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2011 04 15 * Il Sole 24 Ore * Finmeccanica e le sue favorite * Claudio Gatti

Possibile che un manager di Stato del calibro di Pier Francesco Guarguaglini, appena confermato alla presidenza di Finmeccanica, si sia accordato con un faccendiere per fare affari a spese di società del gruppo da lui stesso amministrato? Nella vicenda di Lorenzo Cola, Lollo per gli amici - il suo "consulente" che il mese scorso è stato condannato a 3 anni e 4 mesi per riciclaggio e per il quale il gip di Roma ha emesso ieri una nuova ordinanza di custodia cautelare - una risposta non è stata (ancora) data.
Ma certamente è successo in passato. Quando il faccendiere non si chiamava Lollo, bensì Chicchi. Parliamo di Pierfrancesco Pacini Battaglia, condannato a sei anni di reclusione per appropriazione indebita nell'inchiesta sui fondi neri dell'Eni e battezzato dai giudici «il banchiere un gradino sotto a Dio».

E andando a scavare in quel passato, Il Sole 24 Ore ha trovato un risvolto sul presente. Da 100 milioni di euro. Abbiamo infatti scoperto che nel corso degli ultimi 10 anni una società costituita negli anni 90 da Guarguaglini e Pacini Battaglia ha beneficiato - direttamente o come consorziata - di centinaia di commesse del gruppo Finmeccanica.
Per ricostruire in dettaglio questa storia occorre tornare indietro di una quindicina di anni. A quando Guarguaglini era amministratore delegato della Oto Melara, società spezzina che il gruppo Finmeccanica aveva acquisito dalla liquidazione dell'Efim per integrarla nell'ambito di un neonato comparto difesa. Il collegamento con Pacini Battaglia fu scoperto casualmente dagli inquirenti nel corso di un'indagine che all'epoca si concluse nel nulla. Anzi, con una richiesta di archiviazione della stessa procura che vi indagò.

A decifrare la natura del loro rapporto fu il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) della Guardia di Finanza di Firenze, che alla fine di una minuziosa indagine, nel dicembre '97, stese una relazione: «L'accertamento ha permesso di confermare quanto già esposto circa il disegno criminoso posto in essere dal sodalizio Pacini-Guarguaglini, chiarendone le modalità operative e individuando le strutture societarie utilizzate. In particolare, dall'esame svolto è emerso, in maniera chiara e inequivocabile, il disegno criminoso ideato dal Pacini Battaglia con la partecipazione del Guarguaglini, rivolto a controllare, tramite alcune società lussemburghesi certe aziende italiane (Trs, Magint, Neftel)... Tale attività... era rivolta a sfruttare l'ormai prossima nomina del Guarguaglini quale "numero uno" dell'Alenia Spa (la controllata di Finmeccanica poi diventata Selex Sistemi Integrati, ndr). In pratica, il Guarguaglini, una volta ricevuta la nomina, avrebbe elargito commesse alle società controllate anche dal medesimo, tramite le società costituite insieme al Pacini. Così facendo, il sodalizio in indagine avrebbe distratto, di volta in volta, parte delle disponibilità economiche dell'Alenia Spa, senza in alcun modo figurare».

Che lo Scico non avesse preso un abbaglio lo dimostrano le intercettazioni e le conversazioni registrate da una microspia che la polizia giudiziaria aveva installato negli uffici della Part.Imm., la società di Pacini. Il 12 gennaio 1996, il "banchiere un gradino sotto a Dio" ricostruisce così per i suoi soci l'evoluzione del rapporto:
«Andai da Guarguaglini e dissi: "Guardiamo di fare una serie di affari". Perché sicuramente ... diventa capo di difesa e spazio».
Pacini spiega poi ai soci di aver creato scatole vuote come la Magint per ottenere contratti grazie a Guarguaglini.
«Io sono andato a parlare con l'Alenia. E l'Alenia non è interessata alla Magint... In Alenia si sostiene che Magint è una stronzata nata ... E se tu fossi amministratore capo dell'Alenia, verresti e mi diresti: "La Magint a noi che ci dà?" E io ti risponderei: "Nulla". Perché alla Magint non abbiamo nessun progetto nostro. Noi abbiamo solo copicchiato tre o quattro segate... Ti ho detto com'è il discorso. È che noi si disse: "Si fa la Magint perché Guarguaglini diventa capo dell'Alenia... Allora il discorso mi va bene. Ma non cominciamo a montarci... Qui o te diventi capo dell'Alenia, e allora chiami il tuo direttore generale e gli dici: "Questo lavoro lo fa la Magint! Lo potremmo far noi come Alenia, ma per ragioni strategiche lo fa la Magint". Anzi fai di più. Gli ho detto: "Piero... te prendi, vai all'Alenia e dici: dato che spendi 250 miliardi l'anno anche se ne spendi 250 miliardi e 500 milioni e compri il 35%... e dici...è una nostra consociata". Altrimenti facciamola finita: questa società qui non ha vita... Si può tutta la vita finanziare società sperando che quello diventi capo? Perché c'è anche il rischio che può morire. O che va a finì sotto inchiesta».

Possibile che Pacini Battaglia millantasse una comunanza d'interessi che nella realtà non aveva? Una serie di telefonate tra i due è eloquente. A partire da quella del 23 febbraio 1996.

Pacini Battaglia: «Devi calcolare quando ti danno l'Alenia in mano».

Guarguaglini: «Ho parlato oggi con Steve (il riferimento è a Bruno Steve, all'epoca amministratore delegato di Finmeccanica, ndr)... Secondo me non me la danno».

PB: «Ti lascia l'Oto?»

G: «L'Oto, e le altre sette di quelle società...»

PB: «Pensaci bene, ti dirò, perché sei al momento che puoi pigliare quel che vuoi dentro la Finmeccanica. Parliamo seriamente».

G: «Ma va? Sei sicuro?»

PB: «Tu gli devi pigliare quello che ti fa più comodo, ricordatelo bene».

G: «Sì, sì».

PB: «Che noi siamo in grado di farti dare quel che ti fa più comodo... Perché tra due mesi c'è il caso che tu non becchi più nulla!».

In un'altra telefonata i due parlano poi di Magint e Trs, due aziende da loro controllate e date da gestire al manager Vincenzo Della Spina.


G: «Bisognerebbe fare una riunione con Della Spina».

PB: «Quando vuoi?»

G: «Se è possibile venerdì... Della Spina sta per avere un ordine di 3/400 milioni direttamente dall'Alenia...»

PB: «Lo prende come Trs?»

G: «No, lo fa in Magint».

PB: «Ah. Perché noi si era detto che Della Spina lo lasciamo solo alla Trs e non lo facciamo occupare tanto dalla Magint...»

G: «Ah, beh...»

PB: «Io non ci metto più soldi... questo sia chiaro. Con te noi ne abbiamo versati 400, di cui 200 te e 200 io. Io ne ho versati altri 200 di tasca mia. E dopo non ne metto altri».

G: «Va bene».

PB: «Sai cosa si fa? Fra me e te, si chiude la Magint e si passa tutti gli ordini alla Trs. E si carica la Trs. Perché guardiamo di capirsi fra me e te: io sono convinto che gli ordini che l'Alenia fa alla Magint li può risolvere tranquillamente la Trs... E se non sei convinto...»
GP: «Sì, sì sono convinto...»

PB: «A Della Spina la Magint non gli serve un cazzo... si passa l'ordine alla Trs... Meglio avere una società unica come la Trs che funzioni...»

G: «Va bene!»

PB: «Ricordati bene che la Trs, se tu gli dai fuoco e noi si riesce ad aiutarla, è un'azienda che ti può rendere comodamente un miliardo, due miliardi l'anno!»

G: «Dal primo anno facciamo due miliardi di base».

A mettere un temporaneo stop a questo progetto arrivò l'improvviso arresto dei due il 15 settembre 1996. Per traffico d'armi. Nel corso dell'indagine successiva, la procura spezzina non trovò però evidenze di alcun reato. Ecco cosa si legge nella richiesta di archiviazione datata 10 marzo 1998: «Il proposito di Pier Francesco Guarguaglini non risulta abbia mai avuto concreta esecuzione, concernendo le conversazioni intercettate e riportate nella nota dello Scico, solo espressione di intenti futuri e ancora generici».
Insomma, assieme a Pacini Guarguaglini aveva sì creato una rete di società alle quali contavano di far avere commesse del gruppo Finmeccanica, ma il piano era rimasto sulla carta. Quindi non poteva che essere prosciolto.

Per la sua carriera di manager di Stato fu solo una fastidiosa parentesi. Dopo 11 giorni fu scarcerato, e dopo appena un mese autorizzato a tornare al lavoro. Dove, pur nelle sue condizioni d'indagato, fu accolto a braccia aperte da Finmeccanica. E, come previsto da Pacini, poco dopo gli fu affidato il comparto difesa.


A questo punto sorge una domanda: ma quella società che "se aiutata" sarebbe dovuta valere uno o due miliardi di lire all'anno - la Trs - che fine ha fatto?
Abbiamo indagato presso la Selex Sistemi Integrati, la ex Alenia, oggi amministrata dall'ingegnere Marina Grossi, moglie di Guarguaglini. E abbiamo scoperto un contratto datato 23 dicembre 2004, prima che arrivasse Grossi ma quando Guarguaglini era già ad del gruppo. Per conto di Trs lo firmò Vincenzo Della Spina, lo stesso signore di cui si parlava nelle intercettazioni.

Ma la nostra fonte ci ha spiegato che, nell'ultimo decennio, Trs ha beneficiato soprattutto degli appalti affidati da Selex a un gruppo di aziende di cui faceva parte, il Consorzio Start Spa. Abbiamo così scoperto che tra il 2001 e il 2008 questo consorzio ha ricevuto contratti per circa 100 milioni di euro. L'equivalente di quasi 200 miliardi delle vecchie lire lire.
Dagli "intenti futuri e ancora generici" di cui parlava la procura spezzina nella sua richiesta di archiviazione, negli ultimi 15 anni la Trs è evidentemente passata ai fatti.
Il Sole 24 Ore ha contattato Finmeccanica e ha chiesto quali rapporti l'ingegner Guarguaglini abbia o abbia avuto con la Trs, ma ci è stato detto che «ci sono indagini in corso e non possiamo quindi dare risposta».