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2008 07 14 * Adista Notizie n. 55 * CASO ORLANDI: STORIA DELL’AVVOCATO CHE FACEVA LE ROGATORIE PER LO STATO ITALIANO E LE RESPINGEVA COME GIUDICE VATICANO * Valerio Gigante

34535. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Ad una prima occhiata, sembrerebbe solo un’intervista nello stile del nuovo Osservatore Romano targato Giovanni Maria Vian, che da alcuni mesi a questa parte tenta di arginare l’emorragia di copie attraverso un formato grafico più accattivante, una diversa impaginazione, uso del colore, titoli e stile meno "ecclesialesi", e - appunto - frequenti interviste. A questo target sembrava appartenere anche quella al giudice unico dei tribunali della Città del Vaticano, Gianluigi Marrone, pubblicata sul numero del 6 luglio. In essa, Marrone spiega il funzionamento della macchina giudiziaria vaticana, i tanti e diversi compiti che svolge un giudice vaticano, i reati più comuni che vengono perseguiti; il tutto, condito da diverse pennellate di “colore”, come il racconto (ripreso da tutti i quotidiani) di un falso prete recentemente smascherato mentre tentava di introdursi in un confessionale della Basilica di San Pietro. Insomma, un modo per rendere più friendly - meno ingessata, più simpatica - la giustizia e la burocrazia vaticana, in un periodo in cui essa pare non godere affatto di buona stampa.

In queste settimane si è tornati infatti a parlare, grazie alle rivelazioni di Sabrina Minardi, ex compagna del boss della Magliana Enrico De Pedis, del caso di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana rapita in circostanze misteriose nel 1983 (e di Mirella Gregori, sua concittadina, anche lei rapita quello stesso anno), delle reticenze e degli ostacoli che le autorità vaticane posero agli inquirenti italiani che indagavano sul sequestro, del coinvolgimento nel rapimento della banda della Magliana, dei legami di questa organizzazione criminale con il presidente dello Ior Marcinkus e il presidente del Banco Ambrosiano Calvi, della strana sepoltura concessa nel 1990 dal card. Ugo Poletti, vicario del papa per la diocesi di Roma, al boss della Banda Enrico De Pedis nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, nei pressi di piazza Navona, a Roma.

Non a caso, alcuni passaggi dell’intervista a Marrone sono dedicati appunto al caso della ragazza scomparsa: “Per giorni e giorni si è ripetuto e scritto che il Vaticano non ha mai risposto alla magistratura: posso assicurare che questo non è assolutamente vero. Tutte le rogatorie hanno avuto regolare risposta”. “Altro - rileva il giudice unico vaticano - è, naturalmente, se la risposta viene ritenuta soddisfacente o no”. Infatti. Perché il Vaticano alle rogatorie italiane ha sempre risposto picche. Ma questo Marroni non lo dice chiaramente. Il fatto strano è però un altro, e fu denunciato tempo fa dal giornalista dell’Espresso Pino Nicotri (nicotri.blogautore.espresso.repubblica.it), autore di diverse pubblicazioni sul caso Orlandi: il dirigente del parlamento italiano che inviò in Vaticano le rogatorie con le quali i magistrati italiani chiedevano di interrogare sul caso Orlandi alcuni prelati, è la stessa persona che in Vaticano ricopriva l’incarico di magistrato unico e che in tale veste rispose no alle sue stesse rogatorie. Cioè proprio Gianluigi Marrone.

Sposato, due figli, Marrone entrò a Montecitorio nel 1976 dopo aver vinto un concorso. Consigliere della Camera dei Deputati e, da ultimo, Capo dell’Avvocatura della Camera dei Deputati. Quando si trattò di sostituire il Giudice unico del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che se ne stava per andare in pensione Marrone chiese l'autorizzazione a Nilde Iotti (allora presidente della Camera). Il placet arrivò il 20 febbraio 1989, dopo che anche l'Avvocatura dello Stato aveva espresso parere favorevole. Successivamente, Marrone fu nominato anche Presidente del Comitato per la Sicurezza dello Stato della Città del Vaticano. Alla Camera dei Deputati ha continuato ad esercitare il doppio lavoro durante le presidenze di Oscar Luigi Scalfaro, Giorgio Napolitano, Irene Pivetti (di cui fu capo di gabinetto), Luciano Violante e Pier Ferdiando Casini. Dello strano “conflitto di interessi” si era occupato tempo fa il deputato radicale Maurizio Turco, che aveva scritto al presidente della Camera Fausto Bertinotti. L'avvocato Marrone è andato in pensione - racconta Turco sul suo sito internet (www.maurizioturco.it) - “subito dopo l'inizio della XV legislatura”. “Alla richiesta di sapere quando, mi è stato risposto che c'è la privacy”. Se per lo Stato italiano Marrone – nominato nel frattempo Cavaliere di Gran Croce – è oggi un semplice pensionato; non è così per il Vaticano, per cui continua a lavorare.

Ma le stranezza non sono finite qui. La segretaria di Marrone è stata per anni (già da prima del 1983) Natalina Orlandi, una delle tre sorelle di Emanuela. Natalina è da anni impiegata presso l'Ufficio legale della Camera. Paradossale: “Il suo capufficio - scrive Nicotri - prima gira da Montecitorio al Vaticano le richieste italiane di interrogare alcuni cardinali e poi dal Vaticano gira a se stesso a Montecitorio le risposte negative. Sembra un film, invece è la realtà”.

Altro particolare che l’intervista all’Osservatore Romano evita di menzionare: Marrone è anche il magistrato vaticano che si occupò per primo delle indagini sulla morte del giovane vicecaporale delle guardie svizzere, Cedric Tornay, accusato di aver ucciso, il 4 maggio 1998, il suo comandante Alois Estermann e sua moglie e di essersi poi suicidato. Le indagini, affidate successivamente al Promotore di giustizia vaticano Nicola Picardi, portarono ad una richiesta di archiviazione del caso come semplice omicidio-suicidio, contro tutta una serie di risultanze che lasciavano ampi interrogativi sulla dinamica degli eventi (v. Adista n. 55/02). La sentenza di archiviazione (contro la quale da anni si batte la madre di Tornay) fu firmata il 9 febbraio 1999 dallo stesso Gianluigi Marrone. Da allora la Santa Sede si è sempre rifiutata di riaprire il dossier (nel gennaio 2005 fu invece il tribunale distrettuale di Martigny, in Svizzera - Paese che fornisce da secoli i suoi militari per la guardia dei pontefici - ad aprire un’inchiesta per omicidio). A chiudere il cerchio un’altra rivelazione di Pino Nicotri, che raccontò di aver ricevuto, il 15 gennaio 2002, una strana lettera con timbro Vaticano in cui si parlava, in modo molto nebuloso, di incontri non meglio precisati tra la guardia svizzera e i genitori di Emanuela Orlandi e si dice che "Alois (Estermann, ndr) sapeva tutto…".