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2017 05 23 * Il Manifesto * Pannella, un anno fa * Danilo di Matteo

Un anno fa, con la morte di Marco Pannella, ci sentimmo un po' tutti radicali. Un sentimento di gratitudine verso il leader scomparso pervase milioni di italiani. Uso il passato remoto in quanto da allora sembra trascorso tanto, tanto tempo. Lo scenario europeo e mondiale è mutato, e, per citare solo due esempi, le azioni di disobbedienza civile promosse dall'Associazione Luca Coscioni o le proposte volte a legalizzare la cannabis non destano scandalo. E, soprattutto, è divenuto arduo riferirsi agli «ismi» o valutare cosa sia «di destra» e cosa sia «di sinistra» senza un approccio empirico e disincantato. Proprio Pannella, il politico che citava con disinvoltura Gramsci e Croce, che amava Romolo Murri, che ereditava lo spirito liberale di sinistra del Partito d'Azione ci aveva infatti a suo modo abituati a rivisitare le categorie concettuali di destra e di sinistra, di progresso e di conservazione. E poi il grande paradosso: le sue lotte e le sue polemiche erano tanto «inattuali» quanto capaci di sintonizzarsi con il presente. La sua agenda era diversa da quella dei più perché dettata dai problemi e dai fremiti della società e della vita, con le sue incertezze, i suoi errori, le sue aporie. E il paradosso era, più in generale, la cifra della sua argomentazione e della sua iniziativa: il leader radicale non temeva di rovesciare impostazioni e schemi consolidati, di scontrarsi con l'abitudine. A molti osservatori il suo modo di fare, il suo stile sembravano caotici, ma era semplicemente un modo per dare forza al «possibile» rispetto al «probabile»; un tentativo di dischiudere il futuro rispetto alla ripetizione continua degli stessi errori. Molti di noi lo hanno quasi ignorato in vita. L'augurio ora è che, contro la logica gattopardesca di cambiare per non cambiare, l'oblio non cada sulla sua lezione e sulla sua testimonianza.