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1998 05 05 * la Padania * D’Alema gela il Cavaliere * Fabrizio Di Ferdinando

«Giustizia? È l’ultimo problema, prima il presidenzialismo»
Nuovo colpo gobbo di Baffino sulla Bicamerale per dividere Fini e Berlusconi

D’Alema gela ancora Berlusconi, e si riavvicina a Fini mettendo ancora un poderoso cuneo tra i due alleati. Il cavaliere sperava in un rapido sblocco della questione giustizia nel senso a

lui più favorevole, ossia con l’inserimento della Costituzione di tre principii cardine: ossia separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, terzietà del giudice rispetto ad accusa e difesa, e nomina dei membri togati dei Csm da parte di altri magistrati, e non dei politici.

D’Alema invece blocca tutto, e rinvia la questione giustizia alle calende: «il nodo giustizia verrà affrontato quando verrà in discussione. Ma non credo sia quello più importante – ha detto parlando con i giornalisti in margine a un convegno sull’Euro a Firenze- Vi sono alcuni aggiustamenti, su alcuni punti c’è dissenso. Ma le grandi riforme sono al cuore della riforma costituzionale dice Baffino è l’elezione popolare del Presidente della Repubblica (ossia il semipresidenzialisino) con il che lancia un solido ponte a Fini che del semipresidenzialismo ha fatto la sua ragione di vita politica, e con un colpo di scena divide ancora i due leader del Polo.

Altre questioni importanti per D’Alema sono il federalismo e la differenziazione delle Camere, ma soprattutto la legge elettorale,”vero nodo irrisolto, punto chiave” delle riforme costituzionali, la questione che sta a cuore a lui. L’impasse della bicamerale è tutta qui: che i tre protagonisti hanno tre obbiettivi diversi in Bicamerale. A Berlusconi interessa la giustizia per mettersi al riparo dai guai giudiziari presenti e futuri, a Fini il semipresidenzialismo per aspirare al Quirinale e per mettere finalmente per la prima volta la firma della destra sotto una Costituzione: al leader del Pds preme soprattutto rafforzare il maggioritario in modo da irrobustire il bipolarismo e quindi l’egemonia del suo partito nella coalizione di centro sinistra. Senza quelli che lui ha sempre chiamato sprezzantemente «i cespugli», ossia i partiti minori che rendono annacquata e instabile la maggioranza e che verrebbero eliminati dall’abolizione della quota proporzionale oppure da una soglia di sbarramento abbastanza alta, almeno il 5 % , il Pds sarebbe il vero padrone dell’alleanza al governo e si aprirebbe con facilità la strada alla Presidenza del Consiglio.

In cui per ora ha messo Prodi in attesa che i tempi maturino. Ossia che l’opinione pubblica accetti un comunista non solo nel governo, com’è già ora, ma a capo del governo, che è cosa ben diversa. «In ogni caso – avverte – senza una larga intesa difficilmente si cambierà la legge elettorale che c’è. Nessuno può illudersi di imporre una legge elettorale con un colpo di mano e senza un’intesa condivisa».

Constatato che «il tema scalda molto gli animi», D’Alema ritiene “naturale” trattarlo alla fine del processo di riscrittura della Costituzione. Anche perché «non è materia della Bicamerale». Intanto si deve completare il lavoro di riforma e mantenere il dialogo. E sperare anche che l’evoluzione del sistema politico sdrammatizzi il confronto, anche con una minore frammentazione, senza tanti partitini». Che è il suo chiodo fisso. Pronta e seccata la replica del referendario Mario segni, che sta raccogliendo le firme per l’abolizione della quota proporzionale nelle legge elettorale. «Caro D’Alema queste sono favole da raccontare a Cappuccetto rosso- Che senso ha- si chiede- affermare che prima vengono riforme e poi la legge elettorale? E che senso ha avuto allora il famigerato patto della crostata? Fare le due cose separatamente non ha senso, noi vogliamo chiarezza e perciò raccogliamo le firme per una legge elettorale veramente maggioritaria», intendo con quel «veramente» che il maggioritario che vuole D’Alema non coincide con quello che vogliono lui e Occhetto. «Se il Parlamento vuol fare una cosa seria cancelli la quota proporzionale e faccia con legge ciò che chiediamo con il referendum: se si fa questo le riforme saranno più facili, altrimenti è meglio dare la parola ai cittadini».