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2016 11 03 * Il Tempo * La sfida dei Radicali: "In marcia per l'amnistia" * Dimitri Buffa

(le parti sottolineate non sono state pubblicate per ragioni di spazio)


Parla Turco: «Ormai l’ingiustiza è strutturale e le riforme non arrivano. Così tramonta lo Stato di diritto.»

Da Regina Coeli al Vaticano. Per il 6 novembre i Radicali stanno preparando la marcia per l’amnistia dedicata a Papa Francesco e Marco Pannella. Uno dei suoi esponenti più importanti, Maurizio Turco, ci spiega le ragioni di questa marcia e parla anche dei «problemi» con Emma Bonino e nel partito.  

Quattro conferenze stampa per promuovere questa marcia per l’amnistia del sei novembre. Perché?
«Perché i media negano il diritto dei cittadini di conoscere per decidere e gli impongono i temi e le proposte».

L’«Avvenire» dice che i cattolici non possono marciare coi radicali e di fatto si dissociano dal papa che pronunzia la parola amnistia. Che c’è sotto?
«Credo che sotto non ci sia che un sano dibattito, ad Avvenire, nella CEI, in Vaticano. La risposta che ci ha dato Marco Tarquinio, sull'Avvenire di cui è direttore, è ben racchiusa nel titolo "Carceri umane e ri-umanizzanti, la stereofonia di cattolici e radicali. (Anziché ascoltare e discutere del suono di cui scrive Tarquinio) Si preferisce amplificare il rumore di altri. Così si parla d'altro e non delle "Carceri umane e ri-umanizzanti"».

Credete davvero che in Italia si debba fare un’amnistia?
«L'amnistia è indispensabile. Lo Stato dell'in-giustizia è strutturale. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha scritto che la lentezza delle procedure giudiziarie mette in pericolo lo stato di diritto; e rileva che è un problema che va avanti sin dalla fine degli anni '80. E poi c'è il silenzio sull'amnistia di fatto: le prescrizioni». 

Riforme: perché sulla giustizia e sulle carceri si fanno passi da lumaca?
«Il bilanciamento dei poteri in Italia è la bilancia di un potere, quello giudiziario a causa di una classe dirigente e burocratica, non solo politica, che non è all'altezza del compito. Il compito è quello del rispetto dello Stato di Diritto».

Si è appena concluso il congresso di Radicali italiani, con un forte antagonismo. Come va a finire?
«È già finita che il Congresso del Partito Radicale che si è riunito ai primi di settembre nel carcere di Rebibbia, ha deciso, con il doppio dei votanti del precedente congresso e i due terzi dei voti, di procedere alla liquidazione del Partito qualora non si riescano a raggiungere i tremila iscritti nel 2017 e nel 2018. Non ci siamo fatti sconti: è il triplo degli iscritti che all'incirca abbiamo avuto ogni anno negli ultimi dieci anni. E abbiamo riproposto l'agenda radicale del Partito Radicale di Marco Pannella (
: la transizione verso lo stato di diritto a partire dai paesi a democrazia reale, e il diritto alla conoscenza; la prosecuzione della battaglia per l’amnistia e l’indulto quale riforma obbligata per l’immediato rientro dello Stato nella legalità costituzionale italiana ed europea; la scelta federalista e per gli Stati Uniti d'Europa, unica alternativa ai nazionalismi antifederalisti e alla deriva burocratica dell'Unione Europea. La mozione alternativa a questi obiettivi proposta, tra gli altri, dai dirigenti di Radicali Italiani e dell'Associazione Coscioni, prevedeva di congelare il Partito per otto mesi, insomma una ibernazione eutanasia. Poi hanno tenuto i congressi delle loro associazioni ed hanno adottato l'agenda Soros.).
Emma Bonino ha ammonito "Nessuno si senta vero erede di Pannella". Posso garantire, a costo di apparire presuntuoso, che non era il Partito Radicale quello che a Piazza Navona si vendeva la bara di Marco per quattro voti». 

La Bonino che la definisce «unumviro» e che chiama «quadrumviri» lei, Rita Bernardini, Sergio d’Elia ed Antonella Casu, secondo lei vuole farsi il proprio partito con il simbolo Radicali?
«(Io penso che lei non tolleri assolutamente un partito.) Nell'ultima direzione segretario e tesoriere avevano preparato alcune modifiche statutarie, tra le quali quella di cancellare "italiani" e di prevedere la possibilità di partecipare alle elezioni. Lei li ha stoppati perché... non ci sono elezioni allorizzonte.D'altronde il 1° aprile, con tre amici, ha convocato una conferenza, ha presentato un simbolo in cui campeggiava a caratteri cubitali "radicali" ed hanno comunicato che presentavano liste al Comune di Roma e Milano. E nonostante il comizio sulla bara di Marco gli esiti sono stati elettoralmente disastrosi. Per non dire di quelli politici. E tacere delle conclusioni milanesi».

Si arriverà alla temuta scissione dell’atomo?
«L'energia e la radioattività in circolo dimostrano che c'è stata da alcuni anni, ed è stata registrata dal momento in cui è avvenuta.

Mi interessa però far sapere che ci sono alcuni compagni del Partito Radicale che sono costretti alla clandestinità politica, dal 9 ottobre fanno lo sciopero della fame, e sono, tra gli altri, Rita Bernardini, Maurizio Bolognetti e Irene Testa. E il 5 e 6 novembre si uniranno in digiuno oltre 11mila detenuti.
Se uno solo di loro salisse sul tetto di un carcere e ci rimanesse per più di dieci minuti ci sarebbe la diretta a reti unificate».
(Il Partito Radicale, dalla sua clandestinità forzata, anche se costretto a pagare il prezzo della censura continuerà, anche grazie a Marco Tarquinio, a scommettere sulle carceri umani e ri-umanizzanti.)