Questo sito si avvale di cookie utili alle finalità illustrate nella Privacy Policy
Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

2009 04 29 * Economy * Perché lo Stato non spinge sull'8 per mille? * Dimitri Buffa

UN'IDEA PER AIUTARE I TERREMOTATI

Qualcuno inizia a chiederselo: perché invece di destinare il 5 per mille all'emergenza terremoto in Abruzzo, privando così tante associazioni di volontariato anche dell'unica fonte certa di sostegno, il governo non spinge piuttosto i cittadini a devolvere l'8 per mille allo Stato, che potrebbe così utilizzarlo per la ricostruzione dei paesi colpiti dal sisma? Del resto si tratta di un prelievo forzoso che comunque viene tolto dalle tasche dei contribuenti, dando loro la possibilità di destinarlo allo Stato (il governo deve poi distribuirlo tra i ministeri per finanziare interventi straordinari, tra i quali ci sono anche le calamità naturali) o a istituzioni religiose, dalla Chiesa cattolica a quella valdese, fino alla comunità ebraica. Basterebbe una campagna di sensibilizzazione da parte del governo e il gioco sarebbe fatto. E invece no. Perché? Una spiegazione prova a darla Maurizio Turco, deputato dei Radicali italiani. Turco critica quanti si sono complimentati con il Vaticano per aver destinato 2 milioni di euro (con la promessa di raddoppiare lo stanziamento) ai terremotati dell'Abruzzo: «È una cifra inferiore a quanto la Conferenza episcopale italiana, cioè il Vaticano, incassa ogni giorno in ragione dell'8 per mille» dice il deputato a Economy. «Non si tratta però della quota espressamente indicata dai cittadini nella dichiarazione dei redditi, bensì della parte redistribuita dallo Stato in misura proporzionale tra tutti i possibili destinatari». In pochi lo sanno, infatti, ma ogni anno anche l'8 per mille di chi non esprime preferenze nel modulo allegato alla dichiarazione dei redditi viene ripartito tra tutte le istituzioni che possono riceverlo, in misura proporzionale alle scelte espresse dal totale dei contribuenti. In buona parte, dunque, quelle somme finiscono comunque al Vaticano. Inoltre, anche parte dei fondi destinati allo Stato e girati al ministero per i Beni culturali e a quello dell'Interno finiscono per tutelare beni del Vaticano. Tanto che anche la pastora valdese Maria Bonafede punta il dito contro il governo: «Proprio lo Stato non fa nulla per pubblicizzare il fatto che l'8 per mille può essere destinato all'erario, perché lo utilizzi in condizioni di emergenza come quella che si è creata in Abruzzo» dice a Economy. «E probabilmente il suo obiettivo è proprio quello di non fare concorrenza al Vaticano». Intanto i valdesi vedono costantemente crescere la loro quota: nel 2008 hanno «firmato» per loro 260 mila contribuenti, il 13% in più.