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2001 06 17 * La Repubblica * L'Echelon segreta di casa nostra * Vincenzo Nigro

La Repubblica - 17 giugno 2001
http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20010619/commenti/01belo.html

 

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L'INCHIESTA
L'Echelon segreta di casa nostra


dal nostro inviato VINCENZO NIGRO

 

CERVETERI - "Vai a Cerveteri, lì puoi vedere quello che nessuno ancora ha capito". La piccola Echelon italiana è qui, a pochi chilometri da Roma, tra il mare e l'Aurelia. Si supera Ladispoli, campi di grano, seconde case da vacanza, vivaio e negozio di mobili da giardino. Un lungo recinto e poi un muro difendono una palazzina bassa, una decina fra antenne satellitari e "ad ombrello", alcune casematte per la sorveglianza. Se non fosse che il "grande orecchio" elettronico italiano è mezzo sordo (scopriremo perché), la base sembra perfettamente simile a quelle inglesi o americane disseminate in mezzo mondo.

Unica differenza apparente: qui le parabole che intercettano le informazioni dai satelliti non sono protette dalle bianche "palle da golf" che difendono da salsedine e intemperie la vera Echelon.

Entrare nella base sarebbe interessante, ma è impossibile. Scavalcare il muraglione, passare da una delle vigne o dai campi di grano sarebbe pericoloso ma soprattutto inutile. Perché la base di Cerveteri è solo l'indizio del grande orecchio elettronico italiano, il padiglione auricolare esterno. I veri segreti sono a Roma, nascosti nei palazzi dell'Intelligence italiana e in quelli di un potere politico finora talmente instabile e incerto che oggi, è sicuro, negherà pure di aver mai saputo che esiste un'Echelon italiana.

Gli uomini dei servizi e della Difesa con cui abbiamo parlato raccontano una storia iniziata con la Guerra fredda. Quelli del servizio militare ripetono un solo nome: ammiraglio Fulvio Martini. "Tutto si deve a lui, alle sue intuizioni, ai buoni rapporti che ebbe con Craxi, Andreotti e anche Spadolini. Fu lui a capire che il vecchio modo di "spiare in aria" non era più attuale, che le nuove comunicazioni passavano dai satelliti, non erano più intercettabili con le vecchie antenne radio, come avevamo fatto durante la Seconda guerra mondiale".

Dubbi e conferme della commissione Frattini

Sul sistema Echelon, guidato dall'agenzia americana Nsa, ha indagato anche l'Italia. Al Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza, guidato nella passata legislatura da Franco Frattini, i capi dei servizi segreti hanno confermato l'esistenza della rete di spionaggio.
Secondo il direttore del Sismi Battelli "Echelon esiste ed è un'evoluzione tecnologica nel campo delle intercettazioni satellitari, nel quale si scambiano informazioni processate tramite computer". Anche il Cesis ha detto di essere a conoscenza del sistema che "minaccia gli interessi e la sicurezza dello Stato italiano". Giovedì una commissione d'inchiesta dell'europarlamento farà il punto su Echelon.
Durante le indagini, il consulente inglese Duncan Campbell ha confermato l'esistenza di una base americana in Italia al servizio del sistema Echelon: la centrale di ascolto era a San Vito dei Normanni, in Puglia, e dirottava le sue informazioni in Gran Bretagna e poi verso gli Usa. Secondo il rapporto di Bruxelles, la base adesso non sarebbe più attiva.

Allora italiani e tedeschi combatterono una battaglia senza esclusione di colpi contro gli inglesi per il controllo delle flotte aeree e navali in Mediterraneo. Gli inglesi riuscirono a conquistare la macchina cifrante tedesca, e grazie allo spionaggio affondarono tonnellate e tonnellate di navi nemiche dirette verso l'Africa. Durante la Guerra fredda il nemico erano i sovietici, e in quello si specializzò la nostra intelligence elettronica: la SigInt (signals intelligence) serviva a spiare le frequenze dei loro radar navali, di quelli degli aerei, le loro misure elettroniche. La ComInt (communication intelligence) i messaggi elettronici che hanno come scopo una vera e propria comunicazione, la trasmissione di dati, di informazioni. La Marina militare controllava la flotta sovietica in Mediterraneo, quella del Mar Nero, le stazioni di ascolto di terra rilanciavano a Roma i messaggi radio intercettati ai sovietici mentre iniziavano a muovere dai loro porti.

Gli ordini di spostamento di ogni nave, il rifornimento di missili, il trasferimento di un ufficiale, l'acquisto di combustibile o di patate passavano sui tavoli degli analisti del Sios Marina (servizio informazioni e osservazioni speciali). Decine, centinaia di messaggi inutili, estenuanti. Ogni tanto il colpo, come quando gli italiani registrarono il messaggio che bloccava le navi cariche di missili dirette a Cuba, il segnale di tregua nella crisi fra Kennedy e Krusciov.

Il passaggio voluto dall'ammiraglio Martini, quello dettato dal trionfo del satellite sulla radio, porta alla nascita di Cerveteri, ma coincide anche con la trasformazione della minaccia. I sovietici fanno sempre meno paura, la miniEchelon italiana nasce per controllare soprattutto i gruppi terroristici mediorientali e i paesi del Mediterraneo che li finanziavano. Un colpo realizzato da Cerveteri fu l'intercettazione dei messaggi di un gruppo terroristico che preparava l'attacco a un'ambasciata saudita in Africa centrale.

Ma le antenne sono orientabili, e infatti negli ultimi anni sono state rivolte anche verso i satelliti da telecomunicazioni che servono i Balcani, la ex Jugoslavia, la terra che negli ultimi dieci anni ha prodotto tante guerre, terrorismo, traffico d'armi e di droga da riempire un secolo intero. Nei Balcani per la prima volta l'Italia ritorna in guerra (Kossovo), schiera contiungenti di pace (Albania e Bosnia). Ed ecco che interviene un altro giocatore nella partita dei servizi segreti: "Molto del materiale raccolto dalle antenne di Cerveteri viene passato al Ris, il nuovo servizio segreto che raggruppa i tre vecchi Sios di forza armata e che si sta caricando del compito di tutta la intelligence elettronica militare". Creato 4 anni fa come "Reparto informazioni e sicurezza" dello stato maggiore Difesa, il Ris ha avuto come primo responsabile l'ammiraglio Sergio Biraghi, oggi consigliere militare del presidente Ciampi. Il suo successore è un altro ufficiale di Marina, l'ammiraglio Sirio Pianigiani.

"Ci sono stati e ci sono ancora problemi fra Ris e Sismi, rivalità, competizione, sovrapposizione", dicono alcuni; "Mettere a lavorare insieme gli uomini di Marina, Aeronautica ed Esercito è ancora una fatica burocratica immane, ma soprattutto un'opera non guidata da una visione politica d'insieme dell'intelligence italiana".

Alla fine questo è il succo del mini viaggio attorno alle bianche parabole di Cerveteri: a cosa serve un "grande orecchio" se è mezzo sordo e soprattutto mal collegato a un cervello politico incapace di agire, reagire e decidere?

"Il problema di difendersi dalla vera Echelon, quella anglosassone, è il problema di decidere di contrastare uno spionaggio "difensivo" che sta diventando "offensivo" nel settore economico e contro paesi come l'Italia che fino a ieri erano alleati. Per contrastare tutto questo la miniEchelon italiana potrebbe servire a qualcosa? No è tutta un'altra storia. Le aziende e il governo italiano devono proteggersi innalzando il livello della sicurezza delle comunicazioni, come abbiamo suggerito di fare anni fa all'Eni. I nostri sistemi di ascolto invece possono anche essere rafforzati, ma questo deve essere fatto in un processo di definizione degli scopi, dei motivi dell'intelligence. Di rafforzamento di strutture che stanno deperendo ma soprattutto debbono tornare ad essere guidate e controllate politicamente come dovrebbe essere".

Dieci anni fa il Sismi di Martini riceveva qualcosa come 350 miliardi di lire (dell'epoca); oggi il Sismi dell'ammiraglio Battelli dovrebbe avere una dotazione di circa 200 miliardi di lire. Di più: tutti gli alti ufficiali con cui negli anni abbiamo parlato di intelligence e in generale di Difesa e sicurezza concordano in una cosa: "È inutile spendere di più per attivare mille orecchi elettronici se non riattiveremo al più presto un cervello, una classe politica capace di interagire, un sistema capace di produrre e creare politica estera e di sicurezza". Forse è anche per questo che oggi le parabole di Cerveteri sembrano simboli marziani di un sistema che non ha la forza di sfidare Echelon. Un sistema che può rappresentare solo un pericolo per chi non sa controllarlo e gestirlo. Ma questa è un'altra storia.