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2003.03.25 * disobbedisco.com * "Tortura democratica" in quel di Napoli : un successo.* Domenico Spena

http://www.disobbedisco.com/disobbedisco43.htm#2 


Domenico Spena

Venerdì 21 marzo, equinozio di primavera, mentre tutto il mondo era morbosamente rivolto a quella che sembra la "guerra minuto per minuto", tanto vituperata quanto desiderata proprio da quelli che hanno fatto più trambusto nelle piazze, nel giorno in cui molte scuole sono state chiuse a forza per protestare, in quel preciso giorno, si è tenuta, presso la Camera penale di Napoli, l'ncontro dibattito su: ART.41 BIS E DIRITTI UMANI. SPUNTI E RIFLESSIONI TRATTI DAL LIBRO”TORTURA DEMOCRATICA”.

Non semplice presentazione, ma vero e proprio confronto, così come nelle intenzioni, messe in pratica dal radicale storico napoletano Bruno Fimiani che ha lavorato con estrema dedizione riuscendo ad "arruolare" per l'occasione dei relatori di tutto riguardo.

La particolare impostazione, la cornice prestigiosa e l'alto profilo degli ospiti sono serviti a richiamare innumerevoli cittadini, non solo competenti della materia, i quali hanno riempito completamente l'aula, tanto da costrigere molti a stare in piedi. La grande affluenza ha favorito anche la vendita del libro di cui sono state date via numerosissime copie, vendute al banchetto dalle radicali Ersilia Tufano e Maria Rosaria Grieci, sempre in prima fila, accanto a Bruno Fimiani, in tutte le lotte radicali nella nostra città.

Il dibattito è stato preceduto dagli interventi di rito, molto poco rituali, anzi molto sentiti degli Avvocati Antonio Briganti e Francesco Landolfo, col primo, padrone di casa in quanto Presidente Camera Penale di Napoli, che ha fatto una piccola sintesi dei temi da trattare, della loro importanza e quindi dell'importanza del libro da cui era stata tratta quest'occasione, dopodichè il secondo ha voluto rivolgere a tutti i presenti il suo saluto ed ha voluto esternare la sua soddisfazione per la grande attenzione che questo evento aveva suscitato

Dopo l'introduzione del giornalista Gigi Di Fiore, che ha voluto ricordare come questo libro tocchi l'annoso problema delle leggi emergenziali e ha dato uno spunto rilevante ponendo agli autori un interessante quesito: perchè fra le interviste che sono state raccolta non c'è quella a Raffaele Cutolo?

A questa domanda ha voluto dare risposta il primo degli autori che ha preso la parola, Sergio D'elia, che aprendo la tavola rotonda, ha prima voluto rimarcare l'incredibile difficoltà a poter raccogliere le testimonianze ed ha poi spiegato la singolare vicenda di Cutolo, quarantunista "privilegiato", quindi è passato a spiegare le assurdità di tutta la situazione e tutte le ambiguità che affliggono il sistema del 41bis, regime autoreferenziale che nega il diritto alla difesa e che impone quasi una "presunzione di colpevolezza" ai soggetti ad esso sottoposti, che nega il diritto ad una umana detenzione ed impedisce la rieducazione ed ha poi dichiarato che il libro non è pro o contro il 41bis, ma, come anche affermato dall'on.Pannella in prefazione al libro, si concentra sull'applicazione reale di una legge eccezionale, concludendo con una citazione di Sciascia, "la lotta alla mafia non si fa con la terribilità ma con il diritto", e questo ha detto D'Elia, è un libro sul diritto, per il diritto, i diritti umani e contro quel manifesto antimafioso che è il 41bis, sistema che si deve riformare.

E' seguito l'interessante intervento di Mariacarmen Colitti ,consulente giuridica, che con puntuali riferimenti alle disposizioni ed ai provvedimenti in materia di "carcere speciale", ha illustrato i difficili rapporti tra istituzioni internazionali e governo italiano, reticente rispetto a tutti i richiami e molto in ritardo sull'applicazione di quei trattati che ratifica fra i primi ma che poi non mette in pratica, esternando tutte le sue perplessità e ricordando l'inconciliabilità tra 41bis e democrazia e ricordando la sua natura di regime contrario a tutti i trattati internazionali.

L'intervento di Paolo Mancuso è invece stato un pò deludente, perchè il magistrato ha prima esposto i motivi per i quali il 41bis sarebbe giustificabile, dopodichè ha snocciolato un pò burocraticamente una gran quantità di dati sui detenuti sottoposti a quel regime, ma ha evitato di risponder accuratamente a tutti gli stimoli proposti da coloro che lo avevano preceduto, in sostanza assolvendo in pieno la magistratura da qualsiasi possibile colpa nella gestione e nel controllo di questo tipo di reclusione ed ha sostanzialmente affermato che il carcere duro è un mezzo per punire i mafiosi e far espiare loro la colpa e che trova il suo rispondenza nei sentimenti dei cittadini sempre più colpiti dal fenomeno della criminalità organizzata.

Poi è stata la volta della dottrina è di un suo rappresentante, il Prof. Andrea Dalia, il quale ha svolto un intervento poco accademico nei toni, ma molto puntuale nell'affrontare il tema e tutte le sue sfumature. In forma di vera e propria testimonianza (per sua stessa ammissione), ha definito la realtà portata a galla dagli autori, lodati come genuini militanti dei diritti umani, "drammatica dal punto di vista umano e sconcertante dal punto di vista giuridico", quindi rivolgendosi all'on.Pecorella gli ha offerte delle brevi osservazioni sotto forma di domanda, ed in particolare: il regime del carcere duro può essere fondato semplicemente su misure di carattere amministrativo o deve basarsi su provvedimenti giudiziari, maggiormente garantistici e motivati? Il carcere duro è o no deteriore del principio della presunzione d'innocenza sancito dalla nostra costituzione? Quali sono le finalità del carcere duro? E' possibile che il carcere duro sia concepito come mezzo per ottenere, tramite vere e proprie torture fisiche, delle vere e proprie delazioni?

L'on.Pecorella ha illustrato i meccanismi che hanno portato alla formazione di un conformismo politico in materia di 41 bis ed i motivi che limitano la libertà di determinazione politica dei gruppi e dei singoli parlamentari che decidono di sostenere posizioni più garantiste all'interno dell'aula, puntualmente fatti segno di campagne denigratorie, e di quelli che invece, pare siano la maggioranza, decidono di piegarsi, per pure ragioni elettorali al voto favorevole per non precludersi la possibile rielezione. Il problema è più ampio ed è conseguente all'affermarsi di una cultura della forza che ritiene utile il 41bis come misura per il controllo sociale e per la repressione, ma non dell' individuo, ha puntualizzato, bensì di un fenomeno, quello mafioso, al quale si vuole dare come risposta la irrogazione di sofferenze e la negazione dei diritti umani fondamentali; se i quarantunisti si vogliono sottrarre alla sofferenza, hanno poi una sola scelta, l'atto di sottomissione.

Pecorella ha concluso augurandosi la riapertura del dibattito, almeno per ottenere alcuni aggiustamenti, quali la giurisdizionalizzazione del carcere duro e la esclusione di altre finalità che lo giustificassero, a parte la ragione di impedire i rapporti con l'esterno ai mafiosi ed augurandosi una battaglia culturale che porti a considerare maggior rispetto per i diritti dei cittadini.

L'on.Turco, coautore del libro ha pronunziato un intervento tutto politico e tutto rivolto a svelare alcuni dettagli molto importanti, quali per esempio la sostanziale falsità dell'atto con il quale si dichiara il soggetto "elemento di spicco della mafia" quando non vede neanche i suoi familiari da anni, la burocratica automaticità di questo provvedimento, la natura di vendetta di stato del 41bis, l'assurdità di alcune disposizione che contribuiscono alla vessazione del detenuto e che non son previste dalla legge e la totale patente violazione del diritto del cittadino a vedersi fissare l'udienza per la discussione del ricorso contro la misura dopo moltissimi mesi, se non anni.

La conferenza si è chiusa fra gli applausi dei presenti, molto attenti durante il dibattito, alcuni dei quali mi hanno rilasciato delle dichiarazioni:

1)Avv.Pisani del Foro di Nocera Inferiore: Molto interessante, ho già letto il libro e ho verificato come evidenzii punti interessanti tacitati di solito per pigrizia e mancanza di conoscenza, egregiamente raccolti ed evidenziati;

2)un avvocato del foro di Napoli: Sguardo interessante, condivido gli spunti emersi e l'idea di rivedere la nostra legislazione che rappresenta una caduta della legalità del nostro paese e prevede vessazioni che nulla hanno a che vedere con la civiltà che vogliamo;

3)una praticante legale: Mi è parso un incontro molto interessante, relatori molto qualificati che hanno portato delle esperienze personali.

E quelli di alcuni relatori:

4)Avv.Briganti: Bisogna affrontare i problemi che riguardano la civiltà giuridica; oggi è stato trattato il tema della violazione dei diritti dei soggetti in 41 bis ed anche in futuro dedicheremo una sessione a questi problemi;

5)Sergio D'elia: L'obiettivo di porre l'aggresore in condizioni di non nuocere è un obiettivo anche nostro ma dopo aver visitato le sezioni del 41bis e parlato con tutti i detenuti del carcere duro l'idea che mi sono fatto è che con il carcere duro lo stato non sta perseguendo reati orribili o salvaguardando la nostra sicurezza ma sta vendicandosi di quei fatti (Capaci, via D'Amelio,...) e nello stesso tempo indurre attraverso condizioni dure di detenzione i sottoposti al pentimento.

6)Maurizio Turco: Le camere penali di Napoli hanno dimostrato di essere in prima linea in questa battaglia di civiltà giuridica;

7)Mariacarmen Colitti: Questo è un ambiente in cui il problema è sentito molto dall'avvocatura ed è stata importante anche la presenza di più voci, politici, magistrati, ecc. per far riuscire il confronto ed a questo proposito è stato interessante sentire l'intervento di Pecorella che ha messo a nudo i motivi del voto unanime in parlamento.

Che dire? Personalmente nient'altro da aggiungere, una gloriosa mattinata per i diritti umani che rende superfluo qualsiasi altro commento!