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2002-08-16_giustizia

GIUSTIZIA
41BIS: VISTO CHE ERA FERRAGOSTO CADONO NEL VUOTO LE IMPORTANTISSIME AFFERMAZIONI DEL MINISTRO DEGLI INTERNI PISANU E DI GIUSEPPE DI LELLO, GIA¥ DEL POOL ANTIMAFIA DI PALERMO CON FALCONE E BORSELLINO

Roma, 16 agosto 2002 - "Ieri il Ministro Pisanu parlando del 41bis ha opportunamente ricordato che "è necessario incrementare le risorse ed affinare i mezzi di contrasto alla mafia esterna". Meno opportunamente ha affermato che il 41bis "ha fatto calare una solida saracinesca tra i mafiosi in carcere e quelli ancora in libertà". Quest'ultima affermazione è verissima, non sono infatti note azioni giudiziarie in tal senso, e restituisce l'onore ai membri del GOM il corpo specializzato della polizia penitenziaria che abbiamo avuto modo di ringraziare e ricordare per l'estrema professionalità, correttezza e il sacrificio che il loro impegno richiede. Affermazione vera ma inopportuna perché nei diversi decreti ministeriali di proroga del 41bis, tra le varie motivazioni che li giustificano, vi è la seguente frase di rito "deve ritenersi costante, anche in assenza di ogni elemento in senso contrario, il suo collegamento con la parte dell'organizzazione operante all'esterno del carcere, né il collegamento potrebbe essere venuto meno per il solo fatto della detenzione." Delle due l'una o il Ministro Pisanu ha affermato il falso o il falso viene costantemente affermato da altrettanto autorevoli istituzioni della Repubblica. Infine Pisanu ha invitato ad una severa applicazione del 41bis. Assicuriamo il Ministro che il 41bis è più che severamente applicato e che questa applicazione sconfina sovente nella violazione di diritti umani fondamentali, come peraltro più volte riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell'Uomo ed è finalizzata a quella che le convenzioni internazionali definiscono come "tortura", questo perché nei diversi decreti ministeriali di proroga del 41bis, tra le varie motivazioni che li giustificano, vi è la dichiarazione della DIA secondo la quale il detenuto non risulta che "abbia dato segni di ravvedimento o abbia manifestato la volontà di collaborare con la giustizia" frase che di fatto significa "non si è pentito", unica condizione per rientrare nel circuito penitenziario normale, tant'' che in 41bis ci sono persone che si sono consegnate alla giustizia e persone che si sono dissociate ammettendo le loro colpe. Ma ieri era ferragosto e così le parole del Ministro Pisanu sono cadute nel vuoto; parimenti è "sfuggito" l'ancor più importante intervento di Giuseppe di Lello pubblicato da "Liberazione". Di Lello, che è parlamentare europeo di Rifondazione Comunista, è stato uno dei tre colleghi di Falcone e Borsellino nel pool antimafia di Palermo con i quali ha condiviso indagini vere e rischi reali. A differenza degli "amici" post mortem di Falcone e Borsellino, il collega Di Lello ha mantenuto sempre un profilo basso rispetto alla sua storia, che rivendica ma non esibisce. E cos" ieri, giorno di ferragosto, è stato pubblicato da "Liberazione" uno dei contributi più importanti sul 41bis. Pur con le debite differenze sull'analisi, la conclusione di Di Lello "un'inchiesta (non ministeriale, ovviamente) sulle modalità di applicazione del 41bis", sono esattamente le nostre. E l'interrogativo che Di Lello pone a Rifondazione noi vogliamo porre a tutte le forze politiche : "prima di schierarvi acriticamente contro il 41bis, volete controllare, rendervi conto delle specifiche realtà o volete accedere ad una nozione del "senso di umanità" ristretta a vitto con una tomba come alloggio?" E noi radicali, prima di parlare, questo abbiamo fatto per un mese incontrando cella-a-cella tutti i detenuti in 41bis. Siamo pronti a rifarlo con chiunque lo volesse. Per rendersi conto e decidere in tutta scienza e coscienza. Magistrati inclusi."