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2013 04 21 * il Corriere della Sera * Gotti Tedeschi, gli avvocati e la guerra sui conti laici * Fiorenza Sarzanini

IL MEMORIALE I «NEMICI» DEL BANCHIERE NEL CASO DELLO IOR

«Caro presidente Gotti Tedeschi, lei crede che sia opportuno nelle sue regole come legale rappresentante dello Ior incontrare e lavorare con i membri dell'Aif, il presidente, il board dei direttori e i manager per cercare di lavorare segretamente contro la nuova legge 127? Lei crede di operare in conflitto di interessi a questo riguardo o no? Grazie se mi risponderà oggi, se la sua agenda lo permette. Alla luce delle sue dichiarazioni di due settimane fa circa il fatto che non ha ancora letto la vecchia e la nuova versione della legge, lei è sicuro di quanto sta facendo? Saluti».

È il 22 marzo 2012, l'avvocato Jeffrey Lena invia questo sms al presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. E tanto basta per comprendere il livello dello scontro interno alla Santa Sede per il controllo della banca vaticana. Perché conferma come la vera partita si giochi sulla segretezza dei conti, dunque soprattutto sull'identità di quei laici che, nonostante il divieto, sono titolari dei depositi presso l'Istituto delle opere religiose. Il messaggio è contenuto nel memoriale riservato che lo stesso Gotti ha consegnato un anno fa ai magistrati della Procura di Roma che indagano proprio su episodi di riciclaggio compiuti attraverso conti Ior intestati a prelati. E trasmesso, attraverso monsignor Georg, all'allora pontefice Benedetto XVI. Sono due gli avvocati che secondo il banchiere erano diventati suoi «nemici». Oltre allo statunitense Lena, c'è Michele Briamonte, indagato per riciclaggio dalla Procura di Roma proprio per i soldi movimentati su conti dello Ior. Sarebbe stato proprio lui, almeno a sentire Gotti, a rivelare che almeno uno di quei depositi era intestato a Cesare Geronzi.

Ieri il banchiere, tuttora responsabile del Santander in Italia, ha voluto precisare attraverso i suoi legali Fabio Palazzo e Stefano Commodo che «il documento che era stato espressamente tenuto riservato in quanto redatto in un momento di grande tensione e di preoccupazione per quanto stava accadendo in ragione degli attacchi e delle polemiche di cui era stato fatto oggetto e rappresentava una riflessione strettamente personale, privata, persino intima, che tentava di interpretare i complessi fatti in cui veniva coinvolto. Tali fatti avrebbero dovuto essere divulgati solo al fine di rendere comprensibili ulteriori eventi che in quel momento si potevano solo temere». Gotti ha più volte detto di temere per la propria vita e anche il memoriale era stato scritto «affinché fosse consegnato a tre persone in caso di mio incidente». Parla anche Marco Simeon, ex responsabile di Rai Vaticano, che Gotti ha accusato di averlo minacciato e intimidito. Accusa il banchiere di «falsità» e aggiunge: «All'epoca in cui lavoravo in Mediobanca più volte Gotti Tedeschi cercò di accreditarsi presso Cesare Geronzi, anche inviando i suoi libri. Io non ho mai cercato di cooptare nessuno. Né ho mai avuto alcun rapporto professionale o operativo con lo Ior, salvo di tipo istituzionale al tempo in cui ero in Mediobanca».