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2016 09 01 * Il Dubbio * Turco: «Mai uguali agli altri, così ci vuole Marco»* Valentina Stella

Maurizio Turco, presidente del Partito radicale, questo è il primo congresso senza Marco Pannella ed è preceduto anche da molte discussioni interne. Che appuntamento sarà?
Il Partito radicale è stato quello che Marco Pannella ha concepito e organizzato per mezzo secolo. Perché accadesse ha dovuto rinunciare sempre a qualcosa: fosse l’orgoglio, il denaro o una qualsiasi forma di potere. Pannella, a differenza di tutti, preferiva ‘avere torto con il partito piuttosto che ragione da solo’. Sarà quindi il congresso in cui non ci sarà Pannella a proteggere i ‘chiagn e fotte’ che in questi anni lo hanno prima adulato, poi deriso, finendo per illudersi di rottamarlo, operazione impossibile visto che Pannella ha sempre avuto una visione biodegradabile e non ideologica della politica. L’esatto contrario di quel che Roberto Cicciomessere - che è stato militante nonviolento, dirigente politico, segretario del Partito e parlamentare per sei legislature - ritiene essere il contendere di questo congresso: l’uso del brand. Per chi lo pensa vorrebbe dire l’autorottamazione di quello che per anni hanno ritenuto o professato di essere. 

Ha fatto molto discutere la scelta di tenere il congresso a Rebibbia. Cosa pensa di queste polemiche?
Purtroppo non c’è stata la polemica politica ma misere prese di posizione. Prima si è sostenuto che era un congresso illegittimo, poi gli stessi che l’hanno sostenuto hanno invitato amici e simpatizzanti a partecipare; infine, è stato fatto un appello a chiunque a registrarsi per entrare a Rebibbia anche se non iscritti al Partito Radicale e nemmeno certi di partecipare. Cosa non si fa per un brand!

Molti hanno anche messo in dubbio la legittimità della convocazione; qualcuno ha ventilato l’esistenza di una vera e propria resa dei conti all’interno del Partito Radicale, addirittura di una sua possibile chiusura.
Chi parla di resa dei conti vuole auto assolversi per non parlare dei suoi comportamenti politici. Pannella definì ‘lanciatori di merda’ coloro che volevano normalizzare il partito, farlo diventare un partito come gli altri, più ap-pagante. Mentre la chiusura è una costante: per coprire il debito con l’autofinanziamento attuale sono necessari due anni. Su questo siamo ricchi di assordanti silenzi.

Al Congresso si discuterà anche della ‘forma-partito’. Secondo lei lo statuto del 1967 è ancora attuale o occorre pensare a formule organizzative diverse?
Pannella è riuscito a dar vita alla più lunga esperienza di un partito libertario: a cui si potesse iscrivere chiunque e ne avesse la responsabilità, eleggendo sempre gli organi a voto segreto. Può esistere per un tempo consistente un partito libertario senza Pannella? Ne dubito, e con coloro che ci sono stati in questi ultimi due anni proveremo a non banalizzare questa storia. 

La connotazione transnazionale del Partito Radicale ha ancora una sua ragion d’essere?
Tutti i grandi problemi del nostro tempo hanno una dimensione transnazionale a differenza di quella di chi dovrebbe governarli che è localistica ed elettoralistica. 

Quali sono le due linee politiche che si confronteranno e/o scontreranno al Congresso?
La linea è tra chi ha operato con Marco e chi lo avrebbe voluto politicamente seppellire da vivo. Chi si è sottratto al confronto ha assunto comportamenti che divergevano con quello che in passato voleva o si proponeva di voler essere. Marco era ben consapevole di questo e il suo ultimo atto stra-ordinario è stato quello di ripagare i suoi detrattori con un ‘amore amore amore’.

Pensa di candidarsi per assumere un ruolo nel gruppo dirigente che verrà eletto dal Congresso?
Faccio da sempre parte di un gruppo diligente nel quale non si entra per elezione o cooptazione. Per me non è importante ‘vincere’ o ‘perdere’ ma uscire dal congresso con un gruppo di persone con cui condividere una comune teoria della prassi e con le quali dedicarci a non disperdere l’immenso patrimonio che ha lasciato Marco e che in buona parte deve essere ancora scoperto, conosciuto, capito.