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2016 03 07 * Partito Radicale * non è che l’inizio, continua la lotta per l’universalità dello Stato di diritto democratico federalista laico, dei diritti umani, del diritto alla conoscenza. * Maurizio Turco

Partito Radicale

non è che l’inizio, continua la lotta per l’universalità dello Stato di diritto
democratico federalista laico, dei diritti umani, del diritto alla conoscenza.

Roma, 7 marzo 2016 - dovendo essere molto oculati nell’amministrare i pochi fondi raccolti in questi mesi non possiamo andare oltre questa lettera non personalizzata. Alla carenza di forma ti assicuro che c’è un pieno di sostanza: è rivolta proprio a te.

Cara, Caro,
la campagna per la transizione verso l’universalità dello Stato di diritto democratico federalista laico, dei diritti umani e del diritto alla conoscenza è arrivata ad un punto di svolta, non definitivo ma importante. Il 23 marzo presso la sede della SIOI ci sarà una manifestazione nel corso della quale saranno presentati gli atti del convegno internazionale, curati da Matteo Angioli, che abbiamo tenuto il 25 luglio presso il Senato con la partecipazione del Ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Presso la SIOI interverranno tra gli altri gli ex Ministri degli Esteri Franco Frattini e Giulio Maria Terzi di Sant’Agata che si è molto speso per questa campagna.
Questa occasione servirà anche alla preparazione dell’iniziativa del Governo italiano per presentare la campagna presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, intorno al 20 aprile, insieme ad altri paesi che stiamo cercando di coinvolgere.
E’ inutile dire dell’importanza, della necessità e dell’urgenza di questa campagna: basta aprire un giornale, ascoltare la radio, vedere la televisione. Il mondo è in fiamme, non da oggi. Lo sterminio per fame, sete e guerre nel mondo divampa ovunque. Le cause sono diverse ma non va dimenticato quello che disse nel 1979 Marco Pannella quando decise di impegnarsi nella lotta contro l’olocausto per fame: milioni di uomini donne e bambine 
“vittime del disordine politico ed economico internazionale”. Quel disordine continua a macinare milioni di morti, far sopravvivere milioni di disperati, mettere in cammino milioni di sfollati.
A fronte di questo nuovo, grande olocausto è necessario agire e farlo subito.
Di soluzioni e ricette in giro per il mondo ve ne sono a bizzeffe. E anche di imbroglioni. Dalla Francia, il paese dei diritti umani, un governo (socialista!?, del partito socialista europeo!?, dell’internazionale socialista!?), sostiene che lo stato di eccezione, lo stato di emergenza 
è lo stato di diritto. Così insultando anche il buonsenso.
Contro anche questo ultimo tentativo di mistificare quanto accade noi continuiamo a lottare per tenere alta la bandiera dello Stato di Diritto perché non sia contrabbandato con Stato di Guerra.
E’ evidente che non siamo catastrofisti (o non saremo più considerati tali solo se quel che è accaduto a Parigi accadrà anche in Italia?) quando non si sa più quanti a decine, centinaia di migliaia sono morti e moriranno nei più oscuri angoli del mondo per cause non naturali.
Non è con le cataste dei morti che si potrà costruire una società ed un mondo migliore. Ancora una volta è profondamente vero che i mezzi prefigurano i fini. E noi prefiguriamo i nostri fini proprio a partire dai nostri mezzi e con i nostri comportamenti.
Dal 1° novembre il Partito radicale ha sospeso le uscite di qualsiasi ordine e natura e siamo impegnati a ridurre il debito cumulato per riprendere al più presto e con più forza le lotte radicali. Ancora una volta non ci preme salvare il partito ma le speranze e le ragioni radicali. Lo stiamo facendo, in pochi, sono poco meno di 500 gli iscritti al Partito e in questo momento ci sono ancora 350 mila euro di debiti nei confronti di persone fisiche, collaboratori e fornitori.
Essendo in pochi è dura. Ma siamo certi che chi il Partito radicale l’ha vissuto come lo si è vissuto in questi decenni non potrà non rilevare che, ancora una volta, siamo i soli (vorrei sia chiaro: i soli) a privilegiare le convinzioni sulle convenienze; gli interessi del paese su quelli del Partito.
Siamo in pochi e comunque più dei tre confinati a Ventotene che nel pieno della furia nazionalsocialista e fascista scrissero il Manifesto per gli Stati Uniti d’Europa. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni e fuori pochi altri a diffonderlo clandestinamente.
Oggi il contesto è molto peggiore, siamo confinati tra i confinati, tra coloro che non hanno diritti perché gli sono negati o violati. In un gioco al “si salvi chi può” in cui nessuno vince, al massimo briciole e miserie. Quasi che la lotta per lo stato di diritto la democrazia, il federalismo, la laicità sono, come lo erano considerati un tempo i diritti civili, espressione di vizi piccolo borghesi: la gente ha fame urlavano i politici che si consideravano perbene, ed erano gli anni del boom economico che sarebbero sfociati, per loro colpa grave, nell’ormai noto e paralizzante debito pubblico.
Siamo consapevoli che la partita è enorme, lo sconforto potrebbe prendere con ragione il sopravvento a fronte di quello che ci circonda, eppure siamo ancora convinti che 
“se le donne e gli uomini, se le genti sapranno, se saranno informati, noi non dubitiamo che il futuro potrà essere diverso da quello che incombe e sembra segnato per tutti e nel mondo intero. Ma solo in questo caso.” Sono le parole con le quali si concludeva il Manifesto Appello del 1981 scritto da Marco Pannella e firmato da oltre 113 premi Nobel. Quel Manifesto è tutt’ora attuale e insieme al Preambolo allo Statuto del Partito radicale è la Costituzione politica di una alterità nel mondo della politica che rivendichiamo.
Il 20 febbraio di dieci anni fa moriva Luca Coscioni: 
un radicale è buono solo da morto, affermò Marco Pannella dinnanzi al profluvio di aggettivi superlativi che sprecarono coloro che in vita lo avevano censurato, deriso, ostracizzato.
La lotta continua non è che l’inizio, continua a ripeterci Marco; e la lotta è sempre la stessa, la lotta per lo Stato di diritto democratico federalista laico i diritti umani e per il diritto alla conoscenza, da sempre e da prima di noi che ci siamo ancora e per coloro che verranno. Certo Altiero, Ernesto ed Eugenio e ancora Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Benedetto Croce, Antonio De Viti De Marco per citarne alcuni, solo italiani, non solo radicali, e tutti coloro che hanno portato un granello di sabbia per costruire il futuro auspicato ancora una volta da una messe di Premi Nobel.
Siamo ancora qui, renitenti al potere, in mezzo a mille difficoltà politiche e personali, siamo in pochi, in questo momento esattamente 495. Con tutto quello che ci circonda e di tutto quello che riteniamo ci sia necessità: un soffio, un granello. E al granello che ognuno di noi è e di coloro che vorrà essere un grande grazie, a chi per la prima volta si è iscritto ieri o lo farà domani, a chi imperterrito lo fa da sempre. A presto, speriamo

Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale