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2009 11 19 * Il Giornale * L'intervista - Maurizio Turco "Io radicale voterò contro l'arresto" * Laura Cesaretti

Il deputato del gruppo Pd e membro della Giunta per le autorizzazioni della Camera spiega: "Contro Cosentino non ci sono elementi che giustificano le accuse. Magistratura, politica e giornali collusi come nel caso Tortora"

Neanche l’audizione di Nicola Cosentino, che ieri è stato ascoltato dalla giunta per le autorizzazioni che deve decidere sulla sua richiesta di arresto, lo ha smosso. Anzi, il radicale Maurizio Turco, deputato Pd e membro della giunta, è più convinto di prima: «Voterò contro».

Perché vuole respingere la richiesta dei magistrati, onorevole Turco?
«Perché mi sono studiato tutte le carte e il testo dell’ordinanza, e non ho trovato un solo riscontro fattuale, una sola prova che giustifichi il capo d’accusa: ci sono solo le parole di pentiti, che secondo i magistrati si confermano tra di loro».

Insomma, c’è il fumus persecutionis?
«Macché fumo: non può esserci nemmeno quello, visto che manca totalmente l’arrosto. Per questo ho detto che è una sentenza suicida: manca l’oggetto. Non è un caso se il gip ha dovuto dedicare ben 20 pagine solo a spiegare cosa sia il concorso esterno in associazione: fa capire quanto sia assurdo quel reato. E il fatto che ci siano migliaia di cittadini che finiscono in galera col 416bis non mi indurrà a chiedere che anche lui ci finisca».

Molti le obietteranno: perché lui, che è parlamentare, no?
«E io rispondo: perché gli altri sì? È quella norma che va rivista, il sospetto senza prove di concorso esterno non deve bastare a mandare la gente in galera».

L’ha convinta l’autodifesa di Cosentino davanti alla giunta?
«In realtà, il sottosegretario in un certo senso si è autoaccusato. Ma non certo di quello che scrivono i magistrati: ha riconosciuto di far parte di un sistema di potere partitocratico, che però è lo stesso in cui anche il centrosinistra nel Sud affonda le sue radici. Ha riconosciuto di aver deciso le nomine nei cda dei consorzi pubblici, ricordando però che è la legge che prevede che sia la politica a farle. È una spartizione che noi radicali denunciamo come criminogena, ma che è la regola condivisa da tutti e certo non perseguita dai magistrati».

E l’accusa di voto di scambio?
«Nel 2005 - con Berlusconi al governo - Cosentino si candida alla provincia di Caserta per il centrodestra e perde. Sorgono spontanee due domande: nel 2005 non faceva parte del sodalizio criminoso che gli procurava i voti? E in quell’occasione, per chi votarono allora i casalesi?».

Lei ha fatto addirittura un parallelo con il caso Tortora: non le pare esagerato?
«Ovviamente non c’è alcuna analogia tra i personaggi. Ma ho riconosciuto nell’impianto accusatorio quello stesso “rito napoletano” che portò in carcere Enzo Tortora. Un rito che collega magistratura, politica e giornalismo, e che ormai ha oltrepassato i confini partenopei per diventare rito italiano».

Che c’entrano i giornali?
«Guardi, io compro sempre Repubblica. Mercoledì scorso, prima ancora di riceverla io che sono membro della giunta, ho trovato su quel giornale una accurata sintesi della richiesta di arresto. E anche la previsione su come io, in quanto Pd, avrei votato: per approvarla. C’è un’informazione che fa pressione politica, invece di informare. E grazie a questo gran parte dei deputati saranno indotti a votare per l’arresto non per convinzione, ma per convenienza: per non essere pubblicamente linciati».

Succederà anche a lei...
«Mi aspetto parecchie contumelie, per il mio no. E nessuno si preoccuperà di capire perché: ormai c’è una specie di automatica adesione ideologica alle iniziative giudiziarie».

E il Pd come prenderà il suo voto?
«Io non ho chiesto a loro perché hanno votato (insieme alla maggioranza) contro l’arresto di Antonio Angelucci, loro non chiedano a me perché voto contro quello di Cosentino».

Il sottosegretario finirà in carcere?
«Credo che la richiesta sarà respinta, ma lui è comunque rovinato. Non potrà essere candidato, gli chiedono di andarsene dal governo, e se prova a confutare le accuse è peggio: non essendoci fatti concreti, non può essere credibile. Spero almeno che questa vicenda lo illumini».

Lo illumini in che senso?
«Che si renda conto che quel che oggi colpisce lui colpisce ogni giorno migliaia di cittadini. Indipendentemente dalla loro colpevolezza».