle ginocchia e caddi a terra. Un poliziotto mi colpì alla spina dorsale e mi diede alcuni calci; quindi altri poliziotti si unirono a picchiarmi provocandomi la frattura di otto costole e della mano. I poliziotti ridevano e mi sembrava di essere un pallone da football a cui a turno i poliziotti dovessero dare dei calci. Vidi un poliziotto che arrivava da sud e mi colpì nuovamente, questa volta in faccia: persi diversi denti; subii poi un colpo sulla testa e svenni.”

Osserva il primo giudice che tale violenta aggressione oltre ad essere stata filmata dal teste Hamish Campbell viene descritta anche da altri testi, per cui non sussistono dubbi sull’accaduto e sulle gravi lesioni riportate da Covell. Osserva peraltro il Tribunale che dalle deposizioni dello stesso Covell e dei testi che hanno assistito al fatto non è dato comprendere se l’aggressione sia stata compiuta dalla Polizia, ed in tal caso da quale reparto, o dai Carabinieri.

L’arrivo delle forze dell’ordine in via Battisti, le violenze nei confronti di Frieri e di Covell, lo sfondamento del cancello, del portone centrale e poi di quello laterale sinistro dell’edificio e l’ingresso dei primi agenti all’interno della scuola risultano documentati nei filmati Rep. 234 e 239 p. 3, rispettivamente ripresi dai testi Vincenzo Mancuso e Hamish Campbell.

Ma secondo il Tribunale tali reperti non sono utili a verificare uno dei profili di accusa di falso, quello incentrato sulla affermazione compiuta dai verbalizzanti secondo la quale sarebbe intercorso un fittissimo lancio di oggetti.

Analizza il Tribunale la deposizione del teste Aldo Mattei, consulente del P.M., il quale ha affermato in proposito:

Sono in servizio presso il RIS di Parma e comando la sezione impronte e fotografie. … Abbiamo analizzato anche le scene delle fasi dell’ingresso nella scuola, per verificare se vi sia stato lancio di oggetti nei confronti del personale operante … Abbiamo focalizzato l’attenzione sul personale nel cortile e su eventuali soggetti che potessero lanciare oggetti dalle finestre. Vi sono dei limiti derivanti dalla distanza della ripresa, oggetti di piccole dimensioni come monete e sassi non avremmo potuto vederli. Dalle immagini non si vede lancio di oggetti di dimensioni maggiori. Non abbiamo potuto vedere persone che lanciavano oggetti dalle finestre. Dall’analisi del materiale a disposizione non è stato possibile vedere persone che lanciavano oggetti, oggetti lanciati e soggetti colpiti da tali oggetti, né se vi siano stati lanci. Abbiamo analizzato anche tutti i comportamenti di soggetti evidenziabili presenti all’interno della scuola, non solo nel cortile, ma sulla facciata, sulle varie finestre illuminate o meno per cercare di evidenziare comportamenti che potessero essere testimonianza visiva di comportamenti lesivi. Nella fase finale dell’ingresso si vedono gli scudi levati in alto dagli operanti; in tale scena abbiamo evidenziato ogni comportamento delle forze di polizia che potesse essere sintomo di lesioni ricevute. Non abbiamo avuto esito, con le nostre tecniche non abbiamo apprezzato oggetti che arrivassero su tale personale”.

Secondo il Tribunale “Certo è che dalle immagini riprodotte nei filmati e nelle foto appare evidente che soltanto dopo un certo periodo di tempo gli agenti che si trovavano nel cortile in attesa di entrare attraverso il portone principale, alzarono gli scudi e che gli operatori, che da detto portone si portavano verso quello di sinistra, alzavano gli scudi sopra la testa abbassandosi, come se la necessità di ripararsi si fosse in effetti determinata nel corso dell’operazione. Tali immagini dunque, valutate unitamente alle dichiarazioni di coloro che hanno affermato di aver visto il lancio di oggetti, confermano che, anche se assai probabilmente non si trattò di un lancio “fittissimo”, qualche oggetto dovette in effetti essere stato lanciato contro le forze dell’ordine”. Il Tribunale valorizza anche la deposizione del teste Galanti, infermiere intervenuto alla guida della prima ambulanza giunta sul posto, il quale ha riconosciuto la propria voce nella chiamata al 118 nella quale avverte: “Stanno buttando giù tutto”. E’ certo, dunque, per il Tribunale che tale affermazione, pronunciata spontaneamente proprio mentre il fatto stava avvenendo e prima del sorgere di ogni polemica e discussione in proposito, debba ritenersi del tutto attendibile, anche se forse in parte ampliata dall’agitazione e dalla preoccupazione del momento.

Prosegue il primo giudice nella ricostruzione dei fatti osservando che le forze dell’ordine, entrate nel cortile della scuola Diaz, si dirigono quindi verso i due portoni, centrale e di sinistra, della scuola, entrambi chiusi, e di fronte a quello centrale, barricato all’interno, si ammassano principalmente gli agenti del VII Nucleo.

La descrizione di questa fase è rimessa alle dichiarazioni rese dall’imputato Fournier, comandante del VII nucleo, il quale ha riferito: “Quando arrivammo stavano forzando il cancello del cortile della Diaz con un automezzo. Vi era un gran numero di poliziotti; la situazione fu per me una sorpresa anche perché io ritenevo si trattasse di irrompere in un magazzino o simile e non in una scuola. La catena di comando si interruppe proprio per la confusione ed il numero delle forze di polizia. Venne dato un ordine collettivo di procedere all’apertura dei portoni. Venne quindi forzata un’anta del portone e i poliziotti dei diversi reparti si accalcarono per entrare.

Vi erano numerosi dirigenti della Digos e di altri reparti. Quale comandante della forza ritenni di entrare per verificare che tutto procedesse regolarmente anche se formalmente la forza dipendeva dal funzionario. Fu piuttosto difficile entrare per il numero delle persone che si accalcavano all’ingresso. Penso che trascorse qualche minuto. Comunque entrai tra i primi, ma probabilmente non come dissi settimo od ottavo. Mi pare che venne aperto prima il portone centrale. Non so dire chi avesse il comando delle operazioni: vi erano diversi funzionari che dirigevano: il pref. La Barbera, il dr. Luperi, il dr. Gratteri, il dr. Murgolo.

Il nostro compito era praticamente di conquistare l’edificio ed in particolare i piani alti, come avviene di regola in ogni irruzione in immobili; non dovevamo partecipare all’operazione di cui non conoscevamo gli scopi”.

Fatta questa premessa, il Tribunale affronta il tema della sincronizzazione dei numerosi materiali video ed audio raccolti la notte in questione, e della loro corretta collocazione nel tempo; delle tre elaborazioni tecniche effettuate una dai RIS per conto della Procura della Repubblica, una dal Dott. Roberto Ciabattoni per conto delle parti civili, e la terza presentata dal difensore Avv. Corini, il Tribunale privilegia le prime due, (sostanzialmente coincidenti) rispetto alla terza, che sposta in avanti di 7 minuti tutti gli eventi ripresi. In base alle prime due relazioni tecniche, il Collegio colloca l’arrivo delle forze di polizia in Via Cesare Battisti alle ore 23.57.00, lo sfondamento del cancello del cortile alle ore 23.59.10, e l’apertura del portone principale di ingresso alla scuola Diaz-Pertini alle ore 00.00.19.

Segue la fase denominata

Irruzione nella scuola Diaz Pertini

Dopo aver richiamato le deposizioni dei presenti all’interno della scuola (già precedentemente esposte) il Tribunale deduce che:Tali dichiarazioni, sostanzialmente conformi, rese da soggetti di diverse nazionalità e lingue, in situazioni che escludono la possibilità di un preventivo accordo e riscontrate altresì dai certificati medici emessi da strutture pubbliche circa le lesioni dai medesimi riportate, devono ritenersi del tutto attendibili, almeno in ordine al complessivo comportamento delle forze dell’ordine, come del resto già affermato dal GIP nel decreto di archiviazione emesso nei loro confronti. Le divergenze riscontrabili in tali dichiarazioni, peraltro relative a particolari secondari, sono sicuramente giustificabili con ricordi imprecisi dovuti principalmente all’agitazione e alla tensione del momento. Deve in proposito ricordarsi che si tratta pur sempre di persone o direttamente vittime delle violenze o comunque a queste vicine e che una simile situazione, con numerosi feriti che si lamentavano e macchie di sangue sparse su pareti e pavimenti, non poteva non incidere sulla lucidità dei presenti e quindi sulla precisione dei loro ricordi.”

Prosegue però il Tribunale “Non può d’altra parte neppure escludersi con assoluta certezza che qualche episodio di resistenza attiva sia in effetti avvenuto. A parte invero le dichiarazioni rese in proposito dagli imputati capi squadra e l’episodio narrato dall’Agente Nucera, di cui si dirà in seguito, resta il fatto che diversi operatori delle forze dell’ordine riportarono in effetti lesioni, seppure non gravi, come risulta dai certificati del Pronto Soccorso.”

Aggressione all’Agente Nucera

L’episodio di resistenza più grave e più discusso riguarda l’aggressione con un coltello che avrebbe subito l’agente Nucera, secondo quanto dal medesimo riferito.

In base alla prima versione contenuta nella relazione di servizio in data 22/7/2001 il Nucera riferiva:

“… Dopo aver sfondato la porta al grido di “fermi polizia”, unitamente all’ispettore capo Panzieri, entravo per primo di slancio nella stanza buia e mi trovavo improvvisamente di fronte ad un giovane dell’altezza di circa m.1.70, del quale posso riferire solo che indossava una maglia scura, il quale con urla indistinte mi affrontava impugnando un coltello con la mano destra puntandomelo con il braccio teso verso la gola. Servendomi dello sfollagente in dotazione, riuscivo ad allontanare l’aggressore colpendolo al torace con la punta dello stesso ed a farlo indietreggiare. Quest’ultimo tuttavia, con una mossa fulminea, mi colpiva vigorosamente al torace facendo nel contempo un rapido salto all’indietro. I colleghi che mi seguivano dappresso, tra cui lo stesso ispettore Panzieri, intervenivano in mio ausilio e bloccavano lo sconosciuto dopo averlo atterrato. Il medesimo veniva quindi immediatamente preso dagli altri colleghi e portato al piano terra al punto di raccolta. Immediatamente dopo che la persona era stata accompagnata fuori, grazie al riflesso della luce proveniente dal corridoio, mi avvedevo, prima di uscire dalla stanza, che sul pavimento in corrispondenza del punto dove si sono svolti i fatti sopra narrati, era presente il coltello impugnato dalla persona che mi aveva affrontato e pertanto lo raccoglievo.”

Nella seconda versione dei fatti, resa nell’interrogatorio in data 7.10.2002, Nucera riferiva: “… mi sono diretto al II° piano dell’edifico, seguito da circa 4 o 5 colleghi che erano alla mie spalle. Percorso il corridoio rapidamente ed osservate tutte le aule mi sono trovato di fonte all’ultima aula, dopo una rientranza sulla destra, vicino ai bagni. La porta era chiusa, si trattava di una porta di legno a due battenti. L’ho sfondata io con un calcio e sono entrato per primo seguito a breve distanza dai colleghi. Mi sono trovato in un’aula completamente buia. Nel corridoio invece c’era abbastanza luce, nel senso che erano accese alcune lampadine, ma la gran parte penetrava dall’esterno. All’interno dell’aula, a distanza di circa 2 metri, mi sono trovato di fonte una persona alta circa 1,70 m, di cui non sono riuscito a distinguere bene il viso, sia perché era buio, sia perché indossavo il casco protettivo che limita molto la visuale. Questa persona cominciò ad urlare ma non sono riuscito ad intendere cosa perché forse parlava una lingua straniera che non ho riconosciuto, nello stesso tempo tendeva il braccio destro verso di me. A quel punto io l’ho affrontato colpendolo al torace con il corpo proteso in avanti e impugnando il tonfa all’impugnatura con la mano destra e nella parte lunga con il braccio sinistro. Ho avuto la sensazione però di essere stato colpito anche io, forse proprio perché mi ero proteso troppo con il corpo in avanti. La persona indietreggiando sempre con il braccio teso in avanti stava per perdere l’equilibrio ed ha cercato a questo punto di aggrapparsi a me, al mio braccio, senza riuscirvi, nel frattempo riuscendo però a sferrare un altro colpo che mi raggiungeva sempre nella parte frontale. Cadeva infine a terra e io nell’impeto l’ho scavalcato, dopodiché i miei colleghi lo hanno immobilizzato, trascinandolo via e lo allontanavano del tutto. Avanzavo ancora per qualche metro, esplorando la stanza che però si rivelava vuota, e ritornavo indietro. Uscendo proprio nei pressi della porta, riuscivo ad individuare nel luogo illuminato un coltello che era a terra; a questo punto ho pensato che fosse l’oggetto con cui ero stato colpito

L’Ispettore Panzieri nel corso dell’interrogatorio reso in data 24/07/2003 non ha confermato le sue precedenti dichiarazioni rese il 12/12/01, quale persona informata dei fatti, ed ha dichiarato:

“ … Dopo aver controllato che su quel piano tutto fosse in sicurezza, mi sono  diretto ai piani superiori, giungendo, ma non posso neppure questa volta essere sicuro, al secondo piano, ovvero ad un piano superiore. Ricordo che con me c’era Nucera ed un altro collega del reparto mobile che mi camminava a fianco, ma non era del VII nucleo perché ricordo bene il suo cinturone bianco. A questo piano è successo l’episodio che riguarda l’aggressione riferito da Nucera. In sostanza, giunti a quel piano abbiamo percorso un lungo corridoio e in fondo a questo … ci siamo trovati di fonte ad una porta a due battenti chiusa.  In contemporanea, io e il Nucera abbiamo dato un calcio alla porta aprendola e, appena entrati nella stanza lui e il collega, ricordo di aver visto che si è fatta avanti  puntando un braccio, ricordo una specie di pugno, un’ombra che non saprei descrivere.  Oltre a ciò non so riferire direttamente, perché sono rimasto sulla soglia della porta, proprio sullo stipite, e mi sono allontanato lasciando i colleghi, non ritenendo necessaria la mia presenza e presumendo evidentemente che avessero avuto ragione dell’aggressore. Io mi sono recato immediatamente ad un piano ancora superiore perché avevo sentito grida e  rumori metallici ... Mi sono quindi recato fuori dall’edificio ove il reparto era inquadrato sulla destra. Nei pressi dell’ingresso, vicino alle scale, ho incontrato l’agente Nucera che stava raccontando quanto gli era accaduto ad un caposquadra che non so identificare. Mi sono avvicinato ed ho notato che aveva un vistoso taglio alla giubba della divisa. Gli ho detto ‘ma guarda come ti sei combinato’ e lui mi raccontò della aggressione subita e mostrò anche il coltello che aveva rinvenuto. Non ricordo di aver visto il Nucera senza divisa in quella circostanza né so se se la sia levata subito dopo”.

Al fine di accertare la compatibilità tra i tagli rinvenuti sul giubbotto e la descrizione del fatto resa dall’Agente Nucera, si era proceduto con incidente probatorio ad effettuare una perizia, affidata al Prof. Torre, che aveva concluso affermando la compatibilità dei tagli con la seconda versione dei fatti resa dal Nucera. Sentito in dibattimento in contraddittorio con i consulenti del P.M. e delle parti civili, il Prof. Torre confermava la sua valutazione.

Il Tribunale argomentava che “Le conclusioni del perito, ampiamente e logicamente motivate, appaiono fondate e non si ha dunque alcun motivo per dubitare della loro fondatezza. Il Prof. Torre ha inoltre risposto a tutte le contestazioni rivolte al suo operato sempre con logicità e chiarezza ed ha altresì spiegato la mancata uniformità delle tracce sul corpetto e sul giaccone, posta a fondamento delle contestazioni dei consulenti di parte, con il fatto che i due indumenti non erano tra loro solidali, con la conseguente possibilità che dette tracce non risultassero tra loro precisamente corrispondenti”. A spiegazione della divergenza fra le due versioni, il Tribunale opina che la prima versione resa dal Nucera venne da lui redatta assai sommariamente nell’immediatezza del fatto, quando ancora poteva essere confuso per quanto accadutogli e non del tutto consapevole della necessità di essere particolarmente preciso nella descrizione dei fatti, data anche la sua inesperienza in attività di polizia giudiziaria e di redazione di atti; e se il mancato arresto e identificazione dell’aggressore potrebbero far ritenere inveritiero l’episodio, tuttavia l’invenzione di una falsa aggressione, per di più eseguita con un coltello e creandone anche le tracce, è apparsa al Tribunale scarsamente logica e razionale: i due avevano scarso interesse personale a creare false prove di una resistenza violenta, si sarebbe dovuto ritenere che il Nucera fosse già in possesso del coltello poi sequestrato e che nel breve tempo dell’irruzione, mentre numerosi suoi colleghi procedevano nell’operazione, con la partecipazione del Panzieri o comunque alla sua presenza, abbia avuto il tempo di colpirsi o farsi colpire, con i rischi anche fisici che ciò poteva comportare, ovvero di togliersi la giacca ed il corpetto, risistemarli insieme sul pavimento o su un tavolo, in posizione tale da simulare che gli stessi fossero regolarmente indossati, e quindi di colpirli con il coltello. In tale situazione secondo il Tribunale “non appare dunque possibile ritenere provata con la dovuta certezza né la falsità dell’aggressione in esame né il suo reale accadimento, mentre le conclusioni della perizia valgono soltanto ad affermare che detta versione dei fatti non risulta smentita da elementi obiettivi.

La fase successiva è denominata dal Tribunale

La perquisizione

ed è ricostruita nei seguenti termini:

Terminata la “messa in sicurezza” dell’edificio ad opera degli appartenenti al VII nucleo, iniziavano le operazioni di perquisizione da parte degli agenti con funzioni di polizia giudiziaria. Tali operazioni sono descritte da coloro che si trovavano all’interno della scuola come assai confuse, principalmente dirette a cercare indumenti di colore nero ed eseguite senza in alcun modo avvertire i presenti di quanto stava avvenendo nonché dei loro diritti e comunque con modalità tali da non consentire il collegamento di quanto rinvenuto ai singoli proprietari; la conformità delle dichiarazioni rese da tutti i testi induce a ritenerle sostanzialmente attendibili, come già ritenuto dal Tribunale circa le violenze subite.

All’esito della perquisizione vennero comunque sottoposti a sequestro numerosi reperti tra cui, a parte le due bottiglie molotov di cui si dirà in seguito, diversi coltelli, sia di tipo svizzero (dieci), sia a serramanico (sette), sia da cucina (quattro), sia multiuso (due), due mazze da carpentiere, tre mazze di ferro, un piccone, un tubo Innocenti ricurvo, maschere antigas (quattro complete di protezione per gli occhi ed undici prive di tale protezione), otto maschere da sub, tredici occhialetti da piscina, tre caschi da motociclista e due da cantiere, cinque passamontagna ed un cappello di lana neri, sei parastinchi, quattro ginocchiere, undici protezioni fisiche artigianali di plastica resistenti, uno striscione nero con scritte inneggianti alla resistenza globale seguite da una stella a cinque punte, sessanta magliette nere di cui diverse con scritte inneggianti alla resistenza e alla violenza contro lo Stato, quindici pantaloni, sedici giacche, diciassette giubbotti, cinque sciarpe, quattro cappelli tipo zuccotto, tutti di colore nero. Per quanto attiene agli attrezzi di tipo edile, il Tribunale dava atto che l’edificio scolastico era in ristrutturazione e che in un locale chiuso a chiave erano in effetti custoditi diversi attrezzi, come riferito dai testi Del Papa e Gaburri i quali peraltro non avevano riconosciuto come a loro appartenenti tutti gli attrezzi sequestrati.

Quindi viene introdotto il capitolo

Le bottiglie Molotov

che riveste fondamentale importanza nel processo.

I reperti di maggior rilievo menzionati nei verbali di sequestro e di arresto sono costituiti da due bottiglie molotov, rinvenute per il primo verbale “nella sala d’ingresso ubicata al piano terreno” e per il secondo verbale “al piano terra in prossimità dell’entrata”, ma in realtà trovate dal Vice Questore Pasquale Guaglione nei pressi di corso Italia, durante la manifestazione e gli scontri avvenuti nel pomeriggio del 21. Viene riportata la deposizione del Dott. Guaglione “I due ordigni li trovai quasi alla fine del servizio in corso Italia, mi pare all’altezza di via Medaglie d’Oro di Lunga Navigazione… Riconosco in quelle visibili nella foto (All. 2 Rogatoria Firenze) quelle che io ritrovai… il collo era incappucciato da una pellicola trasparente che lo copriva; odorandole emettevano un forte odore di benzina. La prima persona a cui feci vedere le molotov fu il mio autista, Vito Giandomenico, a cui dissi, non so perché: ‘Queste mi faranno perdere la promozione!’; poi per quanto ricordo le feci vedere al dr. Piccolotti e quindi al dr. Donnini a cui le consegnai e che le pose sul suo fuoristrada”.

Rileva il primo giudice che le dichiarazioni del dr. Guaglione hanno trovato conferma in quelle rese dai testi Vito, Piccolotti e Donnini.

Le due bottiglie molotov, consegnate al dr. Donnini, vengono dunque riposte sul sedile posteriore all’interno del Magnum, il cui autista, secondo quanto da quest’ultimo riferito, era  Burgio: su tale identificazione dell’autista il Tribunale è certo sia per il riconoscimento operato dal Donnini al dibattimento, sia per il fatto che il Magnum in questione risultò in quel giorno affidato al Burgio. Il Magnum ed il suo autista Burgio vengono filmati in piazza Merani praticamente dall’inizio dell’operazione presso la scuola Diaz sino circa a mezzanotte e trenta; i fotogrammi estrapolati dal filmato ad opera del RIS eliminano ogni possibile dubbio circa l’identificazione del Burgio nell’agente con il casco visibile nei pressi del portone centrale sulla sinistra. Per il Tribunale, dunque, se si tiene presente che le bottiglie molotov erano state riposte sul Magnum condotto dal Burgio, che detto veicolo era affidato al Burgio e non poteva quindi essere utilizzato da altri, appare evidente che il Burgio era l’unica persona che avrebbe potuto trasportare le predette bottiglie dal Magnum al cortile della Diaz. Osserva ancora in proposito il Tribunale che il Burgio non avrebbe avuto altri motivi, e comunque non ne ha indicato alcuno, per recarsi nel cortile della Diaz, abbandonando il veicolo di cui aveva la responsabilità e dal quale dunque non avrebbe dovuto in alcun caso allontanarsi.

Successivamente il Tribunale passa in rassegna le dichiarazioni rese dall’imputato dott. Troiani:

1)    dichiarazioni rese il 1/7/2002, quale persona informata dei fatti, e integralmente richiamate e confermate nel successivo interrogatorio del 9/7/2002: l’autista Michele Burgio, mi si avvicina e mi dice che in macchina o nelle immediate vicinanze o per terra vicino alle macchine sono state trovate, non si sa da chi, due bottiglie molotov; io ho portato queste bottiglie subito a Di Bernardini che si trovava nel cortile e me ne sono subito andato via … io a Di Bernardini ho detto che i miei le avevano trovate nel cortile della scuola o sulle scale d’ingresso del portone. Mi rendo conto della mia leggerezza; ma il mio problema in quel momento era solo quello di “liberarmi” di quelle bottiglie e riferire a chi avrebbe dovuto redigere atti di PG;

2)    Nell’interrogatorio del 9/7/2002 precisava: ritengo invece che sia stato Burgio a portarmele. Io ricordo di essere stato nel cortile, dove c’erano anche alcuni funzionari … Prendo altresì atto che Burgio avrebbe dichiarato alla AG di aver ricevuto una mia telefonata con la quale gli avrei richiesto testualmente di “portare quelle cose”. Nego di aver rivolto questo invito; ammetto di averlo chiamato per telefono … confermo di aver detto a Burgio di portarmi le bottiglie … quello che ora posso ricordare meglio è che io dissi a Di Bernardini che sul mezzo c’erano queste bottiglie, cioè che mi avevano riferito dell’esistenza di queste bottiglie e Di Bernardini mi disse allora di portargliele, credo ci fosse anche Caldarozzi davanti. Quando le ho portate e mi ha chiesto dove fossero state trovate ho detto che erano state trovate nel cortile o nell’immediatezza delle scale d’ingresso. Questa è stata la mia leggerezza, e me ne rendo conto, per volermene sbarazzare e non fare un verbale di sequestro

3)    Il 30/7/2002 il Troiani si avvaleva della facoltà di non rispondere ed infine il 31/5/2003 dichiarava:“… Le bottiglie le porta Burgio, arrivando a piedi, con il sacchetto in mano … Dissi al dott. Di Bernardini che mi era stato riferito dai miei uomini che tra la strada ed il cortile e comunque in quei pressi, più o meno nel cortile, erano state rinvenute delle bottiglie. Mai ho fatto riferimento alla possibilità che fossero state rinvenute all’interno della scuola

Secondo il Tribunale le dichiarazioni, in verità piuttosto confuse ed in parte contraddittorie, rese da Troiani provano comunque la sua partecipazione al trasporto e all’arrivo delle bottiglie molotov alla scuola Diaz; tali dichiarazioni, così come quelle rese dagli altri prevenuti, secondo quanto disposto dall’art. 513, comma 1, c.p.p., non sono peraltro utilizzabili nei confronti né del Burgio né degli altri imputati, che non hanno prestato il loro consenso all’utilizzo nei loro confronti dei verbali precedenti acquisiti a seguito del rifiuto del Troiani di sottoporsi ad esame dibattimentale.

Quindi per il Tribunale la ricostruzione del percorso compiuto dalle bottiglie molotov e di quanto compiuto in proposito da coloro che vennero in contatto con le stesse risulta assai difficoltoso e non accertabile con la dovuta sicurezza. In base alle dichiarazioni rese da Di Bernardini, Caldarozzi, Mortola e Gratteri, in parte imprecise e contraddittorie, può soltanto ritenersi provato che dette bottiglie giunsero infine a Luperi, il quale venne infatti filmato, in gruppo con Caldarozzi, Canterini, Mortola, Murgolo e Gratteri, mentre teneva in mano un sacchetto di colore azzurro, evidentemente contenente le bottiglie in questione. Il Luperi a sua volta ha riferito di aver avuto le bottiglie da Caldarozzi e di essere stato informato da Mortola che il ritrovamento era avvenuto all’interno della scuola; quindi avrebbe affidato le molotov alla dott.ssa Mengoni della Digos di Firenze perché provvedesse a custodirle data la loro pericolosità; smentisce il dott. Fiorentino secondo il quale egli avrebbe riferito di averle consegnate ad un agente della polizia scientifica. La Mengoni conferma la consegna da parte del Luperi, dice che non sapeva come custodire le molotov, di aver perso i contatti con i propri colleghi e di aver il cellulare scarico; incontra un collega della DIGOS di Napoli del quale non ricorda il nome e, poggiato il sacchetto con le molotov a terra subito dopo l’ingresso a sinistra, chiede al collega di rimanere a presidiare il sacchetto mentre lei si allontanava a cercare i suoi collaboratori. Tornata non trovava più né il collega né le molotov, e rivede poi le bottiglie posizionate sullo striscione nero allestito con tutti i reperti sequestrati; in prossimità dello striscione c’era il dr. Pifferi che fece quindi raccogliere tutti i reperti, dicendo a tutti di allontanarsi, perché la situazione all’esterno stava diventando insostenibile.

Il Tribunale giudica tali dichiarazioni imprecise e forse anche in parte illogiche, considerato che la Mengoni aveva avuto l’incarico di custodire reperti pericolosi e che il Dott. Pifferi ha riferito che la posa dello striscione ove collocare i reperti era avvenuta con l’aiuto della Mengoni stessa, ma conclude osservando che “Non sussistono peraltro elementi concreti che possano provare l’assoluta inattendibilità di quanto riferito dalla teste, anche tenuto presente lo scarso interesse da parte sua ad elaborare una versione dei fatti non veritiera e le incerte motivazioni che potrebbero averla indotta a farlo. Non può del resto neppure escludersi, in assenza di prove contrarie concrete, che il contrasto con quanto riferito dal dr. Pifferi sia attribuibile ad un erroneo ricordo, dell’uno o dell’altra, e che l’eccezionalità della situazione in cui si trovava e l’agitazione del momento abbia potuto in effetti indurre la dr.ssa Mengoni ad affidare le bottiglie molotov ad un funzionario da lei conosciuto soltanto di vista”; e ancora “Non è comunque chiaro come tali bottiglie siano giunte e siano state  infine disposte, peraltro prive del sacchetto di plastica azzurrino, sullo striscione.” Infine il Tribunale richiama la successiva vicenda della sparizione e distruzione delle molotov, oggetto di valutazione in altro procedimento, sostenendo che non può assumere alcun rilievo nel presente giudizio, atteso che detti reperti erano stati ampiamente fotografati ed esaminati cosicché la loro materiale disponibilità non appariva in alcun modo necessaria ai fini della loro individuazione e riconoscimento.

Il Tribunale passa quindi a descrivere la fase della

Redazione atti di perquisizione e di arresto

Dopo il trasferimento dei reperti presso i locali della Questura, ne inizia la catalogazione e nello stesso tempo inizia altresì la redazione dei verbali di perquisizione e sequestro e di arresto nonché della notizia di reato da trasmettere alla Procura.

L’imputato Dominici ha riferito in proposito: “… Mortola mi riferì che il dr. Caldarozzi per redigere il verbale di arresto aveva mandato a Bolzaneto Ciccimarra, Gava e Ferri, i quali avevano bisogno di notizie sulle persone portate agli ospedali. Gli agenti della Digos e dello SCO nel frattempo stavano redigendo i verbali di perquisizione negli uffici della Digos e vi era anche il problema di redigere la notizia di reato da trasmettere al magistrato; telefonai quindi al dr. Schettini dicendogli di preparare insieme al dr. Gallo la notizia di reato, rivolgendosi per redigerla alle persone che materialmente avevano partecipato all’operazione”.

Tali operazioni sono descritte dai testi Gallo ,Schettini ,Conte e Riccitelli.

Il teste Salvemini ha dichiarato:

Abbiamo identificato i nove firmatari del verbale di perquisizione e sequestro: Panzieri, Nucera, Gava, Ferri, Aniceto, Cerchi, Di Novi, Mazzoni e Di Bernardini. Gli stessi hanno sottoscritto anche il verbale di arresto: sono state identificate altre cinque firme, Mortola, Dominici, Di Sarro, Caldarozzi e Ciccimarra, mentre resta non identificata la quindicesima”.

Il compito di redigere materialmente la notizia di reato venne dunque affidato dal dr. Dominici a Gallo e Schettini; gli imputati Ferri, Gava e Ciccimarra compilarono a  Bolzaneto il verbale di arresto mentre presso la Questura l’imputato Mazzoni redigeva almeno in parte il verbale di perquisizione e sequestro.

Un capitolo ulteriore del processo è rappresentato dalla

Irruzione nella scuola Pascoli

essendo pacifico che forze di polizia fecero ingresso anche nell’edificio adibito alla scuola Pascoli, che fronteggia la scuola Pertini.

Tale edificio, concesso dal Comune al Genoa Social Forum, era strutturato nel modo seguente:

Al piano seminterrato aveva sede, nella palestra, la sala stampa;

Al primo piano erano situati l’infermeria, e le aule ove erano sistemati  il Mediacenter, sede della redazione dei giornali e della carta stampata, nonché la sala avvocati;

Al secondo piano erano collocati gli uffici di Radio Gap e la redazione de “Il Manifesto”, “Carta”, “Liberazione”.

Al terzo piano aveva sede Indymedia.

Nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 l’ingresso delle forze dell’ordine all’interno della Scuola Pascoli ebbe luogo poco dopo l’irruzione nella Scuola Pertini.

Il teste dr. Salvemini, che svolse indagini successive, accertò che alcuni uomini che fecero ingresso nell’edificio appartenevano a diverse Squadre Mobili: otto di Genova al comando del dr. Dominici, venti di Roma al comando del dr. Di Bernardini, quattro di La Spezia al comando del dr. Ferri, sette di Nuoro al comando del dr. Gava. Il gruppo di Nuoro entrò per ultimo e non incontrò ostacoli perché i colleghi già entrati in precedenza avevano fatto sistemare i presenti lungo le pareti; quando la parlamentare Mascia intervenne per far sospendere l’operazione parlò con il responsabile che era il Dott. Gava.

La tesi sostenuta dalle difese è che l’ingresso nella scuola Pascoli sia avvenuto per sbaglio, in quanto tale edificio non era interessato all’operazione di perquisizione: il personale intervenuto non conosceva il luoghi, seguiva i colleghi di Genova, non sapeva neppure che ci fossero due scuole, poteva essere stato tratto in inganno dalla targa sulla scuola Pascoli con scritto “Scuola elementare Armando Diaz”. Secondo testi presenti gli agenti battevano i manganelli sui tavoli per spaventare, rifiutavano di dare spiegazioni della condotta o dicevano di non aver bisogno di mandati: fecero preparare i documenti di identità che però poi non esaminarono.

Secondo i testi a difesa non avvenne alcuna perquisizione, i residenti furono lasciati tranquilli e liberi di usare i cellulari, alcuni continuarono a cenare anche offrendo il pranzo ai poliziotti, in un clima di serenità che il Tribunale sostiene confermato da un filmato agli atti. Venne invitato il giornalista di TG 3 Chartroux: notò gran confusione, “evidenti segni di una attività che aveva provocato rovesciamento, caduta, rottura di varie cose”, computer a terra, computer e dischi “fracassati”, ma non assistette ad atti di coercizione ad opera delle Forze dell’Ordine. A nessuno fu vietato, al suo cospetto, di muoversi; i presenti erano seduti lungo il corridoio, non sembravano soddisfatti di trovarsi in quella posizione, ma non veniva loro intimato di non muoversi. Fu permesso di parlare con la troupe della RAI.

Fra le persone che si trovavano al secondo piano, soltanto il teste Fletzer, giornalista pubblicista, in quei giorni collaboratore de “Il Manifesto”, ha dichiarato di essere stato vittima della violenza della Polizia. Si era portato in una stanza all’inizio delle scale, erano quindi arrivati i poliziotti, che, rimasti indifferenti dinanzi al cartellino ed alla casacca gialla, in dotazione ai giornalisti, gli lanciarono una panca sul capo e lo colpirono con i manganelli, gettandolo a terra. Il cellulare cadde e si aprì, ma Fletzer riuscì a ricomporlo ed a proseguire le concitate conversazioni con i vari interlocutori, fra cui il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Genova, Lugli, ed altre persone cui raccontava quanto stava accadendo. Il giornalista venne nuovamente colpito dagli stessi uomini in divisa blu scuro.

In ordine a tali violenze non è stata formulata alcuna imputazione, perché gli autori non furono identificati.

Dopo circa 30 - 40 minuti intervenne l’on. Mascia quindi Gratteri, accortosi dell’erronea presenza nella scuola, tramite Ferri disse a Gava di abbandonare l’edificio.

Diversa fu invece la condotta tenuta da appartenenti alla Polizia di Stato nei locali in uso al Mediacenter ed agli avvocati, sempre al primo piano della Pascoli.

Bria Francesca racconta che, mentre assisteva dalla finestra all’avanzata della Polizia verso la Pertini, sentì rumori provenire dal basso, poi irruppero alcuni poliziotti, taluni in uniforme, altri in borghese con pettorine. Urlavano: “Giù per terra! faccia a terra!”. La teste li vide rompere un computer e colpirne altri. Fu percossa con un  manganello. I presenti vennero poi condotti nel corridoio ed obbligati a rivolgersi verso il muro. Dopo una decina di minuti fu ordinato di sedersi per terra. Arrivarono infine gli On. Mascia e Morgantini che protestarono, chiedendo se la Polizia fosse autorizzata ad entrare nella scuola.

Stesso racconto ha reso Galvan Fabrizio, il quale fu colpito da una cassa acustica, mentre i poliziotti sfasciavano i computer, e Lenzi Stefano, il quale non trovò più il suo telefono, quando rientrò nell’aula. Più drammatica è la ricostruzione dei fatti di Minisci Alessandro, perché, oltre a descrivere con maggiori dettagli i gesti di devastazione che attribuisce ad un numero da cinque a otto poliziotti, dichiara che  essi chiedevano urlando dove fossero armi e droga. Riferisce inoltre di un colpo inferto da uno di loro ad un giovane. Minisci stesso venne schiaffeggiato da un poliziotto.

All’On. Morgantini, che si trovava sempre al primo piano, fu consentito di telefonare. Quando uscì nel corridoio vide giovani in ginocchio rivolti verso il muro. Si recò nella stanza dei legali ove notò che tutti i computer sulla sinistra erano rotti.

Appartenenti alla Polizia di Stato salirono anche al terzo piano, ove aveva sede Indymedia; secondo il teste Trotta Marco i poliziotti battevano con i manganelli; quando entrarono, intimarono ai presenti di disporsi nel corridoio con le parole: “Tutti a terra!”; zittivano chi, qualificandosi giornalista, ne chiedeva la ragione. In particolare uno di loro puntò il manganello contro un giovane, di cui successivamente il teste apprese il nome: Huth Andreas. Alle sue proteste, lo portò via. Perquisirono le aule, raccogliendo materiale in scatoloni che lasciarono nel corridoio. Ha raccontato Hayton che, colto dal panico, scese forse al primo piano, ove vide la Polizia trattare bruscamente alcune persone e colpire con un manganello una che protestava; il collega Neslen protestò, fu picchiato con un manganello e portato via; Neslen cercò di confortare una giovane colta da crisi d’asma, ma fu redarguito dall’urlo di un poliziotto che lo prese per il collo e lo trascinò lungo le scale. Lo colpì al fianco col manganello. Alla domanda del perché, Neslen fu nuovamente colpito.

Luppichini  e Valenti erano nella sala video del terzo piano con Raffaele Vizzuti, Andrea Masu e Sara Menafra, giornalista del Manifesto, quando videro la Polizia arrivare in via Battisti, sfondare il cancello della Pertini, colpire le persone. Effettuarono riprese filmate, che dovettero interrompere quando arrivò la Polizia nella Pascoli. La Polizia raggiunse il terzo piano, intimò loro di uscire nel corridoio e sedersi per terra. Quando si allontanò, Valenti rientrò nella stanza, ritrovò la sua telecamera priva della videocassetta contenente le riprese filmate. Non ebbe notizia del sequestro. Riconobbe la videocassetta come propria durante le indagini preliminari.

Forte e Messuti videro poliziotti che portavano alcune videocassette; la teste Halbroth ebbe l’impressione che la Polizia portasse via videocamere o macchine fotografiche. Gli agenti Bassani, Pantanella e Garbati della Digos di Genova, che avevano visto qualcuno effettuare riprese, non riuscirono ad identificare il soggetto ma presero i filmati, che portarono in Questura e consegnarono a loro colleghi insieme ad altro materiale.

Plumecke e Huth erano insieme in una stanza al terzo piano e stavano seguendo alla finestra quanto accadeva in via Battisti: un poliziotto, armato di manganello, ordinò di andare in corridoio con atteggiamento minaccioso; Huth reagì, osservando che erano giornalisti. L’altro lo minacciò col manganello, pronunciando parole in lingua italiana. Sopraggiunse un altro poliziotto, afferrò Huth, lo colpì tre volte al viso, pronunciò parole di minaccia, lo spinse verso le scale, gli torse un braccio provocandogli dolore, lo costrinse in un angolo appartato dove nessuno poteva vedere, lo scosse e gli strappò la pettorina gialla. Infine lo condusse nel seminterrato, ove lo obbligò ad inginocchiarsi e si allontanò. Le indagini volte all’identificazione dell’appartenente alla Polizia di Stato, autore delle percosse nei confronti di Huth, portarono alla sua identificazione: Huth indicò con certezza Fazio Luigi. La ricognizione di persona, eseguita con le forme dell’incidente probatorio, ha dato altresì esito assolutamente positivo, poiché il riconoscimento da parte della persona offesa è stato del tutto certo.

Atti di turbolenza avvennero altresì nella stanza avvocati del primo piano ed isolatamente altrove ebbero luogo anche condotte violente nei confronti delle persone presenti nell’edificio scolastico.

Le immagini catturate con fotografie e video costituiscono ulteriore conferma dei danneggiamenti alle apparecchiature informatiche. La dr.ssa Spagnolli, dirigente del Comune di Genova, ha dichiarato che tali apparecchiature furono acquistate dall’ente pubblico al prezzo complessivo di circa 500 milioni ed erano state messe a disposizione del GSF all’interno della scuola elementare. La domenica successiva a mezzogiorno il funzionario comunale suddetto si recò nella scuola Pascoli per prenderne visione e riscontrò che i computer in funzione al primo piano erano stati gravemente danneggiati: sembrava fossero stati colpiti “a randellate” Non sono state identificate le persone fisiche autrici degli atti vandalici sul materiale informatico, compiuti soltanto nella sala avvocati del primo piano della scuola Pascoli.

Ritiene il Tribunale: “Benché alcuni testimoni abbiano riferito di avere sentito o anche visto appartenenti alla Polizia di Stato accanirsi su tali apparecchiature e quindi possa ritenersi che almeno qualche gesto sia loro attribuibile, si può dubitare che una programmata attività di distruzione e soprattutto di asportazione di pezzi possa essere ricondotta soltanto alla brutale e dissennata azione dei poliziotti. La rimozione degli hard - disk è infatti un’operazione che richiede competenza, attrezzi idonei e tempo sufficienti e non può avvenire semplicemente distruggendo il “case”. Non si comprende inoltre perché la violenza distruttiva si sia accanita proprio e solo sui computer in uso agli avvocati, nella cui memoria è presumibile fossero immagazzinati dati delicati, che le Forze dell’Ordine, impegnate nella ricerca di pericolosi sovversivi, non avrebbero invece avuto interesse a sopprimere….Resta dunque il dubbio che semplici agenti o sottufficiali di Polizia abbiano  potuto repentinamente e precipitosamente procurare tutti i danni riscontrati al materiale informatico ovvero impossessarsi degli hard – disk, anche tenuto presente che ben difficilmente avrebbero potuto sapere quali fossero i computer in uso ai legali…”

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In relazione ai fatti come sopra riassunti dal Tribunale, le imputazioni formulate dalla pubblica accusa, e compiutamente formalizzate nei capi di cui all’intestazione, possono essere sintetizzati per semplificazione nel seguente modo:

GRATTERI Francesco e LUPERI Giovanni

CAPO A): falso aggravato perché partecipando con funzioni di controllo e di comando in concorso tra loro e con il Prefetto La Barbera Arnaldo, direttore dell’Ucigos, nonché con gli Ufficiali ed Agenti di P.G., materiali redattori e/o sottoscrittori degli atti trasmessi all’A.G. (relazioni di servizio, verbali d’arresto, perquisizione e sequestro, comunicazione notizia di reato) in relazione all’arresto di Albrecht Thomas ed altre novantadue persone che venivano denunciate per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie, attestavano fatti e circostanze non corrispondenti al vero: in concreto determinavano e inducevano gli Agenti ed Ufficiali di PG presenti, alcuni dei quali loro diretti sottoposti, materiali redattori e sottoscrittori degli atti sopra indicati, ad attestare falsamente:

di aver incontrato violenta resistenza da parte degli occupanti consistita in un fittissimo lancio di pietre ed oggetti contundenti dalle finestre dell’istituto per impedire l’ingresso delle forze di polizia;

di aver incontrato resistenza opposta anche all’interno dell’istituto da parte degli occupanti che ingaggiavano violente colluttazioni con gli agenti di polizia, armati di coltelli ed armi improprie;

che quanto rinvenuto all’interno dell’istituto - e costituito da mazze, bastoni, picconi, assi, spranghe ed arnesi da cantiere - era stato utilizzato come arma impropria dagli stessi occupanti, anche per commettere gli atti di resistenza sopra descritti, e comunque che era nella disponibilità e possesso degli arrestati;

di aver rinvenuto due bottiglie incendiarie con innesco al piano terra dell’istituto perquisito, vicino all’ingresso, in luogo visibile ed accessibile a tutti, così attribuendone la disponibilità ed il possesso indistintamente a tutti gli occupanti l’edificio;

CAPO B) artt.110, 368, comma I e II, 61 n. 2, 81 cpv c.p. perché incolpavano, sapendolo innocente, ciascuno dei predetti indagati per i delitti loro ascritti (i.e. associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie),  simulando tracce od elementi materiali di prova a carico delle stesse persone incolpate,  procedendo al sequestro come corpi di reato di numerosi oggetti (fra cui 16 coltellini multiuso ed a serramanico, attrezzi provenienti in larga parte dal cantiere esistente presso l’istituto, barre metalliche costituenti supporti di zaini estratte nell’occasione) strumentalmente descritti e qualificati come armi improprie utilizzate dagli indagati o nella loro disponibilità, oltre che di due bottiglie Molotov provenienti da luogo esterno all’istituto e comunque diverso da quello ove ne verrà attestato il rinvenimento nei verbali di perquisizione e di arresto.

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CALDAROZZI Gilberto MORTOLA Spartaco DOMINICI Nando FERRI Filippo CICCIMARRA Fabio DI SARRO Carlo MAZZONI Massimo DI NOVI Davide CERCHI Renzo:

CAPO C) Del delitto di cui agli artt. 110, 61 n. 2, 479 c.p. falso aggravato in relazione alle attestazioni così come descritte al capo A), e comunque, benché consapevoli della non corrispondenza dei fatti descritti nei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro e nelle informative di reato a quanto nella realtà accaduto, non si opponevano in tutto o in parte alla falsa rappresentazione in tali atti contenuta;

infine i sottoscrittori del verbale di perquisizione falsamente attestavano la circostanza che durante tale operazione “gli occupanti erano stati resi edotti della facoltà di farsi assistere da altre persone di fiducia”.

CAPO D) delitto p. e p. dagli artt.110,  368, comma I e II, 61 n.2 c.p., 81 cpv c.p. così come formulato al capo B).

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Luperi, Gratteri, Caldarozzi, Ciccimarrra, Ferri, Mazzoni, Cerchi, Di Novi, Di Sarro, Mortola, Dominici

CAPO E) Delitto p. e p. dagli artt. 110, 323 c.p., perché pervenivano alla decisione e, conseguentemente, eseguivano l’indiscriminato arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso, per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie, in macroscopica assenza di  elementi che giustificassero l’adozione di tale misura nei confronti di ciascuna delle predette persone, pur indicando titoli di reato che astrattamente avrebbero consentito l’arresto ad iniziativa della P.G., così intenzionalmente cagionando alle stesse un danno ingiusto consistito nella privazione della libertà personale:

- deliberatamente omettendo di attribuire a ciascuno il possesso dei vari reperti che  venivano posti in sequestro e considerati elementi di prova a carico di tutti gli arrestati,

- strumentalmente qualificando reperti come armi improprie in possesso illegale  degli arrestati;

- deliberatamente omettendo di specificare le circostanze concrete dell’arresto di Mark Covell, fermato e gravemente ferito da operatori di Polizia non identificati  all’esterno dell’edificio, in fase addirittura antecedente alla irruzione e quindi alla ipotizzata commissione dei reati di resistenza aggravata e violenza a pubblico ufficiale, ovvero le circostanze in cui altri soggetti venivano arrestati, alcuni al di fuori dell’edificio, altri colti nel sonno, comunque nella evidente situazione di estraneità quantomeno ad azioni di resistenza;

- dolosamente omettendo di considerare circostanze in fatto concretamente valutabili e quelle sopra indicate che avrebbero comportato comunque l’obbligo di disporre l’immediata liberazione degli  arrestati in particolare l’assoluta non riferibilità a tutti ed a ciascuno della flagrante commissione dei reati contestati.

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CANTERINI Vincenzo:

CAPO F) Del reato di cui agli artt., 110, 61 n. 2, 479 c.p. perché, in concorso con le persone menzionate  ai capi A), C), partecipando in veste di comandante del VII Nucleo Sperimentale appartenente al I° Reparto Mobile di Roma della Polizia di Stato, all’organizzazione e alla conseguente esecuzione di una perquisizione ad iniziativa autonoma ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773, nella relazione personalmente sottoscritta ed allegata al verbale di arresto trasmesso alla A.G. attestava falsamente che gli appartenenti al Nucleo e Reparto dal medesimo comandato:

-        incontravano violenta resistenza da parte degli occupanti, consistita in un fittissimo lancio di pietre e bottiglie dalle finestre dell’istituto per impedire l’ingresso delle forze di polizia;

-        incontravano resistenza opposta anche all’interno dell’istituto da parte degli occupanti, che ingaggiavano violente colluttazioni con gli agenti di polizia, armati di coltelli, bastoni ed armi improprie, alcune delle quali rinvenute in tali circostanze;

CAPO G) delitto p. e p. dagli artt.110,  368, comma I e II, 61 n. 2, 81 cpv c.p. così come formulato al capo B)

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CANTERINI  Vincenzo, FOURNIER Michelangelo, BASILI Fabrizio, TUCCI Ciro, LUCARONI Carlo, ZACCARIA Emiliano, CENNI Angelo, LEDOTI Fabrizio, STRANIERI Pietro, COMPAGNONE Vincenzo

CAPO H) Delitto p. e p. dagli arrt. 110, 40, 81 cpv., 61 n. 9, 582, 585, 583 c.p. perché, nelle rispettive qualità di comandante, vice comandante e capi squadra del VII Nucleo del 1° Reparto Mobile di Roma, nel corso della operazione di perquisizione procuravano lesioni personali, anche gravi, a 79 degli arrestati

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NUCERA Massimo 

CAPO I) Del delitto di cui agli artt. 479, 110, 61 n. 2  c.p. perché redigendo annotazione di servizio in cui descriveva il proprio operato durante l’intervento di irruzione all’interno dell’edificio  scolastico Diaz Pertini sito in Genova Via Battisti falsamente attestava di essere stato attinto da ignoto aggressore con una coltellata vibrata all’altezza del torace, che provocava lacerazioni alla giubba della divisa indossata e al corpetto protettivo interno

CAPO L) Del delitto di cui  agli artt. 368, comma I e II, 110,  81 c.p.v , 61 n. 2 c.p. come descritta al Capo B) realizzata in particolare nella annotazione di servizio a sua firma, trasmessa in allegato alla predetta comunicazione di notizia di reato, nella quale incolpava, sapendola innocente, persona non identificata ma compresa tra i predetti indagati, del delitto di tentato omicidio in suo danno

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PANZIERI Maurizio

CAPO M) Del delitto di cui agli artt. 479, 110, 61 n. 2 c.p. in qualità di ispettore capo, aggregato al VII Nucleo del I° Reparto Mobile di Roma della Polizia di Stato, in concorso con l’agente Nucera falsamente attestava di aver  assistito ad un episodio in cui l’agente Nucera sarebbe stato accoltellato

CAPO N) Del delitto di cui agli artt. 368, comma I e II, 110,  81 cpv, 61 n. 2 c.p. come al capo L.

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TROIANI Pietro

CAPO O) Del delitto di cui agli artt. 110, 368 c. 1 e 2 c.p. perché, in concorso con le persone indicate nel capo B) e con l’assistente Burgio Michele commetteva la calunnia descritta al capo B) mediante la consegna ai colleghi che cercavano armi delle bottiglie molotov che sapeva essere state ritrovare altrove.

CAPO P) delitto p. e p. dagli artt. 2 e 4 L. 2 ottobre 1967 n. 865, 110, 61 n. 2 e  9 c.p. per avere, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede e nella qualità ivi menzionata, in concorso con l’assistente Burgio Michele, detenuto e portato illegalmente in luogo pubblico due bottiglie incendiarie tipo “molotov”, da considerarsi arma da guerra

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BURGIO Michele

CAPO Q) Del delitto di  cui agli artt. 110, 368 c. 1 e 2 c.p. come la al capo O)

CAPO R) Del delitto di cui agli artt. 2 e 4 L. 2 ottobre 1967 n. 865, 110, 61 n. 2 e 9 c.p. come al capo P)

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GAVA Salvatore

CAPO S) del reato di cui agli artt. 609, 615 c.p., 61 n. 2 c.p. per aver eseguito perquisizione arbitraria domiciliare e personale nel complesso scolastico denominato “Diaz – Pascoli“ con contestuale arbitraria e violenta apprensione delle cose mobile rinvenute (tra l’altro, apparecchi telefonici portatili, macchine fotografiche, videocamere, rullini, videocassette, parti interne di personal computers).

CAPO T) del reato di cui agli artt. 110, 40, 610, 61 n. 9 cp perché, in concorso con soggetti non identificati e non impedendo l’evento, costringeva con minaccia  - consistita nell’urlare ordini in tal senso, brandendo i manganelli in dotazione - gran parte degli occupanti  l’edificio a sedersi,  inginocchiarsi o anche sdraiarsi a terra e a mantenere tale posizione per almeno mezz’ora.

CAPO U) del reato di cui agli artt. 110, 40, 635 c. 1 e c. 2 n. 3 in relazione all’art. 625 n. 7, 61 n. 9 c.p. perché, in concorso con soggetti non identificati e non impedendo l’evento, distruggeva e rendeva inservibili (spaccandoli a colpi di manganello e scaraventandoli a terra) alcuni personal computers ed alcuni apparecchi telefonici di proprietà del Comune di Genova.

CAPO V) del reato di cui agli artt. 110, 40, 314 c.p. perché, in concorso con soggetti non identificati e non impedendo l’evento, si appropriava degli hard-disk dei personal computers di proprietà del Comune di Genova

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FAZIO Luigi

CAPO Z1) del reato di cui agli artt. 581, 61. n. 9 cp perché – strattonandolo, piegandogli un braccio dietro la schiena e colpendolo con delle manate al volto – percuoteva Huth Andreas

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nel PROC. Riunito N. 5045/05 R.G. TRIB, N. 8341/04 GIP, n. 14525/01 NR

DI BERNARDINI

1)   (già capo C) della Richiesta di rinvio a Giudizio: del delitto di cui agli artt. 110, 61 n. 2, 479 c.p. falso come descritto al CAPO C);

2) (già capo D) della Richiesta di rinvio a Giudizio: del delitto p. e p. dagli artt.110,  368, comma I e II, 61 n.2 c.p., 81 cpv c.p. calunnia come descritta al CAPO B);

3) (già capo E) della Richiesta di rinvio a Giudizio: del delitto p. e p. dagli artt. 110, 323 c.p per l’indiscriminato arresto in flagranza di tutte le persone trovate al momento all’interno del medesimo edificio o ritenute comunque occupanti lo stesso,  per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie, in macroscopica assenza di  elementi che giustificassero l’adozione di tale misura

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PROC. riunito N. 1079/08 Dib, n. 6115/05 GIP, 2774/04 NR

TROIANI PIETRO

del delitto di cui agli artt. 110, 479 c.p. perché, avendo consegnato per il tramite dell’assistente Burgio da lui all’uopo diretto due bottiglie incendiarie del tipo c.d. Molotov, consentiva che ne fosse evidenziata da parte degli estensori e sottoscrittori dei verbali di arresto e di perquisizione e sequestro la disponibilità in capo agli occupanti l’edificio in cui era in atto la perquisizione, con la falsa attestazione nei predetti atti del rinvenimento delle bottiglie incendiarie nel contesto descritto, all’interno della scuola perquisita

GAVA Salvatore:

del reato di cui all’art. 479 c.p. per avere in qualità di Commissario Capo della Polizia di Stato aggregato alla Questura di Genova, attestato, in maniera non conforme al vero, sottoscrivendo il relativo verbale di perquisizione e sequestro di aver “proceduto alla perquisizione ex art. 41 TULPPSS dei locali della scuola Diaz sita in Via Cesare Battisti ed al conseguente sequestro di armi, strumenti di offesa ed altro materiale”;

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Pur avendo già anticipato alcuni giudizi e valutazioni del materiale probatorio raccolto, il Tribunale prosegue la redazione della sentenza con il capitolo intitolato

VALUTAZIONE DELLE RESPONSABILITÀ

introdotto dalla considerazione circa l’obbligo per il giudicante di attenersi alle regole processuali di valutazione giuridica dei fatti, con esclusione di alcun giudizio di natura politica e sociale, o anche di mera opportunità

Operazione presso la scuola Diaz Pertini

Il Tribunale esclude la tesi radicale sostenuta da alcune Parti civili secondo la quale i fatti oggetto del processo sarebbero la conseguenza di una ben precisa scelta operativa assunta dai vertici della Polizia, qualificabile come una sorta di “spedizione punitiva”.

Quanto alla tesi della pubblica accusa secondo la quale “le giustificazioni addotte dagli imputati circa il contesto di guerra evocato dalle immagini degli atti vandalici operati da gruppi di contestatori avrebbero reso esplicita una logica del nemico che ha caratterizzato l’agire delle forze di polizia e che colora di rappresaglia i propositi investigativi e repressivi concepiti alla base della disgraziata operazione, sia pur in astratto legittimi”, la stessa, secondo il Tribunale, potrebbe trovare fondamento nel fatto che “le violenze all’interno ed anche all’esterno della scuola Diaz risultano compiute non da sporadici operatori spinti da attacchi d’ira momentanei, bensì da un gran numero di agenti, appartenenti non solo al VII nucleo di Roma ma anche ad altri reparti” “sia nelle dichiarazioni di diverse vittime circa la sistematicità delle violenze e dei colpi inferti, sia in particolare in quanto riferito dal Pref. Andreassi circa l’intervenuto mutamento della situazione e la volontà di “passare ad una linea più incisiva, con arresti, per cancellare l’immagine di una polizia rimasta inerte di fronte agli episodi di saccheggi e devastazione”.

Ma, osserva il Tribunale, “la sistematicità nelle violenze poste in essere dagli operatori potrebbe anche essere attribuita alla sensazione riportata dalle vittime che, colpite più volte e con notevole forza, come risulta dalle gravi ferite riportate da alcune di loro, potrebbero in effetti aver avuto la concreta e certamente giustificata percezione di un’attività violenta sistematica, anche nel caso in cui in realtà si fosse trattato invece di sequenze di colpi non programmate con precise finalità e modalità.”

“E’ certo che lo svolgimento di tutta l’operazione e le violenze poste in essere possono costituire, come già rilevato, un indizio quanto meno del carattere di “rappresaglia” dell’operazione, ma deve anche riconoscersi che un indizio anche grave non può valere quale valida prova di un fatto.”

Secondo il primo giudice i dirigenti non avrebbero convocato i giornalisti, ciò che invece hanno fatto in quanto convinti che l’operazione avrebbe avuto successo e avrebbe portato all’arresto di black-bloc (ed in tale ottica il primo giudice considera irrilevante la vicenda relativa all’imputazione per falsa testimonianza a carico di Colucci conseguente al cambio di versione circa l’iniziativa di convocare Sgalla, Direttore dell’Ufficio Pubbliche Relazioni; se anche fosse stato il Capo della Polizia De Gennaro a disporne la convocazione, come riferito da Colucci in un primo tempo, ciò sarebbe stato determinato “dalla convinta generale aspettativa del suo successo con l’individuazione e l’arresto dei responsabili delle devastazioni e saccheggi dei giorni precedenti.”)

Secondo il Tribunale alla luce delle denunce dei cittadini, del sopralluogo di Mortola, della telefonata a Kovac e dell’aggressione al pattuglione, del tutto giustificatamente venne ritenuto che nella scuola si potessero trovare appartenenti al black bloc, responsabili delle devastazioni e saccheggi avvenuti nei giorni precedenti, e quindi che vi potessero essere anche le armi, proprie o improprie, dai medesimi utilizzate.  Quindi, reputa il primo giudice, la perquisizione venne disposta in presenza dei presupposti di legge. Ciò che invece avvenne non solo al di fuori di ogni regola e di ogni previsione normativa ma anche di ogni principio di umanità e di rispetto delle persone è quanto accadde all’interno della Diaz Pertini.

Si interroga il Tribunale su quale tipo di resistenza violenta avrebbero potuto porre in essere ad esempio Elena Zuhlke (che riportò, tra l’altro, la frattura di diverse costole con pneumotorace) di corporatura certamente assai esile, di fronte agli agenti di ben più notevole corporatura ed in divisa antisommossa e, che probabilmente con un solo braccio avrebbero potuto immobilizzarla, o su quale resistenza attiva e violenta avrebbe potuto porre in essere Arnaldo Cestaro (di anni 62) per costringere gli operatori a reagire, provocandogli la frattura dell’ulna e del perone; e conclude che risulta evidente, come del resto dichiarato da tutti coloro che si trovavano all’interno della scuola Diaz Pertini, che la violenza posta in essere dalle forze dell’ordine non fosse, almeno nella maggioranza dei casi, diretta a superare specifici atti di resistenza; rileva il Tribunale come non vi è in atti alcuna prova di generali e diffusi atti di resistenza violenta posti in essere nei confronti delle forze dell’ordine, ma semmai soltanto di alcuni isolati episodi, quale quello che vide coinvolto l’agente Nucera o quelli riferiti dai capi squadra e da qualche operatore.

Anche tali singoli atti violenti comunque non avrebbero potuto giustificare l’uso della forza in modo indiscriminato nei confronti di quasi tutti coloro che si trovavano nella scuola, ma nei soli confronti di coloro che si fossero violentemente opposti alle forze dell’ordine.

Quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio scolastico con numerosi feriti, di cui diversi anche gravi, tale da indurre lo stesso imputato Fournier a paragonare la situazione ad una “macelleria messicana”, appare al Tribunale di notevole gravità sia sotto il profilo umano sia sotto quello legale.

La scelta della pubblica accusa circa la richiesta archiviazione delle imputazioni nei confronti dei possibili esecutori materiali delle violenze, evidentemente determinata dalle difficoltà incontrate nella loro individuazione, secondo il primo giudice non ha sicuramente favorito l’accertamento delle singole responsabilità.

Fatto questo inquadramento generale in ordine alle violenze compiute all’interno della scuola Diaz Pertini nelle immediatezze dell’irruzione, passando ad esaminare il capo di imputazione H) relativo alle lesioni, il Tribunale ritiene:

“ non del tutto incredibile che l’inconsulta esplosione di violenza all’interno della Diaz abbia avuto un’origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto attrattivo e per suggestione, tanto da provocare, anche per il forte rancore sino allora represso, il libero sfogo all’istinto, determinando il superamento di ogni blocco psichico e morale nonché dell’addestramento ricevuto; deve d’altra parte anche riconoscersi che una simile violenza, esercitata così diffusamente, sia prima dell’ingresso nell’edificio, come risulta dagli episodi in danno di Covell e di Frieri, sia immediatamente dopo, pressoché contemporaneamente man mano che gli operatori salivano ai diversi piani della scuola, non possa trovare altra giustificazione plausibile se non nella precisa convinzione di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità. Se dunque non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni, è invece certo che la loro propagazione, così diffusa e pressoché contemporanea, presupponga la  consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori, che comunque non li avrebbero denunciati. Il fatto che nessuno non solo dei capi squadra, ma anche dei singoli operatori presenti all’interno della Diaz mentre erano in corso le violenze, abbia denunciato quanto avvenuto, pur avendone l’obbligo come espressamente previsto dall’art. 361 c.p., conferma la validità di quanto osservato.”

Prosegue il Tribunale: ”dunque coloro che con responsabilità di comando avessero assistito anche solo ad alcune delle violenze poste in essere dagli agenti, avrebbero dovuto necessariamente essere ben consapevoli che il loro comportamento omissivo non solo consentiva la prosecuzione delle violenze, ma confermando la validità dell’accordo di non denunciare gli eccessi di violenza posti in essere dai loro sottoposti, ne rafforzava la convinzione dell’impunità e di conseguenza il proposito criminoso.

Non va altresì dimenticato che tra gli operatori del VII Nucleo era attivo un collegamento radio mediante un “laringofono”, cosicché tutti ed in particolare i capi squadra, presenti con i loro uomini ad ogni piano, avevano in ogni momento la possibilità di parlare con i colleghi. Il loro silenzio costituiva dunque un’evidente acquiescenza a quanto stava accadendo e veniva certamente percepito come tale da tutti coloro che erano radiofonicamente collegati.

Gli imputati pertanto, che, entrati nell’edificio durante il periodo in cui le violenze vennero poste in essere, ebbero la possibilità di rendersi conto di quanto stava accadendo, vanno ritenuti responsabili in concorso tra loro del reato di lesioni in danno di tutte le vittime di tali violenze, senza alcuna distinzione tra i fatti cui avevano assistito direttamente e quelli avvenuti in altre parti della scuola, dato che sia l’accordo di cui si è detto sia il loro comportamento omissivo valsero certamente a rinforzare il proposito criminoso e ad agevolare il comportamento violento di tutti.”

In ordine agli altri fatti accaduti all’interno della scuola, il Tribunale ritiene:

il lancio di oggetti e l’aggressione all’agente Nucera non si possono escludere;

quanto alla falsità relativa alla presenza delle molotov, gli elementi valorizzati dell’accusa (incongruenze e reticenze, presenza del sacchetto in mano al Luperi alla presenza di altri, la comparsa dei reperti senza il sacchetto, la mancata menzione  degli stessi nella conferenza stampa di Sgalla, le differenti collocazioni dei reperti nei verbali di arresto, perquisizione e notizia di reato) costituiscono pur sempre semplici indizi per di più non univoci. La confusione e l’agitazione di quei momenti, secondo il primo giudice, ha reso i ricordi di singoli avvenimenti e dei particolari imprecisi, confusi e lacunosi Circa il colloquio avvenuto nel cortile deve d’altra parte riconoscersi che la presenza di alcuni imputati riuniti a parlare con Luperi, mentre quest’ultimo tiene in mano il sacchetto con le bottiglie molotov, non può sicuramente valere a provare con la dovuta certezza che in tale momento si stesse concordando di affermarne il falso ritrovamento all’interno della scuola, pur conoscendone la provenienza da altro luogo. L’omissione di qualsiasi riferimento alle bottiglie molotov nella conferenza stampa del dr. Sgalla, può a sua volta apparire in effetti piuttosto strana, trattandosi di un reperto assai significativo e decisivo, come già rilevato, ma non può evidentemente essere ascritta con certezza alla consapevolezza della sua non genuinità. Prosegue il Tribunale ritenendo poco probabile che tutti i partecipanti al colloquio si siano messi d’accordo; le prove false avrebbero potuto essere formate in Questura e non presso la Diaz ove era più pericoloso; il Luperi non avrebbe girato con il sacchetto in mano con il rischio, verificatosi, di venire ripreso dai cineoperatori presenti.

In conclusione, sebbene il Tribunale si renda conto che è difficile attribuire tutto al solo Troiani, tuttavia opina che in assenza di qualsiasi diversa concreta prova non sia consentito avanzare altre ipotesi, che, pur certamente possibili, resterebbero comunque prive di riscontri probatori certi, e debba quindi accettarsi quanto riferito in proposito dallo stesso dr. Troiani.

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Passando all’esame delle imputazioni di falso, il Tribunale osserva:

La prima relazione circa i fatti avvenuti presso la scuola Diaz venne inviata dal dr. Canterini al Questore e venne da lui redatta circa due ore dopo (si tratta dell’atto che Canterini stesso ha qualificato “due righe al Questore”): secondo il Tribunale non contiene le espressioni indicate nel capo di imputazione: la resistenza incontrata viene definita “vigorosa” e non “violenta”, viene indicato che “dall’alto piovevano oggetti contundenti ed in particolare bottiglie di vetro” e non che vi fu un “fittissimo lancio di pietre e bottiglie”; si afferma che gli operatori salendo ai piani superiori avevano incontrato “ugualmente resistenza” ma non si indicano “violente colluttazioni”  da parte degli occupanti. Comunque rileva il Tribunale “Il dr. Canterini dunque nel redigere la relazione in esame non descrisse quanto realmente avvenuto e comunque a sua conoscenza, ma nell’omettere alcuni fatti e nel riportarne altri in modo generico ed anche sviante per chi la leggeva, forniva una rappresentazione degli eventi del tutto difforme dalla realtà, con l’evidente finalità di favorire gli agenti che avevano commesso gli eccessi e le violenze, cercando di assicurarne l’impunità, secondo l’accordo tra loro esistente, più sopra posto in evidenza, e per un malinteso senso dell’onore dell’istituzione

Diversa la decisione invece per gli imputati che sottoscrissero la notizia di reato ed i verbali di perquisizione e sequestro e di arresto. Per il Tribunale non risulta in alcun modo provato che gli imputati dei reati di falso e di calunnia, ad eccezione di Canterini, siano entrati nella Diaz durante l’operazione di “messa in sicurezza”, ma soltanto in pratica dopo che Fournier aveva richiamato i suoi uomini per radunarli nel cortile, come risulta dalle dichiarazioni delle stesse vittime delle violenze; prosegue, pertanto, ”Non può dunque escludersi, e comunque non risultano acquisite prove certe di diverso tenore, che i citati imputati non si siano resi conto di quanto in effetti era accaduto”.È certo che il numero dei feriti e la gravità di alcuni di loro avrebbe dovuto almeno suscitare qualche perplessità circa quanto accaduto ed indurre ad approfondire i fatti, ma è anche vero che la situazione che si era determinata dopo giorni di violenze e sostanzialmente di “guerriglia urbana” con lanci di molotov e numerosi feriti, era ormai tale che nulla era più in grado di stupire o di essere giudicato secondo criteri logici e normali”; ed ancora “non può escludersi che i redattori degli atti in esame ed i sottoscrittori, fossero convinti dell’esistenza di un certo legame ed accordo tra tutti coloro che si trovavano all’interno della scuola, già resisi responsabili di atti di resistenza nell’opporsi all’ingresso della polizia, e di conseguenza dell’attendibilità dei colleghi, per di più pubblici ufficiali, che descrivevano quanto avvenuto, nonché del fatto che l’elevato numero dei feriti potesse in effetti essere determinato dai violenti atti di resistenza avvenuti all’interno della scuola

Quanto al CAPO E) relativo all’abuso d’ufficio, anche riqualificato come arresto illegale ex art. 606 c.p., come richiesto dal P.M., il Tribunale ritiene che “non risulta comunque provato con la dovuta certezza l’abuso da parte degli imputati dei poteri inerenti alle loro funzioni, atteso che come si è già rilevato, non può escludersi, in base agli elementi probatori acquisiti, che ritenessero in effetti sussistente un certo legame ed accordo anche associativo tra tutti coloro che si trovavano all’interno della scuola”.

In ordine al profilo di falsità relativo alla affermazione che durante l’operazione “gli occupanti” sarebbero “stati edotti della facoltà di farsi assistere da altre persone di fiducia”, il Tribunale rileva che si tratta certamente di una espressione normalmente presente in tutti i verbali del tipo in esame, assai probabilmente di stile e preventivamente predisposta, e di cui certamente i redattori non si sono curati di accertare l’effettiva rispondenza al vero, ritenendola non essenziale e di scarso rilievo, anche tenuto presente che nella situazione concreta gli agenti non erano tenuti a dare tale avvertimento. Infatti secondo il primo giudice erano già in corso atti di resistenza cosicché gli agenti agivano in flagranza di reato e, come affermato dalla Suprema Corte, “l'avviso al soggetto sottoposto a perquisizione domiciliare della facoltà di farsi assistere o rappresentare è previsto ove la perquisizione sia effettuata dall'autorità giudiziaria, mentre tale formalità non è richiesta per le perquisizioni operate dalla polizia giudiziaria nella flagranza del reato, salva la facoltà del difensore di assistervi senza diritto di essere preventivamente avvisato” (Cass. Sez. VI, n. 2001 del 22/05/1995 - dep. Il 26/07/1995, Mazzanti, in CED Cass. Rv. N. 202590). La presenza di una simile affermazione, secondo il Tribunale, “può dunque ritenersi dovuta ad una semplice leggerezza o disattenzione e non può pertanto assumere alcun rilievo in ordine al contestato reato di falso.”

Compiute tali valutazioni di ordine generale, il Tribunale passa a valutare le

SINGOLE POSIZIONI

Luperi Giovanni 

Secondo la tesi accusatoria avrebbe rivestito insieme con il dr. Gratteri funzioni di comando quale funzionario di grado più elevato presente sul posto dopo il Pref. La Barbera, dunque “figura apicale del comparto della polizia di prevenzione cui fanno capo gli operatori della DIGOS territoriali”.

L’imputato nel corso delle sue dichiarazioni spontanee ha contestato la posizione attribuitagli ed ha affermato che era stato nominato alla Direzione della Prevenzione come Consigliere ministeriale aggiunto con compiti specifici di studio e ricerca.

Esclusa l’ipotesi di un “complotto”, per il Tribunale non può ritenersi provato che Luperi abbia assistito alla fase iniziale dell’aggressione e agli atti di violenza e non può escludersi che, come da lui stesso dichiarato, possa aver ritenuto che gli agenti stessero terminando una legittima operazione volta a superare un atto di resistenza. Non può altresì neppure ritenersi provato che Luperi si sia accorto della presenza di Covell in terra sulla destra del cancello, perché c’era confusione.

Quanto alla vicenda delle bottiglie molotov il Collegio richiama quanto in precedenza osservato circa l’impossibilità di ritenere provato con la dovuta certezza che Luperi fosse consapevole della provenienza di dette bottiglie e del fatto che non fossero state rinvenute all’interno della scuola.

In tale situazione probatoria l’imputato, in base al disposto dell’art. 530, comma 2, c.p.p., è stato assolto dai reati ascrittigli con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Gratteri Francesco

Anche nei confronti di Gratteri per il primo giudice valgono le stesse osservazioni sopra riportate per Luperi, nonché quanto già osservato in ordine ai reati a quest’ultimo ascritti.

Il Tribunale non ritiene possibile, in base agli elementi acquisiti, provare con la dovuta certezza che il dr. Gratteri abbia potuto rendersi conto di quanto era realmente avvenuto all’interno della scuola Diaz nei minuti precedenti al suo ingresso, né che fosse a conoscenza delle reali modalità dell’aggressione subita da Covell, della provenienza delle molotov e dell’innocenza degli arrestati. Anche tale imputato viene dunque assolto in base al disposto dell’art. 530, comma 2, c.p.p. dai reati ascrittigli con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Canterini Vincenzo

Circa la sua responsabilità in ordine ai reati ascrittigli (falso, calunnia e lesioni) il Tribunale richiama le valutazioni già espresse in precedenza: l’imputato entrò nella scuola quando ancora le violenze erano in corso e cioè prima che Fournier intimasse di smettere e non solo non intervenne in alcun modo per farle cessare, né denunciò quanto aveva visto, ma omise anche qualsiasi accenno in proposito nella sua relazione. Tale comportamento omissivo costituisce conferma dell’esistenza di una sorta di accordo tra i dirigenti e gli agenti del VII nucleo, volto a garantire l’impunità di questi.

In ordine al capo d’imputazione sub H) viene esclusa la responsabilità dell’imputato in ordine alle lesioni in danno di Heglund Cecilia, che ha affermato di non essere stata colpita.

In ordine ai capi F) e G) il primo giudice esclude la responsabilità dell’imputato in ordine a quanto da lui riferito circa gli atti di resistenza avvenuti mentre la polizia si trovava all’esterno dell’edificio scolastico nonché in ordine alla contestazione relativa al possesso di congegni esplosivi da parte di coloro che si trovavano nella scuola, richiamando quanto rilevato in precedenza, e cioè che qualche oggetto dovette essere stato lanciato contro gli agenti che si trovavano nel cortile della Diaz, cosicché quanto riferito dal dr. Canterini circa il lancio di oggetti contundenti e di bottiglie, anche se rinforzato dall’espressione “piovevano”, non può ritenersi connotato da assoluta falsità. Infine rileva il Tribunale che nella relazione in esame il dr. Canterini non ha riferito alcunché circa le bottiglie molotov (ma, si deve osservare, nessuna contestazione al riguardo è stata formulata nei confronti di Canterini).

Considerato reato più grave il falso, ritenute le attenuanti generiche per l’incensuratezza e la situazione di stress, circostanze valutate equivalenti alla contestata aggravante, la pena base è stata determinata dal Tribunale in anni 1 e mesi 4 di reclusione, aumentata per la continuazione con i reati di calunnia e lesioni, a loro volta implicanti continuazione interna con riferimento ai plurimi reati in danno di ciascuna delle parti lese, alla misura finale di anni 4 di reclusione, massima misura applicabile in forza del vincolo del triplo imposto dall’art. 81 c.p..

Tale pena è stata dichiarata condonata nella misura di anni 3; alla condanna è conseguita la pena accessoria della interdizione temporanea dai Pubblici uffici.

Fournier Michelangelo

Secondo il Tribunale l’imputato, comandante del VII Nucleo, entrò nella scuola Diaz attraverso il portone centrale, subito dopo il suo sfondamento, per cui non è possibile che, una volta all’interno della scuola, non si sia reso conto di quanto stava accadendo e delle violenze che avvenivano al piano terreno nel locale adibito a palestra; se si tiene conto della complessiva durata di dette violenze, e cioè del tempo trascorso tra l’ingresso delle forze dell’ordine ed il grido “Basta, basta”, pur ammettendo che l’imputato sia entrato non tra i “primissimi” ma comunque tra i primi, non è invero possibile che nei minuti trascorsi non abbia visto ciò che stava avvenendo. Lo stesso Fournier ha ammesso di aver notato, seppure “con la coda dell'occhio in quei momenti di trambusto”,  che al piano terreno “c'era una persona anziana che era stata picchiata.” Fournier, dunque, diede ai suoi uomini l’ordine di uscire e gridò: “Basta!” soltanto dopo aver visto le gravi condizioni in cui versava la Jonasch, che gli fecero temere la possibilità di eventi di particolare gravità. Osserva ancora il primo giudice che l’ordine di uscire dall’edificio venne sentito ed eseguito da tutti i suoi uomini, circostanza che conferma il costante collegamento tra gli appartenenti al VII Nucleo ed il fatto che il precedente silenzio da parte di Fournier, mentre le violenze venivano commesse in tutti i piani della scuola, non poteva valere che come conferma dell’accordo esistente di non denunciare eventuali eccessi commessi durante l’operazione.

Viene, pertanto, affermata la responsabilità dell’imputato in ordine al reato ascrittogli sub H), sempre con l’eccezione circa le lesioni in danno di Heglud Cecilia, che ha escluso di essere stata colpita. Ritenute sussistenti circostanze attenuanti generiche, prevalenti sulle contestate aggravanti, sia per la incensuratezza sia in considerazione della situazione di stress e di stanchezza in cui maturarono i fatti sia perché Fournier fu l’unico ad intervenire per far cessare le violenze, anche se poi omise di denunciarle, la pena base è stata determinata in anni 1 per le più gravi lesioni in danno di Lena Zhulke, ridotta di un terzo ex art. 62 bis c.p. ed aumentata sino al triplo per la continuazione, giungendo alla misura finale di anni 2 di reclusione; alla condanna è conseguita la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. Infine sono stati concessi i doppi benefici.

I Capi Squadra e Basili Fabrizio

Dalle stesse dichiarazioni rese dagli imputati e dalle loro relazioni di servizio, osserva il primo giudice, risulta che in effetti gli agenti del VII Nucleo entrarono tra i primi, partecipando altresì direttamente allo sfondamento dei portoni centrale e laterale e si distribuirono quindi in tutto l’edificio salendo ai piani superiori. Pertanto non è possibile che detti imputati non si siano almeno resi conto di quanto realmente stava accadendo e delle violenze che venivano poste in essere nei confronti di coloro che si trovavano all’interno della scuola; diversi imputati riferirono di aver assistito in effetti ad episodi di violenza compiuti da personale diverso dal VII Nucleo, precisando di avere essi stessi aiutato alcuni dei giovani, ma ciò secondo il Tribunale è irrilevante in quanto era loro preciso obbligo intervenire immediatamente per fare cessare ogni violenza ingiustificata.

Nessun dubbio dunque nutre il Tribunale circa la responsabilità di detti imputati in ordine al reato loro ascritto.

Agli stessi sono riconosciute le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante in considerazione sia della incensuratezza, sia della situazione di stress e di stanchezza in cui maturarono i fatti, e la pena base di anni uno di reclusione per il più grave reato di lesioni in danno di Lena Zhulke, aumentata sino al triplo per la continuazione, conduce alla pena finale per ciascuno di anni 3 di reclusione; tale pena è stata interamente condonata; infine è stata applicata la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena.

Troiani Pietro – Burgio Michele

Ribadisce il Tribunale che l’unico fatto emerso con la dovuta certezza in ordine alle bottiglie molotov in oggetto, oltre alla loro provenienza, è il loro trasporto ad opera di Burgio dal Magnum a lui affidato alla scuola Diaz su indicazione di Troiani. Reputa il collegio di primo grado che l’ordine rivolto a Burgio da Troiani sarebbe stato così evidentemente illegittimo da poter essere percepito come tale da chiunque, e che di conseguenza Burgio non avrebbe in alcun modo dovuto eseguirlo. Quale logica conseguenza osserva il Tribunale che il falso ritrovamento delle bottiglie molotov presso la scuola Diaz comportava necessariamente l’attribuzione del loro possesso a coloro che si trovavano all’interno dell’istituto, come in effetti avvenne; gli imputati erano quindi perfettamente consapevoli di incolpare questi ultimi di un reato di cui sapevano che erano innocenti. Troiani e Burgio, dunque, sono stati riconosciuti responsabili dei reati loro rispettivamente ascritti, uniti sotto il vincolo della continuazione, attesa l’evidente unicità del disegno criminoso. Ritenute sussistenti circostanze attenuanti generiche, valutate prevalenti sulle contestate aggravanti, in considerazione della incensuratezza, della situazione di stress e di stanchezza in cui gli imputati agirono nonché in particolare della sostanziale confessione di Troiani e del fatto che Burgio in definitiva eseguì quanto richiesto dal predetto, ritenuto reato più grave il porto di armi da guerra, la pena base è stata determinata in anni 2 di reclusione ed € 750,00, quindi ridotta di 1/3 per le attenuanti generiche, aumentata per la continuazione con la detenzione di armi di mesi 2 ed € 150,00, per la continuazione con la calunnia di anni 1, giungendo così alla misura finale di anni 3 di reclusione ed  € 650,00 di multa ciascuno; alla condanna è conseguita la interdizione temporanea dai pubblici uffici, mentre la pena è stata dichiarata interamente condonata.

Nucera Massimo – Panzieri Maurizio

La posizione di tali imputati era già stata trattata dal Tribunale nella “Ricostruzione  dei fatti”, ove era giunto alla conclusione della impossibilità, in base alle prove acquisite, nonché alla perizia ed alle consulenze di parte, di stabilire con la dovuta certezza se l’aggressione descritta da Nucera e Panzieri fosse realmente avvenuta. Pertanto ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p., entrambi gli imputati sono stati assolti dai reati loro ascritti con la formula “perché il fatto non sussiste”

Sottoscrittori della notizia di reato e dei verbali di perquisizione e arresto

Valutando unitariane le posizioni di tutti gli imputati di falso, il Tribunale ricorda che la comunicazione di notizia di reato, materialmente redatta dal dr. Gallo e dal dr. Schettini, venne sottoscritta dagli imputati Mortola e Dominici nelle rispettive qualità di dirigenti della Digos il primo, e della Squadra Mobile il secondo; il verbale di perquisizione e sequestro,  redatto almeno in parte da Mazzoni, venne sottoscritto da Panzieri, Nucera, Gava, Ferri, Aniceto, Cerchi, Di Novi, Mazzoni e Di Bernardini, i quali, insieme a Mortola, Dominici, Di Sarro, Caldarozzi, Ciccimarra e ad un altro funzionario non identificato, sottoscrissero anche il verbale di arresto, materialmente compilato da Ferri, Gava e Ciccimarra.

Gli elementi probatori acquisiti, a detta del Tribunale, non consentono di affermare con la dovuta certezza che i predetti imputati fossero consapevoli di riportare negli atti a loro firma circostanze non corrispondenti al vero. La relazione del dr. Canterini, del resto, forniva una ricostruzione degli eventi sostanzialmente corrispondente al contenuto degli atti in esame, ed induceva quindi certamente i sottoscrittori di detti atti, che, non avendo assistito direttamente ai fatti nella stessa descritti, non avevano alcun motivo per dubitare della sua attendibilità, a ritenere del tutto fondato quanto veniva riportato nei verbali di perquisizione e di arresto e a non valutarlo criticamente.

Per quanto attiene all’indicazione nei citati verbali di Mark Covell tra coloro che si trovavano all’interno della Diaz e la mancata specificazione dell’aggressione dal medesimo subita, il Tribunale rileva che non risulta in alcun modo provato che gli imputati fossero a conoscenza di quanto avvenuto.

Conseguentemente ex art 530, comma 2, c.p.p., tali imputati sono stati assolti dai reati loro ascritti con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Gava Salvatore

Accusato di avere sottoscritto il verbale di atti da lui non compiuti, il primo giudice osserva che è pacifico che quella notte Gava non entrò nella scuola Pertini, mentre fece ingresso nella Pascoli. Richiesto di spiegare perché firmò un atto senza averne titolo, Gava ha risposto di avere agito nel convincimento dell’opportunità della sua sottoscrizione anche sul verbale di perquisizione e sequestro, che altri aveva redatto, poiché aveva dato un contributo all’operazione, provvedendo all’identificazione delle persone perquisite ed arrestate. Secondo il Tribunale sarebbe nota la prassi comune di sottoscrivere atti come quelli in questione ad opera di tutti coloro che in qualche modo abbiano partecipato alle operazioni, cosicché non appare al primo giudice inverosimile che in effetti Gava, avendo ricevuto l’incarico di procedere alla perquisizione in questione, essendosi recato sul posto, seppure sbagliando obiettivo, ed avendo poi proceduto all’identificazione dei soggetti coinvolti, senza cui il predetto atto non avrebbe potuto essere redatto, si sentisse in qualche modo partecipe di tale operazione.

Pur valutando la sentenza della Corte di Cassazione che aveva annullato la sentenza del GUP di non luogo a procedere sulla imputazione coatta disposta dal GIP a carico del Gava per l’ipotesi di falso in esame, il Tribunale argomenta che Gava sottoscrisse il verbale di perquisizione e sequestro presso la scuola Pertini non per agevolare o sostenere la condotta dei colleghi, ma perché convinto di dover sottoscrivere in quanto compartecipe della successiva attività di identificazione degli arrestati, necessaria alla redazione dell’atto in questione.

L’assenza di prove circa la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato, dunque, ha indotto il Tribunale a pronunciare l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non costituisce reato.

Per i fatti commessi all’interno della scuola Pascoli (illegale perquisizione, violenza privata, danneggiamento e peculato), richiamato l’assunto dell’ingresso per errore seguendo altro personale già entrato e della insussistenza di una vera e propria perquisizione, il Tribunale ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p., ha assolto l’imputato Gava dai reati di cui al capo S) della rubrica con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, attesa la carenza di prove circa la sussistenza dell’elemento soggettivo di detti reati, non potendosi escludere che il dr. Gava abbia agito nella convinzione di eseguire l’ordine ricevuto.

Inoltre secondo il Tribunale non risulta in alcun modo provato che detto imputato ed i suoi uomini abbiano usato violenza o comunque costretto alcuno dei presenti all’interno della scuola Pascoli a “inginocchiarsi o anche a sdraiarsi a terra e a mantenere tale posizione per almeno mezzora”. Per la stessa motivazione non può neppure rispondere delle altre condotte coercitive tenute da appartenenti non identificati della Polizia di Stato, che usarono prepotenza e violenza nei confronti degli occupanti l’edificio. Non esistono, infine, per il Tribunale elementi di prova per sostenere che il dr. Gava debba rispondere della condotta di chi vi entrò, distrusse le apparecchiature informatiche e si appropriò di parti dei computer quali gli hard - disk.

L’imputato dunque è stato assolto anche dai reati sub T), U) e V) con la formula “per non aver commesso il fatto”.

Fazio Luigi

L’imputato è stato riconosciuto con sicurezza da Huth Andreas nel corso dell’incidente probatorio disposto a tal fine. Ritenute le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante, la pena è stata determinata in 1 mese di reclusione, cui è conseguita l’interdizione temporanea dai pubblici uffici per un anno; sono stati con cessi i doppi benefici.

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STATUIZIONI CIVILI

Passando al tema del risarcimento dei danni in favore delle parti civili, esordisce il Tribunale argomentando che l’accertata responsabilità per il reato di falso non comporta il riconoscimento di danno risarcibile. Richiamata la decisione della Corte di Cassazione SSUU n. 46982 del 25/10/2007 che ha riconosciuto la natura plurioffensiva del reato di falso ed il diritto della persona offesa a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione, il primo giudice ha ricordato anche come la medesima pronuncia abbia ribadito la distinzione fra persona offesa e persona danneggiata, ed abbia richiamato la più volte ribadita osservazione secondo la quale il falso è molto spesso un mezzo per conseguire un altro scopo; conseguentemente per il Tribunale poiché nel caso in esame il fine perseguito con il falso è costituito dalla calunnia il risarcimento riconosciuto per tale reato esclude ogni altra liquidazione per il falso, in quanto ciò avrebbe comportato una indebita duplicazione.

In secondo luogo il Tribunale sostiene che non può essere riconosciuto alcun risarcimento alle parti civili Bartesaghi Enrica, Gandini Ettorina e Fassa Liliana, madri di persone offese vittime di lesione o calunnia.

Queste parti civili, pur non rivestendo la qualifica di persone offese dai reati in esame, secondo il Tribunale potrebbero comunque vantare un diritto al risarcimento dei danni da loro patiti per effetto delle lesioni riportate dai propri figli, come anche recentemente riconosciuto dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, che hanno affermato che “ai prossimi congiunti di persona che abbia subito, a causa di fatto illecito costituente reato, lesioni personali, spetta anche il risarcimento del danno morale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima, non essendo ostativo il disposto dell'art. 1223 cod. civ., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso e che di conseguenza in tal caso il congiunto è legittimato ad agire "iure proprio" contro il responsabile” (Cass. Civ. Sez. Un. n. 9556 del 01/07/2002).

Tuttavia, prosegue il primo giudice, le lesioni subite dal congiunto debbono essere “seriamente invalidanti, giacché lesioni minime o prive di postumi non rendono configurabile una sofferenza psicologica inquadrabile nella nozione di danno morale” (Cass. Civ. n. 10816 dell’8/06/2004) e che “la mera titolarità di un rapporto familiare non può essere considerata sufficiente a giustificare la pretesa risarcitoria del prossimo congiunto dell'offeso, in termini di automatismo o anche solo di "notorio", occorrendo, di volta in volta, verificare l'intensità - all'attualità - del legame affettivo, oltre al livello di incidenza della lesione subita dalla vittima primaria sulla relazione con il congiunto (se essa sia stata, cioè, tale da comprometterne lo svolgimento)” (Cass. Civ. Sez. III, n. 10986 del 14/07/2003).

Ciò premesso, osserva il Tribunale che “Nella fattispecie, dunque, tenuto conto dell’entità delle lesioni e delle conseguenze lamentate dai figli maggiorenni delle sopra citate parti civili (asseritamente di un certo rilievo per la sola Sara Bartesaghi, ma comunque non certamente tali da potersi ritenere “seriamente invalidanti” nell’accezione indicata dalla Suprema Corte), nonché dell’assenza di specifiche prove circa l’incidenza negativa delle stesse nella vita e nei rapporti familiari, non può riconoscersi il richiesto risarcimento.” In ogni caso, prosegue il primo giudice, “i danni patrimoniali, per spese per viaggi e cure mediche, tempo dedicato alla ricerca della verità e alla difesa dell’onorabilità dei figli, non sono stati dimostrati e rientrano semmai tra quelli liquidabili direttamente alle persone offese, maggiorenni e costituite, a loro volta, parti civili”. Ed ancora “Palesemente non meritevoli della tutela risarcitoria invocata a titolo di danno esistenziale sono i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale. Non vale, per dirli risarcibili, invocare diritti, umanamente riconoscibili, ma giuridicamente “immaginari”, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità: in definitiva il diritto a essere felici. Inoltre il diritto costituzionale inviolabile deve essere inciso oltre una certa soglia”.

Ulteriore osservazione riguarda la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e il Genoa Social Forum, persone giuridiche che secondo il primo giudice non possono vantare alcun diritto al risarcimento non risultando, all’esito del dibattimento, alcun danno in capo ai due organismi derivante dai delitti accertati, soprattutto in considerazione del fatto che gli imputati dei fatti accaduti nella scuola Pascoli sono stati prosciolti.

Quanto all’Associazione Giuristi Democratici di Genova, costituita parte civile in proprio lamentando, in particolare, le conseguenze derivanti dai danneggiamenti perpetrati ai computer in sua dotazione, il Tribunale osserva che queste attrezzature erano di proprietà dell’amministrazione comunale, e che nulla è dovuto per la perdita dei dati presso la scuola Pascoli, i cui responsabili non sono stati individuati con certezza, né per i fatti della Pertini, perpetrati nei confronti dei diretti lesi, senza frustrazione dello scopo precipuo dell’Associazione.

Relativamente alla liquidazione dei danni, il Tribunale ha proceduto alla quantificazione del danno morale subito da Huth Andreas condannando l’imputato Fazio, in solido con il responsabile civile, al pagamento della somma di  € 1.000,00. Quanto alle altre parti civili ha pronunciato condanna generica rimettendo la quantificazione a separati giudizi civili, e liquidando le seguenti provvisionali:

per il delitto di calunnia € 5.000,00 per ciascuna parte civile, ponendo tale importo per metà a carico di Canterini e per metà a carico di Troiani e Burgio;

per i delitti di lesioni importi diversi da un minimo di € 5.000,00 ad un massimo di € 50.000,00, in relazione all’entità delle  lesioni subite.

Passando, infine, al tema delle liquidazioni delle spese di lite, il Tribunale ha indicato quali criteri seguiti per la quantificazione “la natura dell’impegno professionale, comunque condiviso tra i difensori delle numerose parti civili, i quali si sono spesso sostituiti a vicenda, nonché la quasi costante adesione delle stesse alle scelte processuali del Pubblico Ministero”; il Tribunale ha “rilevato dai verbali il numero delle udienze cui il singolo difensore ha partecipato personalmente o tramite sostituto, riconoscendo, per ciascuna di esse e indipendentemente dalla durata della presenza, talvolta modesta, la voce relativa all’esame e studio e alla partecipazione, nonché, per le sole udienze cui ha partecipato personalmente il difensore, quella per l’attività difensiva”; “L’importo per ogni udienza è stato ridotto al 20%, in analogia a quanto previsto dall’art. 3 delle tariffe citate, quando il sostituto si occupava anche di altre posizioni. Si è poi aggiunta la voce relativa all’esame e studio dei decreti che dispongono il giudizio, quella per le conclusioni e le discussioni finali, in udienza preliminare e a dibattimento, nonché, ove presenti, quella per le memorie e le ordinanze dibattimentali”. Per le parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato il Tribunale ha richiamato per relationem i decreti di liquidazione del compenso ex DPR 115 del 2002, mentre per le altre parti ha applicato un aumento del 25% in considerazione dell’assenza del limite di cui all’art. 82 del DPR citato.

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Avverso tale sentenza hanno proposto appello

il Procuratore Generale;

il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale;

gli imputati TROIANI Pietro, CENNI Angelo, LEDOTI Fabrizio, STRANIERI Pietro, ZACCARIA Emiliano, CANTERINI Vincenzo, FOURNIER Michelangelo, BASILI Fabrizio, TUCCI Ciro, LUCARONI Carlo, COMPAGNONE Vincenzo, NUCERA Massimo, PANZIERI Maurizio, FAZIO Luigi e BURGIO Michele;

il responsabile civile MINISTERO DELL’INTERNO;

le parti civili HINRICHSMEYER Thorsten, MARTENSEN Niels, HUTH Andreas, GALANTE Stefania, WAGENSCHEIN Kirsten, BACHMANN BRITTA Agnes, GATERMANN Christian, KRESS Holger, VILLAMOR HERRERO Dolores, ZEHATSCHEK Sebastian, ZUHLKE Lena, BERTOLA Matteo, BARRINGHAUS Georg, GALEAZZI Lorenzo, PAVARINI Federico,  ALEINIKOVAS Tomas, CHMIELEWSKI Michal, CÖELLE Benjamin, MIRRA Christian, POLLOK Rafael Johann, SIBLER Steffen, ALLUEVA FORTEA Rosana, BRUSCHI Valeria,  DIGENTI Simona, MARTINEZ FERRER Ana, MASSO’ PAZ Guillermo, BROERMANN Miriam Grosse, ENGEL Jaroslaw Jacek, HAGER MORGAN Katherine, HEIGL Miriam, SZABO Jonas,  WIEGERS Daphne,  ZAPATERO GARCIA Guillermina, ZEUNER Anna Katharina, SCRIBANI Giuseppe, CORDANO Enrico, COSTANTINI Massimo, NANNI Matteo, KUTSCHKAU Anna Julia, SCHMIEDERER Simon, GALLOWAY Jan Farrel, NATHRATH Achim, PETRONE Angela, TREIBER Teresa HUBNER Tobias, CESTARO Arnaldo, MORITZ VON UNGER Karl Kaspar, WEISSE Tanya, COVELL William Mark, GOL Suna, BACZAK Grzegorz, DUMAN Mesut, BALBAS Aitor Ruiz, ALBRECHT Thomas Daniel, BARO Karl Wolfgang, DREYER Sybil Jeannette, HERRMANN Jens, HERRMANN Jochen, JONASCH Melanie, RESCHKE Manfred Kai, LUTHI Nathan Raphael, BODMER Fabienne Nadia, SVENSSON Jonas Tommy, OLSSON Katarina Hedda, HEGLUND Cecilia, CEDERSTRÖM Ingrid Thea Helena, OTTOVAY Kathrin, JAEGER Laura, VALENTI Matteo Massimo, FORTE Mauro,  MASU Andrea, BRIA Francesca, FLETZER Enrico, PODOBNICH Gabriella, LUPPICHINI Manolo, MESSUTI Raffaele, MARCUELLO Felix, PATZKE Julia, BARTESAGHI GALLO Sara, BARTESAGHI Enrica, BRUSETTI Ronny, BUCHANAN Samuel, DOHERTY Nicola Anne, GANDINI Ettorina, MC QUILLAN Daniel, GENOA SOCIAL FORUM, URGEGHE Marta, ASSOCIAZIONE GIURISTI DEMOCRATICI DI GENOVA, Moret Fernandez David, SAMPERIZ Benito Francisco Javier, GIOVANNETTI Ivan Michele, PROVENZANO Manfredi, NOGUERAS CHABIER Francho Corral;

la parte civile FASSA Liliana ha proposto appello incidentale.

APPELLO del Procuratore Generale

In via preliminare il Procuratore Generale ha posto una questione di rito in tema di utilizzabilità “erga alios” delle dichiarazioni predibattimentali rese dagli imputati che hanno rifiutato di sottoporsi ad esame.

Il presupposto in fatto sul quale poggia la questione è costituito dalla asserita coartazione della libertà degli imputati che avrebbe comportato il rifiuto di sottoporsi all’esame dibattimentale, desumibile dalle seguenti circostanze:

a) il prefetto Andreassi era vice-capo della Polizia, ed il teste Giovanni Calesini, vice questore a Genova, ha affermato che “la presenza di Andreassi, vice capo vicario della PS, anche se non vi era un provvedimento espresso, significava che dava lui gli ordini. È persona di grande responsabilità che usa autorevolezza e non autoritarietà, ma era evidente che i servizi venivano effettuati se lui era d’accordo” (pag. 194 della sentenza);

b) era quindi impossibile per tutti e ciascuno degli imputati  parlare solo di sé stessi e delle proprie azioni (illegittime) senza parlare anche delle azioni (parimenti illegittime) dei propri superiori gerarchici;

c) al portavoce responsabile del GSF (pag. 153 della sentenza) il pref. Andreassi disse addirittura “che l’azione era stata decisa a Roma e che non poteva essere interrotta”;

d) nella sua sofferta testimonianza Guaglione Pasquale, all’udienza 5/4/07, ha detto testualmente: “ufficialmente non ho ricevuto nessuna pressione o discriminazione, ma sono stato l’unica testa caduta per questo procedimento”, perché è l’unico ad aver ammesso (dovuto ammettere) la falsità e la calunnia inerente il trasporto della bottiglie molotov nella scuola Diaz;

e) il dott. Di Bernardini solo di fronte all’evidenza dei fatti è stato costretto ad ammettere, in contrasto con le originarie affermazioni già rese (secondo cui le bottiglie Molotov erano state trovate “nello stanzone” della scuola e pertanto attribuibili a tutti gli occupanti) di aver effettivamente incontrato il dott. Troiani che lo aveva chiamato dall’esterno, consegnandogli o comunque facendogli visionare il reperto che era stato così messo a sua disposizione;

f) anche l’artificiere Melis, da indagini svolte in procedimento collegato risulta essere sottoposto a pressioni per la redazione della relazione allegata alla nota del Questore e pervenuta al Tribunale in ordine all’”erronea” distruzione delle bottiglie molotov trasportate all’interno della scuola Diaz per costituire falsa prova nei confronti degli occupanti;

g) nei confronti dei dott. Colucci e Mortola risulta esercitata l’azione penale per il reato di falsa testimonianza commesso all’udienza del 3.05.2007;

h) “appare poco plausibile che la quasi totalità degli agenti, appositamente addestrati, si siano improvvisante lasciati andare a comportamenti dettati da rancore ed ira, tipici invece di reazioni individuali” (pag. 314 della sentenza);

i) “non va altresì dimenticato che tra gli operatori del VII nucleo era attivo un collegamento radio mediante un laringofono, cosicché tutti ed in particolare i capi squadra avevano in ogni momento la possibilità di parlare con i colleghi, il loro silenzio  costituiva un’evidente acquiescenza” (pag. 315 della sentenza);

j) nessuno dei colleghi della polizia ha voluto concorrere a identificare, neppure a posteriori, il poliziotto dalle caratteristiche fisiche assai peculiari (acconciatura dei capelli a “coda di cavallo”) che è stato ripreso mentre infieriva nella scuola Diaz su una  persona ferma, inerme ed arresa (che riporterà gravi lesioni);

k) nessuno dei colleghi della polizia ha voluto concorrere a identificare, neppure a posteriori, il poliziotto che ha firmato con la sigla i verbali di arresto di cui all’imputazione (e che quindi sarebbe stato chiamato a rispondere dei delitti di falso);

l) lo stesso Tribunale di Genova ha - contraddittoriamente – riconosciuto (pag. 314 della sentenza) che “se non può escludersi che le violenze abbiano avuto inizio spontaneo da parte di alcuni, è invece certo che la loro propagazione, così diffusa e pressoché contemporanea, presuppone la consapevolezza degli operatori di agire in accordi con i loro superiori, che comunque non li avrebbero denunciati”;

m) ancora, lo stesso Giudice di prime cure ha rilevato che “il fatto che nessuno non solo dei capi squadra, ma anche dei singoli operatori … abbia denunciato quanto avvenuto, pur avendo l’obbligo come espressamente previsto dall’art. 361 c.p., conferma la validità di quanto osservato”;

n) “l’omissione dal dott. Canterini di qualsiasi accenno alle  violenze …, il fatto che il dott. Fournier a sua volta non abbia neppure pensato di denunciare quanto lo aveva successivamente portato a dire che la situazione richiamava alla mente una macelleria messicana … costituiscono ulteriori, precise conferme della sussistenza di una sorta di accordo, tacito od anche espresso, in proposito”;

o) vi è stato anche ai massimi livelli un  significativo “dietro front”, quando si trattava di chiamare in causa i massimi responsabili della Polizia. Il teste Colucci all’udienza del 3.5.2007 ha ritrattato le sue affermazioni del 16.12.2002 (ben più vicine ai fatti, e quindi di per sé maggiormente credibili) secondo le quali vi era stato l’ordine di avvisare dell’”ottimo” esito operazione Diaz il dott. Sgalla, direttore dell’ufficio pubbliche relazioni della Polizia.  E mentre dapprima il teste ha affermato che l’ordine era partito dal capo della Polizia (all’epoca il dott. De Gennaro), quindi pienamente informato sui fatti, all’udienza ha detto che l’iniziativa è stata … la propria.

Sulla base di tale assunto, il P.G. - premesso che gli elementi di cui sopra sono più che sufficienti a rendere operativo “il meccanismo «recuperatorio» previsto dal comma 4 dell'art. 500 c.p.p., richiamato anche dall'art. 513 comma 1 c.p.p., che non   richiede una vera e propria prova delle intimidazioni e/o delle subornazioni subite, analoga a quella richiesta per pronunziare una sentenza di condanna per i reati di minaccia, violenza o subornazione nei confronti di specifici responsabili, quanto   piuttosto la sussistenza di «elementi» indicativi di siffatte situazioni illecite, non necessariamente riconducibili all'imputato, purché caratterizzati da sufficiente concretezza” - deduce che una interpretazione restrittiva e letterale del comma 2 dell'art. 513 c.p.p. che sostenga il divieto di acquisizione dei verbali contenenti le precedenti affermazioni anche in caso di illecito condizionamento del coimputato dichiarante che determini l’esercizio della facoltà di non rispondere, sarebbe di certo costituzionalmente illegittima e manifestamente illogica se raffrontata con la disciplina – risultante dall’intervento di Corte Costituzionale n. 361/1998 – vigente per gli imputati di reato connesso separatamente giudicati di cui all’art. 210, 1° comma c.p.p., disciplina secondo la quale se i predetti si rifiutino in tutto o in parte di rispondere alle singole domande a causa di illecito condizionamento sarebbe operativo il meccanismo di acquisizione delle precedenti dichiarazioni predibattimentali ai sensi dell’art. 500, comma 4 c.p.p..

Ove questa Corte non dovesse condividere la proposta interpretazione, viene sollecitata a sollevare questione di legittimità costituzionale dell'art. 513 comma 2 c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 e 111 commi 4 e 5 Cost., nella parte in cui non prevede che il giudice, in assenza di accordo delle parti, possa disporre la lettura dei verbali contenenti le dichiarazioni di cui al comma 1 del medesimo articolo, rese dalle persone indicate dall'art. 210 comma 1 c.p.p., qualora queste si avvalgano della facoltà di non rispondere, nel caso in cui ricorrano i presupposti di cui all'art. 500 comma 4 c.p.p..

In secondo luogo il P.G. lamenta che il Tribunale di Genova ha dichiarato non utilizzabile il materiale dichiarativo riportato nei verbali dei lavori del Comitato paritetico parlamentare che aveva svolto una indagine conoscitiva in epoca immediatamente successiva ai fatti occorsi durante il vertice G8 a Genova. Sul punto rileva che invece detta prova, non espressamente disciplinata dalla legge, è pienamente ammissibile ai sensi dell’art. 189 c.p.p., non è coperta da segreto e non influisce sulla libertà morale degli indagati. Chiede, pertanto, che la Corte d'Appello di Genova ne disponga l’acquisizione, essendo documenti rilevanti per la decisione anche per l’accertamento dei fatti (avvenuti con i poteri dell’autorità giudiziaria, ex art. 82 comma 2 Cost.) che vi è contenuto.

I FATTI E LE RESPONSABILITA’ INDIVIDUALI

A)    La fase antecedente all’irruzione nella scuola Diaz – Pascoli e la sua giustificazione ufficiale.

A parere del P.G. la scelta di procedere all’irruzione, al sequestro di vario materiale, al pestaggio di praticamente tutti coloro che dormivano nella scuola, alla costruzione di false prove contro questi ultimi (episodio delle bottiglie molotov), all’arresto di tutti gli occupanti, aveva l’intento di reagire alle provocazioni ed agli episodi – questi sì illegittimi e violenti – che nei giorni precedenti  si erano verificati a Genova; e vi era la volontà di dimostrare l’efficienza e l’efficacia delle azioni di polizia dopo gli episodi di devastazione e saccheggio perpetrati dai cc.dd. black-bloc

Ma – rileva l’appellante – nell’operazione Diaz-Pascoli non vi è nessun arresto, nessuna individuazione di alcun appartenente ai black-bloc; neppure della presenza fisica di alcun appartenente ai black-bloc al momento di fatti vi è prova alcuna.  Oggettivamente, ed al contrario di quanto ha sempre sostenuto la polizia e di quanto sostengono le difese degli imputati, tutte le prove acquisite in dibattimento hanno dimostrato senza possibile dubbio non solo che i fatti materiali di lancio di bottiglie e di insulti al passaggio del “pattuglione” in Via Battisti nella prima serata ebbero portata modestissima, mai legittimando – anche dal punto di vista dell’opportunità  - l’irruzione; ma anche che nessun appartenente ai black-bloc si trovava all’interno della scuola Diaz.

-  L’asserito attacco alle auto della Polizia:

urla ed insulti ve ne furono tanti, ma aggressioni, violenze o resistenze assolutamente nessuna. Tra le numerosissime, il P.G. ricorda le testimonianze di Albrecht, Moret, Perrone, Di Pietro, che riferiscono di un passaggio lento delle auto, di urla (“assassini” e simili) ma non di lancio di oggetti qualsiasi né – tantomeno – di resistenza attiva, nonché quella fondamentale perché ritenuta assolutamente attendibile per la terzietà del teste resa dal dott. Costantini, che assistette alla scena dalla finestra della infermeria allestita nella scuola Pascoli.

Osserva, poi, il P.G. che dalle deposizioni assunte emerge univocamente che il passaggio è avvenuto in un orario compreso tra le ore 20.00 e le 21.00, nonostante il falso contenuto nei rapporti trasmessi all’Autorità Giudiziaria, e quindi ben tre ore prima l’irruzione “doverosa e necessitata” della polizia.

Contesta, quindi , il P.G. appellante l’assunto del Tribunale secondo il quale “non appare necessario accertare con assoluta precisione l’entità dell’aggressione … ma esclusivamente il fatto che fossero stati posti in essere nei confronti della pattuglia atti ostili e minacciosi, che possano avere indotto le forse dell’ordine a ritenere che nella scuola vi trovassero anche facinorosi appartenenti ai black-bloc”: al contrario, sarebbe stato del tutto necessario non solo accertare con assoluta precisione l’entità dell’aggressione, ma anche valutare oggettivamente i fatti per sconfessare ciò che lo stesso prefetto Andreassi ha detto circa le reali motivazioni dell’irruzione e soprattutto ciò che emerge dagli atti, ma a tale proposito il P.G. lamenta che il primo giudice abbia omesso di considerare:

a)  “le perplessità del questore Colucci e del dott. Mortola” (pag. 250 della sentenza) verso tale tipo di operazione, e la reale necessità e motivazioni della stessa;

b) lo “stupore” dello stesso imputato Canterini, nei pressi della Questura di Genova, di fronte ad “un apparato immenso formato da diversi corpi” (pag. 252 della sentenza), e quindi del tutto incongruo per un’operazione di mera “messa in sicurezza e perquisizione”, secondo quanto hanno invece sostenuto le difese;

c) i primi pestaggi, che iniziarono ben prima e finirono ben dopo l’irruzione vera e propria all’interno della scuola (vittime Frieri, consigliere comunale di Modena, e Covell, giornalista inglese). A quest’ultimo venne detto “sei un black-bloc, e non ammazzeremo i black-bloc”, e venne selvaggiamente colpito finché svenne (pag. 255): l’eloquente videoripresa (rep. 239) è in atti;

d) che la “rappresaglia”, riguardò anche la scuola Pascoli, ove – giocoforza - nessuno dei black-bloc poteva soggiornare, data la continuativa presenza non solo di persone legate al Genoa Social Forum, ma anche di organizzazioni pacifiste, di partiti politici, di testate giornalistiche;

e) soprattutto nella Pascoli, ma anche all’esterno degli edifici scolastici, furono sempre ricercate, reperite e distrutte tutte le attrezzature idonee alla registrazione e videoregistrazione degli avvenimenti (avendosi quindi piena e previa coscienza della loro illegittimità).

Analizzando le singole fasi il P.G. osserva:

B)   L’irruzione nella scuola Diaz

La prova di quanto è materialmente avvenuto durante l’irruzione della polizia nella scuola Diaz emerge “oggettivamente” dalle video riprese; dalle numerose testimonianze che non possono non essere ritenute credibili, per essere del tutto concordi e rese anche da testi imparziali ed anche da coloro che subirono l’arresto illegittimo e l’espulsione immediata con accompagnamento coatto alla frontiera (ciò che ha comunque impedito loro, giovani di diversa nazionalità che neppure si conoscevano, ogni possibile accordo sulla versione da dare).

L’esame dei filmati fa escludere del tutto il “fittissimo” lancio di oggetti addotto a giustificazione dell’accusa di resistenza. E per il P.G. la circostanza è esclusa anche – e soprattutto – dalle riprese successive, che dimostrano che nel cortile antistante il portone d’ingresso non vi sono affatto quei materiali che il “fittissimo” lancio avrebbe invece inevitabilmente lasciato sul terreno.

Anche le testimonianze e le valutazione tecniche di “terzi” (secondo l’impostazione del Tribunale), sconfessa la tesi del fittissimo lancio di oggetti: cita, in proposito, il P.G. quanto riferito dal teste Mattei, che ha affermato: “Sono in servizio presso il RIS di Parma e comando la sezione impronte e fotografie. Con le nostre tecniche non abbiamo apprezzato oggetti che arrivassero su tale personale.”

La ragione della “levata” di scudi a testuggine è stata ricondotta dall’agente Gabriele Ivo ad una manovra tecnica usuale nell’avvicinamento ad un edificio.

Quanto al teste Galanti, infermiere intervenuto alla guida della prima ambulanza giunta sul posto, che avrebbe “riconosciuto la sua voce nella chiamata al 118 (00.01.18), nella quale avverte: “Stanno buttando giù tutto”, e alle altre considerazioni difensive svolte dagli imputati, rileva il P.G. che il Tribunale ha omesso di considerare che

a) l’ora della telefonata del teste Galanti indicata nelle 00.01.18 va corretta come gli altri orari proprio nei termini sostenuti dall’accusa e riconosciuti esatti dallo stesso Tribunale, vale a dire nel caso in esame deve essere riportata alle ore 00.05.01, quando ormai tutti gli agenti intervenuti erano entrati nella scuola “Diaz”; consegue che situazione riferita dal teste non può  essere quella del momento iniziale quanto gli agenti erano ancora tutti ammassati nel cortile prima di entrare nella scuola, fase in cui sarebbe avvenuta la resistenza mediante il “fittissimo lancio di oggetti”.

b) non si apprezzano ombre o immagini di qualsivoglia oggetto, grande o piccolo, lanciato dalle finestre della scuola Diaz all’indirizzo degli agenti e di una caduta al suolo o sui soggetti che si trovano nel cortile;

c) le finestre della scuola, eccetto forse una, erano chiuse;

d) non si nota la presenza di persone affacciate alle finestre dell’edificio che possano pertanto effettuare i “fittissimi” lanci (o anche soltanto radi)  di cui si legge nel verbale di arresto;

e) nessuno degli agenti che fanno irruzione nel cortile prima e si ammassano davanti ai due portoni poi compie gesti o movimenti che possano far pensare ad un lancio di oggetti contundenti nei loro confronti;

f) non si vede cadere il maglio di cui riferisce il Dr. Mortola nel corso del suo esame, anche perché avendo questi indicato il punto ed il momento precisi della caduta (a sinistra del portone principale, perpendicolare e prossimo al muro esterno dell’edificio, poco prima che venisse sfondato il portone stesso) si può costatare dal filmato che un oggetto di quelle dimensioni non è sicuramente caduto e che Mortola, in quel momento, stava uscendo dal cancello esterno della scuola Diaz dando le spalle all’edificio e, quindi, in una posizione che neppure gli avrebbe consentito di vedere la caduta del maglio;

g) non si vede cadere la sedia che, secondo quanto affermato da un agente lo avrebbe colpito al naso. In questo, come nel precedente caso del piccone, si parla di oggetti di dimensioni tali da escludere che potessero sfuggire all’occhio delle telecamere;

h) il confronto tra i filmati che riprendono il cortile libero da persone, cioè prima che le forze dell’ordine sfondassero il cancello esterno e dopo che tutti gli agenti e gli ufficiali di P.G. erano entrati nell’edificio, consente di evidenziare come non vi fossero a terra oggetti tipo sedie, scrivanie, picconi, magli et similia e come in generale ciò che si percepisce esistente sul suolo ed in particolare nei pressi del portone principale di accesso alla scuola è sostanzialmente ciò che vi è dopo;

i) lo stesso dott. Canterini smentisce di avere visto lui stesso un fittissimo lancio.

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Richiamata la testimonianza di Andrisano circa il fatto che all’interno della scuola Diaz-Pertini, sostanzialmente adibita a dormitorio, gli occupanti, raggruppatisi per nazionalità, si stavano apprestando a dormire, il P.G. descrivendo l’irruzione nella scuola Diaz osserva come dalle testimonianze assunte sia emerso che lo sfondamento del portone della scuola e poi l’irruzione sorprese e atterrì tutti i presenti; in quello stato nessuna reazione violenta avrebbe potuto essere comunque efficacemente opposta; e del resto la stragrande maggioranza degli occupanti della scuola alzò subito le mani in segno di resa, anche se poi  - quasi tutti ed indipendentemente da qualsiasi loro atteggiamento aggressivo o sottomesso - furono malmenati, minacciati, ingiuriati ed infine arrestati.

Per il P.G. è significativo lo stesso esame di Canterini, il quale ha ammesso di non aver assistito ad alcun “forte contrasto opposto dagli occupanti agli agenti operanti" e di averne fatto menzione solo in quanto  “frutto di una logica deduzione”.

Del resto, si chiede il P.G., per quale motivo se "piovevano oggetti" o, come scritto nel verbale di arresto avvenne un "fittissimo lancio di oggetti di ogni genere" il dr. Canterini se ne stava in prima linea con i suoi uomini addirittura senza casco e senza scudo”; la versione difensiva "di ripiego" secondo cui ad un certo punto egli si sarebbe riparato sotto uno scudo altrui non trova alcun riscontro nel filmato in atti che documenta proprio le fasi di ingresso degli agenti attraverso il portone di sinistra dell'edificio.

Quanto alla situazione  all’interno dell’istituto scolastico, il P.G. rileva che:

-       all’atto dell’irruzione la stragrande maggioranza degli occupanti della scuola alzò subito le mani in segno di resa;

-       le testimonianze e le videoregistrazioni dimostrano che, comunque, tutti i poliziotti, irrompendo, iniziarono subito il pestaggio con manganelli e calci nei confronti di chiunque si presentasse loro davanti: e ciò avvenne e continuò anche alla presenza di persone “in borghese, in giacca e cravatta, che apparivano dirigenti”. Infatti anche qualcuno di costoro si lasciò andare direttamente a pestaggi e violenze in genere; e ciò fecero anche gli altri poliziotti in borghese e pettorina della polizia (come da testimonianza di Guadagnucci).

-       la grave degenerazione della situazione è dimostrata non solo dal grave ferimento di Melanie Jonasch (inerme, ferma, zitta, ma ciononostante picchiata e quindi rimasta a terra priva di sensi con abbondante perdita ematica a seguito di frattura cranica nella regione temporale sinistra); ma anche dalla stessa, tardiva ma eloquente reazione del vice-comandante Fournier, che - solo allora -  ha ordinato agli agenti, con le urla udite e riferite dalla quasi totalità dei presenti, la cessazione di ogni azione ed il ritiro (“ora basta! basta!”). 

In definitiva, il P.G. ritiene che non si possa dubitare anzitutto:

-       a) che nessuna forma di resistenza fu posta in essere da parte degli occupanti, e che nessun fittissimo lancio di oggetti ha preceduto né accompagnato l’ingresso della Polizia nella scuola Diaz;

-       b) che infatti, nonostante la sorpresa, la paura, la soverchiante forza della polizia, a nessuno degli arrestati è stato possibile attribuire il possesso delle armi improprie pure descritte nel verbale di perquisizione e sequestro ed asseritamente utilizzate per resistere;

-       c) che le violenze perpetrate non solo furono illegittime e inaudite, ma soprattutto immediate, precedenti, contestuali e successive all’irruzione;

-       d) che perciò è del tutto illogica e contraddittoria l’affermazione del Tribunale di Genova secondo la quale non sarebbe “del tutto incredibile (!) che l’inconsulta esplosione di violenza abbia avuto un’origine spontanea…” (pag. 314 della sentenza); specie considerando che poche righe più sopra il Tribunale ha riconosciuto che “appare poco plausibile che la quasi totalità degli agenti, appositamente addestrati, si siano improvvisante lasciati andare a comportamenti dettati da rancore ed ira, tipici invece di reazioni individuali”;

-       e) che insanabilmente contrastante con l’origine “spontanea” delle violenze è anche lo stesso abbigliamento predisposto per i poliziotti: tutti indossavano i caschi o i foulard d’ordinanza per nascondere il volto (come risulta nelle videoriprese in atti).

Osserva ancora il P.G. che non vi è prova alcuna che le armi sequestrate fossero effettivamente presenti nel vano palestra e/o negli altri piani dell’edificio e/o nelle aule dove stavano dormendo gli occupanti della scuola; né alcuna prova od alcun elemento preciso è stato fornito in merito al luogo specifico del loro  rinvenimento, fatto inspiegabile alla luce dei doveri e della competenze specifiche dei reparti (e dei capi dei reparti) di polizia che agirono.

Nel verbale di perquisizione, redatto negli uffici della Questura alle ore 4.00 del 22 luglio 2001, gli ufficiali ed agenti di P.G. sottoscrittori del verbale stesso ed identificati in Panzieri Maurizio, Nucera Massimo, Gava Salvatore, Ferri Filippo, Aniceto Leone, Cerchi Renzo, Di Novi Davide, Mazzoni Massimo e Di Bernardini Massimiliano, hanno dato atto che alle ore 23.30 del 21 luglio avevano proceduto a perquisizione esponendo circostanze false in quanto:

a)    la perquisizione ha avuto inizio alla mezzanotte;

b)    le bottiglie molotov non sono state trovate nella sala di ingresso al piano terreno e neppure in qualsiasi altro locale della scuola Diaz, bensì sono state rinvenute da altri ufficiali di P.G. in altro luogo ed appositamente portate presso la scuola Diaz al fine di includerle nel materiale sequestrato;

c)    le “mazzette ricurve in alluminio” sono in realtà stecche metalliche sfilate da zaini appartenenti a soggetti che si trovavano all’interno della scuola e “contrabbandati” per “mazzette ricurve in alluminio” allo scopo di farle apparire quali autonomi oggetti idonei ad essere ritenuti armi improprie;

d)    lo zaino di proprietà di Szabo Jonas era stato ritrovato nella scuola Pascoli, dove lo Szabo alloggiava e dove l’aveva lasciato quella sera essendosi recato nella scuola Diaz solo per ragioni contingenti e con l’intenzione di fare rientro alla Pascoli per dormire;

e)    lo stesso Szabo, così come il Brauer e la Jaeger, che si trovavano all’interno della scuola Diaz quando la Polizia ha sfondato il cancello dell’istituto, erano riusciti a fuggire attraverso le finestre e le impalcature esistenti sulla sinistra del caseggiato ed erano stati arrestati successivamente all’esterno della struttura senza che esistesse alcun elemento di prova che gli stessi si trovassero nella scuola e che quindi gli oggetti sequestrati fossero a loro riconducibili;

f)      Mark William Covell non era all’interno della scuola Diaz ed anzi è stato brutalmente ed immotivatamente aggredito mentre transitava nella via Battisti ancor prima di dare inizio alla perquisizione.

 

Contrariamente a qualsiasi norma e disposizione – non di legge ma – di regolamento ed anche buon senso, zaini, borse, non solo furono raggruppati, ma – insensatamente – furono del tutto svuotati a formare una catasta, sì che poi non sarebbe stato possibile attribuire a nessuno tali eventuali “armi”. Soprattutto, nessuno avrebbe potuto in alcun modo dimostrare la propria innocenza, non solo perché a nessuno  sarebbe stato possibile attribuire la specifica condotta di reperimento e trasporto delle armi all’interno della scuola, ma anche perché, nell’affermare falsamente che le armi “erano a disposizione di tutti”, tutti sarebbero stati corresponsabili.

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Quanto all’episodio della asserita aggressione all’agente Nucera, il P.G. lo ritiene del tutto sconfessato dagli elementi probatori acquisiti.

La prima volta l’agente Nucera nella relazione a sua firma datata 22 luglio 2001 afferma che, accompagnato dall’ispettore Panzieri e da altri colleghi della medesima squadra, facendo ingresso all’interno di un’aula buia del secondo piano dell’Istituto, viene fronteggiato da un individuo che urla e protende il braccio destro armato di coltello, puntandoglielo all’altezza della gola. Nucera lo colpisce con il “tonfa” al torace, facendolo indietreggiare; l’attacco non impedisce all’aggressore di sferrare un colpo al petto dell’agente e di fare anche un balzo indietro. L’ispettore Panzieri e gli altri colleghi di Nucera a questo punto intervengono a bloccare l’individuo, portandolo fuori della stanza; poco dopo l’agente trova sul pavimento il coltello utilizzato dall’aggressore e lo raccoglie. Solo in un momento successivo, Nucera asserisce di essersi reso conto di essere stato colpito, ma a questo punto sarebbe accaduto l’incredibile: come pretendono di far credere gli imputati, sarebbe già troppo tardi per identificare l’aggressore, il quale, pure bloccato dai colleghi di Nucera, verrà “perso”, confuso tra i numerosi individui presenti nel punto di raccolta al piano terra.

L’ispettore Panzieri, nella propria relazione di servizio redatta nell’immediatezza dei fatti, sostanzialmente conferma la versione del collega Nucera. Ma proprio il Panzieri in epoca successiva inizia una sorta di retro marcia che diventa poi una fuga: in un primo tempo risulterebbe essere stato presente sulla scena solo un altro agente, ovviamente ignoto ed il ricordo sul comportamento del Nucera e del suo aggressore diventa molto sfumato, poi addirittura sostiene di essersi allontanato proprio nel momento in cui Nucera era in procinto di affrontare una figura con un braccio alzato, quasi scappando.

Si chiede retoricamente l’appellante se è credibile che di fronte all’asserita aggressione ad opera di un black bloc un poliziotto sostenga di non essere intervenuto in aiuto al collega che si trovava proprio davanti a sé ed anzi neppure cerchi di identificare il soggetto in questione.

In ogni caso, sentito in seguito in veste di indagato, il Panzieri lascia definitivamente Nucera da solo a sostenere la sua versione con la conseguenza che non esiste più neppure un teste che abbia assistito all’aggressione e che possa suffragare quando scritto e dichiarato dal Nucera.

Ma è poi lo stesso Nucera, successivamente, a cambiare versione, e solo a causa delle risultanze della consulenza tecnica affidata dal P.M. a tecnici del R.I.S. Carabinieri di Parma sui reperti in sequestro costituiti dalla giacca indossata dall’agente Nucera, dal corpetto protettivo e dal coltello, per ricostruire la possibile dinamica dell’azione. Nucera ha modificato la sua versione soprattutto per giustificare il fatto che non fu uno solo il colpo di coltello che ha tagliato la giacca. Nella nuova ricostruzione egli ha infatti sostenuto di aver visto l’aggressore indietreggiare, perdere l’equilibrio a causa del colpo ricevuto, tentare senza successo di aggrapparsi a lui con la mano sinistra e sferrare una seconda coltellata dal basso verso l’alto.

Secondo ilo P.G. la rilevante modifica delle versioni fornite sia da Panzieri sia da Nucera, le lacune e le incoerenze della ricostruzione dell’accaduto fornita solo dopo le risultanze della consulenza tecnica e solo dopo la ricostruzione e la valutazione di tutte le falsità emerse nell’intera vicenda relativa all’irruzione nella scuola “Diaz”, assurgono a livello di veri e propri indizi, precisi e concordanti, nel senso della falsità della relazione di servizio dei due agenti e della inesistenza di un’aggressione come quella raccontata.

In relazione al contrasto fra i periti, il P.G. censura la decisione del Tribunale di aderire alle conclusioni del perito Torre, sia perché tale scelta è immotivata riducendosi alla stereotipa formula “Le conclusioni del perito, ampiamente e logicamente motivate, appaiono fondate e non si ha dunque alcun motivo per dubitare della loro fondatezza”, sia perché tale perito ha omesso di rispondere ai seri rilievi mossi dal consulente del P.M. Col. Garofano.

Del resto, osserva il P.G., lo stesso Tribunale ha dovuto riconoscere che numerosissimi elementi portano a ritenere inattendibili le versioni dei fatti fornite dal Nucera, anche se poi ha finito per ritenere scarsamente logica e razionale l’ipotesi della invenzione dell’episodio. Rileva il P.G. che non si comprende come possa definirsi illogica ed irrazionale l’invenzione della falsa aggressione, atteso che, unitamente alle altre invenzioni delle bombe molotov e del fitto lancio di oggetti di ogni genere, tale aggressione costituisce uno dei capisaldi delle motivazioni dell’arresto di 93 persone e della loro denuncia per gravissimi reati in realtà inesistenti; quindi lamenta il P.G. che il giudice di prime cure ha indebitamente frazionato e parcellizzato gli esiti delle prove, che invece andavano – e vanno – letti anche nel loro insieme.

C) L’irruzione nella scuola Pascoli ed il falso conseguente

Secondo il P.G. anche l’irruzione da parte di molti operatori della Polizia di Stato nella scuola Pascoli ha avuto sin dall’inizio tutte le caratteristiche tipiche della perquisizione, e la tesi difensiva secondo cui l’accesso si sia verificato “per errore” risulta del tutto smentita dal fatto che la scelta dell’ingresso anche nella scuola Pascoli era determinata:

dalla presenza nell’edificio degli appartenenti all’organizzazione del Genoa Social Forum (ritenuta dalla Polizia collegata in qualche modo con le tute nere);

dalla (infondata e generica) convinzione della polizia che in entrambi gli edifici Diaz-Pascoli vi fossero i cc.dd. black-bloc;

dall’ingente predisposizione di uomini e mezzi, del tutto eccessiva per la sola scuola Diaz, ed anche per l’insieme delle operazioni “formalmente” organizzate;

dalla scelta di mettere in sicurezza tutto il teatro delle operazioni mediante “cinturazione” e controllo di tutta la zona.

E osserva il P.G. che la conferma delle modalità tipiche della perquisizione è dimostrata:

a) dallo spegnimento dello “streaming” delle trasmissioni radio ad opera della Polizia, come riferito da Salvati Marino (ud. 12/04/06), Di Marco Vito (ud. 29/11/06);

b) dalle dichiarazioni dell’assistente della Polizia Sascaro Davide e da quelle dell’On. Mascia;

c) dall’ingresso non di pochi uomini che garantissero il controllo del territorio, ma di moltissimi appartenenti a varie squadre mobili ed al Reparto Prevenzione e Crimine, come riferito da numerosissimi testimoni (richiama, in particolare, l’appellante la deposizione del teste Colacicco - appartenente al Reparto Prevenzione e Crimine -, secondo cui ...”noi siamo arrivati per la cinturazione, loro (gli appartenenti alle squadre mobili) ci chiamarono dalla scuola e mi ricordo che dissero al mio capo equipaggio che bisognava controllare delle persone mentre loro avrebbero proceduto alla perquisizione...”;

d) dalla registrazione audio “miracolosamente” salvatasi e prodotta dal teste Trotta Marco, nella quale si odono i comandi di mettersi a terra e contro il muro, (del tutto coerenti con le operazioni iniziali di una perquisizione) e le urla dei presenti (a tal proposito richiama il P.G. anche le dichiarazioni di Sascaro ud. 30/01/2008 e di Colacicco sull’avere trovato persone sedute o accovacciate vicino al muro, ud. 15/06/2006);

e) dalle modalità di ingresso tipiche di un’operazione di Polizia. Sul punto rilevano secondo l’appellante anche le precise e dettagliate dichiarazioni del teste Brusetti Ronnie: “...i poliziotti sono arrivati di fronte alla porta della Pascoli...e hanno cominciato a picchiare contro la porta del seminterrato... abbiamo capito che la polizia era entrata dal portone del piano terra...sono arrivati dei poliziotti correndo insomma molto velocemente, ci hanno lanciato la cattedra addosso e hanno cominciato a picchiarci”

La tesi dell’errore operativo è smentita anche dalle dichiarazioni rese dall’assistente Mele Salvatore (facente parte del gruppo della Squadra Mobile di Nuoro al comando di Gava) e dallo stesso Gava, che confermano una preventiva divisione in due gruppi delle forze presenti nei pressi del complesso scolastico, uno che doveva entrare nella Diaz Pertini e l’altro nella Pascoli (teste Mele, ud. 31/1/08).

Da ultimo rileva il P.G. che la “perquisizione” si è protratta per un periodo di tempo oscillante tra la mezz’ora e i quarantacinque minuti, lasso temporale del tutto incompatibile, sul piano logico, con l’atteggiamento mentale di chi, accortosi immediatamente dopo l’irruzione nell’edificio dello sbaglio operativo, se ne dovrebbe subito allontanare

È poi incontrovertibile, sempre per il P.G., che anche all’interno della scuola Pascoli vi furono ingiustificate ed ingiustificabili violenze personali e verso il materiale informatico di ogni genere. Anche alcuni poliziotti della Digos hanno riferito dell’apprensione di quattro videocassette in una stanza del terzo piano dell’edificio, senza fornire una spiegazione formalmente – e legalmente – plausibile: il sovr. Bassani, riferendo della circostanza di avere visto persone che filmavano dal terzo piano ha detto: “abbiamo trovato queste cassette su un tavolo abbandonate e ho ritenuto opportuno acquisirle perché ho detto magari possono servire per qualsiasi motivo, se ci sono delle indagini. Lasciarle lì onestamente ... potevano essere cassette che riprendevano l’operazione di Polizia, magari finiscono nelle mani di chiunque, non so..”; ma poi ha ammesso di non avere redatto verbale “nella convinzione che si trattasse di materiale da far confluire in altri verbali a conclusione dell’operazione”.  Analoghe dichiarazioni ha reso l’ass. capo Pantanella Giovanni: “per me ho pensato magari che ci fosse (nelle quattro videocassette) del materiale importante per l’indagine… mi è stato detto che avrebbero fatto un altro verbale.”)

Esaminando il tenore della sentenza di primo grado sul punto, osserva il P.G. che un primo travisamento dei fatti è costituito dall’affermazione che il Gava sarebbe entrato nella scuola Pascoli per ultimo, dietro ad altri reparti della Digos e della Squadra Mobile. In realtà, osserva il P.G., risulta dalle stesse dichiarazioni dell’imputato (interrogatorio del 13/2/02) esattamente il contrario

Il secondo errore di interpretazione dei fatti in cui incorre la sentenza è quello di descrivere e considerare il Gava come un dirigente che non dirige, che non riesce a impartire ordini ai suoi collaboratori e che neppure si rende conto di quanto succede nell’edificio .

In terzo luogo, è la destinazione della scuola Pascoli a sede del Genoa Social Forum  - a tutti nota – che fonda la contestazione e la responsabilità per la violazione di domicilio; parimenti, l’asportazione delle parti interne di personal computers, significativamente non seguita da successiva verbalizzazione giustificativa del sequestro integra gli estremi dell’appropriazione indebita e del falso.

- il falso relativo alla perquisizione della scuola Pascoli (rectius Diaz-Pertini)

L’imputazione di falso relativamente al verbale di perquisizione e sequestro a carico di Gava consegue alla circostanza che egli ha firmato atti che danno conto di numerose attività cui egli non ha partecipato. L’assunto in base al quale il Tribunale ha assolto Gava è errato, secondo il P.G., sia in fatto, relativamente alla dedotta attività di identificazione dei soggetti perquisiti, sia in diritto, relativamente alla ritenuta assenza di dolo per aver Gava agito nella convinzione di poter legittimamente formare il verbale di perquisizione e sequestro solo in conseguenza dell’attività strumentale di identificazione predetta.

Il primo assunto è smentito, secondo il P.G. appellante, dal tenore letterale dell’atto in cui tutti i firmatari sono indicati come presenti all’interno della scuola Pertini ed autori dell’attività di perquisizione e sequestro; il secondo assunto è errato in diritto perché  L’oggetto giuridico tutelato è l’affidabilità degli atti pubblici, nel loro contenuto rappresentativo di fatti o situazioni di cui essi siano destinati a provare la verità, e  l’obbligo di documentazione della attività di polizia giudiziaria attraverso il verbale, non con semplice annotazione, è stabilito dall’art. 357 c.p.p. soltanto per alcuni tipi di atti ed operazioni, tra i quali la perquisizione e il sequestro. Inoltre, e soprattutto, per il P.G. l’evidente illegittimità anche dal punto di vista formale (si attestano fatti ai quali non si è assistito) degli atti che si vanno compiendo, non può certo essere posta nel nulla da una ritenuta sussistenza di eventuali prassi illegittime.

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D)            La vicenda relativa al sequestro e riposizionamento delle bottiglie molotov.

Premesso che risulta incontestabile che le bottiglie molotov giunte alla scuola Diaz erano state rinvenute in Via Medaglie D’Oro di Lunga Navigazione dal vice questore aggiunto dott. Pasquale Guaglione nel pomeriggio del sabato 21 luglio 2001, osserva il P.G. che Burgio ha lasciato la sua postazione (di custodia) del mezzo blindato posteggiato al centro di Piazza Merani soltanto per recarsi nel cortile della scuola Diaz e lasciarvi le bottiglie, non essendovi alcuna plausibile giustificazione “operativa” di tale condotta; infatti, nessun autista di qualsivoglia reparto deve abbandonare,  né ha mai abbandonato, il proprio mezzo, come è regola assoluta e come è testimoniato dagli appartenenti a tutti i reparti. E sono i funzionari più alti in grado a ricevere in consegna le molotov (materialmente il dott. Bernardini), fatto che secondo il P.G. dimostra la piena  consapevolezza del rinvenimento delle molotov in luoghi esterni all’edificio scolastico. La stessa Suprema Corte nella sentenza resa nel procedimento riunito per l’imputazione di falso ha chiarito che è  semplicemente “inconcepibile” che un alto funzionario di polizia non avesse la consapevolezza che del rinvenimento delle Molotov si sarebbe dato conto attraverso un atto ufficiale, cioè un verbale di sequestro, che avrebbe stabilito il collegamento fra le molotov e i soggetti perquisiti sulla base dei presupposti che lo stesso imputato aveva contribuito a creare.

Di Bernardini ha dovuto ammettere, in contrasto con le originarie affermazioni già rese alla A.G. (secondo cui le bottiglie Molotov erano state trovate “nello stanzone” della scuola e pertanto attribuibili a tutti gli occupanti), di aver effettivamente incontrato il dott. Troiani che lo aveva chiamato dall’esterno, e di aver ricevuto in tale contesto le molotov; del tutto incredibili sono, quindi, per l’appellante  le affermazioni del Di Bernardini di non aver avuto o richiesto notizie sulle modalità e sul luogo del ritrovamento degli ordigni.

E la motivazione della sentenza impugnata sul punto è perplessa, contraddittoria ed illogica proprio laddove dapprima riconosce che “tali dichiarazioni possono apparire imprecise e forse anche in parte illogiche, essendo … invero piuttosto strano che (le molotov) siano state affidate ad un non meglio precisato ispettore di Napoli, dalla Mengoni (che le deteneva) tanto conosciuto da non saperne indicare nemmeno il nome” (pag. 296 della sentenza); ma poi afferma, apoditticamente e contraddittoriamente, che “non sussistono peraltro elementi che possano provare l’assoluta inattendibilità di quanto riferito, tenuto dalla teste, tenuto presente lo scarso interesse da parte sua ad elaborare una versione dei fatti non veritiera”.

Venendo all’analisi degli elementi valorizzati dal Tribunale per motivare l’assoluzione, rileva il P.G:

a) quanto al fatto che “dovrebbe ipotizzarsi l’esistenza di un vero e proprio complotto organizzato in precedenza”, che è proprio quanto l’accusa ha dimostrato, con la messe di prove sopra evidenziate;

b) quanto alla “preventiva creazione di prove false”, che nessuno ha mai sostenuto che la bottiglie molotov siano state create ad arte dalla Polizia (per quanto sospetti siano le circostanze del ritrovamento e soprattutto la successiva fortuita distruzione dei preziosi reperti…). Si è solo dimostrato, con testimonianze, ammissioni e videoriprese, che  - trovate altrove le molotov – si decise di trasportarle nella Diaz per giustificare l’irruzione violenta nelle scuole Diaz-Pascoli, e poi l’uso di simili violenze contro gli occupanti delle scuole; e poi per fondare accuse calunniose nei confronti degli occupanti stessi;

c) quanto al “numero così rilevante di dirigenti, funzionari ed operatori di polizia” che sarebbe stato necessario per creare le apparenze del reato di possesso di ordigni incendiari, che nessuno ha mai sostenuto che l’operazione sia stata – né dovesse essere – concordata con tante persone.  In realtà bastava – ed è bastato – l’accordo di chi ha rinvenuto le molotov, di colui che ne disponeva, di colui che le ha trasportate e di colui che le ha poste nel cortile e poi all’interno della scuola Diaz: oltre, naturalmente, ai funzionari direttamente interessati e – purtroppo  - ai loro diretti superiori in grado, di rango anche elevato. Trattasi in tutto di una dozzina di persone al massimo, ma fidate, decise ed interessate al massimo esito dell’”operazione Diaz”.

E) LA CORRESPONSABILITA’ DI TUTTI I PARTECIPANTI

Conclude il P.G. che l’istruttoria ha dimostrato in fatto, e con pienezza, la corresponsabilità di tutti e ciascuno dei funzionari e poliziotti intervenuti nelle irruzioni, e quantomeno per le numerose e gravissime lesioni inferte agli occupanti delle scuole e per i falsi ideologici

La premeditazione di tutti emerge anche dal loro stesso abbigliamento, posto che tutti indossavano i caschi o i foulards d’ordinanza per nascondere il volto. E se i caschi potrebbero essere stati indossati per motivi di sicurezza personale, tanto non può dirsi nemmeno astrattamente per i foulards. Ed infatti proprio il nascondimento dei volti ha impedito il riconoscimento e la condanna di tutti i responsabili materiali delle violenze.

Ad ulteriore conferma il P.G. ricorda che nessuno dei colleghi della polizia ha voluto concorrere a identificare, neppure a posteriori, il poliziotto dalle caratteristiche assai peculiari (acconciatura dei capelli a “coda di cavallo”) che è stato ripreso mentre infieriva su una  persona ferma, inerme ed arresa; ricorda anche che nessuno dei colleghi della polizia ha voluto concorrere a identificare, neppure a posteriori, il poliziotto che ha firmato con la sigla i verbali di arresto di cui all’imputazione.

In questo quadro ed in questa conformazione della forza, predisposta da coloro che avevano funzioni di coordinamento e comando, consegue per il P.G. l’attribuzione anche ai dirigenti di tutti i reati, e con più grave responsabilità, a titolo di concorso morale e materiale, anche per violazione dell’obbligo giuridico di impedire il fatto reato ai sensi dell’art. 55 c.p.p., per l’eventuale assistenza passiva al crimine da parte di superiori gerarchici che rende ininfluente, in questo quadro, l’accertamento degli esatti movimenti compiuti da ciascuno.

F) Responsabilità dei dott. Gratteri e Luperi

Secondo il P.G. sussiste evidente e piena la responsabilità degli imputati Gratteri e Luperi per i reati loro ascritti: l’accordo criminoso che il Tribunale ha ritenuto essersi formato sulla mancata denuncia comporta non soltanto la tolleranza delle azioni illegittime, ma quantomeno l’implicito assenso da parte (anche) degli imputati Gratteri e Luperi, superiori gerarchici che erano a perfetta conoscenza dei fatti.

Ma anche limitandosi all’ipotesi di responsabilità ex art. 40 c.p., richiamate sul punto le osservazioni e le conclusioni in fatto rassegnate in primo grado dal PM, il P.G. sottolinea, in diritto, che l'articolo sancisce l'assoluta equivalenza casuale tra il non impedire l'evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire ed il cagionarlo; e gli imputati Luperi e Gratteri hanno partecipato e condotto le azioni della Polizia nelle rispettive posizioni apicali, e comunque erano costantemente e tempestivamente a piena conoscenza degli avvenimenti per avervi per la gran parte anche direttamente partecipato. Essi erano altresì provvisti di diretto potere gerarchico nei confronti di tutti gli ufficiali ed agenti di PG operanti.

Richiama il P.G. la costante giurisprudenza che ha sempre ritenuto che l'obbligo di impedire la perpetrazione dei reati discende per gli appartenenti alle Forze dell'ordine dalle norme istituzionali dei vari corpi d'appartenenza (e pertanto li ha sempre ritenuti responsabili ex artt. 40 e 110 c.p.), osservando come anche la minoritaria dottrina che critica questa ricostruzione ritiene che gli appartenenti alle forze dell'ordine  rispondano comunque, ed autonomamente,  ex art. 40 c.p., non essendovi dubbi sull’obbligo giuridico di impedire l'evento.

In definitiva i comportamenti – quantomeno omissivi – dei dott. Gratteri e Luperi secondo il P.G. hanno realmente e di fatto determinato la commissione sia dei reati di falso sia del reato di calunnia, poiché l’istruttoria ha escluso l'intervento di altri fattori  alternativi con elevato grado di credibilità razionale.  Anche volendo escludere una loro premeditazione in ordine ai reati di falso, se la loro azione doverosa di controllo dei loro collaboratori fosse stata compiuta (dalle loro corrispondenti “posizioni di controllo”, appunto), essa avrebbe con certezza impedito l'evento. E per pacifica giurisprudenza nella “responsabilità   penale correlata  alla   titolarità di  una "posizione di  garanzia" deve ritenersi  che gli obblighi da questa derivanti, lungi   dall'attenuarsi, siano rafforzati nel caso di attività complesse o pericolose.”

G) I falsi ideologici in relazione ai fatti della scuola Diaz

Con riferimento al verbale di perquisizione, il P.G. appellante evidenzia i seguenti aspetti di falsità:

a)    la perquisizione ha avuto inizio alla mezzanotte e non alle 23,30;

b)    le bottiglie molotov non sono state trovate nella sala di ingresso al piano terreno e neppure in qualsiasi altro locale della scuola Diaz, bensì sono state rinvenute da altri ufficiali di P.G. in altro luogo ed appositamente portate presso la scuola Diaz al fine di includerle nel materiale sequestrato;

c)    le “mazzette ricurve in alluminio” erano in realtà stecche metalliche sfilate da zaini appartenenti a soggetti che si trovavano all’interno della scuola e “contrabbandati” per “mazzette ricurve in alluminio” allo scopo di farle apparire quali autonomi oggetti idonei ad essere ritenuti armi improprie;

d)    lo zaino di proprietà di Szabo Jonas era stato ritrovato nella scuola Pascoli, dove lo Szabo alloggiava e dove l’aveva lasciato quella sera essendosi recato nella scuola Diaz solo per ragioni contingenti e con l’intenzione di fare rientro alla Pascoli per dormire;

e)    lo stesso Szabo, così come il Brauer e la Jaeger, che si trovavano all’interno della scuola Diaz quando la Polizia ha sfondato il cancello dell’istituto, erano riusciti a fuggire attraverso le finestre e le impalcature esistenti sulla sinistra del caseggiato ed erano stati arrestati successivamente all’esterno della struttura senza che esistesse alcun elemento di prova che gli stessi si trovassero nella scuola e che quindi gli oggetti sequestrati fossero a loro riconducibili;

f)      Mark William Covell non era all’interno della scuola Diaz ed anzi è stato brutalmente ed immotivatamente aggredito mentre transitava nella via Battisti ancor prima di dare inizio alla perquisizione.

Con riferimento al verbale di arresto, il P.G. evidenzia i seguenti elementi di falsità:

g)    dopo che le forze dell’ordine avevano forzato il cancello che dà accesso al cortile dell’edificio, le stesse “venivano fatte oggetto di un fittissimo lancio di oggetti di ogni genere” Ciò “rafforzava vieppiù nel personale operante il profondo convincimento  che effettivamente all’interno del predetto edificio i giovani manifestanti detenessero armi di ogni genere”;

h)    entrati gli agenti nella scuola “i giovani presenti all’interno cercavano di resistere ulteriormente dapprima ingaggiando colluttazioni con i procedenti ed in seguito disperdendosi per i vari piani dell’edificio anche per garantirsi la possibilità di poter tendere inaspettatamente ogni sorta di agguato”;

i)      l’agente Nucera Massimo era stato “accoltellato al torace” senza “ulteriori e drammatiche conseguenze solo grazie all’utilizzo da parte del predetto operatore di polizia di un giubbotto protettivo”;

j)      “nelle concitate fasi d’ingresso e durante la colluttazione, i giovani in argomento provvedevano intenzionalmente a lanciare verso ogni luogo i propri zaini, ciò evidentemente per rendere impossibili le operazioni di attribuzione delle responsabilità penali relative all’eventuale rinvenimento e sequestro di armi”;

k)    nel rinvenimento degli oggetti già descritti nel verbale di sequestro, fra cui le due bottiglie molotov che hanno determinato una delle due specifiche imputazioni, e che erano state ritrovate “al piano terra dello stabile, in prossimità dell’entrata, in luogo visibile ed accessibile a tutti”;

l)      nel rinvenimento di uno zaino di proprietà di tale Szabo Jonas al cui interno si trovavano alcuni fogli di carta su uno dei quali erano manoscritte parole quali “Genova 2001 … omissis … tipo … omissis … rivolta” e che ciò costituiva “conferma delle comuni finalità di rivolta e di devastazione che l’organizzazione si prefigge anche attraverso la sua capillare divulgazione”; il manoscritto, inoltre “descrive nei dettagli la preparazione di un giubbotto speciale da utilizzarsi in occasione di eventuali contatti con le Forze dell’ordine in occasione del vertice dei G8” e riporta altresì la frase: “di fronte a me ci sono circa 200 persone che lavorano su questo tipo di armamento passivo”.

Ciò premesso, rileva il P.G. in diritto che “tutti i rapporti di polizia sono atti pubblici” (sent. Cassazione penale  sez. VI del  24 settembre 1987), e che, secondo giurisprudenza anche di merito, costituisce falso ideologico in atto pubblico il fatto di chi appone la propria sottoscrizione nel verbale stesso quando, invece, sia stato assente all'effettuazione delle relative operazioni. E tanto vale non solo per il verbale di arresto, ma anche per quello di sequestro, in quanto “atto pubblico  facente fede  sino ad impugnazione  di falso, ai sensi dell'art. 476  cpv.  c.p. … nell'esercizio delle  funzioni  di accertamento ed  assicurazione del corpo  del reato.   La compilazione  di tale atto costituisce  infatti manifestazione del potere di documentazione  fidefaciente espressamente attribuito all'ufficiale di polizia giudiziaria” (Cassazione penale, sez. V, 24 novembre  1983).

Quanto alla tesi di alcuni degli imputati secondo la quale essi avrebbero “soltanto” apposto la firma in calce nei verbali di cui all’imputazione, la veridicità dei quali non sarebbero stati chiamati ad attestare, né comunque ne avrebbero conosciuto la non corrispondenza al vero, se anche ciò fosse provato, e per il P.G. non lo è, deve rammentarsi che proprio “la firma del pubblico ufficiale sul documento è ciò che attribuisce ad esso il valore e l'efficacia della pubblica documentazione” (sent. Cassazione penale, sez. V, 05 luglio 1990). 

In definitiva, a prescindere dalla invocata circostanza che alcuni sottoscrittori dei verbali non fossero a conoscenza della falsità delle attestazioni ed a prescindere anche dalla loro partecipazione effettiva all’irruzione della scuola Diaz ed ai sequestri del materiale, dal loro dovere di attestare solo ed esclusivamente fatti dei quali erano a diretta conoscenza ed ai quali avevano partecipato deriva la loro responsabilità penale. L’ufficiale verbalizzante, infatti, attesta quel che sottoscrive facendo integralmente proprio il contenuto dell’atto. principio che la Suprema Corte ha ribadito anche nel presente procedimento, annullando la sentenza di non luogo a procedere emessa dal GUP di Genova nei confronti dell’imputato Troiani, “considerate le competenze di un funzionario di polizia, idoneo a distinguere tra un atto a cui ha partecipato ed un atto a cui non ha preso parte e che non deve sottoscrivere…”.

Osserva ancora il P.G. che vi è nel processo positiva conferma della piena consapevolezza in capo agli ufficiali ed agenti di P.G. della natura e della funzione delle sottoscrizioni in generale, come si evince dall’episodio relativo all’agente Nucera il quale ha confermato che non avrebbe voluto sottoscrivere i verbali di arresto e perquisizione, essendo a conosce