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2002 09 19 * Il Velino - Maurizio Turco (Radicali): “Perché i detenuti protestano? Chiedetelo a Fassino e Diliberto”, di Mauro Bazzucchi

Il dibattito sull’indulto e sul 41 bis, associato ai sempre più frequenti segnali di malumore inviati dai detenuti e culminati nell’attuale protesta, ha riportato la questione carceraria, dopo lunghi anni, a occupare stabilmente le pagine dei giornali. Inoltre, il rinnovato interesse a verificare di persona le condizioni di vita dei reclusi sembra aver indotto alcuni esponenti politici, in particolare dell’opposizione, a frequentare i penitenziari dopo un periodo di latitanza. Tutto ciò induce a pensare che le condizioni per una stagione di riforme siano favorevoli, anche se, in entrambi gli schieramenti politici, la paura di alienarsi le simpatie della parte più conservatrice dell’elettorato sembra essere dura a cadere. Al presidente della delegazione radicale al Parlamento europeo, Maurizio Turco, impegnato da tempi non sospetti nel monitoraggio degli istituti di pena italiani e del rispetto dei diritti umani, il VeLino ha chiesto un giudizio sulle possibili riforme relative alle carceri, a partire dalla recente proposta Biondi-Taormina. “L’indulto - dice Turco - è un primo prudentissimo passo (sempre che lo si riesca a compiere) che servirebbe intanto a svelenire il clima nei luoghi di detenzione. Anche la polizia penitenziaria, che nei giorni scorsi ha fatto una manifestazione per chiedere le stesse cose che i detenuti stanno chiedendo con la loro protesta, è d’accordo. In carcere c’è gente che dovrebbe stare in ospedale e c’è gente che potrebbe stare altrove. Per buona parte dei detenuti, la prigione non è la risposta adatta”. Sulle responsabilità delle attuali condizioni degli istituti di pena, Turco non ha dubbi: “Ho sollecitato subito il ministro Castelli a denunciare lo stato attuale delle carceri italiane, del quale è responsabile questa sinistra, dopo anni e anni di leggi improntate al più bieco giustizialismo. È la loro storia. Quelle carceri sono le carceri così come loro le hanno volute. Di questo devono rispondere, e i detenuti sanno benissimo che questa sinistra non è un interlocutore plausibile. Fassino e Diliberto hanno fatto dei danni. Speriamo che i deputati del centrosinistra che hanno preso a visitare le carceri, se ne rendano conto. Se oggi stiamo assistendo a una protesta civile da parte dei detenuti, è perché l’amministrazione consente loro di farlo in queste forme. In tempi recenti sarebbe degenerata”.

IL BOSS GIULIANO, TORTURATO DAL 41 BIS. Sulla questione del 41 bis Turco, chiaramente contrario all’ipotesi della conversione in norma definitiva, spera si possa infrangere l’apparente unanimità delle forze politiche: “Mi auguro, assieme al mio collega di Rifondazione Comunista Giuseppe Di Lello, che su questa vicenda si faccia una commissione d’inchiesta parlamentare. Vi è un principio di legalità che è stato completamente infranto. So per certo che molti detenuti in regime di 41 bis non possiedono i requisiti previsti dalla legge per questo tipo di reclusione”. Gli esempi che suffragano questa convinzione, per Turco, non mancano: “È stato reso noto in questi giorni che Luigi Giuliano, il boss camorrista più noto con il soprannome di ‘Re di Forcella’, in questi giorni ha deciso di collaborare con la giustizia. Guarda caso, la decisione è intervenuta nel momento in cui i problemi al fegato di cui Giuliano soffre hanno registrato un sensibile peggioramento. Ho visto con i miei occhi gente malata e abbandonata in carcere a sé stessa. Questo non è pentimento, è tortura”. Ma i paradossi del 41 bis non si fermano qui, e coinvolgono anche il più famoso dei detenuti: “La Corte Costituzionale ha previsto che vi sia un’ora di socialità anche per i reclusi sotto 41 bis. Così, per dotare Totò Riina di un compagno, non potendo mettergli accanto un altro pericoloso boss mafioso, nel timore che si potessero materializzare chissà quali disegni criminosi, un delinquente comune è stato preso e trasferito in regime di carcere duro. Questa persona ha finito di scontare la propria pena e ora è libera”.