Questo sito si avvale di cookie utili alle finalità illustrate nella Privacy Policy
Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

2011 12 * Partito Radicale * 39mo congresso 2a sess * Relazione * Maurizio Turco

Vorrei iniziare dando alcuni numeri.

Numeri attraverso i quali cercare di fotografare quel che siamo per meglio comprendere il valore del nostro essere Partito Radicale alla luce di quel che siamo riusciti a fare con quel poco che abbiamo, con i nostri averi.

La struttura Partito radicale costa all’incirca 1,2 milioni di euro l’anno ed è finanziata per un quarto dalle quote di iscrizione al Partito radicale, per un quarto dagli iscritti a tutti i soggetti dell’area cioè quei cittadini che versano almeno 590 euro l’anno e la restante metà dalla Lista Bonino Pannella. Una situazione che è insostenibile e che necessita di un momento di riflessione in vista di una necessaria ed indispensabile riorganizzazione strutturale.

Negli ultimi 10 anni sono state 12.463 le persone, uomini e donne, che si sono iscritte almeno una volta al Partito radicale finanziandolo con 10milioni e 591mila euro.

Nel 2011 gli iscritti sono stati 1.383 e i contribuenti 460 ed hanno versato 635.000 euro, con un versamento medio di 345 euro. Rispetto al 2011, sebbene di poche decine di unità, è aumentato il numero degli iscritti.

E negli ultimi 10 anni - al netto dei 383mila euro versati al solo Partito radicale da Marco Pannella - sono decine le persone, soprattutto pensionati, che hanno versano cifre medie annue superiori ai 3 euro al giorno, cioè 1.000 euro l’anno. 

Chiedo scusa per la pignoleria ma dietro alle cifre dell’autofinanziamento del Partito radicale ci sono delle persone che da anni, decine di anni, continuano costantemente a sostenere il Partito, continuano a dargli un valore, anche economico che non è per niente simbolico.

Credo che il nostro sia un caso più unico che raro. C’è una ragione perché tutto questo accade?

La ragione io la trovo nella storia del Partito radicale che è una storia di lotte, alcune vinte ed altre perse, ma comunque combattute fino in fondo.

E queste lotte si sono sempre intrecciate - duramente, come ben sappiamo – con la vita delle persone che attraverso il denaro o il loro tempo hanno contribuito a segnare la vita politica e sociale dell’Italia attraverso la conquista delle uniche riforme civili che l’Italia abbia conosciuto negli ultimi 70 anni.

Un Partito, il Partito radicale che non è mai stato né nella sua denominazione, né nel suo pensiero e nelle sue lotte “italiano”. Già nel 1968 Marco Pannella con altri militanti radicali aveva manifestato a Sofia, la capitale della Bulgaria allora comunista, contro le guerre e per la democrazia.

E va sottolineato che proprio nel momento della massima presenza parlamentare, nel 1978, il Partito radicale scelse di avere come priorità la lotta “contro lo sterminio per fame, sete e guerre nel mondo”. Nel corso della quale il manifesto appello dei Premi Nobel contro lo sterminio per fame, scritto da Marco Pannella, raccolse l’adesione di 140 premi nobel, di tutte le materie, di tutti i continenti.

E mentre era in corso la lotta contro lo sterminio per fame, nel 1980, un Congresso approvò il Preambolo allo Statuto del Partito radicale, dov’è possibile leggere

“Il Partito radicale
proclama il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito radicale,
proclama nel loro rispetto la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni,
proclama il dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alle supreme forme di lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge.
Richiama se stesso, ed ogni persona che voglia sperare nella vita e nella pace, nella giustizia e nella libertà, allo stretto rispetto, all’attiva difesa di due leggi fondamentali quali: la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (auspicando che l’intitolazione venga mutata in “Diritti della Persona”) e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nonché delle Costituzioni degli Stati che rispettino i principi contenuti nelle due carte;
al rifiuto dell’obbedienza e del riconoscimento di legittimità, invece, per chiunque le violi, chiunque non le applichi, chiunque le riduca a verbose dichiarazioni meramente ordinatorie, cioè a non-leggi.
Dichiara di conferire all’imperativo del “non uccidere” valore di legge storicamente assoluta, senza eccezioni, nemmeno quella della legittima difesa.”

Chiedo scusa ma l’ho voluto leggere perché è di una estrema attualità pur essendo stato scritto 30 anni fa.

A mio avviso la lotta “contro lo sterminio per fame nel mondo” incise non poco nell’esperienza che il Partito radicale andava facendo per culminare nel 1988 con la decisione del Congresso che il Partito radicale non si sarebbe più presentato alle elezioni assumendo anche nella denominazione i connotati del Partito nuovo, un partito che incarnasse il metodo della nonviolenza gandhiana; un transpartito cioè che non avesse il vincolo della fedeltà al Partito ma il dovere, direi l’obbligo, ad esercitare la propria libertà; transnazionale, cioè ad una dimensione di governo dei grandi problemi del nostro tempo che tutti non si fermano certo davanti alle frontiere e non solo a quelle geografiche.

Connotati che sono il frutto non di una scelta ideologica ma della politica dell’esperienza politica, dell’esercizio e dell’attenzione costante a non dissipare energie ma mettendo a frutto tutte quelle disponibili. E’ con questo criterio che siamo riusciti letteralmente a costruire fatti nuovi, certamente insperati, a volte anche impensati.

E’ dal partito dei poco più di mille iscritti che nasce prima l’idea e poi la costruzione, l’invenzione quotidiana, per anni, di iniziative volte a disegnare disegnare una giurisdizione penale internazionale, e poi per costruirla, farla affermare e continuare a lottare per  difenderla. E’ grazie a mille militanti radicali che il tribunale penale internazionale è conquista consegnata ad una prospettiva di giustizia per l’umanità.

In questo senso ci auguriamo che al più presto le Nazioni Unite mettano al bando le mutilazioni genitali femminili.

Un bando delle Nazioni Unite come quello per la moratoria contro le esecuzioni capitali, contro la pena di morte. Con il corollario della campagna “nessuno tocchi Saddam” per salvare la vita del dittatore Saddam Hussein che era stata preceduta dall’iniziativa “irak libero, sola alternativa alla guerra”. Iniziativa che Marco Pannella, in una quasi solitudine, continua a portare avanti. Eppure oggi è molto più chiaro che la soluzione esilio di Saddam era una soluzione a portata di mano il cui boicottaggio fu organizzato da Bush e Blair. Questo oggi è chiaro, non lo era in quelle giornate ma tanta fu la determinazione, soprattutto di Marco, che riuscimmo a convincere la maggioranza dei parlamentari a impegnare il Governo italiano «a sostenere presso tutti gli organismi internazionali e principalmente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'ipotesi di un esilio del dittatore iracheno e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU della costituzione di un Governo provvisorio controllato che ripristini a breve il pieno esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali di tutti gli iracheni».

Ho voluto segnalare alcune delle innumerevoli iniziative intraprese.

Queste iniziative hanno un filo comune che le tiene insieme ed è il filo di dare legittimità ai diritti, di legalizzarli, di porli sotto il riparo della legge contro gli arbitri, sapendo che la legge di per sé non è la soluzione se non vi è rispetto della legge, cioè se non viene rispettato il principio di legalità.

Di solito chi oppone principi non negoziabili lo fa in nome di principi di parte che - per ammantarli di universalità – ricorre all’etichetta di “principi etici” ma, in realtà, sono la negazione di diritti civili. 

Il Partito radicale ha dei valori non negoziabili universali ed è nel nome di questi valori che noi siamo qui oggi, diversi probabilmente su tante cose, ma ciò che a noi interessa è esaltare ciò che ci unisce e noi siamo uniti nell’affermazione dei diritti umani, dello Stato di diritto, della democrazia, della legalità.

La politica dell’esperienza radicale in Italia è ormai qualcosa di molto più di un esperimento è, appunto un’esperienza che si dipana nel tempo.

In particolare sulla nonviolenza credo che dovremmo avere la forza di riconoscere che la nostra esperienza, lo studio, la dedizione nel comprenderla come forma di lotta, proporla come metodo per la risoluzione dei conflitti tra persone e tra Stati, ci ha fatto fare molti passi avanti rispetto a quella che era anche per noi la nonviolenza cinquant’anni fa.

Non v’è dubbio che oggi siamo di fronte ad una definizione più profonda, più radicale di nonviolenza. Definizione sia nel senso di aver individuato e chiarito le proprietà essenziali della nonviolenza sia nell’accezione aristotelica secondo cui la definizione è la “dichiarazione dell'essenza di una cosa e non si deve ridurre a una pura descrizione esteriore.”

In questo senso oggi possiamo parlare di una nonviolenza pannelliana proseguimento ed approfondimento della nonviolenza gandhiana. C’è in noi tanta e tale esperienza nonviolenta in termini di applicazione ed elaborazione teorica e pratica che ormai costituisce un corpo a se.

Lo dico perché ritengo che sarebbe una censura grave della nostra storia non prenderne atto.

E’ attraverso la nonviolenza che siamo riusciti ad identificare e svelare il Caso Italia.

Il Caso cioè di un paese che dopo il fascismo ha maturato ideali prospettive democratiche ma che contestualmente le ha tradite. Oggi dopo decenni di lotte nonviolente volte non già ad affermare una nostra verità ma ad esigere il rispetto della legge, possiamo fornire la prova di un paese che Marco Pannella definisce a democrazia reale.

E’ questa la condizione di un Paese che abbiamo studiato, vivisezionato nei suoi processi di negazione democratica, di negazione del cardine democratico del diritto del cittadino a conoscere per poter giudicare, di negazione della propria legalità e della legalità internazionale che si è impegnato a rispettare.

E se questo accade in un Paese come l’Italia, i cui cittadini hanno la possibilità di accedere alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo; in cui vi sono istituzioni internazionali - dall’ONU al Consiglio d’Europa all’Unione europea – che hanno la possibilità di poter ricorrere a misure di controllo e di sanzione immaginiamo bene cosa accade in quei paesi in cui tutto questo apparato di tutela non c’è.

La verità è che anche tutte queste istituzioni internazionali possono fare - e comunque fanno - poco o nulla. Faccio un solo esempio da ormai trent’anni il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa afferma solennemente che a causa delle lentezze della giustizia penale, civile ed amministrativa lo stato di diritto è in pericolo. E lo ripete costantemente facendo finta di non sapere che a forza di mettere in pericolo per tre decenni lo stato di diritto di democratico resta solo la parvenza nominalistica.

E dicendo questo non voglio dire che non ci siano paesi in cui la democrazia è peggiore di quella italiana ma che non ci sono paesi che come l’Italia sono stati attraversati da una esperienza come quella del Partito radicale.

Abbiamo quindi il dovere di perseguire questa lotta perché è il miglior contributo che possiamo dare proprio a chi ha un sistema magari peggiore del.

Continuare questa lotta per l’affermazione della democrazia e della legalità non deve e non sarà certo di impedimento al perseguimento dei tanti nostri altri obiettivi. Continueremo a lottare contro la pena di morte e le mutilazioni genitali femminili, contro i proibizionismi, per il governo dei debiti economici, ecologici, democratici e di legalità.

Mi sono imposto di ricordare sempre, perché ritengo sia parte importante del DNA radicale, l’esperienza di Ernesto Rossi. Ed ogni volta che ricordo l’esperienza di Ernesto Rossi trovo una determinazione, una fede che va aldilà di ogni più rosea capacità di previsione del futuro.

Ed è un po’ la nostra determinazione, la nostra fede che ritroviamo pensando ad Ernesto Rossi che nel 1941, confinato dal fascismo sull’isola di Ventotene, scrive il Manifesto per gli Stati Uniti d’Europa. Stati Uniti d’Europa democratici e federali che ancora oggi sono una prospettiva concreta e sempre più necessaria.

Concludo augurandoci un buon lavoro intendendo con questo l’invito per chi ancora non lo è ad iscriversi al Partito radicale, al partito per l’ affermazione con la nonviolenza dei diritti umani, della democrazia, della legalità. Iscrizione al Partito radicale che è un regalo che ci facciamo e che facciamo a tutti coloro che ancora oggi sono vittime di soprusi ed abusi da parte del potere legalmente costituito nel negare la propria legalità