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2004 11 26 * vaticano, spagna * La Commissione europea suggerisce come violare il diritto comunitario ma il Governo spagnolo preferisce tutelare apertamente i privilegi finanziari e fiscali del Vaticano.

La Commissione europea, dando seguito alla denuncia presentata dall'ex Presidente degli eurodeputati radicali Maurizio Turco, ha sollecitato il Governo Spagnolo ad abrogare la legge con la quale si esenta la Chiesa cattolica dal pagare l'IVA in quanto viola il diritto comunitario. La Commissione ha messo il dito nella piaga del Governo "laico" di Zapatero; la piaga è rappresentata dagli Accordi tra il Governo Spagnolo e la Santa Sede firmati pochi giorni dopo l'entrata in vigore della Costituzione Spagnola e costituisce un chiaro retaggio del Concordato voluto da Franco. L'Esecutivo non ha ceduto alle pressioni argomentando che gli accordi con il Vaticano sono antecedenti al Trattato di adesione della Spagna alla Comunità Europea.

"I consiglieri giuridici di Zapatero sanno perfettamente che le loro motivazioni mancano di validità giuridica per la semplice ragione che l'articolo 5 dell'accordo relativo alle condizioni di adesione della Spagna alla CEE sancisce espressamente l'applicazione del dettato normativo dell'articolo 307 del TCE, il cui secondo paragrafo obbliga gli stati membri a ricorrere a tutti mezzi più appropriati al fine di eliminare le incompatibilità che vi possano essere tra il diritto comunitario e le obbligazioni derivanti dai trattati internazionali firmati antecedentemente all'adesione.

Non comprendo quindi l'ostinazione del Governo Spagnolo a voler mantenere una legge che chiaramente viola l'ordinamento giuridico in vigore, nonostante sia comprensibile che si voglia difendere una legge voluta dal precedente Governo socialista. Una legge scritta dall'attuale Presidente del Parlamento Europeo, Josep Borrell, quando era Segretario di Stato alle finanze.

Così come non comprendo l'invito della Commissione europea - secondo quanto pubblicato ieri da El Pais - ad adottare una legge sul modello di quella portoghese con la quale si potrebbe assicurare "l'identico risultato dal punto di vista degli interessi finanziari della Chiesa Cattolica". Perlatro la Commissione sa che anche la legittimità della legge portoghese è oggetto di una mia denuncia, sia davanti al Mediatore che davanti alla Commissione.

Con questo suggerimento la Commissione anziché occuparsi di vigilare sull'applicazione del diritto comunitario, addirittura indica a un paese membro come violarlo al fine di tutelare gli interessi finanziari di un paese terzo. E che paese!

Lo Stato Città del Vaticano ha una banca centrale che opera sui mercati finanziari internazionali, non ha una legislazione antiriciclaggio e non è sottoposto alle regole e ai controlli degli organismi internazionali che combattono contro la criminalità finanziaria.

Perciò al Primo Ministro Zapatero, chiedo nuovamente, dopo averlo fatto il giorno della sua elezione, di assumersi in prima persona la gestione di questo dossier. Non è un dossier contro la religione o contro la Chiesa cattolica, si tratta molto semplicemente di un dossier che ha a che fare con il rispetto delle leggi, della uguaglianza costituzionale, per il rispetto della libertà di coscienza e di religione."