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2007 06 19* La Repubblica * Ghioni esce, tutelerà la privacy alla Camera * Francesco Bei

ROMA - Fabio Ghioni - il capo del famigerato "Tiger team" di Telecom - ha ottenuto ieri gli arresti domiciliari per decisione del Gip Giuseppe Gennari, che ha accolto la richiesta avanzata dall' avvocato Pilerio Plastina dopo aver valutato la sua «parziale collaborazione» con i magistrati di Milano. E sembra che abbia già trovato un nuovo lavoro. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe come mettere una faina a guardia del pollaio, ma il deputato radicale Maurizio Turco non la vede così. Per questo gli è sembrato del tutto logico proporgli di diventare il suo consulente per la «difesa della privacy». Ghioni, non c' è dubbio, è un esperto del ramo. «Il migliore che c' è su piazza», sostiene Turco e c' è da credergli. Uno che è riuscito a bucare il sistema del Corriere della sera e svuotare i computer dell' allora amministratore delegato Rcs Vittorio Colao e del vicedirettore Massimo Mucchetti, uno che ha portato a termine con successo un hackeraggio dentro il cuore di Vodafone, uno che ha beffato in Brasile perfino gli esperti della Kroll, il colosso americano delle investigazioni, sicuramente di silicio se ne intende. Il problema è se il set di questo "Matrix" diventa la Camera dei deputati. Al momento la possibilità è solo teorica, visto che Ghioni - ospite per sei mesi del penitenziario di Busto Arsizio - deve restare ai domiciliari. La curiosità di Turco per l' ex capo dei tecnici informatici della Telecom è nata proprio durante la detenzione. «Sono andato a trovarlo - racconta il deputato- perché avevo letto che aveva problemi di salute, era depresso. Sono arrivato durante quella che sarebbe dovuta essere la sua prima ora di palestra e invece la polizia penitenziaria mi ha detto che stava ancora dormendo... alle 11 e mezza! Ecco, il particolare mi ha incuriosito». Turco vuole vederci chiaro: «Ghioni era sottoposto a terapia con gli antidepressivi. Io volevo capire cosa gli stavano dando e soprattutto in che dosi, per questo ho chiesto di avere la sua cartella clinica». Una richiesta minima, ma in carcere anche le cose più semplici possono diventare difficili. Il carcere di Busto Arzizio non disponeva infatti di una busta da lettere abbastanza grande da contenere la cartella clinica di Ghioni. Così l' hacker più famoso d' Italia, abituato a trasferire miliardi di bit da un computer a un altro, dalla sua cella non è riuscito a spedire nemmeno una lettera. Forse per dargli una ragione di speranza, Turco decide di proporgli una collaborazione per la sua attività di legislatore. La risposta arriva a stretto giro: «Egregio on. Turco - scrive l' ex braccio destro di Giuliano Tavaroli - , sono felice di rendermi utile prestando la mia professionalità al servizio della collettività». Ingaggiato. «Chiederò al Gip di poterlo incontrare a casa per lavorare - spiega Turco - poi, quando uscirà, verrà a lavorare con me alla Camera». Il topo nel formaggio. «Del resto - ricorda il deputato - Ghioni fu chiamato persino da Viminale per testare la resistenza del sistema informatico. Ma certo che lavorerà sui computer di Montecitorio! Io faccio parte della giunta per le elezioni e noi ci stiamo giusto occupando della possibile violazione dei sistemi informatici del ministero dell' Interno. Quindi chi meglio di un professionista come Ghioni potrebbe darci delle indicazioni utili?». Già chi?