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2007 05 04 * La Repubblica * Finanziamento, stop alle fondazioni

ROMA - I partiti non potranno dare vita a fondazioni, né incassare - attraverso quelle nuove «scatole» - finanziamenti pubblici, peraltro abrogati dal referendum dell' aprile '93 e in parte già compensati dagli ingenti rimborsi elettorali garantiti dallo Stato. L' accordo per introdurre l' escamotage era stato tacitamente siglato dai grossi partiti: Ulivo, Forza Italia e An, poi Lega e Udc. E messo nero su bianco dal tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, e dall' ex ministro forzista Giulio Tremonti. Si trattava di superare il penultimo ostacolo, il voto in commissione Affari costituzionali prima dell' approvazione definitiva in aula. Ma l' opposizione delle formazioni minori del centrosinistra, Italia dei valori, Rosa nel pugno e Comunisti italiani, ha convinto i promotori a fare marcia indietro. La norma aveva suscitato proteste già quando era stata presentata, in gennaio. Si tratta di un emendamento, firmato dal verde Marco Boato, al disegno di legge che riapre i termini del rimborso elettorale per alcune liste della Valle d' Aosta e due in corsa per gli italiani all' estero. Ieri, in commissione, il testo base lungo mezza paginetta ha ottenuto il via libera definitivo, ma Boato ha dovuto ritirare l' emendamento della discordia, quello che avrebbe dato appunto la possibilità ai partiti di istituire delle fondazioni per consentire loro operazioni finanziarie e l' accedere ai finanziamenti pubblici. «La proposta era frutto di un' intesa tra tutti i maggiori partiti - tiene a sottolineare il firmatario - avrebbe comportato una forzatura procedurale, trattandosi di un emendamento a una leggina che riguardava altro, ed era dunque necessaria l' unanimità, che però non c' era». Il diessino Sposetti aveva lavorato a un correttivo in extremis, eliminando i due commi più contestati: quello che avrebbe garantito contributi pubblici alle nasciture fondazioni e quello che dava possibilità di utilizzare personale pubblico in distacco. Ma le due modifiche non sono bastate. «Non lo condividiamo nel merito e nel metodo - ha protestato in commissione la dipietrista Silvana Mura - I partiti pesano già abbastanza sulle casse dello Stato, i contributi vanno anzi ridotti». Al suo fianco, Maurizio Turco della Rosa nel pugno: «Non siamo disposti a discutere alcuna norma in favore dei partiti se prima non si approva una legge organica in materia di democrazia interna dei partiti». Orazio Licandro (Pdci) è uscito dalla sala in polemica: «Il Pd che nasce con proclami di alta politica si è ridotto a fare accordi con l' opposizione sui fondi pubblici». Al ritiro dell' emendamento plaude il prodiano Franco Monaco, perché «ci siamo impegnati a ridurre i costi della politica e dobbiamo onorare l' impegno». Antonio Di Pietro, sul suo blog, esulta per il «successo» sulla manovra dei partiti tentata attraverso «una leggina che non c' azzeccava niente con le fondazioni». Boato suggerisce ora la via di una legge autonoma sulle fondazioni. Ma l' ulivista Gianclaudio Bressa non esclude che un nuovo emendamento possa essere presentato quando il testo approderà in aula, anche se «è evidente che non si parlerebbe più né della possibilità di ricorrere a personale pubblico, né di ottenere finanziamenti». (c.l.)