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2019 04 30 * FB * Radicali all’italiana * Maurizio Turco

Sono ormai passati tre anni ed è tempo di bilanci. Fra due mesi, dal 5 al 7 luglio, si terrà il 41° Congresso del Partito Radicale essendo stati raggiunti gli obiettivi stabiliti dal Congresso di Rebibbia. Nell’immediatezza ci si spiegò che l’obiettivo dei 3.000 iscritti per due anni consecutivi fosse finalizzato alla chiusura del Partito per meglio profittare della roba. I fatti hanno smentito coloro che con quella previsione non facevano altro che rendere esplicite proprie natura e attitudini.

E’ tempo di bilanci e di rilanci. Abbiamo già tenuto una assemblea precongressuale a Roma e nei prossimi giorni se ne terrà una a Palermo, mentre per il 1° giugno è in via di organizzazione a Reggio Calabria, entro il congresso ne terremo almeno altre tre.

E’ tempo di bilanci. Siamo arrivati alle elezioni europee forti della decisione presa dal Congresso di Bologna del 1988: Il Partito radicale in quanto tale non parteciperà pertanto alle competizioni elettorali nazionali.  E che nel momento in cui decide di rinunciare anche e in primo luogo in Italia alle competizioni elettorali, consegna ai radicali la responsabilità di perseguire con il massimo di iniziativa la promozione di nuovi soggetti politici riformatori e di aggregazioni politiche ed elettorali capaci di prefigurare una forza laica di alternativa che possa governare la trasformazione democratica delle istituzioni.

Abbiamo quindi provato a dare vita a una aggregazione di liberali, popolari, radicali e socialisti accomunati dalla consapevolezza della necessità e l’urgenza di una europa federale, gli Stati Uniti d’Europa. Il Partito Socialista Italiano sin dal mese di ottobre ci aveva assicurato che il Partito Socialista Europeo aveva concesso l’esenzione per la presentazione, tant’è che ci recammo da un notaio per formalizzare il progetto. Sappiamo com’è finita: il 75% dei congressisti del PSI vota per il progetto della lista Stati Uniti d’Europa, la minoranza per una interlocuzione politica con Più Europa. A poche ore dalla conclusione del congresso e dalla scadenza della presentazione del simbolo il PSI decide di sottoscrivere un accordo politico con più Europa. La motivazione pubblica ed ufficiale dice che il PSE non avrebbe concesso il simbolo. A ciò va aggiunto il fatto che contrariamente alla legge e alle decisioni dell’Ufficio elettorale nazionale del 2014 - che avevano esteso l’esenzioni a partiti nazionali collegati a un partito politico europeo rappresentato con un proprio gruppo parlamentare – è stata estesa l’esenzione sulla base di una dichiarazione fatta da un singolo deputato europeo. Se questa possibilità fosse stata resa pubblica (e non riservata da qualcuno solo ad alcuni) ci saremmo rivolti a chiunque pur di presentare la lista Stati Uniti d’Europa, unica alternativa agli europeisti e ai nazionalisti, due facce dell’Unione europea intergovernativa. E invece dovremo continuare la nostra lotta federalista soli, ripartendo dal progetto della lista Stati Uniti d’Europa. Subito.

E’ tempo di bilanci. Sono passati tre anni da quando i dirigenti di Radicali Italiani con Emma Bonino decisero unilateralmente di presentare delle liste “radicali” al Comune di Roma e di Milano. Non era quello che l’epilogo di un processo che in una riunione di RI del 22 gennaio 2017 Simone Sapienza oggi segretario di radicali roma, così spiegò al gruppo dirigente che lo stava ascoltando e che nessuno dei presenti contestò:

… dobbiamo costruire e ricostruire, reinventare il movimento radicale. Questo è un tentativo ciclopico che probabilmente magari non ci riuscirà però su questo ci siamo assunti la responsabilità personale politica collettiva di entrare prima in collisione con lo stesso Marco Pannella, negli ultimi due anni, che su questo aveva, faceva valutazioni diverse di classe dirigente, di fiducia, di obiettivi, di esistenza diverse e poi con un pezzo del Partito Radicale …

E’ esattamente quello che era accaduto. Avrei da ridire solo sulla durata: quel processo di “collisione con Marco Pannella … e poi con un pezzo del Partito radicale” era iniziato da ben prima di due anni.

Non furono pochi i compagni che fecero fiducia a chi gli prometteva un Partito che si presentava a tutte le elezioni, che la smetteva con la storia della lotta al regime e la denuncia del caso Italia causa di isolamento, e che cominciasse a … fare politica.

Com’è finita lo sappiamo.

In vista delle elezioni politiche del 2018, si erano eccitati all’idea che Radicali Italiani e Forza Europa stessero dando vita davvero ad un Partito davevro radicale. Ancora una volta si erano eccitati quando il 5 gennaio 2018 Tabacci annunciò in conferenza stampa «Ho deciso di mettere a disposizione il nostro simbolo. Lo considero un servizio alla democrazia» così evitando a Più Europa la raccolta firme. In realtà Tabacci e il suo gruppo entrarono in Più Europa. Già in fase di compilazione delle liste elettorali non pochi compagni furono costretti dai fatti a capire che Più Europa era “radicale” solo per opportunismo e ne rimasero delusi. Non era ancora nulla. Quando fu reso pubblico lo statuto, fu definitivamente chiaro che di radicale non v’era nemmeno una minima parvenza, nemmeno d’immagine, a riguardo dell’identità quella da tempo era stata giocata sul tavolo della realpolitik. Nonostante questo, vi era ancora chi resisteva e investì tutto sul Congresso. Una delle componenti “radicali” propose ricorso in relazione ad alcuni fatti accaduti durante il Congresso che “evidenzierebbero comportamenti non in linea con il libero esercizio della democrazia interna e quindi il pieno godimento dei diritti politici personali degli iscritti individuali”. Parole grosse. Il Comitato di Garanzia, composto da quattro membri, dei quali due di altra componente “radicale”, all’unanimità respinge il ricorso. E arriviamo ai giorni nostri. Le liste per le europee vogliono dare una immagine radicale sovraesponendo Emma Bonino ma celando la vera natura di liste raccogliticce che hanno un solo obiettivo condiviso: il raggiungimento del 4%. Vasto programma! I più temerari potranno resistere fino alle prossime elezioni. 

Tabacci, che è sicuramente un bravo democristiano, ha trovato la gallina dalle uova d’oro in chi si presta a dare una immagine “radicale” alle liste di più europa, che non sono nemmeno “radicali”.

Per il resto, dispiace per chi si è illuso che fuori dal Partito radicale potesse fare più e meglio il radicale. Ma non ci meraviglia, è già accaduto in passato. E dispiace anche per chi si era illuso che c’era chi volesse dare una sponda elettorale ai radicali che, com’è noto, non ha mai fisicamente sopportato.

Dispiace ancor di più sapendo che gli illusi questa volta non hanno neppure un Pannella contro cui imprecare.