Questo sito si avvale di cookie utili alle finalità illustrate nella Privacy Policy
Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

2007 10 06 * La Repubblica * La Chiesa e la libera stampa * Ezio Mauro

Con una reazione senza precedenti, in soli due giorni il giornale dei vescovi "Avvenire" e il settimanale "Famiglia Cristiana" si sono scagliati contro l'inchiesta giornalistica di "Repubblica" su quanto costa la Chiesa cattolica agli italiani, firmata da Curzio Maltese. Se aggiungiamo che anche Papa Benedetto XVI, ricevendo giovedì il nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, ha affrontato l'argomento (per spiegare che la Chiesa non ha mire di potere, non pretende privilegi, non aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale, perché ha un interesse profondo per il bene) allora è doveroso concludere che un'indagine giornalistica sta creando un effetto a catena nei Sacri Palazzi, forse perché il tema è in Italia inusuale.

"Avvenire" parla di "totali menzogne e mezze verità", mentre sottolinea come la Chiesa cattolica italiana "non goda di alcuna garanzia, perché dipende solo ed esclusivamente dagli italiani, che oggi la sostengono, domani chissà".

"Famiglia Cristiana" si domanda invece addirittura "chi vuole ridurre al silenzio i cattolici italiani" e denuncia gli "attacchi alla Chiesa", spiegandoli così: "I preti vengono visti e raccontati come libertini pedofili e molestatori sessuali, veri figli di Sodoma e Gomorra, mentre la Chiesa è rappresentata come un carrozzone fallimentare, simile alla Cassa per il Mezzogiorno, destinataria di aiuti di Stato". Il giornale sostiene ancora che non c'è nulla di meglio di storie di sesso e soldi ("che comunque riguardano singoli individui") per "stuzzicare istinti morbosi" e ricorda, infine, l'importanza della presenza cattolica nel Paese, oltre al "prezzo più alto" pagato dal mondo cattolico al terrorismo e alla mafia. Perché, conclude il settimanale, "si pretende di bandire l'intelligenza cattolica dallo spazio pubblico"?

Rispondiamo brevemente, perché l'inchiesta di Maltese (che parla di soldi – lo ricordiamo – e non di sesso) non ha bisogno di difese e nelle prossime puntate si illustrerà da sola. Non sappiamo chi voglia "ridurre al silenzio" i cattolici, ma ammesso che qualcuno ne abbia l'intenzione, che cosa c'entra "Repubblica" e che cosa c'entra soprattutto il libero lavoro d'inchiesta di un giornale sul costo della Chiesa per gli italiani?

Condurre un'indagine giornalistica, raccogliere opinioni, presentare cifre e rendiconti presi da fonti ufficiali cattoliche, perché deve costituire una minaccia o addirittura un progetto per bandire il pensiero cattolico dallo spazio pubblico? Non ci risulta che esistano, magari in qualche clausola non conosciuta del Concordato, aree riservate e precluse al libero lavoro giornalistico. Oppure ai finanziamenti della Chiesa si deve applicare una sorta di inedita servitù giornalistica, non prevista per le altre istituzioni, italiane e occidentali, e in vigore soltanto nei Paesi non democratici?