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2013 07 27 * Caso Cosentino - La rinuncia all’impegno politico può essere la sanzione non la condizione per potersi liberamente difendere

Dichiarazione di Maurizio Turco, già deputato radicale

“Al solo fine di evitare equivoci premetto che non faccio parte né degli amici né della nutrita schiera di “amici” e nemici dell’On. Cosentino, ma di una sparuta pattuglia di persone che ha l’obiettivo di ripristinare il rispetto dello Stato di diritto, della legalità, delle garanzie ed è la ragione per la quale sono intervenuto, intervengo ed interverrò sul caso Cosentino.
In tutte e due le occasioni in cui la Camera è stata chiamata a valutare le richieste di arresto le ho respinte, sia in giunta delle autorizzazioni che in aula, perché le ritenevo persecutorie nei confronti dell'On Cosentino. Non ho cambiato idea, semmai quel giudizio si è rafforzato alla luce degli eventi successivi. A partire dai comportamenti, almeno quelli noti ad oggi, dell’On. Cosentino. Ovvero, quando poteva non ha provato ad inquinare le prove; quando poteva non ha provato a fuggire; quando poteva non ha provato a reiterare i reati e quindi oggi, a maggior ragione di quando poteva, non v’è necessità che sia detenuto in attesa di giudizio, né in carcere, né ai domiciliari nella sua o in altre regioni proprio per le ragioni che erano alla base delle richieste di arresto.
In tutta questa vicenda continuo a trovare sbagliato, per usare un eufemismo, che la libertà dell’On. Cosentino sia condizionata alla rinuncia, provata, all'impegno politico.
Semmai questa può essere la sanzione ma non la condizione per potersi liberamente difendere (e non è ancora il suo caso!). Si tratta di tutta evidenza di riproporre una questione di principio visto che non v’è dubbio che l’On. Cosentino sia, e non da oggi, costretto ad occuparsi d’altro che non di politica.”