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1998 05 08 * Il Mondo * Le imbarazzanti risposte di Palazzo Chigi - Mi dicono che non è vero * Stefano Romita, Sisto Alberto

POCHE SETTIMANE FA DEL SISTEMA ECHELON
SI È PARLATO IN UN CONVEGNO ALLA PRESENZA DI ESPERTI DELL'FBI.

Per cercare di metterci una pietra sopra, Romano Prodi ci ha messo tre minuti d'orologio. Il tempo necessario a dire nell'aula di Montecitorio e in diretta televisiva che lui di Echelon non ne sa davvero nulla. Anzi. A dir la verità, l'esistenza di un sistema di intercettazioni di tutte le telecomunicazioni planetarie gestito da cinque Paesi (Usa, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda) gli sembra poco credibile. Almeno cosí hanno assicurato gli esperti a cui il presidente del Consiglio si è rivolto dopo aver ricevuto la richiesta di rispondere in aula a una interrogazione urgente del popolare Romano Carratelli.

"L'esistenza di una rete planetaria integrata appare di non facile praticabilità e anzi molto difficile, date le diverse caratteristiche tecniche dei vari sistemi di trasmissione dei segnali", ha detto Prodi in un'aula praticamente deserta. Ad ascoltare queste parole, durante il question time di venerdí 24 aprile, c'erano soltanto 11 deputati su 630. Per essere esatti, i parlamentari erano 12: il dodicesimo era il vicepresidente della Camera di turno, Alfredo Biondi, arrivato trafelato mentre Prodi già pronto a parlare aspettava soltanto lui. E nemmeno tutti e 12 erano interessati a quello che Prodi stava dicendo in quel momento: almeno otto di loro erano lí in attesa che il presidente del Consiglio rispondesse alle loro. La sparuta platea era composta, fra gli altri, dall'ex direttore del Gr 2 Gustavo Selva, deputato di An, dal suo collega di partito Mirko Tremaglia, Elio Vito di Forza Italia, il leghista Simone Gnaga, il deputato di Rinnovamento italiano Bonaventura Lamacchia. Capitolo chiuso. Del resto, si sa. Il question time non porta mai grandi folle. E persino i dibattiti sulle grandi questioni possono essere considerati noiosi alla vigilia di un ponte primaverile come quello del 25 aprile. Come non ricordare, per esempio, che alla discussione su una quisquilia come il trattato di Maastricht erano presenti soltanto 15 parlamentari?

Ma il fatto è anche un altro. Del sistema di Echelon, venuto alla luce in seguito a una inchiesta del Mondo e a un rapporto del Parlamento europeo, meno se ne parla, meglio è. E mentre in Francia il caso sta montando e quotidiani come Le Figaro e Liberation hanno denunciato lo scandalo di un Paese spiato dai suoi stessi alleati, e per motivi non militari ma più concretamente economico industriali, in Italia il governo ha evidentemente deciso di scegliere il basso profilo.

Solo imbarazzo? Difficile rispondere. Fatto sta che Prodi, incamminandosi in Transatlantico, ha risposto cosí a chi gli chiedeva se dopo il suo intervento in Parlamento considerava il caso di Echelon definitivamente chiuso: "Direi di sí".

Leggerezza o bugie? E pensare che Prodi, secondo quanto lui stesso ha dichiarato al Mondo, dopo aver letto l'interrogazione parlamentare di Carratelli, soltanto due giorni prima di andare in Parlamento, aveva chiesto informazioni ai ministeri interessati (sicuramente l'Interno e la Difesa), ottenendo una risposta che, prendendo per buono quello che il premier ha riferito in Parlamento, appare abbastanza sconcertante: "Nè la presidenza del Consiglio, nè i ministeri interpellati sono a conoscenza dell'esistenza di questo sistema di intercettazione".

Per dirla più chiaramente, il governo non ha detto che dopo essersi informato (magari con i cinque Paesi dell'accordo Ukusa, il patto attraverso cui viene gestito Echelon) ha scoperto che il grande orecchio non esiste. Ha detto piuttosto che non sa se esiste, e comunque ne dubita. A questo punto, è lecito porsi una questione: se a Palazzo Chigi qualcuno si sia premurato di fare alcune piccole e semplici verifiche. Per esempio accendere un computer e collegarsi alla rete di Internet. Già. Perchè se lo avessero fatto avrebbero avuto le prove inoppugnabili dell'esistenza della rete planetaria di intercettazioni. Forse ancora più consistenti dell'ormai famoso rapporto del Parlamento europeo (della cui autorevolezza non pare lecito dubitare) che ha denunciato il sistema di Echelon. E non solo da esperti come Edward Luttwak o da persone che a vario titolo si sono occupate della sicurezza dell'Italia: fra questi, tanto per fare un nome, l'ex capo del Sismi Luigi Ramponi.

Stavolta, infatti, la fonte delle informazioni è direttamente chi spia. Cioè gli americani.

I timori dell'Fbi.
In un sito Internet specializzato nelle informazioni relative alla sicurezza e allo spionaggio, si trova fra l'altro un messaggio del 21gennaio 1998. La data è precedente a quella in cui il rapporto del Parlamento europeo è stato reso noto. E non è un particolare insignificante. Il messaggio è il testo di un comunicato della Rsa data security conference, che si è tenuta a metà gennaio a San Francisco, dove almeno 3 mila persone hanno ascoltato le domande rivolte a Dan Nielsen. Chi è? Un agente del Citac, il centro per l'investigazione informatica del Federal bureau of investigations. "A Dan Nielsen", è scritto nel messaggio Internet, "è stato chiesto in che modo l'Fbi intenda proteggere i cittadini americani dalle attività spionistiche effettuate da Paesi alleati degli Stati Uniti sul suolo statunitense. Ecome impedire la sorveglianza delle telecomunicazioni interne a opera degli inglesi, cosí come previsto dagli accordi Echelon/Ukusa". A quel punto, riferisce il comunicato, "Nielsen ha cominciato a balbettare senza dare una risposta precisa".

Del resto, che risposta avrebbe potuto dare diversa da quella che dà al Mondo John MacGaffin III, per 30anni agente della Cia e attualmente consigliere dell'Fbi?
"I servizi segreti hanno tutto l'interesse a servire soltanto i loro interessi nazionali e questo è specialmente vero oggi che viviamo in un mondo non più bipolare. Non c'è nessun conflitto fra i Paesi che fanno parte del patto Ukusa e le altre nazioni alleate: noi, come anche gli altri stiamo semplicemente servendo i nostri Paesi", dice MacGaffin III.

Le testimonianze raccolte dal Mondo nelle scorse settimane spiegano che il meccanismo di Echelon, avviato 50anni fa, consente con le moderne tecnologie satellitari di sorvegliare praticamente chiunque. Come se non bastasse, un ex altissimo dirigente dei servizi segreti italiani ha pure rivelato al Mondo che l'Italia stessa, pur non facendo parte dell'accordo di intercettazione planetaria che lega Usa, Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia, ha sistemi elettronici e antenne (una si trova a Cerveteri sulla via Aurelia) in grado di fare quel lavoro. Impossibile credere che questo fatto non sia a conoscenza del presidente del Consiglio o dei suoi consiglieri.

Il caso Infosec.
Ma la risposta di Prodi data al Parlamento è singolare anche per un'altra ragione. Dice il sottosegretario alla Difesa Massimo Brutti: "Il presidente questa struttura (Echelon, ndr) ma ha anche rassicurato il Parlamento e l'opinione pubblica dicendo che i nostri apparati hanno la possibilità di salvaguardarci dalle intrusioni spionistiche di altri Paesi". Che cosa ha detto precisamente Prodi? Ecco le sue parole: "Al fine di tutelare le comunicazioni sensibili del governo, delle principali istituzioni pubbliche e degli enti privati che svolgono attività di interesse nazionale, l'autorità nazionale per la sicurezza svolge da tempo una politica di protezione dei sistemi di trasmissione e informazione chiamata Infosec".

Ma che cos'è Infosec? L'unica struttura che abbia questo nome è il security of telecommunications and information system. Il cui acronimo è, appunto, Infosec. Si tratta di un programma di ricerca avviato nel 1992 dalla Commissione europea, e non soltanto dall'Italia. Il suo scopo è quello di studiare i modi per prevenire e impedire intecettazioni e frodi telematiche. E se un programma del genere è stato finanziato a livello europeo, è certamente perchè la possibilità di intercettare le comunicazioni è più che concreta.

Elementi preoccupanti.
Commenta Pietro Folena, responsabile per la giustizia dei Democratici di sinistra che ha organizzato insieme a Brutti il forum sulla riforma dei servizi segreti: "Le notizie su Echelon suscitano una certa inquietudine. In tempi di globalizzazione il problema della difesa degli apparati industriali e della ricerca fra i vari Paesi non è stato ancora affrontato. L'Unione europea, che oggi è impegnata sul piano monetario, lo è ancora molto poco sul piano della difesa. Per quel che riguarda sicurezza e informazioni riservate si puó dire che siamo soltanto a livello di collaborazioni informali, quando va bene, tra le diverse agenzie".
Ma come fa Prodi a dire di non sapere se il sistema Echelon esiste o no?
"Probabilmente", dice Folena, "il governo non ha avuto le informazioni e tutti gli elementi necessari per poter dare una risposta. Tuttavia, visto che ci sono degli elementi preoccupanti, credo che sia da sollecitare una iniziativa da parte del governo per avere notizie più precise. Ma anche per porre agli alleati il problema delle procedure con cui si devono governare queste situazioni". (Ha collaborato Imma Vitelli)

"LE NOTIZIE SU ECHELON SUSCITANO UNA CERTA INQUIETUDINE. CHIEDO CHE IL GOVERNO ACQUISISCA NOTIZIE PIÙ PRECISE. E PONGA AGLI ALLEATI IL PROBLEMA DELLE PROCEDURE CON CUI SI DEVONO AFFRONTARE QUESTE SITUAZIONI"
Pietro Folena responsabile giustizia dei Ds

"RICORDO CHE APPENA ARRIVAI AL SISMI VENNI A SAPERE CHE TRA I PAESI SOSPETTATI COME POSSIBILI AUTORI DI OPERAZIONI DI SPIONAGGIO AI NOSTRI DANNI C'ERANO STATI UNITI E GRAN BRETAGNA. E I POLITICI SAPEVANO. CHI È A UN CERTO LIVELLO È SEMPRE INFORMATO
Luigi Ramponi ex capo del Sismi

"SE GLI ESPERTI DEL SISMI POTESSERO PARLARE, DIREBBERO CHE ANCHE LORO HANNO COMPIUTO ATTI DI SPIONAGGIO ALL'ESTERO. L'ITALIA È IN GRADO DI VIOLARE I CODICI PIÙ SOFISTICATI DEL MONDO. E SE NE HA BISOGNO LO FA"
Edward Luttwak, esperto di politica internazionale

COSÍ PARLÓ IL PREMIER
Ecco il resoconto stenografico della risposta di Romano Prodi all'interrogazione presentata da Romano Carratelli (Ppi).
"Non è certo una risposta facile quella che devo fornire, perchè riguarda un argomento complicato e non trasparente. L'esistenza di quella che, riassumendo il suo intervento, onorevole Romano Carratelli, potremmo definire una rete planetaria integrata, in grado di intercettare le comunicazioni, appare di non facile praticabilità e anzi molto difficile, date le diverse caratteristiche tecniche dei vari sistemi di trasmissione dei segnali. Riguardo la richiesta specifica dell'interrogante, nè la presidenza del Consiglio, nè i ministeri interpellati, sono a conoscenza dell'esistenza di questo sistema di intercettazione. Tuttavia, al fine di tutelare le comunicazioni sensibili delle autorità di Governo, delle principali istituzioni pubbliche, degli enti privati che svolgono attività di interesse nazionale, l'Autorità nazionale per la sicurezza svolge da tempo una politica di protezione dei sistemi di trasmissione e di informazione chiamata "Infosec", attraverso lo studio, il perfezionamento e l'aggiornamento dei dispositivi di cifratura e l'emanazione di apposite direttive con le quali vengono dettagliate le procedure di sicurezza da seguire, diversificate secondo il livello di protezione da conferire alle informazioni di volta in volta trattate o trasmesse. Nella consapevolezza che i rischi di compromissione inosservanza delle norme e delle procedure di sicurezza, l'Autorità nazionale per la sicurezza, tramite l'ufficio centrale per la sicurezza, svolge apposita attività ispettiva, che è finalizzata all'accertamento e alla corretta osservanza delle disposizioni vigenti in materia".