Questo sito si avvale di cookie utili alle finalità illustrate nella Privacy Policy
Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

2013 07 10 * La Stampa * Scarano : “Non solo lo IOR, anche l’APSA non rispetta le norme antiriciclaggio” * Francesco Grignetti

Aveva due conti presso lo Ior e uno in una normalissima banca italiana. Però monsignor Nunzio Scarano, arrestato nei giorni scorsi assieme a un agente dei servizi segreti e a un faccendiere italo-svizzero per una scivolosa storia di milioni di euro che dovevano rientrare clandestinamente in Italia, quando c'erano da fare operazioni spregiudicate utilizzava immancabilmente il conto dello Ior. Perché? «Effettivamente allo Ior sarebbe stato più facile».
Più facile. Sì, perché le procedure opache dello Ior, che non chiede e non dà spiegazioni, che emette bonifici senza indicare i mittenti né la causale, violando così ogni normativa antiriciclaggio, sono miele per i faccendieri.
Al tribunale del Riesame, ieri, si discuteva della detenzione di monsignor Scarano. È stato analizzato il suo interrogatorio davanti al gip Barbara Callari. Gli chiedono conto di quell'operazione anomala per cui esce dallo Ior con 560 mila euro in contanti in una valigia.
«Non credo - lo incalza il gip - che una banca italiana le avrebbe mai dato... ». È per questo motivo che monsignor Scarano faceva confluire sul suo conto Ior le «offerte» degli armatori D'Amico e di tanti altri ricchi benefattori? I D'Amico gli davano migliaia di euro al mese. Secondo i conteggi della procura, il tesoretto di monsignor Scarano si aggira attorno al mezzo milione di euro. E ancora non si parla della grande operazione di rientro dei capitali - che forse sono 20 milioni di euro, forse sono 40, finiti alla fine in Libano attraverso l'agente segreto Giovanni Zito, operazione per cui il monsignore chiedeva una «commissione» di 2,5 milioni di euro.
In un modo o nell'altro, sono le procedure dello Ior che finiscono al centro dell'indagine. Il religioso nel corso dell'interrogatorio conferma che le offerte arrivavano sul suo conto presso lo Ior. «Io ho dato disposizione alla banca - afferma Scarano - che nel caso c'era bisogno di chiedere ulteriori informazioni, erano tutti bonifici con la causale per opere di carità».
Lo stesso monsignore, però, racconta di quando l'armatore Cesare D'Amico si recò agitatissimo presso la sua abitazione. «Era molto preoccupato. Io gli dissi di non mandare più bonifici, di togliere di mezzo ogni cosa anche perché tutta questa situazione è diventata incandescente e poco piacevole. Lui mi assicurò che io ne sarei uscito senza alcun problema».
E comunque monsignor Scarano ha chiaro il quadro di sostanziali illegalità e l'ha denunciato ai pm nel suo ultimo interrogatorio: non soltanto lo Ior si muove come una banca che non rispetta le norme antiriciclaggio, ma così farebbe anche l'Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), dove lui ha lavorato fino a tre mesi fa, e dove c'è un direttore, Paolo Mennini, che odia di tutto cuore. L'ultimo interrogatorio di monsignor Scarano è tutto qui: non solo lo Ior, ma anche l'Apsa, che opera estero su estero, e non passa mai per l'Italia, schermerebbe i capitali alla stessa maniera.