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2003 10 24 * La Repubblica * Ucciso dal terzo infarto il legale accusa i medici * Salvo Palazzolo

Pietro Sinatra era tornato in carcere un anno fa, negli ultimi tre mesi aveva avuto due princìpi di infarto: sapeva di non poter usufruire di sconti né permessi, aveva solo chiesto ai giudici di valutare le sue condizioni di salute. Gli era stata concessa un' udienza. Data fissata: 16 gennaio 2004. Martedì mattina, Sinatra, che aveva 61 anni, è stato sorpreso da un altro attacco al cuore, che gli è stato fatale. Inutile si è rivelata la corsa in ambulanza, con tanto di scorta della polizia penitenziaria, verso il pronto soccorso dell' ospedale Civico: ma ormai era troppo tardi. «Presenteremo un esposto alla Procura di Palermo - dice il legale di Sinatra, l' avvocato Giovanni Castronovo - chiediamo di verificare se ci siano state omissioni nelle cure del detenuto da parte dei medici del carcere, non tanto quelli di Pagliarelli, perché lì Sinatra era arrivato da poco più di un mese, piuttosto quelli dell' Ucciardone, che sapevano dei due principi di infarto». Giovanni Castronovo, insieme al collega Vincenzo Giambruno, chiede alla magistratura di verificare anche «eventuali ritardi nei soccorsi». Sull' udienza fissata per gennaio 2004 i legali precisano: «Non abbiamo alcuna critica da fare al Tribunale di sorveglianza di Palermo, che è parecchio oberato di lavoro, e anche sotto organico. Non era necessario attendere la decisione dei giudici, i medici del carcere dovevano rendersi conto di quanto stava accadendo e provvedere di conseguenza». Pietro Sinatra aveva già finito di scontare una condanna a un anno e due mesi per detenzione di stupefacenti, ma sarebbe dovuto restare in cella sino all' ottobre del 2005 per una ricettazione. Lo scorso anno aveva lasciato il carcere ed era stato affidato ai servizi sociali: la polizia era tornata presto sulle sue tracce in un' indagine per droga, sorprendendolo a Catanzaro. Così Sinatra era tornato in carcere. Della sua morte si occupa il sostituto procuratore Michele Prestipino, che martedì era di turno. Nessun dubbio sulle cause del decesso, i primi rilievi del medico legale hanno confermato l' infarto. Il pm ha disposto l' acquisizione delle cartelle mediche. La morte di Sinatra è già diventata un caso. «Da mesi sollecitiamo la Regione ad offrire un servizio sanitario più efficace per i detenuti», dice Maurizio Turco, presidente degli europarlamentari radicali: «La Regione trova i soldi per sponsorizzare una macchina da corsa e non quelli per la salute nelle carceri». Questa estate, i radicali hanno promosso un viaggio negli istituti penitenziari e alla fine hanno presentato un dossier: «Anche i cittadini detenuti hanno il diritto alla salute, tutelato dalla Costituzione - dice l' avvocato Piero Milio, ex senatore del partito di Pannella - eppure molto spesso non è così. Sono troppi i casi come quello di Pietro Sinatra». I radicali riapriranno presto la campagna sulla salute nelle carceri: «Chiederemo conto al presidente Cuffaro», promette Turco. «L' ultima volta che ho incontrato Sinatra - dice l' avvocato Castronovo - era il 10 ottobre: era rasserenato per il trasferimento a Pagliarelli, in quel penitenziario le condizioni di vita sono di certo migliori dell' Ucciardone». Martedì mattina, poco dopo le 11, l' Ufficio matricola di Pagliarelli ha telefonato all' avvocato Castronovo per avvertire dell' ennesimo attacco cardiaco: «Ho subito avvertito la famiglia - dice il legale - ma evidentemente era già troppo tardi. Quando i familiari sono arrivati all' ospedale Civico, il loro congiunto era già deceduto».