LA LIBERTÁ DI SCEGLIERE DOVE E COME VIVERE NON È REATO
Roma, 24 luglio
2000 - "L'ennesimo episodio di guerra che vede contrapposte forze dell'ordine
ed immigrati clandestini va ascritto al fallimento della politica dell'Unione
europea nei rapporti con i paesi terzi.
Rapporti che puntano alla circolazione dei capitali e delle merci ma non delle
persone. Di fronte a questa contraddizione l'Unione Europea risponde con il
proibizionismo sulla migrazione, utilizzando la repressione che dei proibizionismi
è lo strumento di governo. Non a caso i trafficanti di sostanze illegali
sono gli stessi trafficanti di immigrati clandestini.
E' solo riconcependo i rapporti con i paesi terzi e regolamentando la libertà
di circolazione che sarà possibile governare nel modo migliore le migrazioni.
La libertà di scegliere dove e come vivere non è un reato visto
che, di per se, non causa vittime".