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2009 01 31 * La Stampa * Guido Ruotolo

"Il rapporto del Ros mica è un Vangelo. Certo che non abbiamo parlato della favola di Pinocchio. Io sono una vittima". Per nulla esausto dopo sette ore di «interrogatorio», Gioacchino Genchi lascia palazzo san Macuto, dove è stato sentito dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Prima di lui, per due ore l'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, aveva giustificato tutte le anomalie messe in risalto dal rapporto del Ros dei carabinieri sul cosiddetto «archivio Genchi», che saranno valutate anche dalla Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo.

Era stato il presidente del Copasir, Francesco Rutelli, a rompere il ghiaccio con De Magistris (che da giudice del Riesame di Napoli aveva scritto nelle motivazioni Romeo che i rapporti tra l'immobiliarista e Rutelli non sono chiari). Perché avete elaborato i tabulati del cellulare dell'allora direttore del Sismi, Niccolò Pollari? «Perché emergevano i suoi contatti con due nostri indagati, i generali Poletti e Cretella della Guardia di finanza».

E' lecito raccogliere questi dati che riguardano personalità non indagate? «E' nella norma. In generale, si possono addirittura intercettare persone non indagate». De Magistris ha spiegato anche che lui non aveva consapevolezza che i tracciati, i tabulati, i contatti telefonici - che Genchi stava immagazzinando e poi sviluppando - coinvolgevano, per esempio, il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, il capo ispettore del ministero di Giustizia, Arcibaldo Miller, o l'ambasciata americana a Roma.

Però lui vistava tutti i decreti di acquisizioni di tabulati che gli sottoponeva Genchi. Ma di Genchi, De Magistris ha ricordato - invitando il Copasir a convocare i magistrati della Procura di Palermo che hanno affidato e affidano a lui diverse consulenze -, che ha lavorato alle «inchieste sulle stragi Falcone e Borsellino»: «Se volete andare a fondo, convocate i magistrati della Procura di Salerno e acquisite i loro atti».

E' stata una giornata lunghissima, al termine della quale, la sensazione è che l'ex pm di Catanzaro sia stato una «comparsa» che ha lasciato il cerino in mano a Gioacchino Genchi. Non che ne abbia preso le distanze, non potendolo fare perché lui, da pm, affidava e firmava tutte le deleghe e i decreti di acquisizione dei tabulati al suo consulente tecnico.

Sia lui che Genchi in alcuni momenti si sono appellati al segreto investigativo, ma il presidente del Copasir ha chiarito che il Comitato ha i poteri di indagine e quindi dovevano rispondere. E la sensazione è stata che in alcuni passaggi le risposte di De Magistris e di Genchi non siano state sempre convergenti. Il Copasir, al termine dei due incontri, ha fatto sapere che «le audizioni hanno consentito di acquisire elementi di grande interesse» che impongono «un'approfondita riflessione sulle garanzie di funzionamento dei servizi, poichè è stata verificata l'acquisizione di informazioni sensibili nell'ambito delle indagini».

Infine, annuncia il Copasir, «il complesso di queste materie, incluse le metodologie di reperimento di dati che riguardano moltissimi cittadini, il trattamento e la conservazione di questi dati, sarà materia di un'informativa, al termine delle audizioni, ai Presidenti delle Camere». Gioacchino Genchi, probabilmente sarà riconvocato ancora.

Al di là dei profili penali che la Procura di Roma potrà contestare al consulente di De Magistris, il rapporto del Ros che, pur non essendo «il Vangelo», per dirla con Genchi, è un atto di accusa che mette in risalto le anomalie delle procedure utilizzate per la raccolta di questi dati sensibili.

In sostanza, studiando il lavoro svolto da Genchi per l'inchiesta «Why Not?», il Ros dei carabinieri ha rilevato che per le personalità protette da speciali guarantigie (i parlamentari, per esempio) Genchi non ha rispettato le procedure. Il sospetto è che il consulente sapesse perfettamente, in molti casi, a chi erano riconducibili certe utenze telefoniche. Sicuramente sapeva che quel dato numero corrispondeva, per esempio, a Clemente Mastella.

E questo perché sulle agende elettroniche sequestrate ad Antonio Saladino, l'uomo della Compagnia delle opere al centro dell'inchiesta De Magistris, quel numero era accoppiato appunto alla identità di Clemente Mastella. Su questo caso, Genchi si è difeso sostenendo che la procedura di acquisizione e di elaborazione della rubrica elettronica di Saladino è avvenuta senza la lettura della intestazione della utenza.

E ancora, il Ros rileva che per le utenze intestate a Palazzo Chigi, Ministero della Difesa, Camera e Senato, Genchi doveva sospendere l'acquisizione dei tabulati in attesa di conoscere l'identità di chi aveva nella disponibilità quei numeri. E così sono finiti nell'archivio Genchi gli «sviluppi» dei tabulati dei parlamentari Pisanu, Minniti, Gozi, Kessler e altre personalità la cui identità deve essere ancora «scoperta» perchè quei cellulari erano intestati alla Presidenza del Consiglio, al ministero della Difesa, Camera, Senato e Dipartimento di pubblica sicurezza.